I promessi sposi
Melodramma in quattro atti
Testo del libretto
Prima versione del 1856
Edizione: Erede Manini, Cremona, 1856
PARTE PRIMA
Scena prima
Luogo campestre. Veggonsi varie case villereccie tra le quali a destra dello spettatore, quella
di Don Abbondio Pievano del villaggio. In distanza il palazzotto di Don Rodrigo.
All' alzarsi della tela odesi internamente il seguente:
Coro
Oh bella vergine — schiudi il tuo core
Alle recondite — gioje d' amore
Amica l'alba spunta e t'invita
Alle delizie — di nuova vita
Ve' come il raggio del dì nascente
Oggi più limpido — brilla nel ciel.
T'affretta al talamo — lieta, fidente
i voti a compiere — del tuo fedel
(sul finire del Coro esce Renzo dalla casa di Don Abbondio).
Scena seconda
Renzo
Oh ciel! che ascolto! — Oh deliziosi canti
Che d' amor le gioje
Tutte svegliale in petto . . . illusion vana
Sono i vostri presagi
Lucia! da queste braccia
Ti strappa umana tigre
Che di Rodrigo ha il nome. Empio! ma s'ella . . .
Ah lunge o rio sospetto
Lungi da me. Su quel rosato labbro
Della menzogna il serpe non s'annida
Della vendetta or sol m'arde il desio.
Trema per te se perderla degg'io . . .
(volgendosi con ira al palazzotto di Don Rodrigo)
All'umile ostel natio
A' miei colli io sol vivea
Quando scosse il pensier mio
Un'angelica beltà.
E d'insolito desio
Arsi in cor che ugual non ha.
Le svelai la fiamma ardente
Lieta accolse i voti miei
E ne' giuri miei fidente
L'amor suo mi consacrò.
Possederla eternamente
Oggi invano il cor sperò.
Scena terza
Lucia e detto
Lucia
É desso . . . Renzo . . .
Renzo
Lucia!
Lucia
Qui venni
Furtiva a chiederli del nostro Imene!
Renzo
Triste è l'annunzio!
Lucia
Che di' mio bene?
Parla, deh svelami questo mister.
Renzo
Sappi, che un empio, di te invaghito
Il nostro nodo volle spezzalo . . .
Lucia
Chi mai? Che ascolto!
Renzo
Lo scellerato
È Don Rodrigo!
Lucia
E a tanto osò!
Renzo
Ah dunque ignota a te non era
Quest' esecrabile perfida trama?
Lucia
Io . . .
Renzo
Forse . . .
Lucia
Dubiti del cor che t'ama?
Renzo
(Ah no! quest'angelo mentir non può)
Lucia
Se rammentassi i palpiti
Che mi svegliasti in core
E l'abbandono, e l'estasi
E il mio gioir d'amore;
Comprenderesti o misero
Ch'io finger non potrei
Che sempre il sol tu sei
Soave mio pensier.
Renzo
(Oh quante care immagini
La voce sua ridesta
Ella mi scende all'anima
Ignoto ardor vi desta.
Pura è qual giglio candido
Che appena s'apre al sole,
Come le sue parole
Son puri i suoi pensier.)
Lucia
Renzo . . .
Renzo
Lucia perdonami
Amor mi fe' demente . . .
Lucia
M'ami? . . .
Renzo
Se t'amo . . . esprimere
Vorrei . . .
Lucia
Oh il cor lo sente . . .
Renzo
Ma Don Rodrigo . . .
Lucia
Veglia
Sugi'innocenti il ciel.
A due
Più non pavento il barbaro
Se tu mi sei fedel.
Scena quarta
Contadini e detti
Contadini
Oh gli sposi! . . . Evviva! Evviva
Giunto alfine é il dì bramato
Renzo
(mestamente)
Grazie amici io vi son grato
Lucia e Renzo
(Oh momento di dolor!)
Contadini
Ma cos'avvenne? Ch'enigma è questo?
Alcuni
La sposa pallida? . . .
Altri
Renzo si mesto?
Tutti
Su via narrateci . . . lo sposalizio? . . .
Renzo
Oh dura sorte. Più non si fa.
Contadini
Come! Che dici? Chi lo contende?
Renzo
Un uom perverso . . . un esecrato.
Contadini
Coraggio o Renzo, Invendicato
Cotanto oltraggio non resterà
Renzo
Voi mi tornate la gioja in core . . .
Ma . . .
Contadini
In noi t'affida! Chi mai sarà?
Lucia
Oh me meschina!
Contadini
Chi mai? lo svela!
Renzo
È Don Rodrigo! . . .
Contadini
(trasalendo e colpiti da spavento)
Fatalità . . .
Ardita è l'opera . . . serio è l'impiccio . . .
(tra loro con paura)
Da cento bravi . . . . egli è protetto
Ed i vassalli sol per sospetto
Fa scorticare . . . non ha pietà . . .
Renzo
Voi vacillate? . . . Tremate or voi?
Contadini
Oh che sospetti! teco siam noi!
Renzo
Alla vendetta che il core anela
Meco voi tutti? . . .
Contadini
Si, lo giurìam.
Renzo
Il desio della vendetta
Tutto invaso ha questo core
Il tuo corso o tempo affretta
Ch'io punisca il traditore
Tremi l'empio, maledetto
Per me il ciel lo punirà.
Lucia
Frena o Renzo quel furore
Che t'acceca e ti divora
Ti conforti nel dolore
Il pensier di chi t' adora
Ed il vindice supremo
L' innocenza salverà.
Contadini
È l'offesa sanguinosa
Giusta è l'ira che t'accende
Tu difender dei la sposa
Punir devi chi l'offende
Se rinunzi alla vendetta
Tu commetti una viltà.
(sono per incamminarsi . . . odesi un suono di
cornette da caccia . . . tutti si arrestano)
Renzo
Zitti . . .
Lucia
Ciel! . . .
Contadini
Qual suon!
Renzo
Rodrigo! . . .
Or si compia il nostro intento . . .
(dal fondo della scena passano alcuni Bravi dì Don Rodrigo)
Contadini
Vedi! . . . i bravi . . .
Renzo
(snuda il coltello)
Ecco il momento . . .
Contadini
Presto, presto via di qua.
(impauriti fuggono)
Scena quinta
Renzo e Lucia
Renzo
Son scomparsi . . . ed io demente
Posi in loro mia fidanza
Lucia
Deh ti calma . . .
Renzo
Or di speranza
A me resta un raggio sol . . .
