Discepolo di Albert Roussel, il compositore cecoslovacco Bohuslav Martinu riprese dal musicista francese quel gusto costruttivo che, opponendosi al colorismo anti-architettonico impressionista, ricondusse la musica sulla strada della tradizione. Una tradizione, naturalmente, riproposta in termini linguistici nuovi e giovantesi di tutte le conquiste armoniche, ritmiche e timbriche, sia dello stesso impressionismo che della musica posteriore.
Composta durante gli anni venti, la Serenata rivela un'arte piena di spontaneità, che non s'attarda in ripiegamenti seriosi, e in cui il pensiero, sgorgante con vigore, mostra una franchezza e una verve non comuni, in un discorso che ignora le oscurità e gli enigmi, fatto di un linguaggio chiaro, dai contorni melodici nettamente disegnati, e di una espressività i cui segni distintivi sono la semplicità e la chiarezza dei termini.
Anche quando fa ricorso, ma con discrezione, al gioco contrappuntistico o si affranca dagli impacci della tonalità tradizionale, la Serenata conserva un andamento sciolto e naturale, un tono diretto, una estrema vivacità di eloquio che «evoca — come nota il Moser — il ricordo del linguaggio di Haydn, ma di un Haydn trasposto sul piano moderno e che, senza cessare di essere se stesso, avesse adottato i modi di pensare e di parlare del nostro tempo».
Nicola Costarelli