Sinfonia n. 5, H. 310


Musica: Bohuslav Martinů (1890 - 1959)
  1. Adagio. Allegro
  2. Larghetto
  3. Lento. Allegro
Organico: ottavino, 2 flauti, 3 oboi, 3 clarinetti, 3 fagotti, 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, grancassa, piatti, tamburo piccolo, triangolo, tam-tam, pianoforte, archi
Composizione: New York, febbraio - 13 maggio 1946
Prima esecuzione: Praga, Teatro Nazionale, 28 maggio 1947
Edizione: Boosey & Hawkes, Londra, 1950
Dedica: alla Filarmonica ceca
Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Martinů giunse al genere sinfonico a cinquantadue anni. «Mi sembrava di non essere abbastanza preparato», scrisse in occasione del completamento della Prima Sinfonia. Tra i musicisti della sua generazione egli può essere tuttavia considerato un autentico sinfonista, anche se la complessità della sua scrittura non si traduce nella dialettica drammatica che si suole attribuire alla sinfonia tradizionale. La Quinta fu scritta nella primavera del '46 tra New York e Montreal. Il materiale tematico è in parte desunto dalla Sonata da camera per violoncello e orchestra del '40. L'idea germinale ha carattere ritmico, e conferisce alla Sinfonia una certa irrequietezza strutturale, distribuita lungo i tre tempi della composizione, dinamicamente volubili. Se il primo tempo infatti (Adagio, Allegro) osserva sostanzialmente la forma sonata, il secondo (Larghetto), pur col suo carattere lirico, si presenta ritmicamente e strumentalmente alquanto vario ed elaborato, mentre il terzo pone a contrasto un Lento iniziale, affidato ai soli archi e poi un Allegro, strumentalmente ricercato e brillante.

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

La morte di Bohuslav Martinu, avvenuta in Svizzera nel 1959, è stata una grave perdita per la musica cekoslovacca. Martinu ne era la personalità artistica più autentica, dopo la scomparsa di Dvorak.

Poiché il musicista — nonostante sia vissuto all'estero dal 1923 (prima in Francia dove perfezionò i suoi studi con A. Roussel, poi in America, e dopo la fine della guerra in Francia e in Italia), e nonostante i suoi molteplici interessi musicali era rimasto profondamente czeco. Questo carattere nazionale informa tutta la sua opera della maturità, quando eliminate anche le ultime influenze impressionistiche il musicista trovò quel suo stile espressivo e individuale, netto e preciso, senza pathos, d'una grande purezza di forma, e di un'invenzione continua e viva. Naturalmente la sua produzione, abbondantissima e varia (crediamo che ali'infuori dell'Oratorio, abbia trattato tutti i generi di musica), risulta piuttosto ineguale: ma anche con una cernita severa essa rimane l'affermazione di un musicista originale e autentico.

La Sinfonia Quinta, dedicata alla Filarmonica czeca, fu iniziata nei primi giorni di febbraio del 1946 a New York, e condotta rapidamente a termine.

Riportiamo dal programma della prima esecuzione avvenuta appunto nella sala e per opera della Filarmonica ceka:

«La forma dell'opera è libera e differisce dal modello sinfonico corrente. E' difficile ritrovare in essa lo schema di "sinfonia" che d'altronde il compositore si è sempre sforzato di evitare in tutte le sue sei Sinfonie. Egli ha cercato di sostituirlo con quello del "concerto grosso" inteso non già come un alternarsi di soli e di tutti, ma piuttosto come una tendenza verso una musica assolutamente "pura" senza le gradazioni sinfoniche ordinarie e senza effetti di "strumentazione". L'elemento caratteristico della sinfonia e della sua struttura, sta in ciò che concerne la nuova tecnica musicale del movimento. Con questa parola Martinu intende qualcosa di più e diverso dal ritmo: una specie di ordine superiore. Anziché la poliritmica moderna, e le ricerche di ritmi irregolari e irrazionali, questo lavoro è concepito sotto il segno della pace, e della fine delle diversificazioni fra i movimenti lenti e i movimenti rapidi: le semibiscrome dei tempi lenti, le semiminime degli allegri, mantengono ciò che Martinu chiama il movimento. In questa Sinfonia appare per la prima volta in tutta la produzione di Martinu un Alla breve. Il secondo tempo, per il suo carattere, appartiene piuttosto alla musica da camera che a quella orchestrale. Invece l'ultimo tempo è di una grande ricchezza sinfonica, e l'elemento importante della sua struttura è la "pausa": fatto quasi unico nella musica contemporanea. All'epoca in cui componeva la Quinta Sinfonia Martinu mostrava una preferenza per una libera fantasia lirica senza vincoli tematici... Perciò, in questo lavoro e negli altri composti nello stesso periodo, si ritrovano una potenza lirica, ed uno zampillare melodico che son ben czeki».

Domenico De Paoli


(1) Testo tratto dal Repertorio di Musica Classica a cura di Pietro Santi, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze, 2001
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 4 novembre 1962


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Ultimo aggiornamento 21 ottobre 2021