Sonata n. 2 per violino e pianoforte, H. 208


Musica: Bohuslav Martinů (1890 - 1959)
  1. Allegro moderato
  2. Larghetto
  3. Poco allegretto
Organico: violino, pianoforte
Composizione: Parigi, estate 1931
Prima esecuzione: Parigi, 20 gennaio 1933
Edizione: Raymond Deiss, Parigi, 1932
Dedica: Hortense de Sampigny-Bailly
Guida all'ascolto (nota 1)

Autodidatta in composizione, studioso di violino nel Conservatorio di Praga e poi violinista nell'orchestra Filarmonica ceca, Bohuslav Martinů è considerato tra i maggiori musicisti della Cecoslovacchia dopo la scomparsa di Janàcek, anche se la sua formazione artistica e culturale non è strettamente legata al movimento nazionalistico che aveva fatto capo a Smetana. Infatti Martinů, approfondito lo studio della musica con Josef Suk, si trasferì a Parigi nel 1923 e subì l'influenza di Roussel, che gli diede molte lezioni e gli permise di avvicinarsi alle nuove tendenze progressiste che fermentavano nella capitale francese dopo la prima guerra mondiale. Martinů, però, dovette abbandonare Parigi nel 1940 e trasferirsi negli Stati Uniti, dove insegnò nelle Università di Princeton e Tanglewood; più tardi ritornò in Europa e insegnò nel Conservatorio di Praga fino al 1948, per ritornare successivamente in America e proseguire l'opera didattica al Berkshire Music Center. Spirito irrequieto e insofferente, il musicista boemo varcò nuovamente l'Oceano e si stabilì definitivamente in Svizzera, senza però mai dimenticare il folclore della sua terra.

È difficile poter racchiudere la personalità di Martinů in una etichetta e in una scuola ben precisa, appunto per la diversità delle esperienze artistiche che egli ha assorbito nel corso della vita. In sostanza può essere definito uno spirito eclettico, in quanto nella sua musica si ritrovano gli stilemi dell'impressionismo, del neoclassicismo di stampo stravinskiano e degli spirituals negro-americani, le tecniche del jazz e le forme e i temi popolareschi della tradizione cecoslovacca.

Martinů ha lasciato un numero considerevole di composizioni in ogni genere musicale; basti ricordare le undici opere teatrali, i balletti, le sei sinfonie, i sette quartetti per archi, una ventina di concerti per strumenti diversi, oltre ad una sessantina di lavori orchestrali e da camera, fra cui le tripartite Invenzioni per orchestra, i Tre ricercari per orchestra da camera e la Suite concertante per violino e orchestra. Ovunque si avverte la presenza di un musicista dal linguaggio marcato e vigoroso, aperto alle sollecitazioni del nuovo e nello stesso tempo sensibile nel valorizzare le strutture armoniche e ritmiche del canto popolare boemo.

Un esempio dello stile personalissimo di Martinů si può cogliere nella Sonata per violino e pianoforte che è la seconda scritta per questi due strumenti. Essa fu composta nel 1931 ed è stata eseguita e fatta conoscere in varie sale concertistiche dal duo Stefanato-Barton. Si apre con una premessa espressiva che sfocia nell'Allegro introduttivo, molto marcato e tagliente nel ritmo e ricco di vivaci colori timbrici. L'Andante è caratterizzato da una intensa cantabilità del violino in un calcolato mutamento di tempi tra il moderato e il rallentato dalle armonie dolci e suadenti. L'Allegretto conclusivo riflette accenti e motivi popolari boemi, secondo una varietà di piacevole effetto sonoro.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 23 marzo 1989


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Ultimo aggiornamento 18 marzo 2021