Zaide, K1 344 (K6 336b)

Singspiel in due atti

Testo del libretto (nota 1)

ATTO PRIMO
Scena prima
Campo di lavoro nel carcere del Sultano Solimano.
Gomatz; alcuni schiavi (quattro schiavi: un corifeo e altri tre) che cantano questo coro.
[N° 1. Lied]
CORIFEO, TRE ALTRI SCHIAVI
Brüder, laßt uns lustig sein,
Trotzet tapfer den Beschwerden,
Denkt, es ist der Fluch auf Erden:
Jeder Mensch hat seine Pein.
Fratelli, stiamo allegri,
affrontiamo con coraggio le fatiche;
pensate ch’è la maledizione della terra:
ogni uomo ha la sua pena.
Laßt uns singen, laßt uns lachen,
Kann man’s doch nicht anders machen.
Welt und Not ist einerlei,
Keiner bleibt von Plagen frei.
Cantiamo, ridiamo,
non c’è altro da fare!
Mondo e bisogno son tutt’uno,
nessuno è privo di affanni.
Scena seconda
Gomatz smette a poco a poco il lavoro, si fa avanti, si torce le mani.
[N° 2. Melologo]
GOMATZ
Unerforschliche Fügung!
Du vermengest mich unter diese heillosen Verbrecher.
Unter sie,
Die durch Missetaten sich selbst ihre
Verdiente Fessel geschmiedet haben –
Mich Schuldlosen unter sie! –
Ach! –
Warum gibst du mit nicht auch ein Herz
Wie das ihrige –
Hart wie der Stein, den sie mühsam zersplittern. –
Entsetzlich!
Fühllos bei der strengsten Arbeit, jauchzen sie
noch laut ihren Unsinn.
Das erwartete Zeichen zur Erholungsstunde
machet sie munter, als wenn sie kein zweites
zu fürchten hätten, daß ihnen bald wieder das
Gegenteil verkündigen wird, –
Und mich, –
Mich Armseligen,
Mich fliehet alle Heiterkeit –
Vom Morgen bis zum Abend, –
Vom Abend bis zum Morgen. –
Jeder Balsam ist unwirksam für die Wunden
meiner Seele.
Ich erschröcke vielmehr vor diesem Zeichen:
– Der Stillstand der geschäftigen Anstrengung meiner Glieder verursachet mir erst die
schrökklichste Aufruhr in diesem gekränkten Busen.
Eben das ist die furchtbare Stunde, wo mein
armer Verstand von der kurzen Betäubung
zurückekömmt, mit welcher ihn die ungewohnte
Bürde mechanischer Arbeit unterdrücket
hat, – seine Geister erwachen – und
mit ihnen die grenzenlose Qual meiner Seele:
– erneuerte Erkenntnis meines vergangenen
und künftigen Jammers! –
O wehe, wie entkräftet fühle ich mich am
ganzen Körper – wie entkräftet am ganzen Gemüte! –
Destino imperscrutabile!
Tu mi confondi fra questi iniqui malfattori,
fra costoro
che, per i misfatti commessi, si sono forgiati da
soli
le meritate catene
io innocente fra costoro!
ah!
Perché non mi dài almeno un cuore come il
loro?
Duro come la pietra che essi spaccano a fatica.
Orribile!
Insensibili alla più pesante fatica, urlano anzi
allegramente la loro follia; l’atteso segnale del
riposo li rende lieti come se non dovessero
temerne un secondo che ben presto annuncerà
la ripresa del lavoro,
e a me,
a me meschino,
a me sfugge ogni serenità
dal mattino alla sera,
dalla sera al mattino.
Ogni balsamo è inefficace sulle ferite della mia
anima.
Anzi, io temo questo segnale:
la cessazione dello sforzo operoso delle
mie membra provoca soltanto la più terribile
ribellione in questo mio offeso petto. È proprio
questa l’ora orribile dove la mia povera
mente si sottrae al breve stordimento, con cui
l’inusitato fardello del lavoro meccanico l’ha
soffocata, i suoi spiriti si destano, e con essi
l’interminabile supplizio della mia anima: una
rinnovata coscienza della mia miseria passate e
futura!
