Autodidatta in composizione, studioso di violino nel Conservatorio di Praga e poi violinista nell'orchestra filarmonica ceca, Bohuslav Martinu è considerato tra i maggiori musicisti della Cecoslovacchia dopo la scomparsa di Janácek, anche se la sua formazione artistica e culturale non è strettamente legata al movimento nazionalistico che aveva fatto capo a Smetana. Infatti Martinu, approfondito lo studio della musica con Josef Suk, si trasferì a Parigi nel 1923 e subì l'influenza di Roussel, che gli diede molte lezioni e gli permise di avvicinarsi alle nuove tendenze progressiste che fermentavano nella capitale francese dopo la prima guerra mondiale. Martinu, però, dovette abbandonare Parigi nel 1940 e si trasferì negli Stati Uniti, dove insegnò nelle università di Princeton e Tanglewood; più tardi ritornò in Europa e insegnò nel Conservatorio di Praga fino al 1948, per ritornare successivamente in America e seguitare l'opera didattica al Berkshire Music Center. Spirito irrequieto e insofferente, il musicista boemo varcò nuovamente l'Oceano e si stabilì definitivamente in Svizzera, senza però mai dimenticare il folclore della sua terra.
E' diffìcile racchiudere la personalità di Martinu in una etichetta e in una scuola ben precisa, appunto per la diversità delle esperienze artistiche che egli ha assorbito nel corso della vita. In sostanza può essere definito uno spirito eclettico, in quanto nella sua musica si trovano gli stilemi dell'impressionismo, del neoclassicismo di stampo stravinskiano e degli spirituals negro-americani, le tecniche del jazz e le forme e i temi popolareschi della tradizione cecoslovacca.
Martinu ha lasciato un numero considerevole di composizioni in ogni genere musicale; basti ricordare le undici opere teatrali, i balletti, le sei sinfonie, i sette quartetti per archi, una ventina di concerti per strumenti diversi, oltre ad una sessantina di lavori orchestrali e da camera, fra cui le tripartite Invenzioni per orchestra, i Tre ricercari per orchestra da camera e la Suite concertante per violino e orchestra. Ovunque si avverte la presenza di un musicista dal linguaggio marcato e vigoroso, aperto alle sollecitazioni del nuovo e nello stesso tempo sensibile nel valorizzare le strutture armoniche e ritmiche del canto popolare boemo.
Un esempio dello stile eclettico, ma non facile ed estroso, di Martinu lo si ritrova nel «Concerto per oboe e piccola orchestra» scritto nel 1955 a Nizza e appartenente all'ultima produzione del compositore cecoslovacco prima di essere stroncato da un male inesorabile. Il Concerto, che si articola in tre movimenti (Moderato - Poco andante - Poco allegro), si apre con un ritmo in 6/8 di tutta l'orchestra in cui si inserisce subito dopo un tema cantabile dell'oboe, cui è affidata una scrittura di notevole varietà timbrica. Il tempo centrale ha un carattere essenzialmente lirico svolto dallo strumento solista in un ruolo anche virtuosistico con l'accompagnamento del pianoforte dal suono scandito e di intonazione stravinskiana. Più elaborato e vario nelle sue implicazioni armoniche è il movimento conclusivo introdotto da una frase ben marcata in 2/4 del pianoforte sul pizzicato degli archi; l'orchestra si anima e riprende a dialogare con vivacità di accenti con 1' oboe, che afferma con più libertà e autorevolezza la sua funzione solistica anche con una brillante cadenza, la quale precede il vorticoso e vivacissimo finale fra tremoli e scale ascendenti e discendenti dell'intera massa strumentale.