Salmo 114: Da Israel aus Aegypten zog (Quando Israele fuggì dall'Egitto)

Salmo in sol maggiore per doppio coro e orchestra, op. 51 (MWV A17)

Musica: Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809 - 1847)
  1. Da Israel aus Aegypten zog - Allegro moderato (sol maggiore)
    2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, archi
  2. Das Meer sah und floh - Allegro moderato (sol minore)
    2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, archi
  3. Was war dit, du Meer - Grave (mi bemolle maggiore)
    senza orchestra
  4. Vor dem Herrn bebte die Erde - Allegro maestoso e vivace (do maggiore - sol maggiore)
    2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, timpani, archi
Organico: doppio coro misto, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, timpani, archi
Composizione: Horcheim, 9 agosto 1839
Prima esecuzione: Lipsia, Gewandhaus Saal, 1 gennaio 1840
Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia, 1841
Dedica: J. W. Schirmer
Guida all'ascolto (nota 1)

Nomen omen: il nome Felix Mendelssohn-Bartholdy racconta molto della persona che lo portava.

Il primo cognome, Mendelssohn, proveniva dal nonno Moses, ebreo. Filosofo ammirato anche da Kant, fu uno dei principali esponenti dell'Illuminismo in Germania e un convinto sostenitore dell'integrazione degli ebrei nella società e nella cultura tedesche, senza però rinunciare alla religione degli avi.

L'altro cognome Bartholdy proveniva invece da Abraham, figlio di Moses e padre di Felix, che nel 1793 fondò insieme a un fratello la banca Mendelssohn & Co e diede una grande prosperità economica alla famiglia. Andando oltre il pensiero di suo padre, Abraham riteneva che l'ebraismo dovesse essere superato del tutto e che gli ebrei dovessero completamente assimilarsi alla società tedesca. Conseguentemente dapprima non diede alcun tipo d'educazione religiosa ai suoi quattro figli, poi nel 1816 li fece battezzare e più tardi egli stesso si convertì al cristianesimo (precisamente al calvinismo). Rinunciò anche al cognome Mendelssohn, d'inequivocabile origine ebraica, e scelse il nuovo cognome Bartholdy, derivato da una proprietà terriera della famiglia. Suo figlio Felix usò sia i due cognomi accostati sia il solo cognome del nonno, specialmente quando si trovava all'estero.

Se i nomi propri del nonno e del padre narrano la storia molto antica della loro discendenza ebraica, il nome Felix racconta una storia molto più recente. Esprime infatti l'utopia illuminista, condivisa da Moses Mendelssohn, che la felicità non soltanto sia raggiungibile su questa terra ma costituisca il fine stesso dell'esistenza. Nei suoi scritti di estetica Moses sosteneva - se è lecito semplificare in modo così drastico il suo pensiero - che anche l'arte aspira a realizzare la felicità. Il figlio banchiere ricevette da lui questa concezione dell'arte e, da uomo d'azione qual era, la mise in pratica fondando la Sing-Akademie di Berlino e facendo della sua residenza berlinese un centro della vita culturale della capitale prussiana, dove gli artisti non contribuivano banalmente ad allietare ma a elevare la vita del padrone di casa, della sua famiglia e dei suoi ospiti. Volle che i suoi figli avessero una completa formazione artistica: Felix scelse di dedicare la sua vita alla musica ma da giovane aveva studiato e praticato anche la pittura e la letteratura con risultati promettenti.

