Mario Pilati fu assunto giovanissimo, alla cattedra di armonia e contrappunto del R. Conservatorio di S. Pietro a Majella di Napoli, nel quale aveva compiuto gli studi di composizione, diplomandosi nel 1923, e fu poi insegnante di composizione nel R. Conservatorio di Palermo. Citiamo fra le sue opere una Sonata per flauto, un Sonata per violino, una Sonata per violoncello, un Quartetto, un Quintetto, musica varia per canto e pianoforte, per coro, per istrumentì diversi; Notturno, Tre pezzi per orchestra, Suite per pianoforte e orchestra d'archi, Concerto in do maggiore per orchestra, Bagattelle per piccola orchestra, Divertimento per ottoni, ecc.
A lato di questa varia produzione da camera e sinfonica egli dedicò larga parte della sua attività a lavori ispirati alla natia Napoli. Tali alcune Liriche su versi di Salvatore Di Giacomo, i Tre canti e i Due epigrammi napoletani per voce e orchestra da camera che furono presentati al Festival di Venezia del 1932, gli Echi di Napoli, raccolta di otto canzoni su vecchi testi popolari, e l'odierno Preludio, Aria e Tarantella che, pubblicato nel 1920 per violino e pianoforte, fu elaborato nel 1931 nella versione esclusivamente sinfonica che si eseguisce oggi.
Senza ricorrere, salvo che nelle primissime battute della Tarantella, a temi popolari, determinati, ma atteggiando l'invenzione melodica sui "motivi" caratteristici della tradizionale liricità partenopea, i tre pezzi non nascondono intenti anche descrittivi e coloristici, quasi tre tempi o momenti di una "rapsodia napoletana". Così nel Preludio, in cui ricorrono voci e richiami diffusi fra vicoli e piazzette della vecchia città in una fresca mattinata settembrina. Il violino, a solo, accenna in forma di cadenza, un ritornello insistente, che passa poi agli archi mentre gli strumentini intrecciano rapide figurazioni. Segue un canto appassionato di. violoncelli, che in successivi sviluppi ricchi di particolari lirici e descrittivi costituisce la parte centrale del pezzo, e, come conclusione, la ripresa del primo episodio.
L'Aria ha un carattere di canzone marinaresca, nella quale si rilevano in abbondanza atteggiamenti tipici del melodiare napoletano, specialmente di quelli delle prime canzoni popolari del settecento e del primo ottocento.
Nella prima parte del tema della Tarantella è riconoscibile la famosa filastrocca Cicerenella. Ad un inizio oscuro e tumultuoso seguono vari episodi nella caratteristica vivacità della danza. Questa viene ad un certo punto come interrotta da un episodio capriccioso di carattere canzonatorio, poi è ripresa improvvisamente nella sua forma iniziale. Un ritorno del tema del Preludio, nel movimento però della tarantella, conclude la composizione.