Sinfonietta (La Jolla), H. 328

per pianoforte e orchestra da camera

Musica: Bohuslav Martinů (1890 - 1959)
  1. Poco allegro
  2. Largo. Andante moderato
  3. Allegro
Organico: pianoforte solista, ottavino, flauto, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, tromba, timpani, triangolo, tamburo piccolo, grancassa, piatti, archi
Composizione: New York, gennaio - 31 marzo 1950
Prima esecuzione: La Jolla, High School Auditorium, 13 agosto 1950
Edizione: Boosey & Hawkes, New York, 1953
Dedica: La Jolla Music Society
Guida all'ascolto (nota 1)

Questa Sinfonietta appartiene al periodo americano di Bohuslav Martinu. Commissionata da un'istituzione musicale di La Jolla: piccola città della costa meridionale californiana, porta la data del 1950. Nondimeno la sua musica riconduce al bisogno di chiarezza, di misura, di gusto, che circa trenta anni prima aveva spinto il compositore cèco, secondo le sue stesse parole, ad abbandonare Praga per Parigi, ed ivi, notoriamente, a militare con successo nella corrente neoclassica durante il periodo tra le due guerre mondiali.

Fuggito negli Stati Uniti al momento della capitolazione della Francia, Martinu iniziò poi oltre Atlantico una sua nuova fase creativa. Solo dopo il 1940 si succedono nella sua varia e abbondante produzione 6 Sinfonie, al cui polo opposto si pongono i lavori vocali-strumentali degli ultimi anni, concepiti come un ritorno ideale al paese d'origine. Ma la composizione odierna prescinde dalle ambizioni delle prime, altrettanto che dalle nostalgie dei secondi.

Nell'ambito volutamente ristretto, la composizione sembra riproporre l'intento di rivendicare la dignità delle «idee e delle cose d'ogni giorno», dall'autore posta a chiave della tardiva conversione al sinfonismo. Quanto a dire, sul piano del linguaggio, la idoneità a parlar semplice, chiaro, usando una media lessicale comune. Il dono, in breve, che Ernest Ansermet ha riconosciuto a Martinu, quale tratto originale di un marcalo eclettismo.

Il ritmo, tenuto per uno dei fattori principali del suo stile, domina quasi da un capo all'altro il Poco allegro. Impostato sul contrasto tra un disegno dinamico dalle varie snodature, e un motivo melodico, che evolve verso l'andamento di un canto sfogato in uno degli sviluppi, esso sfrutta con eguale finezza le risorse dello strumentale modesto e lo porta ad effetti d'inattesa pienezza sonora (l'orchestra della Sinfonietta si limita ai legni per 2, 2 corni, 1 tromba, timpani, percussione, pianoforte e un numero ristretto di archi).

Una frase dei primi violini apre il secondo tempo con la prefazione di un breve largo, che raffiorerà a guisa di conclusione al termine del'Andante moderato. Semplificato l'ordito, affidato al pianoforte di delineare il motivo che confermerà l'indole melodica del brano, il ritmo tuttavia vi resta determinante, iscrivendo il movimento in un languido metro da canzone a ballo ispano-americana.

Conviene ricordare in proposito che La Jolla è prossima alla frontiera del Messico. Localizzazione geografica, che farà ancor più presente l'Allegro successivo, pur se con esso il clima si sposta verso la parte di qua della frontiera mediante le figurazioni ostinate, e i controtempi jazzistici, da cui sono contrassegnati motivi tematici e sviluppi. Martinu d'altronde non temette mai di contaminare la musica pura con riferimenti contingenti. Valga l'esempio ad alto livello del drammatico Doppio Concerto, uno dei suoi lavori migliori, che dichiarò ispiratogli nel 1938 dalle inquietanti vicende della sua patria.

Emilia Zanetti


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 14 gennaio 1962


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Ultimo aggiornamento 3 novembre 2021