Ohimè! come mi sento spossato in tutto il
corpo!
Come mi sento spossato in tutto l’animo!
(Si siede)
O, möchte mir nur ein kurzer Schlummer gelingen! –
Nur ein kurzer, milde Schickung! – Der Preis für
alle meine Leiden. –
Ich will es versuchen.
Oh, potesse pur toccarmi in sorte un breve sonno!
Solo un breve sonno, dolce tregua! Il premio
per tutti i miei dolori.
Voglio tentare,
(Si corica)
Umsonst! er kommt nicht, der seltsame Gast
der Unglücklichen, er kömmt nicht, der sanfte Schlaf!
Jeden Odemzug begleitet ein schwer dringender
Seufzer, so wie im empörten Ozean der
brausende Sturm jede Welle begleitet.
Und dennoch weiß ich kein anderes Labsal für meine Qualen wenn ich nicht vermögend bin, sie durch eine kurzen Schlummer auf einige Augenblicke zu zernichten.
Ich will es nochmal versuchen. –
O komm’, du Tröster der Müden, naher Anverwandter
des stillen Todes –
Komm’, verdecke mir nur auf eine Stunde mit deinen wohltätigen Flügeln mein immer wachsendes Elend. –
Wie wird mir? –
So jählings verläßt mich alle Lebhaftigkeit.
Ist das Schlummer oder anwandelnde Ohnmacht? –
Immer einerlei!
Ohnmacht oder Schlummer,
Beide willkommen.
Invano! non giunge questo inusitato ospite
degli infelici, il soave sonno. Ogni respiro s’accompagna
a un grave, profondo sospiro, così
come sull’oceano ribelle la mugghiante tempesta
s’accompagna a ogni ondata.
Eppure non trovo nessun altro ristoro ai miei
tormenti, s’io non riesco ad eliminarli per qualche
momento con un breve sonno.
Voglio tentare un’altra volta.
Oh vieni, consolatore degli affaticati, parente
prossimo della silenziosa morte.
Vieni, copri per un’ora soltanto con le tue ali
benefiche la mia sempre vigile miseria.
Che mi succede?
Così all’improvviso ogni vitalità mi abbandona,
è sonno o subitaneo svenimento?
È sempre lo stesso,
svenimento o sonno,
entrambi ben venuti
(Si lascia cadere e s’addormenta)
Scena terza
Entra Zaide, favorita del Sultano Solimano e segretamente innamorata di Gomatz. È la prima volta che riesce a vederlo e compatirlo così da vicino: le sue sembianze, il colore della pelle sembrano rivelare origini europee; forse proviene dallo stesso paese di Zaide? Questa vorrebbe svegliarlo, poi desiste: per raddolcire la sua schiavitù gli lascia accanto alcuni gioielli e un proprio ritratto.
Gomatz, Zaide
[N° 3. Aria]
ZAIDE
Ruhe sanft, mein holdes Leben,
Schlafe, bis dein Glück erwacht;
Da, mein Bild will ich dir geben,
Schau, wie freundlich es dir lacht:
Ihr süßen Träume, wiegt ihn ein,
Und lasset seinem Wunsch am Ende
Die wollustreichen Gegenstände
Zu reifer Wirklichkeit gedeihn.
Riposa sereno, cara vita mia,
riposa fin che ti desti la tua fortuna;
ecco ti voglio dare il mio ritratto,
vedi come ti sorride amico.
Voi, dolci sogni, cullatelo
e fate che alfine il suo desio
maturi e porti a compimento
momenti colmi di voluttà.
(Gomatz si agita nel sonno)
(Gomatz si sveglia. Non aveva mai dormito così bene, ma il dolce sogno è stato traditore: ancora lo cingono le catene. Scopre poi meravigliato i gioielli e il ritratto accanto a sé. da dove verranno? E perché?)
[N° 4. Aria]
GOMATZ
Rase, Schicksal, wüte immer,
Dieser Schild trotzt deiner Wut;
Deine Schläge fürcht’ ich nimmer, nein,
Dieses Bild macht alles gut.
Infuria, o destino, imperversa,
questo scudo sfida la tua furia;
più non temo i tuoi colpi,
questo ritratto a tutto ripara.