Lucia
Che mai pensi . . .
Renzo
E fia compito . . .
Oh Lucia, m'attendi
(partendo)
Oh duol!
Scena sesta
Lucia sola
Lucia
Dio ti ringrazio che sventasti forse
Una tremenda scena . . . Oh in qual cangiossi
Acerbo duolo la primiera gioja!
Oh se a placar di quel perverso il core
Trovar potessi un mezzo . . . ah! un uom soltanto
Farlo potria . . . il venerando veglio
Che mi ha cara qual figlia. A lui si voli
E da me il tutto apprenda.
Al celeste parlare al sacro aspetto
Forse commosso fia dell'empio il petto.
Come dolce a me discendi
Alma speme in fondo al core
Il coraggio a me tu rendi
Addolcisci il mio dolor.
Mi ricordi un Dio pietoso
Degli oppressi difensor
Cara speme, in te riposo
Allontana ogni timor.
(parte.)
Scena settima
Salotto nel Palazzo di Don Rodrigo. Appesi alle pareli vedonsi ritratti di famiglia.
Don Rodrigo, poi Griso.
Don Rodrigo
Olà . . .
(entra un vecchio servo)
Qui venga il Griso
(servo parte)
Oh ardente brama
Che tulto il cor m'accendi, e non mi lasci
Di tregua un solo istante . . . alfin sarai
Paga pur tu . . .
Griso
(entrando)
Signor.
Don Rodrigo
Seguisti o Griso
Il mio voler?
Griso
Si.
Don Rodrigo
E qual n' ebbe successo?
Griso
Il più brillante. Da terror conquiso
Don Abbondio lasciammo, e fien sospese
Le nozze . . .
Don Rodrigo
Or vanne
(Griso parte)
Oh insolito contento.
Che mi tolgan Lucia più non pavento
Vaga siccome un' iride
Che il fosco cielo indora,
Quella ridente immagine
Mi sta dinanzi ognora.
Ch'altri la tragga al talamo
Non lo consente il cor
Troppo per lei quest'anima
Si strugge in cieco ardor.
Scena ottava
Griso e detto, poi l'Eremita.
Griso
Signor, licenza di parlarvi chiede
Quel sì noto Eremita.
Don Rodrigo
Egli! . . . s'avanzi.
(Griso parte)
Ghe mai desia da me . . . forse . . .
Eremita
Signore
A voi sia pace.
Don Rodrigo
Che ti guida?
Eremita
Un dolce
Raggio di speme che un sol vostro accento
Ridonar può la gioja a chi fu tolta.
Don Rodrigo
Ti spiega.
Eremita
Alcuni, ch'an l'alma traviata
Usurpar vostro nome, onde atterrire
Un buon pastor, perchè più non compisse
Il suo sacro dover. Voi sol potete
Confondere costoro, e far giustizia
A due poveri amanti . . .
Don Rodrigo
Io non t'intendo
Ne so che far per te.
(per partire)
Eremita
(trattenendolo)
No, non si niega
Giammai soccorso a chi piangendo prega.
Deh commova il vostro core
Di pietade il sacro accento
Per chi vive nel dolore
Vi piegate al mio parlar.
Può due cuori sventurati
Che son l'uno all'altro nati
Un sol cenno un detto solo
Dall'angoscia sollevar.
Don Rodrigo
La pietà mi parla al core
(con ironia e scherzando)
Son commosso al vostro accento
Chi travaglia nel dolore
Io son uso a sollevar.
Ma que' cori sventurati
Se son l'uno all'altro nati,
Se in amor costanti sono
È mio debito provar.
Eremita
Per l'onor per la vostra coscienza
Rispettate o Signor l'innocenza.
Don Rodrigo
Che mi vai temerario vegliardo
Di coscienza parlando e d'onor?
Eremita
Perdonate . . . ho trasceso . . . ecco al piede
Mio Signor supplichevole imploro
Vi piegate benigno a coloro
Del villaggio salvate l'onor.
Don Rodrigo
Ebben va . . . consolati li rendi
La fanciulla qui adduci; e protetta
Fia da me Don Rodrigo.
Eremita
sdegnato)
Che intendi?
Uomo iniquo!
Don Rodrigo
Che ardisci . . .
Eremita
Crudel!
Don Rodrigo
Trema o vecchio . . .
Eremita
Tremar sol tu dei . . .
Tu, che insulti la legge del ciel.
Empio! tu vuoi de'miseri
Mercanteggiar l'onore
Rapire a quell'ingenua
Dell'innocenza il fiore.
Trema sciaurato! il turbine
Sul capo tuo già romba
Ti schiuderà la tomba
Il fulmine del ciel.
Don Rodrigo
Frena queir ira, o veglio
Esser ti può funesta
Sol dal punirti o misero
Quel bianco crin m'arresta.
Va . . . se t' è caro il vivere
Al mio furor t'invola
Se aggiungi una parola
Più non t'è scudo il ciel.
Esci... Già troppo osasti
Paventa il mio furor.
Eremita
Alle minacce o perfido
Non trema questo cor.
Don Rodrigo
Va . . . esci . . .
(lo spìnge per cacciarlo)
Eremita
(in tuono profetico)
Ah verrà un di . . .
Don Rodrigo
(come intimorito)
No . . .
Eremita
Il ciel ti maledì!
(esce.)
Fine della Parte Prima.
PARTE SECONDA
Scena prima
Due camere d' una stessa osteria — Nell'una sta Renzo con Tonio e Gervaso, nell'altra Griso coi Bravi di Don Rodrigo, indi lo stesso — Tutti stanno seduti bevendo.
Renzo
(a Tonio)
Dunque amico . . . intendesti il mio disegno?
Ma prudenza . . . se vuoi che il pievan cada
Dentro il tranello . . .
Tonio
Lascia a me l'impegno
Del mio debito parlo e il tengo a bada
Sino al vostro arrivar.
Renzo
(alzandosi)
Io giungo, e grido
Quest'è mia sposa . . .
Tonio
E noi . . . son testimonio
(alzandosi esso pure ed accennando con Gervaso)
Renzo
L' affare è fatto, or quell'iniquo io sfido
Tonio
Puoi tener già conhiuso il matrimonio.
(tornano a sedere)
Griso
(ai Bravi)
Avete il tutto in pronto? È presso l'ora
Che all'impresa fu scelta
Alcuni Rravi
E Don Rodrigo?
