Les Fresques de Piero della Francesca di Bohuslav Martinů - una delle sue partiture orchestrali più fortunate - nacquero da un viaggio in Italia e dalla fascinazione per l'arte italiana. Da sempre attratto dall'arte, il compositore aveva scritto nel 1915, ancora venticinquenne, una Ballata sinfonica ispirata al dipinto di Arnold Böcklin Villa sul mare. A Nizza, dove si era trasferito nel 1952 dagli Stati Uniti, il suo amico pittore Rudolf Kundera gli mostrò le riproduzioni di alcuni affreschi di Piero della Francesca.
Il compositore ne fu talmente colpito che alla prima occasione, nell'aprile del 1954, fece un viaggio in Toscana per ammirare il ciclo La Storia della Vera Croce nella Basilica di San Francesco ad Arezzo. Fu estasiato dal misticismo di quei dipinti, che ripercorrono la storia della croce a partire dal giardino dell'Eden, ne colse la nuova visione dell'umanità e del mondo, oltre allo stile 'avanguardistico' per l'epoca, e vi trovò ispirazione per una nuova opera sinfonica. Tornato a Nizza, tra il 20 febbraio e il 13 aprile 1955, diede alla luce questo nuovo lavoro, che fu eseguito per la prima volta il 26 agosto 1956 al Festival di Salisburgo, con l'Orchestra Filarmonica di Vienna diretta da Rafael Kubelik, dedicatario della partitura.
Martinů rifiutò sempre l'idea che si trattasse di musica descrittiva o a programma, anche se non negò che esprimesse le sensazioni suscitate in lui in quella chiesa di Arezzo ("Ho cercato di esprimere in termini musicali quel tipo di calma solenne e immobile e di semioscurità, quella tavolozza di colori che crea un'atmosfera piena di delicata, pacifica e commovente poesia") anche con precise indicazioni per ciascuno dei tre movimenti ("Il primo movimento raffigura il gruppo di donne con la regina di Saba, il secondo è il Sogno di Costantino, mentre il terzo riflette l'impressione generale che mi hanno fatto gli affreschi [...]"). Ritornò sulla questione anche in una lettera all'editore Alfred Schlee, della Universal Edition: "Non è assolutamente una descrizione degli affreschi, ma piuttosto un'indicazione su come vivere le mie opere. Io non ne ho bisogno, forse non ne avrai bisogno nemmeno tu, ma potrebbe essere interessante per gli ascoltatori".
Les Fresques de Piero della Francesca appartiene all'ultima stagione creativa di Martinů, durante la quale il compositore ceco abbracciò uno stile insieme rigoroso e personalissimo, frutto di una sintesi di influenze diverse (dal folklore al jazz, dal neobarocco al romanticismo di Dvorak, all'impressionismo di Debussy, assorbito in modo originale e inconfondibile), e insieme all'altro lavoro per grande orchestra, The Parables, che iniziò a comporre a Roma nel 1957, rappresenta il culmine della sua produzione orchestrale. Come in altri lavori di quest'ultimo periodo, il compositore trasforma l'ispirazione extramusicale non in materiale tematico o timbrico, ma in forme musicali dal carattere caleidoscopico, iniziando ogni movimento con un preciso motivo, per poi proseguire attraverso una serie di episodi liberamente sviluppati e fluidi (più o meno collegati al tema di apertura), fino a un punto di arrivo lontano dall'inizio. Poi il processo formale viene sviluppato in direzione opposta fino alla coda, dove è ricapitolato il materiale iniziale. Per questo il compositore rifiutò sempre paragoni musicali basati solo su questioni di carattere coloristico, e dopo un'esecuzione a Londra degli Affreschi, nel maggio del 1957, accolta con grande favore del pubblico e dalla critica, scrisse al suo amico Safránek: "Nessuno mi ha rimproverato di aver copiato questa musica da Respighi, come hanno fatto i sapientoni musicali di Salisburgo!".
Composta due anni dopo la Sesta Sinfonia, questa partitura si articola in tre movimenti, quasi come una sinfonia mutilata del finale. Il primo (Andante poco moderato) è un movimento dal carattere lirico e rapsodico, riferito all'affresco che raffigura la regina di Saba: la metà sinistra la ritrae inginocchiata, e circondata da un gruppo di damigelle, sul ponte del fiume Siloe, fatto con lo stesso legno che sarebbe stato poi usato per la Croce di Cristo; nella metà di destra la regina si inchina di fronte al re Salomone. All'inizio del movimento si contrappongono due differenti materiali sonori: un flusso orchestrale vorticoso e diafano, dagli spessori variabili, e un disegno melodico basato sulla reiterazione di uno schema ritmico tipico di Martinů (lunga-breve-lunga, come il piede cretico della metrica greca), che si sente prima nel corno inglese poi nei violini. Da questi due elementi si genera un crescendo di tensione che sfocia in un climax percussivo e brillante, poi in un ampio melodizzare e quindi in una sezione più sospesa e contemplativa, molto debussyana, contrassegnata anche dai disegni ondeggianti delle trombe. Dopo un delicato assolo di corno inglese e del violoncello, ritorna il tema iniziale che si infiamma brevemente per poi sbollire in una placida coda.
Il secondo movimento (Adagio) si basa sulla rappresentazione del sogno di Costantino, con l'angelo che gli mostra la croce che lo porterà alla vittoria sull'imperatore Massenzio. L'inizio evoca il sogno con un andamento offuscato e monotono di clarinetti e fagotti, che vortica misteriosamente, finché un improvviso assolo di viola risuona come una tromba lontana che chiama alla battaglia. E la battaglia inizia subito dopo, scandita da un ritmo di marcia e sviluppata in un grande crescendo che si alterna con alcuni episodi dal carattere contrastante, come una radiosa fantasia polifonica e un'ampia arcata melodica dei violini, fino a sfociare in una coda tranquilla, dominata da arpa e corno inglese.
Nel terzo movimento (Poco allegro), disegni nervosi e sincopati dei fiati si alternano con un melodizzare radioso, che si sviluppa in ampie arcate e alla fine si trasforma in una perorazione simile a un inno dal carattere estatico, pieno di luce e di serenità.
Gianluigi Mattietti