Diese holden Augenlider,
Dieses Mundes Purpurrot
Bringt mir alles zehnfach wieder,
Würgt mich auch dein Unsinn tot.
Queste belle palpebre,
la porpora di questa bocca,
di tutto dieci volte mi ripaga,
pur se mi strazia la tua follia.
(Riappare Zaide, accusando lo schiavo di aver sottratto i gioielli alla favorita del Sultano. Gomatz si dichiara innocente, e assicura che intende restituire tutto, tranne il ritratto, che racchiude l’unica beatitudine della sua attuale esistenza. Zaide allora si svela essere la fanciulla del ritratto, gli palesa il suo amore e auspica vicina per entrambi la libertà da tempo perduta.)
[N° 5. Duetto]
ZAIDE
Meine Seele hüpft vor Freuden,
Kaum mehr weiß ich, wo ich bin.
La mia anima balza di gioia;
so appena dove mi trovo.
GOMATZ
Aller Unstern, alles Leiden
Ist bei mir auf einmal hin.
Ogni cattiva stella, ogni dolore
a un tratto si sono dileguati.
ZAIDE
Trost und Wonne, Ruh’ und Friede
Tränkt wie Balsam meine Brust.
Conforto e voluttà, quiete e pace,
come balsamo dissetano il mio petto.
GOMATZ
O Zaide! O Zaide!
Welch ein Labsal, welche Lust.
O Zaide, o Zaide
che ristoro, che piacere!…
ZAIDE E GOMATZ
Möchte nur das Glücksrad stehen
Und sich nimmer weiter drehen.
…se ora si fermasse la ruota del destino
e non girasse mai più!
GOMATZ
O Zaide, welche Freud! O Zaide, che gioia!
ZAIDE
Gomatz, welche Seligkeit! Gomatz, che beatitudine!
Scena quarta
Allazim, il sorvegliante degli schiavi, rimprovera Gomatz di avere importunato la principessa: per reati ben più piccoli è previsto il taglio della testa. Ma Gomatz gli oppone la sua innocenza, e, ricordando ad Allazim che anche lui è un povero schiavo, fa appello alla sua benevolenza, tante volte dimostrata, e ottiene promesse di aiuto e solidarietà.
Gomatz, Allazim
[N° 6. Aria]
GOMATZ
Herr und Freund!
Wie dank’ ich dir,
Laß mich deine Knie umfassen,
Doch ich muß dich schnell verlassen,
Denn ich brenne vor Begier.
Signore e amico,
ben grato ti sono!
Lascia che abbracci le tue ginocchia,
ma presto ti debbo lasciare,
ché ardo di desiderio!
Laß dich küssen, laß dich drücken!
Ach! im Taumel von Entzücken
Weiß ich selbst nicht, was ich tu’,
Denn die Triebe meiner Liebe
Rauben mir der Sinnen Ruh’.
Lascia che ti baci, che ti stringa!
Ah! nell’ebbrezza dell’estasi
non so io stesso quello che faccio.
Ché gli impulsi del mio amore
mi tolgono la calma della ragione.
(Parte, poi si ripresenta)
Herr und Freund!
Wie dank’ ich dir,
Signore e amico,
ben grato ti sono!
Scena quinta
Allazim violerà dunque i suoi doveri di guardiano? Sì, e visto che non gli si prospetta che perpetua schiavitù, favorirà la fuga dei due giovani, e con i gioielli che Gomatz ha restituito procaccerà anche la propria.
Allazim
[N° 7. Aria]
ALLAZIM
Nur mutig, mein Herze,
Versuche dein Glück.
Verschaffe dir selber
Ein bessers Geschick!
Man muß nicht verzagen,
Durch tapferes Wagen
Schlägt oftmals der Schwache
Den Stärkern zurück.
Su, coraggio, mio cuore,
tenta la tua sorte!
Procura a te stesso
un migliore destino!
Non bisogna sgomentarsi;
rischiando da prode,
il debole respinge
talora il più forte.
Scena sesta
Allazim indica ai due giovani l’imbarcazione e la via per la fuga. Gomatz e Zaide lo ringraziano commossi e si augurano di poterlo rivedere presto in libertà.