Altri
Qui fia tra pochi istanti
Griso
(ridendo)
Il buon villano
Beve nell' altra stanza e il tutto ignora.
Bravi
(ridendo esii pure)
Che il Diavolo se l'abbia in sua malora
(bevono)
(entra Don Rodrigo)
Il Signor nostro . . .
(alzandosi e movendo ad incontrarlo)
Don Rodrigo
Ebbene
Che disegnaste?
Bravi
Udite . . .
Dalla bella non lontano
V'ha una casa inabitata
Che distrutta un dì dal foco
Più non fu riedificata
Colà, credono i villani
Stien le streghe ad albergar
Che con balli orrendi e strani
Fan que' muri traballar.
Don Rodrigo
Là fissate vostra stanza.
Renzo
Ciel! qual voce! . . . Amici udite? —
Don Rodrigo
(ai Bravi)
Di narrarmi orsù finite
Renzo
Don Rodrigo . . . che sarà . . .
Bravi
Nel tugurio accovacciati
Le tenébre attenderemo
Zitti, zitti, e mascherati
La tua bella rapiremo
Del mistero il negro ammanto
L'opra nostra avvolgerà
E d'amor novello incanto
Nostro ardir t'appresterà.
Don Rodrigo
Eccellente è il vostro piano
Renzo
Giusto ciel! che intesi mai!
Don Rodrigo
(ridendo)
Ritrosetta, or mia sarai
Renzo
Quali accenti! oh mio furor.
Don Rodrigo
Proverai che amor profano
Nulla cede a casto amor.
Già il pensier mio dipingami
Gioje di paradiso.
Già scende grato all'anima
L' angelico sorriso.
Dei vezzi onde s' abbella
Pudor la fa più bella
Di voluttade il calice
Io liberò per te.
Renzo
È là . . . solo ne separa
Questo sì fragil legno . . .
Vorrei piombar sul perfido
Punir vorrei l'indegno.
Ma qual tant'ira preme
Vago pensier di speme . . .
Sei tu sospir dell'anima
Che fermi il braccio a me.
Bravi
(tra loro)
(Che possa a noi resistere
Mortal alcun non v'è.)
Tonio
(a Renzo)
Perchè sì mesto? . . . Allegrati
Riponi in noi tua fe'.
Don Rodrigo
Su, dunque o fidi all'opera
Bravi
Pronti noi siam . . .
(odesì il suono lontano di una campana)
Tutti
Qual suon!
Renzo
L' Ave Maria! . . . non perdasi
Amici un sol momento.
Tonio
Andiam . . .
Bravi
(indossando saj da pellegrino)
Nostr' armi celinsi
Con tal travestimento.
Don Rodrigo
Desiato istante affrettati
Non mi tradire amor.
Renzo
Ciel, non voler che l'ultima
Speme sia tolta al cor.
Non tradirmi o sorte infida
Nel desiro che m' accende,
I miei passi o ciel tu guida
Tu dà premio alla mia fe'.
Rende cara a me la vita
Il suo sguardo il suo sorriso
Se al mio core ell'è rapita
Ogni speme è tolta a me.
Don Rodrigo
È destin del viver mio
Quest'amor che m'arde in petto,
Sulla terra ogn'altro oggetto
Sprezzo ed ira desta in me.
Mi seduce il suo candore
Il seren del suo sorriso
Più bel viso, più bel fiore
Più bell'angelo non v'è.
Tonio
(a Renzo)
Vien con noi... Lucia t' attende
Indugiar più non si de'.
Bravi
Perirà chi ne contende
Tutto ardire ormai si de'
(tutti partono.)
Scena seconda
Luogo campestre come nella Parte Prima — Quasi notte — L'Eemita ed il vecchio servo di Don Rodrigo.
Eremita
Tutto or m'è noto . . . Iddio mercè ti renda
(servo parte)
Qual trama orrenda e vil . . . Oh almen potessi
Ritrovar gl'infelici . . . Ma strapparli
Agli artigli dell'empio, la tua mano
Saprà gran Dio! Tale onta ah non consenti
Piombi sul capo ai poveri innocenti,
Al tuo trono o sommo Iddio
La mia prece umile ascenda
Sovra un cor sì duro e rio
Deh la grazia tua discenda.
Tu m'assisti alla difesa
Di sì puro e santo amor
Tu lo salva dall'offesa
Di violento seduttor.
Scena terza
Dal fondo, Griso con alcuni Bravi avvolti nei saj e detto.
Griso
Alta è la notte . . .
Bravi
Pronti al cimento.
Moviam concordi...
Eremita
Oh Dio! che sento!
Griso
Coraggio . . .
Eremita
I Bravi . . .
Bravi
Or via, si vada
Già Don Rodrigo ne attenderà.
Griso e Bravi
Ardir estremo! . . . Presta la spada!
Il Signor nostro ci premierà
(tutti allontanano)
Eremita
Che far or deggio? Seguiam costoro
Forse la trama fin non avrà.
(li segue da lungi.)
Scena quarta
Dalla parie opposta a quella ove incamminansi i Bravi, sorte Renzo, Lucia, Tonio e Gervaso, indirizzati verso la casa di Don Abbondio. — Notte completa.
Tonio
Qui m' attendete e subito
Al cenno entrate in casa
(entra in casa di Don Abbondio con Gervaso)
Lucia
Io tutta tremo.
Renzo
Ho l'anima
Da cento affetti invasa.
Lucia . . .
Lucia
Mio Renzo . . .
Renzo
Gelida
É la tua man . . . Che temi?
Lucia
Nulla . . . Lo spirto m'agita
La speme ed il timor.
Renzo
Ti calma, oh di noi miseri
Avrà pietà il Signor.
a due
Oh mia/o diletta/o abbracciami
Ti stringi a questo core
Ah forse al nostro amore
Benigno il ciel sarà.
Renzo
No, più non vegga scorrere
Da' tuoi begl'occhi il pianto.
Lucia
Sorriderti soltanto
Vorrei ma il cor nol sa.
REnzo
(osservando a destra)
Ecco il segnale . . . Entriam
(entrano nella casa di Don Abbondio.)
Scena quinta
L'Eremita dal fondo, agitato.
Eremita
Fu vana ogni ricerca
Ma i Bravi pur non rinvenir Lucia
Ma dove ti nascondi o giovinetta?
(odesi un grido di dentro)
Qual grido! Oh rio sospetto in mano agl'empj
Forse caduta or è?
(suono di campana a martello.)
