Concerto in re maggiore per flauto e orchestra


Musica: Saverio Mercadante (1795 - 1870)

  1. Allegro maestoso (re maggiore)
  2. Siciliana: Andante (mi minore)
  3. Polacca: Allegro brillante (re maggiore)
Organico: flauto solista, 2 oboi, 2 corni, archi
Composizione: 1817 circa
Edizione: Girard, Napoli, 1818
Guida all'ascolto (nota 1)

Il nome e la fama di Mercadante, artista di straordinaria versatilità in ogni genere di musica, sono legati essenzialmente alla sua ricca produzione di melodrammi (in totale una sessantina), in gran parte rappresentati e applauditi nella prima metà del secolo scorso sulle scene dei principali teatri italiani, senza contare le numerose e apprezzate esecuzioni a Vienna, Parigi, Madrid e Lisbona. In particolare di questo compositore si ricordano due opere, Il Giuramento e Il Bravo, che ebbero un trionfale battesimo alla Scala rispettivamente nel 1837 e nel 1839 e sono considerate tra le più indicative e riassuntive della sua personalità di musicista fornito di una solida preparazione tecnica e di un forte ingegno melodico, se non drammatico, così da occupare un posto di rilievo nella storia del melodramma romantico. Non a caso Mercadante godette in vita di notevole autorità e fu stimato molto da Rossini, da Bellini — che si adoperò perché assumesse la cattedra di composizione nel Conservatorio di musica napoletano, alla cui direzione succedette poi nel 1840 allo Zingarelli, già suo maestro — da Verdi (il critico Amintore Galli disse a suo tempo una celebre boutade: «Mercadante è servito di sgabello a Verdi») e dallo stesso Liszt, il quale ebbe parole di vivo elogio per la freschezza dell'invenzione e l'elegante gusto strumentale del compositore di Altamura.

Naturalmente l'esplosione e l'ascesa della meteora verdiana contribuirono non poco ad una diversa valutazione e ad un ridimensionamento del melodramma di Mercadante, ma ciò non diminuisce il valore e l'importanza storica di questo musicista, troppo ingiustamente trascurato e solo di recente, attraverso esecuzioni di opere e incisioni discografiche di brani strumentali, riproposto all'attenzione del pubblico e degli studiosi del repertorio musicale italiano. Infatti Mercadante, specie l'autore delle miriadi di pezzi per uno o più strumenti (flauto, violino e pianoforte), merita di essere conosciuto se non altro per capire l'inesauribile capacità creativa (a livello anche di alto artigianato) e l'eccellente grado di cultura compositiva di un artista, educato alle antiche forme dell'opera italiana e napoletana, ma aperto ai contributi della civiltà strumentale europea, specialmente dal Barocco tedesco fino ad Haydn, Mozart e Beethoven. Il che non è poco per un musicista ritenuto a torto un «minore» e liquidato spesso nei libri di storia della musica con poche frasi generiche, dettate da sufficienza critica.

Nell'ambito di una maggiore attenzione e di un approfondimento musicologico dell'intera opera di Mercadante va inserita l'esecuzione odierna, la prima moderna e probabilmente assoluta, del Concerto in re maggiore per flauto e orchestra, da non confondersi con l'altro già pubblicato, quello in mi minore, scritto nel 1819. Il Concerto in re maggiore ha una storia che vale la pena dì raccontare. E' stato lo stesso Angelo Persichilli, il flautista che lo interpreta oggi all'Auditorio, a ritrovare nel 1977 la parte solistica e le varie parti orchestrali staccate del Concerto nella biblioteca del Conservatorio S. Pietro a Majella di Napoli. Egli ha sottoposto all'attenzione del presidente dell'Accademia di Santa Cecilia il materiale raccolto sul brano di Mercadante perché ne fosse valutata l'opportunità di una ricostruzione il più possibile fedele e corretta filologicamente. Il che è stato fatto, dopo uno studio meticoloso e preciso che ha portato alla stesura della partitura.

Il Concerto, la cui data di nascita va collocata nel 1834, cioè nel periodo precedente le più significative affermazioni operistiche di Mercadante, si articola in tre movimenti improntati ad una linea espressiva privilegiata dal flauto, che ha un ruolo preminente sulla compagine strumentale, vista in funzione di accompagnamento secondo il gusto e la pratica dell'esperienza melodrammatica. Con un luminoso accordo in re maggiore prende avvìo il Concerto in un elegante gioco di abbellimenti fra il solista e l'orchestra; alla sessantaquattresima battuta il flauto emerge con accenti brillanti e virtuosistici, non senza dispiegare un canto melodico e variamente inserito nel discorso orchestrale. Va detto inoltre che sin dal primo tempo la scrittura riservata al flauto mostra alcune arditezze tecniche, difficilmente realizzabili nel periodo in cui fu scritto il Concerto (infatti il tipo di flauto moderno ideato e lanciato da Theobald Boehm [1794-1881] cominciò a diffondersi dopo la seconda metà dell'Ottocento). Il secondo movimento è una carezzevole siciliana in 6/8 che si richiama indubbiamente sotto il profilo inventivo alla scuola settecentesca napoletana; una pagina di tono popolaresco, riecheggiante la melodia di una ben nota canzone partenopea. La Polacca conclusiva in tempo 3/4 è un brioso e spiritoso rondò, con punteggiature virtuosistiche di tipo barocco e secondo lo stile post-Telemann; il discorso si infittisce di trovate di particolare lucentezza sonora, con il flauto svettante in una specie di cavatina da prima donna sulla scena operistica.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia.
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 21 maggio 1978


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Ultimo aggiornamento 16 novembre 2022