Allazim, Gomatz, Zaide
[N° 8. Terzetto]
ZAIDE
O selige Wonne!
Die glänzende Sonne
Steigt lieblich empor.
O beato voluttà!
Il sole luminoso
si leva sì bello.
GOMATZ
O Himmel, o Glücke!
Das Trauergeschicke
Verliert seinen Flor.
O Cielo, o felicità!
Il destino ferale
smarrisce il suo potere.
ALLAZIM
Sehet dort in sanften Wogen,
Wie der bunte Regenbogen
Euch als Friedensbote lacht.
Ecco là, come soave-fluttuante
il variopinto arcobaleno
vi ride, messo in pace.
ZAIDE
Aber seht dort in der Ferne
Blutige Kometensterne!
Hört ihr wie der Donner kracht?
Ma ecco là lontano,
rosseggianti comete!
Sentite come romba il tuono?
GOMATZ
Nur der Kummer macht dir Schrecken. Solo il cordoglio mi spaventa…
GOMATZ E ALLAZIM
Gottes Schirm wird uns bedecken,
Trau’ nur fest auf seine Macht.
…lo scudo divino ci proteggerà,
ma saldo confida nella sua forza!
ZAIDE E ALLAZIM
O mein Gormatz! O mio Gomatz!
GOMATZ E ALLAZIM
O Zaide! O Zaide!
ZAIDE E GOMATZ
Möchten doch einst Ruh’ und Friede
Nach so vieler Qual und Pein
Unsrer Treue Preise sein.
Possano un giorno quiete e pace
dopo tanto tormento e pena
esser compenso alla nostra fedeltà!
ALLAZIM
Wonne, Ruh’ und steter Friede
Werden euch nach Qual und Pein
Einst der Treue Preise sein.
Voluttà, quiete e pace costante
dopo tormento e pena per voi
saranno un giorno compenso alla fedeltà!
ATTO SECONDO
Scena prima
Il Sultano Solimano; Zaram, comandante della guardia.
[N° 9. Melologo]
SOLIMANO
Zaide entflohen!
Kann ich den entsetzlichen Schimpf überleben?
Von einem Christenhunde,
Von einem Sklaven läßt sie sich verführen!
Die Schlange, die sich mit so vieler Sprödigkeit gegen die heftige Liebe eines Sultans geweigert hat.
Ha! –
Warum habe ich sie nicht verachtet, diese undankbare Sprödigkeit.
Warum mußte mir ihre gleinerische Sittsamkeit mein vergiftetes Herz nur immer heftiger entflammen? –
Warum gestattete ich der Heuchlerin voll Vertrauen auf ihre unbezwingliche Tugend jede im Serail ungewöhnliche Freiheit?
O Verräterei!
Zaide fuggita!
Posso sopravvivere all’orrendo affronto?
Da un cane cristiano, da uno schiavo s’è fatta rapire!
La serpe che con tanta ritrosia ha rifiutato l’ardente amore di un sultano!
Ah!
Perché non l’ho sprezzata, questa ingrata ritrosia? Perché la sua falsa pudicizia ha potuto infiammare con sempre maggior violenza il mio cuore avvelenato?
Perché, fiducioso nella sua inespugnabile virtù, ho concesso a questa ipocrita ogni libertà inusitata nel serraglio?
O tradimento!
ZARAM
Großmächtigster Kaiser! Das Haupt dieser Verräterei ist leicht zu erraten. Allazim ist ebenfalls entflohen, und man hat deutliche Beweise gefunden, daß er Zaidens und Augenblick Flucht durch Beischaffung muselmännischer Kleider befördet hat. Ich habe deswegen gleich bei der Entdeckung dieses unerhörten Frevels auf allen Seiten die schleunigste Nachstellung veranstaltet; man muß sie ungezweifelt einholen ehe sie die Grenzen deines Gebietes erreichen können. Ich erwarte zuversichtlich mit jedem Augenblicke die Einbringung der Flüchtigen. Onnipossente imperatore! Il capo di questo tradimento è facile da scoprire. Anche Allazim è fuggito, e ho trovato chiari indizi che egli ha aiutato la fuga di Zaide e Gomatz rifornendoli di abiti mussulmani, Per questo, appena scoperto questo inaudito delitto, ho organizzato ovunque i più insidiosi appostamenti; senza dubbio, verranno catturati prima che raggiungano i confini del tuo dominio. Attendo che i fuggitivi vengano riportati indietro da un momento all’altro.