Scena sesta
Renzo e Lucia, smarriti dalla casa di Don Abbondio. Don Rodrigo e Griso dal fondo e detto.
Renzo
Non ha voluto
Che schernirmi la sorte
Eremita
Ciel! qual voce!
Renzo!
Renzo
Chi è là?
Eremita
Non mi ravvisi?
Don Rodrigo
(piano a Griso)
Griso son tutti qua raccolti.
Eremita
(a Renzo ed a Lucia)
Presto
Meco venite. Il lupo intorno veglia
Renzo
Comprendo.
Don Rodrigo
(a Griso)
Sia rapita.
(chiarore e rumore che viene approssimandosi)
Tutti
Qual rumore
Eremita
Partiam.
Griso
(a Don Rodrigo)
Tutto è finito . . . I contadini.
Eremita
Chi è qui?
(incontrandosi in Don Rodrigo)
Don Rodrigo
(a Griso)
T'ascondi . . .
(Griso si ritira.)
Scena settima
Contadini e contadine con fiaccole accese.
Contadini
Cos'è accaduto?
Lucia, Renzo e Eremita
(al chiarore delle fiaccole riconoscendo Don Rodrigo)
Ciel! Don Rodrigo!
Contadini
Il caso è strano
Renzo
Oh mio furore!
(snuda il coltello)
Eremta
Ti frena insano
Un motto solo perder ti può. —
Don Rodrigo
Raffrenati o smania che il petto m'accendi
Ti cela dell'alma funesto deliro
Al caso inatteso malgrado t'arrendi
Seguir la tua voga concesso non t'è.
Se il colpo i miei fidi, delusi falliro
D'averla non temo, la forza è con me.
Renzo
(appena trattenendosi)
Oh troppo la rabbia nel petto mi freme
Ben tutti gli affanni quest'anima or sente
Fia dunque per sempre svanita ogni speme
D'amore fia morta la gioja per me? . . .
Lo sdegno represso si sveglia furente.
Più forte o Rodrigo divento di te.
Lucia
(a Renzo)
Quell'odio che serpe d'entrambi nel core
Oh Dio se tu il brami fa meco sia spento
Il fallo perdona, fu eccesso d'amore
Sol io son la rea punisci sol me
No, reggere al duolo che in petto mi sento
Lo stanco mio spirto capace non è.
Eremita
(a Renzo)
Quell'ira assopisci sta in te sconsigliato
Non vedi il periglio, chi sfidi . . . non sai?
Deh pensa all'oggetto che il cor t'ha beato
Colei che a te solo sacrò la sua fé'.
Si crudo ver essa cotanto sarai?
Non vedi? ella geme . . . paventa per te.
Contadini
(fra loro)
Più strana faccenda, più torbido arcano
Giammai non si vide giammai non si diè.
Don Rodrigo
Si raggiungano i Bravi . . . Oh! fra poco
Di Rodrigo vedrete il rigor.
(s'invola furibondo)
Contadini
Egli parte . . . ma il guardo ha di foco
E l'accento gli tronca il furor.
Eremita
(dopo essersi assicurato della partenza di Don Rodrigo)
O miei figli, lasciarvi conviene
E sottrarvi a quell'ira . . .
Renzo
Giammai!
Lucia
(supplichevole a Renzo)
Deh ti pieghino il cor le mie pene
Renzo
(a Lucia)
Io lasciarti . . .
Eremita
T'è forza . . .
Renzo
Oh dolor! —
Tutti
Qual d'angoscia crudele momento
Quale istante d'affanno crudel!
Renzo
Ebben: cedo al tuo pianto: ma giura . . .
Lucia
Il mio labbro non fia menzogner.
(l'Eremita trae seco Lucia e Renzo, s' allontana coi Contadini)
Renzo
Non scordarmi se è ver che m'amasti
Ma sovente mi volgi il pensier . . .
Lucia
Il mio strazio, il mio duolo ti basti
Mentre io piego al supremo voler.
Eremita
Renzo il ciel t'accompagni.
REnzo
(piangendo)
Oh Lucia!
Lucia
Addio Renzo!
Eremita e Contadini
Fidate nel ciel!
(Renzo ed i Contadini s' allontanano da una parte, l'Eremita e Lucia dall'altra)
Fine della Parte Seconda.
PARTE TERZA
Scena prima
Sala d'armi nel castello dell'Innominato. Porte laterali.
Seduti ad alcune tavole stanno i suoi Bravi gozzovigliando.
Coro
Fra le tazze di vino spumanti
Fra bellezze agli sposi rapite
Fra i singulti di teneri amanti
In tumulti fra risse e ferite,
Scorre lieta la vita de' Bravi
Ne del ceppo li turba il timor
Che lor scudo ne' rischi più gravi
Del castello è il potente Signor.
Scena seconda
L'Innominato, indi Griso, poscia Don Rodrigo e detti.
Innominato
(ai Bravi)
All'orgia intenti ancor vi trovo? Oh cessi . . .
Cessi alfin quel contento.
(da se)
Ingiusto cielo! . . .
Costoro usi al delitto e pronti sempre
Ciecamente a compire i cenni miei
Vivon tranquilli, . . . mentre me distrugge
Arcano duol, sì che il viver m'annoja.
Passano i dì tuffati in strana gioja.
Griso
Signor
Innominato
Che vuoi?
Griso
Precedo il vostro amico
E mio nobil Signor che a voi domanda
Di favellar.
Innominato
Ah, Don Rodrigo (Al certo
Uopo ha di me costui)
Don Rodrigo
(entrando)
Salute amico.
Innominato
Oh il ben venuto.
(ai Bravi che partono)
Uscite.
Oh qual ti guida a me propizia sorte?
Don Rodrigo
Desio che il cor non arse mai più forte.
Una fanciulla angelica
Sospir de' sogni miei
Che a possederla ahi misero
Ogni mio ben darei
Fu tolta al mio desiro
Da un uom che sacro è al ciel,
E nel vicin ritiro
Forse già veste il vel.
Innominato
E chiedi?
Don Rodrigo
A te mi volgo
A te che tanto puoi
Innominato
(dopo pausa)
Fien paghi i voti tuoi.
Compir quanto desideri
È ciò che anelo in cor.
Tu sai che alcun resistere
Non tenta al mio potere
Si piega al mio volere
L'avversa sorte ancor.
Don Rodrigo
(Di quale speme insolita
M'empì quel grato accento
Tutte nel cor già sento
Le gioje dell'amor.)
Innominato
Domani in tua balia
Sarà la bella . . .
