Sestetto, H. 174

per strumenti a fiato e pianoforte

Musica: Bohuslav Martinů (1890 - 1959)
  1. Prélude: Poco andante. Poco allegro
  2. Adagio
  3. Scherzo (Divertimento I): Allegro vivo
  4. Blues (Divertimento II)
  5. Finale: Allegro - Poco vivo
Organico: flauto, oboe, clarinetto, 2 fagotti, pianoforte
Composizione: Parigi, 28 gennaio - 4 febbraio 1929
Prima esecuzione: Berlino, 29 dicembre 1929
Edizione: Schott Music, Magonza, 1960
Guida all'ascolto (nota 1)

Dopo i primi studi musicali a Praga, dove aveva avuto come maestro anche Josef Suk, Bohuslav Martinů si trasferì a 33 anni a Parigi, grazie a una borsa di studio. Lì studiò con Albert Roussell, conobbe Stravinskij, Honegger, gli altri compositori del Gruppo dei Sei, frequentò i poeti surrealisti, entrò in contatto con le nuove tendenza della letteratura e dell'arte, ma anche con generi musicali diversi, dal cabaret alla chanson, al jazz. Immergersi nella vita culturale parigina degli anni Venti fu un'esperienza fondamentale per l'evoluzione del suo linguaggio musicale, lo spinse a sperimentare, a cimentarsi con diversi generi alla moda, a cogliere lo spirito modernista e cosmopolita di quella città. Fu affascinato dalle opere d'arte ispirate alle macchine e agli sport, da Pacific 231 di Honegger (movimento sinfonico ispirato a una locomotiva), dall'energia motoria della musica di Poulent e Auric, definiti «sportifs de la musique». E ne trasse stimoli per comporre alcuni lavori orchestrali come Half-time del 1924, che descrive una partita di calcio (anticipando Rugby di Honegger, del 1928), e La Bagarre del 1927 che celebra la trasvolata atlantica di Lindbergh e la folla che si accalca al suo atterraggio in Francia. Emblematici di questa fase sperimentale sono anche i cinque balletti composti a Parigi tra il 1925 e il 1927, che testimoniano anche l'attenzione di Martinů per un genere sempre più diffuso e popolare in quegli anni nella capitale della danza: si tratta della Révolte, che racconta una rivolta delle note musicali, sottolineata da elementi jazz e ritmi di danza; della Farfalla che batte i piedi, storia esotica di Rudyard Kipling messa in musica con l'orchestra e un coro femminile che crea un'atmosfera orientaleggiante; della Revue de cuisine (la rivista culinaria) che fa danzare degli utensili da cucina; infine dei due balletti "meccanici" On tourne, per marionette, e Le raid merveiiìeux (Volo meraviglioso) che descrive il tentativo fallito di due aviatori francesi di attraversare l'Atlantico poche settimane prima del volo di Lindbergh.

Bohuslav Martinů si lasciò ancora ispirare dal jazz nel 1928, con la composizione di Le Jazz, lavoro per orchestra e coro a tre voci, e della Jazz Suite per orchestra da camera. In questo periodo di ricerca, durante il quale il compositore tentava di affrancarsi dai modelli stravinskiani, il Sestetto per pianoforte e fiati del 1929 rappresenta un altro tassello verso la definizione di un linguaggio personale: vi compaiono ancora elementi jazz ma più elaborati e nascosti, e una costruzione meno frammentaria rispetto alla Revue, e non priva di squarci lirici. Questo lavoro dalla scrittura leggera e brillante, articolato in cinque movimenti, mostra insieme al gusto per il divertissement anche l'interesse per gli impasti timbrici dei fiati, qui scuriti, ombreggiati dalla presenza insolita di due fagotti nell'organico. Nel Prélude (Poco Andante) il morbido intreccio dei fiati, dal carattere disteso e cantabile, si alterna con sezioni più appuntite e staccate, dai ritmi sincopati (Poco vìvo). Dopo l'Adagio, che si stacca da tutto il resto per il suo contegno grave e per la mesta melodia del clarinetto, il movimento centrale è uno Scherzo (I Divertimento) per flauto e pianoforte, dal carattere saltellante, pieno di progressioni, trilli e ritmi sincopati (questo movimento viene spesso eseguito come pagina autonoma). Fisionomia totalmente diversa ha il successivo Blues (II Divertimento), introdotto da una languida e cantabile melodia del fagotto che si staglia su un tappeto di figure mobilissime dei fiati: una dimensione sonora piena di suspense, che prepara il terreno a una sezione vivace e sincopata, prima della ripresa della melodia del fagotto. Il Sestetto si conclude con un Finale (Allegro - Poco vivo) dal carattere motorio e neobarocco, fatto di cellule brevi e ripetute con effetti incalzanti, movimentato ma dalla costruzione sempre trasparente.

Gianluigi Mattietti


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorium Parco della Musica, 9 novembre 2007


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Ultimo aggiornamento 26 giugno 2021