(Zaram esce)
Scena seconda
Solimano
SOLIMANO
O Mahomed, laß es wahr sein.
Beim ersten Anblicke will ich die verräterische Brut’ in Stücke zerhauen lassen.
Blind bei den zauberischen Blicken der treulosen Sklavenbuhlerin will ich dieses entehrte
Herz in Stein verwandeln und mit unaufhaltsamer Wut die grenzenlose Beleidigung rächen.
Verfluchte Liebe!
Folter des Herzens, das sich von dir verstricken läßt!
Verwünschen will ich auf immer die elende Süßigkeit, die du unserer betrogenen Einbildung nur in der Ferne vorspiegeln und beim Ziele der Wirklichkeit so schlecht gewähren kannst.
Fort aus meinem Busen!
Fort!
Jede Art, dir zu fronen, ist mir verhaßt! Unedler Zwang bringt mir Ekel, durch Geschenke und Wohltaten erobern, ist für michein schändender Kunstgriff, und außerdem in der Liebe glücklich zu werden, müßte die Natur Wunder wirken, und alle Weiber in Geschöpfe umschaffen, die uns Männern an Rechtschaffenheit und Tugend, an Standhaftigkeit und Edelmut gleich wären.
Fort also,
Weg mit der schandvollen Dienstbarkeit!
Und es soll mir nicht genug sein,
Die Fessel zu zerreißen!
Grausam!
Grausam will ich auch ihre gefühlte Bürde rächen!
O Maometto, fa’ che così sia!
Appena sarà davanti a me, farò squartare questa schiava traditrice.
Cieco di fronte agli sguardi incantatori della infedele schiava e sgualdrina, voglio cangiare in pietra questo cuore profanato, e vendicare con irresistibile furia l’offesa estrema.
Maledetto amore!
Tortura del cuore che si fa irretire da te!
Voglio per sempre maledire l’infame dolcezza che tu sai far brillare come un lontano miraggio e che sì mal resiste di fronte alla realtà.
Via dal mio petto,
Via!
Ogni mezzo per sedurti m’è in odio.
Io sprezzo l’ignobile servaggio d’una conquista con doni e benefici, per me è uno stratagemma infamante, e poi, per poter godere dell’amore, la natura dovrebbe compiere un miracolo, e trasformare tutte le donne in creature che uguaglino noi uomini per onestà o virtù, per costanza e generosità.
Su dunque,
basta con questa vergognosa servitù!
E non basterà che io spezzi la catena!
Crudelmente –
crudelmente mi vendicherò del fardello che m’hanno imposto!
[Aria]
SOLIMANO
Der stolze Löw’ läßt sich zwar zähmen,
Er nimmt vom Schmeichler Fessel an,
Doch will man sklavisch ihn beschämen,
Steigt seine Wut bis zum Tyrann.
Er brüllet mit furchtbarer Stimme
Und schleudert im wütenden Grimme
Die Ketten in Trümmern zur Erd’,
Und was ihm entgegen,
Wird von seinen Schlägen
Zum Tode verheert.
Il superbo leone si lascia domare,
e accetta la catena del suo adulatore.
Ma se lo vuole umiliare come uno schiavo,
la sua furia si scatena e diviene tiranno.
Ruggisce con voce terribile,
e nella sua furente collera spezza
e disperde qua e là le sue catene.
E chi gli si oppone
con i suoi colpi
lo mette a morte.
Scena terza
Osmino si rallegra dell’accaduto, perché potrà così assumere il posto di fiducia sino allora ricoperta da Allazim.
Osmino
[N° 10. Aria]
OSMINO
Wer hungrig bei der Tafel sitzt
Und schmachtend Speis’ und Trank nicht nützt,
Mag selbst sein Glück nicht machen.
Er ist fürwahr ein ganzer Narr.
Wer soll nicht drüber lachen? Ha…ha!