Don Rodrigo
Oh gioja!
Innominato
Il nomo suo?
Don Rodrigo
Lucia
Innominato
Or vanne e non temer.
(partono da opposte parti.)
Scena terza
Giardino di un convento. In fondo cancello che mette sulla via. Da un lato il monastero.
Dall'altro l'abitazione privata della Signora di Monza.
Lucia e la Signora vestita a lutto escono dall' abitazione privata.
Signora
Vieni o fanciulla; la mestizia mia
Teco è più lieve.
Lucia
Alla devota prece
Muover convien.
Signora
Restiam insino che il pio
Canto intuonin le Suore al sommo Iddio
Lucia
Come vi aggrada
Signora
Or dimmi
Dal dì fatal che ti si tolse a Renzo
Di lui più non avesti alcuna nuova?
Lucia
Nulla più non ne intesi (Il ciel lo guidi
Che male non gl'incolga!)
Signora
(Almen costei
Di dolce speme l'alma sua consola
Ogni conforto il ciel tolse a me sola.)
Lucia
Che vi turba o Signora? il vostro affanno
Troppo m'è grave al core.
Signora
(interrompendola)
Oh taci, taci!
Egli è un mistero orrendo.
Non ti lice squarciarlo.
Lucia
Ahimè che intendo!
Signora
A te serbò l'incanto
Il ciel d'un puro amore
Il nappo del dolore
Serbò il destino a me.
Allor che per te sorga
Aurora più felice
Rammenta l'infelice
Che pianse un dì con te.
Lucia
Tergete omai quel pianto
Che in sen mi spezza il core
In ciel tanto dolore
Un giorno avrà mercè.
(suoni sacri dal monastero)
Udite il sacro suono?
Ora s'appresta il rito . . .
Signora
Andiam
(incamminandosi)
(Quando compito Sarà il martirio o ciel?)
(entrano nel monastero.)
Scena quarta
Dopo alcuni istanti odesi internamente il seguente:
Coro di Suore
Oh santa Vergine
Madre di Dio
Salva il tuo popolo
Devoto e pio
Dall'infernale
Persecutor.
Conforta i deboli
Doma i potenti
Consola i miseri
Nel duol languenti
Infondi all'anime
Fraterno amor.
(esce lentamente la Signora)
Signora
Oh sacri carmi! altrui sì cari, il labbro
Vi pronunziò, ma il pensier mio frattanto
Vagava in fondo a un vortice d'affetto.
Il cor mi strugge in petto
Amor che il ciel condanna. Oh me meschina
E questo atroce duol, chi lo conforta?
Ogni speme per me qui in terra è morta
Ah padre, padre e tu crudel cotanto
Qui mi volesti in preda a duro pianto.
Involontaria vittima
A quell'altar m'offriro
E il fato inesorabile
A crescermi il martiro
D'amor la fiamma indomita
Ratto m'accese in cor.
E già tremendo un vincolo
Mi lega a un uom fatale
Giogo sì duro ahi misera
Non v' ha quaggiù l'eguale
T'affretta o morte a spegnere
L'immenso mio dolor.
Perchè più resto? . . . il mio destin mi chiama
Ove ragion mi vieta e il cor più brama.
(entra nell'abitazione.)
Scena quinta
Lucia dal convento.
Lucia
Oh come è dolce all'alma mia dolente
Il vivere secura e solitaria
In questo santo loco; non mi turba
Il core alcun sospetto . . .
Alcun qui move . . . è la Signora . . . ahi quanto
Ella è commossa . . . corrucciata tanto
Giammai la vidi . . . essa talor desia
Sola restarsi . . . a sè talor mi chiama . . .
Ora partiamo . . . a lei verrò se il brama.
(allontandosi frettolosa.)
Scena sesta
Esce fortemente agitata dalla sua abitazione, la Signora tenendo in mano un foglio. Quindi i
Bravi dell'Innominato al di là del cancello. È sera.
Signora
Più resister non so. Quell'uom fatale
Mi spinge a nuova colpa; anche Lucia
L'innocente fanciulla
Dovrò tradire io stessa? —
(rimane concentrata)
Bravi
(comparendo)
Eccoci al loco . . . zitti, silenzio
Il colpo al certo . . . non fallirà
Zitti, silenzio, ci vuol prudenza
Il suo desiro si compirà
(si ritirano)
Signora
(scuotendosi)
Ah non fia ch'io tradisca la pietosa
Speme di chi l'affida alla mia cura —
Ma giusto ciel . . . forza è chinar la fronte
Alla fiera minaccia. Ah non poss'io
Il crudo contrastar destino mio. —
L'ora fatal s'appressa . . .
Terribile momento! —
Lucia!
Scena settima
Lucia e detta.
Signora
(a Lucia)
Vanne al convento
Qui presso . . . e adduci a me
Il pio guardian . . .
Lucia
Già scende
Scura la notte, e sola
Uscir . . .
Signora
Timor ti prende
Periglio alcun non v'è.
Non paventar va . . . vola . . .
Lucia
Il ciel sia scudo a me.
(esce dal cancello.)
(Partita Lucia, la Signora percorre agitatissima la scena . . . Dopo alcuni istanti di silenzio odesi gridar di dentro . . .)
Lucia
Lasciatemi o mio Dio morir mi sento! . . .
Signora
(prorompendo)
É questo della misera
Il disperato accento
Compito è il tradimento
Spezzar mi sento il cor.
Irato ciel puniscimi
E salva l'innocente
L'amor, mi fe' demente
Mi trasse a tanto error.
(parte forsennata.)
Scena ottava
Sala d'armi nel castello dell'Innominato, come nella Parte Prima, illuminata fiocamente da una lampada.
Lucia di dentro, indi in iscena trascinata dal Griso, affannosa ed atterrita, poscia l'Innominato.
Lucia
(esce)
Deh per pietà, deh per pietà mi lascia
Dove mi traggi? ahimè muojo d'affanno
(Griso la lascia e scompare)
Dove son io? . . . Forse in poter dell' empio
Che mi persegue . . . Oh Madre dell' Eterno!
In questa estrema offesa
Se m'abbandoni, quale avrò difesa? —
(cade in ginocchio e prega)
Oh Santa Vergine, del ciel Regina
Pietà ti prenda, di me meschina
Ti degna infondermi vigor consiglio
In questo estremo, fiero periglio . . .