Il titolo scelto da Massimo Mila per il capitolo della sua Breve storia della musica dedicato a Felix, "Mendelssohn, o il Romanticismo felice", non è dunque solamente arguto ed elegante ma va nel profondo più di quanto si potrebbe pensare. La sintesi fatta da Mila può essere sottoscritta ancora oggi, dopo quasi ottantanni: nella musica di Mendelssohn predominano "una pace serena, una misura, un gusto raffinato e sicuro, che ama evitare gli eccessi e attutire i contrasti [...]. Non fu sua la tendenza romantica a esasperare con dolorosa ostinazione i termini estremi di un'antitesi". Non vi è dunque spazio per i tormenti, i rovelli, la disperazione, l'infelicità degli altri grandi romantici. Non è un caso se Mendelssohn, quando si accostò a Shakespeare, scelse la più aerea e romanticamente fantastica delle sue commedie, Sogno d'una notte di mezza estate, ancora oggi la sua composizione più celebre insieme alla Sinfonia "Italiana", altrettanto se non ancor più esente da ogni inquietudine e turbamento.

In questo quadro la musica sacra ha un posto molto significativo. Esprime infatti un tipo di bellezza che tende non a un piacere edonistico (non era assolutamente questo il fine dell'arte indicato dal nonno Moses) ma a un piacere d'ordine superiore, attinente a una sfera spirituale di meditazione e di profonda serenità, non turbata da passioni umane. Mendelssohn scrisse ottanta composizioni sacre, che per quantità e qualità costituiscono una sezione non indifferente del suo catalogo ma che oggi sono per la maggior parte poco note. Vi si trovano brani per coro a cappella e altri per voce solista con accompagnamento strumentale ma il nucleo principale è quello delle composizioni per coro (con o senza l'aggiunta di voci soliste) e orchestra. Ne fanno parte due oratori ispirati l'uno all'Antico [Elijah) e l'altro al Nuovo Testamento {Paulus), che non casualmente rispecchiano le radici del doppio cognome del compositore, quelle antichissime ebraiche e quelle recenti cristiane. Può essere ascritta a questo gruppo di composizioni anche la sua Sinfonia n. 2 "Lobgesang" (Canto di lode). Ma la parte più numerosa è formata da ventidue brani di minori dimensioni, su testi sia di origine ebraica come i Salmi, accolti poi anche fra i testi sacri cristiani, sia prettamente cristiani, come Gloria, Kyrie, Magnificat, Ave Maria, Te Deum, Lauda Sion, Tu es Petrus.

Il Salmo 114 op. 51 "Da Israel aus Aegypten Zog" (Quando Israele uscì dall'Egitto) è uno dei più importanti di questi brani, anche per le dimensioni (è articolato in cinque parti) e per l'organico (doppio coro e ampia orchestra). Fu completato il 9 agosto 1839, eseguito nel giorno di Capodanno del 1840 al Gewandhaus di Lipsia - che era la 'casa' di Mendelssohn - e pubblicato nel 1841 dopo essere stato sottoposto a una revisione da parte del compositore. La modifica più importante fu la ripetizione delle battute iniziali prima del coro finale "Halleluja, singet dem Herrn in Ewigkheit" (Alleluia! Cantate al Signore in eterno) per rafforzare la coesione del brano e sottolineare l'unità organica delle sue cinque parti, che si susseguono senza interruzioni.

Il testo di questo Salmo è un'espressione potente e compatta del destino di un intero popolo e senza dubbio è questo il motivo per cui per Mendelssohn esclude le voci soliste e ricorre ad un possente coro a otto voci, trattato con uno stile austero ma grandioso, indubbiamente memore di Händei, il compositore del passato più ammirato da Mendelssohn.

Le prime quattro sezioni mettono in musica ciascuna una strofa del salmo. La prima, Allegro con moto maestoso in sol maggiore, è un esordio solenne ma pacato e sereno, in cui le voci maschili all'unisono intonano i primi due versi, subito ripetuti insieme alle voci femminili, proseguendo poi con un delicato contrappunto, da cui emerge una sensazione di luminosità e felicità, che ci porta ancora una volta a ricordare l'influsso del pensiero del nonno Moses su Felix.