Wer schnatternd über Kälte lärmt
Und sich bei naher Glut nicht wärmt,
Mag selbst sein Glück nicht machen.
Er ist fürwahr ein ganzer Narr.
Wer soll nicht drüber lachen? Ha…ha!
Wer winselt, jammert, schreit und flucht,
Und was er hat, erst ängstlich sucht
Mag selbst sein Glück nicht machen.
Er ist fürwahr ein ganzer Narr.
Wer soll nicht drüber lachen? Ha…ha!
Chi è a tavola affamato
e non profitta di cibi e bevande squisite,
non farà mai la sua felicità.
È invero un povero pazzo;
chi non riderà di lui?
Chi urla e strepita pel freddo,
e non si scalda al fuoco lì presso,
non farà mai la sua felicità.
È invero un povero pazzo;
chi non riderà di lui?
Chi geme, si lagna, grida e impreca,
e ansioso cerca quel che già possiede,
non farà mai la sua felicità.
È invero un povero pazzo;
chi non riderà di lui?
Scena quarta
Presto raggiunti, i fuggiaschi vengono condotti davanti a Solimano, che ordina il loro supplizio. Zaide gli rammenta l’amore che egli sempre diceva di nutrire per lei, ma Solimano non si lascia commuovere, e anzi comanda che Allazim assista alla morte degli amici.
Solimano, Zaide, Gomatz, Allazim
[N° 11. Aria]
SOLIMANO
Ich bin so bös’ auch als gut.
Ich lohne die Verdienste
Mit reichlichem Gewinnste;
Doch reizt man meine Wut,
So hab’ ich auch wohl Waffen,
Das Laster zu bestrafen,
Und diese fordern Blut.
Io son cattivo, e buono;
compenso i meriti
con i più ricchi premi;
ma se si desta la mia furia,
possiedo anche l’armi
per punire il vizio,
ed esse voglio sangue.
Scena quinta
La scena si muta in un carcere.
Zaide sola
[N° 12. Aria]
ZAIDE
Trostlos schluchzet Philomele,
In dem Käfig eingeschränkt,
Und beweint mit reger Kehle,
Daß man ihre Freiheit kränkt.
Sconsolata geme Filamela,
prigioniera nella gabbia,
e con agile voce rimpiange
la sua perduta libertà.
Tag und Nacht mag sie nicht schlafen,
Hüpfend sucht sie Raum zur Flucht.
Ach, wer könnte sie wohl strafen,
Wenn sie findet, was sie sucht.
Non può dormire né di giorno né di notte,
saltellando cerca spazio alla fuga;
ah, chi potrebbe punirla,
s’ella trova quello che cerca?
Scena sesta
Solimano si reca da Zaide per chiederle il motivo della sua fuga: sarà disposto a liberarla se gli dirà la verità, in nome di tutti i favori ricevuti. Lei rivela di essere stata spinta dalla nostalgia per la patria lontana e dall’affetto nutrito per Gomatz, un sentimento che le impedirà sempre di amare il Sultano. A tali parole Solimano s’infuria e preannuncia crudele vendetta. Zaide reagisce.
Zaide, Solimano
[N° 13. Aria]
ZAIDE
Tiger! wetze nur die Klauen,
Freu’ dich der erschlichnen Beut’.
Straf’ ein törichtes Vertrauen
Auf verstellte Zärtlichkeit.
Komm’ nur schnell und töt’ uns beide,
Saug’ der Unschuld warmes Blut,
Reiß’ das Herz vom Eingeweide
Und ersätt’ge deine Wut.
Ach mein Gomatz, mit uns Armen
Hat das Schicksal kein Erbarmen.
Nur der Tod
Endigt unsre herbe Not.
Tigre! affila le tue unghie,
godi della preda carpita!
Punisci una stolta fiducia
nella tua simulata tenerezza!
Ma, su presto, uccidici entrambi,
succhia il caldo sangue dell’innocenza,
strappa il cuore dalle viscere,
e sazia la tua furia!
Ah, mio Gomatz, di noi miseri
non ha il destino pietà.
Solo la morte, ah, solo la morte
finisce il nostro aspro affanno.