Quant'è d'un'anima delizia e vita
Io t'offro in dono . . . ma dammi aita
(cava un' effigie)
Su quest'immagine, io lo prometto
Da vano affetto fia puro il cor
Ne Renzo al talamo, m'avrà lo giuro
Se per te puro serbo l'onor.
(Entra intanto dal fondo l'Innominato, il quale
si ferma ad osservare Lucia.)
Innominato
Prega . . . del ciel la misera
Forse soccorso spera
Non sa che quivi impera
Qual fato il mio voler.
(Lucia vedendo l'Innominato corre a gettarsi
a' suoi piedi)
Lucia
Pietà . . . piangente e supplice
A piedi tuoi son io
Che giova il duolo mio
Al grande tuo poter?
Ti muovan le mie lagrime
Mi togli a queste pene.
Mi lascia . . .
Innominato
Omai conviene
Che tu qui resti ancor.
Lucia
Se nieghi farmi libera
Che non mi uccidi allor? —
Se d'uomo in seno hai viscere
Pietà di me ti prenda
Il pianto mio ti renda
Benigno al mio dolor.
Oltre la tomba un vindice
Noi troveremo in Dio
Ti piega al prego mio
Se vuoi dal ciel favor.
Innominato
(da sè)
(Quei detti . . . quelle lagrime
Quasi m'han scosso il cor.
Ma la promessa . . .) Quietati
(a Lucia)
N'andrai col primo albor.
(Lucia entra in una stanza indicatale dall'Innominato, dal quale ne vien chiusa la porta)
Scena nona
L'Innominato solo.
Innominato
Tutta mi scosse l'anima
Quel lagrimar quei detti . . .
Di misteriosi affetti
Invaso io sento il cor.
E un gel le fibre agghiacciami
Ignoto a me finor. —
Il suo destin si compia
Al mio si pensi poi . . .
Non più indugi . . .
(per partire.)
Scena decima
L'Eremita che già da alcun tempo si trova in fondo alla scena e detto.
Eremita
Arresta insano
Innominato
Che!
Eremita
T'arresta!
Innominato
Tu chi sei?
Eremita
Scorta e scudo di colei
Che caduta è in tuo poter.
Innominato
E tu ardisti in queste soglie
Penetrar? e che pretendi?
Eremita
La fanciulla a me tu rendi
E fia muta in te la voce
Del rimorso più feroce
Della smania più crudel.
Innominato
Di rimorsi a me favelli?
Tu non sai dunque ch'io sia?
Eremita
Ti conosco, ed ora udia
I tuoi detti di terror.
Innominato
(fra sè)
(Ei m'intese . . . oh mia vergogna)
Eremita
Si t'intesi . . .
Innominato
(Io fremo . . . io gelo)
Eremita
Son tue colpe scritte in cielo
Che tu sol puoi cancellar.
Innominato
Frena il detto, ardito veglio
Giudicarmi a te non lice.
Eremita
Ben dicesti . . . sol s'addice
All'Eterno il condannar.
Per superbia, vile, e folle
Nel delitto ognun sfidasti
Con te stesso ora contrasti
Hai de' tuoi misfatti orror.
Cedi; ah cedi; al ver ritorna.
Le tue smanie, il tuo spavento
Son d'Iddio l'irato accento
D'ogni colpa punitor.
Innominato
(fra sè)
Ei mi ha scossa tutta l'alma
Con quel guardo e quell'accento
Ognor cresce il mio spavento
Fredda man mi stringe il cor.
Ma piegarmi . . . ah non fia mai
Che si vil non sono ancora
Se il rimorso mi divora
Spegne il ferro ogni martor
Mio destin si compia omai
Qual si visse almen si muor.
(cava il pugnale e tenta ferirsi)
Eremita
Ferma o folle . . .
(trattenendolo)
Innominato
Ah lascia, lascia
Che si tronchi il viver mio . . .
Eremita
All'uom fuggi e non a Dio!
Innominato
Quali detti! o mio terror!
(gli cade il ferro.)
Eremita
Infinita è la clemenza
Di Colui che in cielo impera
In Lui sol confida e spera
Lui sol temi, e avrai pietà.
E se un dì, di morte e stragi
Trista sete avesti in petto
Or ti strugga un santo affetto
Di giustizia e carità.
Innominato
(commosso)
La tua voce scende al core
Quasi farmaco celeste
Son fugate le tempeste
Lieta calma in seno ho già.
Questi lumi hai schiusi al pianto
Egli è il ciel che in te favella . . .
E quest'alma a Dio rubella
Per te fida a Lui sarà.
Eremita
Si . . . tu piangi . . . hai pura l'alma
No, più macchia in lei non v'ha.
Scena undicesima
Lucia di dentro, poi fuori, indi i Bravi dell'Innominato e detti.
Lucia
La sua voce! è lui!
Eremita
Lucia!
Innominato
Tosto libera ella fia
(entra nella stanza di Lucia)
Lucia
(sortendo coll'Innominato)
Che m'avviene? . . . è un sogno il mio?
Eremita
(fra sé osservandola)
(Qual pallor!)
Lucia
(all'Eremita)
Qui vi vegg'io?
Innominato
(a Lucia)
O fanciulla mi perdona
Egli è il ciel che qui t'adduce
Tu sei l'angiol della luce
Della pace e di virtù.
Lucia
Ciel! qual gioja! . . . o santo veglio
Quanto debbo! . . .
Eremita
A Dio soltanto
Grazie rendi . . .
Lucia
Oh vero incanto!
Innominato
(fra sè)
(Opra d' uomo ah non fu).
Lucia
Grazie o Dio! Pura mi rendi
Al mio Renzo . . . (O sventurata
La mia fede ho al ciel giurata!)
(rimane pensierosa)
Eremita
Di Dio immensa è la bontà.
Innominato
O miei fidi!
(escono i Bravi)
Licia
(fra sè)
(Quale affanno!)
Eremita
(a Lucia)
Che! sì mesta?
Lucia
(imbarazzata)
Questa scena
M'ha commossa, e credo appena
D'esser resa a libertà.
Innominato
(ai Bravi)
Sempre uniti nel delitto
Meco foste o fidi miei,
Meco uniti or vi vorrei
Nel ritorno al giusto al ver.
Come al sangue alle rapine
Foste pronti al mio richiamo
Mi seguite, orch'io vi chiamo
Di virtude nel sentier.
Eremita
Tu l'umil tuo servo chiamasti gran Dio
A un'opra sì grande si degna di te.
No dir le tue lodi non sa il detto mio
Che labbro mortale capace non è.
