La partitura autografa di Elegia per grande orchestra di Amilcare Ponchielli è conservata nella biblioteca del Conservatorio "Giuseppe Verdi" di Milano, dove Ponchielli insegnò Composizione negli ultimi anni di vita, avendo tra i suoi allievi anche Puccini e Mascagni. Sull'autografo si legge la dedica "All'Illustre Società Orchestrale di Milano", una sorta di antica versione della Filarmonica della Scala, formata dai musicisti del Teatro e fondata nel 1879 da Franco Faccio per far conoscere al pubblico il grande repertorio sinfonico europeo. Sulle parti orchestrali, invece, un'annotazione a matita getta un po' di luce sul carattere del lavoro: "Triste rimembranza! Dolore! Cuore infranto!". Non abbiamo, purtroppo, altre notizie sulla composizione, né se sia mai stata eseguita in pubblico ai tempi di Ponchielli, che potrebbe averla scritta in vista della commemorazione di un personaggio illustre, forse Stefano Ronchetti Monteviti, Direttore del Conservatorio di Milano, che nel 1881 gli aveva lasciato la cattedra di Composizione. Ponchielli, peraltro, ha scritto tra il 1870 e il 1886, anno della scomparsa, almeno sei elegie commemorative, comprese quelle per Alessandro Manzoni nel 1873 e per Giuseppe Garibaldi nel 1882. Un'ipotesi interessante, avanzata dallo studioso Anselm Gerhard, è che l'Elegia fosse stata composta nel 1883 per commemorare la scomparsa di Richard Wagner, una notizia che aveva colpito persino Verdi, al punto di fargli scrivere a Giulio Ricordi il 15 febbraio: "Triste! Triste! Triste! Vagner è morto!!!". In quell'anno, infatti, la Società Orchestrale tenne a Milano ben quattro concerti con musiche di Wagner, tutti diretti da Faccio, così come fecero le Società Orchestrali di altre città, come Napoli, Torino, Firenze, Roma. Ponchielli era cresciuto nel seno della tradizione melodrammatica italiana, ma non aveva pregiudizi sulla musica di altri Paesi, né tantomeno sulle nuove concezioni drammaturgiche professate da Wagner. Nel 1878 era rimasto profondamente impressionato dalla partitura di Lohengrin, che aveva diretto a Roma in alcune prove dell'opera, dove era stata scritturata come protagonista la moglie Teresina Brambilla. Che la partitura di Ponchielli risenta l'influsso della musica di Wagner è evidente, specie nella sonorità della parte iniziale del breve lavoro, tuttavia non sembra l'unico maestro del suo tempo a riecheggiare tra le pagine dell'Elegia. Il Tristano ha certamente lasciato una traccia, per esempio nel melanconico assolo del corno inglese alla fine della parte centrale, ma anche l'orchestra di Brahms, con i suoi densi impasti degli archi, ha inciso sul suono di Ponchielli, e forse anche l'uso drammatico degli ottoni è un ricordo delle partiture di Cajkovskij. Il succo del discorso, tuttavia, è che Ponchielli sapeva fondere in maniera originale ed elegante, nel suo stile melodrammatico, tanti elementi della musica europea, facendo di lui un musicista con le radici ben piantate nell'opera italiana ma con i rami protesi verso il mondo contemporaneo. Se non fosse scomparso prematuramente, Ponchielli avrebbe potuto essere un interessante ponte tra la musica di Verdi e quella della cosiddetta Giovane scuola. Ma forse i semi della sua arte sono caduti nella mente del giovane Puccini, il suo miglior allievo, e fioriti ben oltre il recinto del suo mondo.
Oreste Bossini