Scena settima
Solimano interroga poi anche Allazim sul motivo della fuga, nonostante gli onori offertigli in tanti anni di servizio. Lo schiavo gli risponde che un uomo non può essere felice senza libertà.
Solimano, Allazim
[N° 14. Aria]
ALLAZIM
Ihr Mächtigen seht ungerührt
Auf eure Sklaven nieder,
Und weil euch Glück und Ansehn ziert,
Verkennt ihr eure Brüder.
Voi potenti, con indifferenza
abbassate lo sguardo sui vostri schiavi,
e poiché godete fortuna e autorità,
disconoscete i vostri fratelli.
Nur der kennt Mitleid, Huld und Gnad’,
Der, eh’ man ihn zum Rang erhoben,
Des wandelbaren Schicksals Proben
Im niedern Staub gesammelt hat.
Conosce pietà, bontà e clemenza
sol chi, prima di essere innalzato,
ha sperimentato nella polvere vile
le prove dell’instabile destino.
Solimano non si commuove a tali parole e conferma il supplizio anche per Allazim, che commenta tra sé la sentenza con una frase oscura: «Una buona azione mi costa oggi la vita, come un giorno mi costò la libertà.» Solimano chiede spiegazione di tali parole, e Allazim gli rivela che quindici anni prima, presso Orano, dalla nave spagnola che comandava vide una pacifica imbarcazione turca assalita dai pirati: corse subito in suo soccorso, liberandola dagli assalitori, ma ciò gli spinse contro un’intera flotta pirata, che lo sconfisse decretando da allora la sua prigionia. Solimano si riconosce quale beneficiario del generoso gesto di Allazim, si rammarica di esserne rimasto all’oscuro per tanti anni, e a ringraziamento concede immediata libertà allo spagnolo. Questi oppone che non potrà vivere felice se i due compagni di fuga verranno uccisi, ma Solimano non intende cedere oltre.
Scena ottava
Gomatz e Zaide si preparano a morire, fra la commozione di Allazim e l’inamovibilità di Solimano.
Gomatz, Zaide, Allazim, Solimano
[N° 15. Quartetto]
GOMATZ
Freundin, stille deine Tränen,
Laß den Tod die Liebe krönen.
Amica, calma le tue lacrime,
fa che la morte coroni l’amore!
ALLAZIM
Welch ein Schmerz! mein Herze bricht. Che dolore, il mio cuore si spezza!
SOLIMANO
Alle Tränen nützen nicht. A nulla valgono le lacrime.
ZAIDE
Laß mich, Herr, allein verderben,
Ich bin schuldig, Gomatz nicht.
Signore, fa’ perire me sola,
io sono colpevole, non Gomatz.
SOLIMANO
Alle beide müßt ihr sterben! Entrambi dovete morire!
ZAIDE E GOMATZ
Laß allein/mit ihr mich untergehen Fa’ perire me sola/ fammi morire con lei
ALLAZIM
Soliman, ach hör’ mein Flehen,
Laß sie nicht zugrunde gehen.
Solimano, ah, ascolta la mia supplica.
non farli perire!
SOLIMANO
Fort, vergebens ist dein Flehen,
Laß sie nur zugrunde gehen.
A nulla valgono le lacrime.
Entrambi dovete morire!
ZAIDE E GOMATZ
Ach das Leben hat für mich
Keine Reize mehr in sich (ohne dich).
Ah, la vita per me
non ha più attrattive.
ALLAZIM
Mitleid, Herr, erhöre mich,
Mitleid, Herr, besänft’ge dich.
Pietà, signore! Ascoltami!
Pietà, signore! Calmati!
SOLIMANO
Fort, umsonst bemühst du dich,
Geh’. dein Fleh’n beleidigt mich.
Via, inutile è la tua supplica,
siano messi a morte ormai!
(In un colpo di scena finale si viene a sapere che Gomatz e Zaide sono in realtà due fratelli, e per giunta figli di Allazim. A tali rivelazioni anche Solimano si commuove, e da sovrano illuminato ridona a tutti la libertà)
FINE DELL’OPERA

(1) Testo tratto dal sito Di cose un po' al quale rimandiamo per la consultazione di altri libretti d'opera


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Ultimo aggiornamento 16 luglio 2020