Lucia
(sa sè)
Perchè a tanti affanni serbarmi gran Dio
Perchè non chiamarmi in cielo con te?
Tu è ver mi proteggi dal colpo più rio
Ma Renzo per sempre separi da me.
Innominato
Tu fosti pur meco pietoso o gran Dio
Prodigio più grande di grazie non v'è.
Il cor m'accendesti di nuovo desio
Che all'alma favella d'amore, di fe'.
Bravi
(tra loro)
Ognun qui ravvisa la mano di Dio
Che l'uom di tant'opre capace, non è.
(L'Eremita parte traendo seco Lucia. L'Innominato li segue unitamente coi Bravi.)
Fine della Parte Terza.
PARTE QUARTA
Scena prima
Salotto nel palazzo di Don Rodrigo come nella Parte Prima. Il tempo è burrascoso.
Don Rodrigo seduto ad una tavola alla quale s'appoggia è preso dal sonno. Di tratto in tratto
darà segni di viva inquietudine. Un colpo di vento spalanca una porta. Egli si scuote.
Rodrigo
(movendo verso la porta)
Sei tu? . . . no, m'ingannai
Ben tarda il Griso.
(torna a sedere, indi volgendosi indispettito . . .)
Oh quanto a me importuna
Sei bianca nebbia che intorno t'aggiri . . .
Larva d'un vecchio imbelle
Credi d'intimorirmi? Oh ben t'inganni . . .
E di timor io parlo . . .
Folle ch'io sono! pur cacciar non posso
Da me l'ombra sinistra . . .
Ma un' altra ne vegg'io . . .
Non mi fuggir o immagine adorata
Solo conforto d'un'alma innamorata.
(la tempesta sarà cessata)
È ver, Lucia fra le lagrime
Ti vedo e fra sospiri
Ma ognor più bella sembrimi
Nel pianto e ne' martiri
Per te sol vivo e palpito
Per te sol vivo ognor.
Se mi vien dato strìngerti
A questo sen, vedrai
Che saprò far risplendere
Di gioja i tuoi bei rai
Vedrai ch'eterna un'estasi
Ti preparai d'amor. —
Folle! di care immagini
Mi pasco; e Griso ancora
Non giunge; e già l'aurora
Spuntò del terzo dì . . .
Forse l'amico instabile
La data fe' tradì . . .
Scena seconda
Griso e detto.
Don Rodrigo
Oh Griso . . . solo! un fulmine
M'incolse . . .
(cade, sulla sedia)
Griso
Oh mio Signore
E vano ogni furore!
Don Rodrigo
Che? dessa . . . non è qui? . . .
Griso
L'amico al santo, al nobile
Parlar dell'Eremita
Mutò disegno, e vita . . .
Don Rodrigo
Ah vile! ed essa, ov'è? . . .
Griso
Al casolar suo reduce
Narrovvi l'avventura . . .
Don Rodrigo
Che dici? . . .
Griso
Ed a secura
Dimora volse il piè . . .
Don Rodrigo
Dove?
Griso
A Milan . . .
Don Rodrigo
Raggiungere
Vo' la fatal donzella.
Presto . . . i cavalli in sella . . .
Sull'atto io vo' partir.
(Griso parte)
A sottrarti al mio desiro
No non val potere umano,
Troppo grande è il mio martiro
Troppa fiamma invase il cor.
Fuggi pur, m'accendi in petto
Più tremendo il duro foco
Ma fia pago un tanto affetto
Tutto sfida, e vince amor.
(parte.)
Scena terza
Vicinanze di Milano. Vedesi da un lato una modesta abitazione. In fondo parte del lazzaretto.
Contadini e Contadine chi in piedi, chi seduti stanno fra loro parlando.
Alcuni Contadini
Del pentito Signor di Malanotte (
l'Innominato) Udiste?
Altri Contadini
Che si narra?
Alcune contadine
Co' suoi Bravi
Tenne in Lanzi in rispetto . . .
Altre Contadine
E noi venimmo
Un asilo a cercar tanto lontano
Alcuni Contadini
Or che vale il pensarci.
(sopraggiungono altri Contadini)
Ove volgete?
I sopraggiunti
Dalla città fuggiamo . . .
Gli altri
E perchè mai?
I sopraggiunti
Tremendo morbo vi scoppiò.
Gli altri
Che dite?
I sopraggiunti
Pur troppo il ver.
Tutti
Alle paterne mura
Or ne ricaccia più crudel sventura.
Ai cari tuguri natali
Ai colli diletti torniamo
Fra i boschi paterni cerchiamo
Conforto a sì tanto soffrir.
Fra quelle vallate ridenti
Cui tanto sorride natura
Ne sembri la sorte men dura
Men greve lo stesso morir.
Nel tempio modesto e devoto
Sciorremo la prece dolente
In cielo dell'umil credente
S'accoglie il fidente sospir.
(s'allontanano.)
Scena quarta
Renzo agitato, esce dalla parte opposta a quella donde partirono i Contadini.
Renzo
E ancor non l'ho trovata! e non lasciai
Di cercarla dovunque! Ah che mai feci
Quando da te mi tolsi; almeno avrei
Scorsi meno infelici i giorni miei
Ad ogni istante sembrami
Vederla, e a questo seno
Premerla, e dirle in giubilo
«A me sei resa alfin.»
Sogno diletto avverati
Rendimi il cor sereno
O in tanti affanni e lagrime
Soccombo al rio destin.
A rintracciarla or dunque ancor si mova
Tentiam le prove estreme
Ahi quale duro affanno il cor mi preme!
Dubbio terribile
Squarciati omai
Abbiano un termine
Cotanti guai
O meco spengasi
Tanto dolor.
Almen concedimi
Perfida sorte
S'ella già vittima
Fu della morte
In ciel raggiungere
Il mio tesor.
Sena quinta
Renzo fa per muovere verso il fondo ma s'arresta vedendo l'Eremita che subito non riconosce.
Renzo
Quel vecchio . . . ei sembra . . .
Eremita
O giovane
Non mi ravvisi?
Renzo
È desso
Oh padre!
Eremita
Vieni abbracciami —
Ma come qui sei tu?
Renzo
Qui venni sol per chiedere
Di lei cui son promesso
Eremita
Fosti in Milan? . . .
Renzo
Si e inutile
Ogni ricerca fu.
Eremita
Che dici?
(fra sé)
(Ciel! se vittima
Fosse del rio flagello . . .)