La seconda sezione è un Allegro moderato in sol minore, caratterizzato dal veloce, leggero e ondeggiante moto di fagotti e viole, cui progressivamente si aggiungono gli altri strumenti ad arco, per dipingere il moto prodigioso della natura - il mare si ritrae, il fiume inverte il suo corso, i monti e i colli saltellano - con una semplicità e una 'ingenuità' che rifiutano i prodigiosi effetti descrittivi di Berlioz e di altri contemporanei di Mendelssohn. Il testo della terza sezione è sostanzialmente una variante di quello della sezione precedente e non offre alla musica nuovi spunti espressivi o descrittivi: Mendelssohn ne fa una breve e raccolta pagina per coro a cappella (con appena qualche nota di sostegno di violoncelli e contrabbassi) nella tonalità di mi bemolle maggiore, in tempo Grave e sempre pianissimo, che con un bell'effetto di contrasto conduce all'esplosione di un Allegro maestoso e vivace in do maggiore, aperto da un fortissimo a piena orchestra, in cui ottoni e timpani hanno un ruolo fondamentale. Ma il protagonista di questa quarta sezione è ancora il coro, che descrive il terremoto e la trasformazione della roccia in acqua e viceversa: anche qui la scrittura contrappuntistica guarda a Händei come al modello ideale della musica corale sacra, ma innestandovi dissonanze piuttosto audaci.

Il ritorno al sol maggiore e la ripresa del testo e della musica delle battute iniziali del Salmo precedono l'Alleluja finale. È un'ampia fuga su un soggetto formato da due brevi motivi, uno ascendente sulla parola "Halleluja" e uno discendente sulle parole "Singet dem Herrn in Ewigkeit" (Cantate al Signore in eterno), che passano attraverso varie e complesse elaborazioni, fondendo la grandiosità di Händei e la sapienza contrappuntistica di Bach. Una nuova ripetizione (abbreviata) del testo della prima strofa, ora in una diversa e più solenne veste musicale, conclude il Salmo.

Mauro Mariani

Testo delle parti vocali

Da Israel aus Ägypten zog,
das Haus Jakobs aus dem fremden Lande,
da ward Juda sein Heiligtum,
Israel seine Herrschaft.
Quando Israele uscì dall'Egitto,
la casa di Giacobbe da un popolo barbaro.
Giuda divenne il suo santuario,
Israele il suo dominio.
Das Meer sah und floh,
der Jordan wandte sich zurück.
Die Berge hüpften wie die Lämmer,
die Hügel wie die jungen Schafe.
Il mare vide e si ritrasse,
il Giordano si volse indietro,
i monti saltellarono come arieti,
le colline come agnelli di un gregge.
Was war dir, du Meer, dass du flohest,
und du Jordan, dass du dich zurückwandtest?
Ihr Berge, dass ihr hüpftet wie die Lämmer,
ihr Hügel, wie die jungen Schafe?
Che hai tu, mare, per fuggire,
e tu. Giordano, perché torni indietro?
Perché voi monti saltellate come arieti
e voi colline come agnelli di un gregge?
Vor dem Herrn bebte die Erde,
vor dem Gotte Jakobs,
der den Fels wandelte in Wassersee
und die Steine in Wasserbrunnen.
Trema, o terra, davanti al Signore,
davanti al Dio di Giacobbe,
che muta la rupe in un lago,
la roccia in sorgenti d'acqua.
Da Israel aus Ägypten zog.
das Haus Jakobs aus dem fremden Lande,
da ward Juda sein Heiligtum,
Israel seine Herrschaft.
Halleluja Singet der Herrn in Ewigkeit.
Da Israel aus Ägypten zog
da ward Juda sein Heiligtum.
Quando Israele uscì dall'Egitto
la casa di Giacobbe da un popolo barbaro
Giuda divenne il suo santuario
Israele il suo dominio.
Alleluja, Loda sempre il Signore.
Quando Israele uscì dall'Egitto
Giuda divenne il suo santuario.

(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia
Roma, Auditorium Parco della Musica, 12 gennaio 2023


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Ultimo aggiornamento 19 gennaio 2023