Renzo
(fra sè)
(Turbossi)
(osservando l'Eremita)
Eremita
Oh ma rincorati
Spera in Chi tutto può
Renzo
Oh il vedo, a un duol novello
Serbato ahimè son io . . .
A un duol crudel cui reggerne
No, non potrà il cor mio . . .
Eremita
Cessa . . .
Renzo
(sempre più appassionato)
Quell'alma angelica
In braccio a Dio volò . . .
Eremita
Che pensi mai?
Renzo
È morta!
Svanisce in me ogni speme —
Oh ma dell'empio, causa
Di tutte le mie pene, . . .
Cada sull' alma reproba
La mia maledi . . .
Eremita
(interrompendolo)
No!
Tronca quel detto orribile
E maledir tu puoi . . .
Se un Dio pregava grazia
Agl'inimici suoi? . . .
Ah no che in petto l'anima
Tu più non serbi pura
Fede non hai nel vindice
Signor della natura? . . .
Va, ch'io ti lascio o misero
Se tu lasciasti il ciel.
Renzo
Pietà; no non lasciatemi
O padre in abbandono
L'ira m'invase, or chiedovi
Del fallo mio perdono
Pura nel petto ho l'anima
Ognor a Dio fedel.
Eremita
(dopo pausa)
Tu se' pentito?
Renzo
Il cor nel petto
Tutto ho commosso . . .
Eremita
(prendendo Renzo per una mano)
Or ben, m'ascolta . . .
Quell'uom che or quasi hai maledetto . . .
Renzo
Ebben . . .
Eremita
Più misero è assai di te.
Renzo
Come . . . parlate . . .
Eremita
(addittando il lazzaretto)
Egli è là . . .
Renzo
Cielo!
Eremita
E già di morte sugli occhi ha il velo!
Renzo
Muore!
Eremita
Ora sei d'odio capace ancor?
Renzo
No . . . che una lagrima versato ha il cor.
Eremita
Vieni meco, e a lui che muore
Pregherem la pace eterna
Egli è presso all'ultim'ore
E d'Iddio non si scordò
Vieni e Lui che in ciel governa
La tua prece ascolterà.
Renzo
Oh il mio cor per lui che muore
Più lo sdegno non governa
Più non serbo in me rancore
L'alma mia gli perdonò
La bontà del ciel superna
La mia prece accoglierà.
(partono incamminandosi verso il lazzaretto).
Scena sesta
Apresi l'uscio della modesta abitazione e n'esce Lucia, indi Renzo.
Lucia
Niuno . . . deserto è il loco . . . eppur non era
Illusione . . . il suon di quella voce
Insino al cor mi scese . . .
Oh Renzo! ah! che diss'io? . . .
E scordar non lo posso . . . ad ogni istante
L'afflitto mio pensier lo raffigura,
Ratto sul labbro allor ne vola il nome
Perdona, o ciel, perdona.
D'un'infelice amor delirio è questo.
Perchè mai resto? incauta! e se il destino
Ad incontrarlo qui m'avesse tratta . . .
Ah ch'io nol veggia, o questo debil petto
Cede al poter d'onnipossente affetto.
(s'avvia frettolosamente alla casa.)
Renzo
(dal fondo)
É dessa . . . o mia Lucia . . .
Lucia
O Renzo! . . .
Renzo
O vita mia!
(s'abbracciano)
A due
O immenso, indefinito
Gioir che innonda il core
Per sempre in tanto amore
Vivrem beati i dì.
Lucia
(sciogliendosi da Renzo improvvisamente)
Dio! che mai feci! ah fuggimi . . .
Renzo
Che dici mai mio bene?
Lucia
T'invola . . . (O ciel perdonami)
Renzo
Piangi . . . Lucia, perchè?
Lucia
Deh non voler conoscere
Questo fatale arcano . . .
Mi lascia . . . mi dimentica . . .
Renzo
Ma chi, ti toglie a me?
Lucia favella, spiegami
Questo mistero . . .
Lucia
O Renzo
Mi fuggi . . . questa misera
Essere tua non può.
Renzo
Intendo . . . intendo . . . vittima
Tu fosti di colui . . .
Lucia
(calmandolo)
No, che mai pensi? placati . . .
Scena settima
L'Eremita e detti.
Eremita
O figli egli spirò! —
(momenti di silenzio.)
A tre
Egli è spento, favella nel petto
Del perdono, la voce pietosa
Pel meschin che sotterra riposa
Sente il core compianto pietà.
Già lo colse l'estrema sciagura
Ei dal cielo punito fu già.
Eremita
(prende per mano Renzo e Lucia e fa per
unirne le destre)
I vostri voti or compiansi . . .
Sposi voi siate . . .
Lucia
(ritirandosi precipitosamente)
Oh cielo!
Renzo
Ancor ricusa . . . io gelo!
Eremita
(a Lucia)
Qual ti colpì terror?
Renzo
Dessa tradisce o veglio . . .
La data fe' . . .
Eremita
T'acqueta
Lucia
È il ciel che a me divieta
I nodi dell'amor.
Eremita
Parla . . .
Lucia
(esitando)
Nel dì che ahi misera
Senza conforto e aita . . .
Dal chiostro fui rapita . . .
Renzo
Ella mi spezza il cor.
Eremita
Segui . . .
Lucia
Alla Santa Vergine
Giurai serbarmi pura . . .
Renzo
(interrompendola)
Non val, ti rassicura . . .
Ciò che strappò il dolor.
Lucia
Cessa! . . .
Eremita
Quel voto o giovane
Qual prece alzossi a Dio!
Lucia
È sacro il giuro mio!
Eremita
No; in te giurò il timor.
Se hai fede ancor nell'umile
Ministro del Signore,
Mi credi, . . . hai sciolto il core
Non lo legasti allor . . .
Renzo
(a Lucia che resta un istante pensierosa)
Or dunque udisti? . . .
Lucia
Abbracciami
Son tua!
Renzo
Oh mio contento!
Renzo e l'Eremita
(Il sospirato accento
Quel labbro alfin parlò.)
Lucia e Renzo
Il cor dimentica
Ogni tormento
Nel gaudio e l'estasi
Di tal momento
In cielo sembrami
L'alma rapita
Ad una vita
D'eterno amor.
Eremita
Il cor dimentica
Ogni tormento
Si bea quest'anima
Di quel contento
Al cielo supplici
Chiedeste aita
Egli ha compita
L'opra d'amor.
Fine del Melodramma.
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Ultimo aggiornamento 13 febbraio 2023