Marcia e Scherzo dall'opera "L'amore delle tre melarance", op. 33ter


Musica: Sergej Prokofiev (1891 - 1953)
  1. Marcia
  2. Scherzo
Organico: pianoforte
Composizione: 1919
Edizione: Gutheil, Parigi, 1922
Guida all'ascolto (nota 1)

Contrariamente a quanto potrebbe suggerire l'autentica popolarità riscossa da questi due pezzi, Prokofief non li trasse subito dalla partitura dell'«Amore delle tre melarance». Cinque anni intercorrono tra la prima rappresentazione dell'opera, avvenuta a Chicago nel 1921, e la loro uscita alle stampe nel 1926. Al cui proposito cade opportuno ricordare l'episodio della scelta della Marcia, con la quale l'orchestra Persimfans salutò il musicista al momento del suo ritorno festeggiatissimo a Mosca nel 1927, dopo un lungo soggiorno all'estero. Episodio quindi doppiamente significativo, in quanto nell'omaggio attestò all'autore la tipicità del pezzo, con la scorta dello Scherzo poi affermatosi trionfalmente presso tutti i pubblici, alla stregua di una sigla del maestro russo.

Risalendo alle fonti, ossia al contesto dell'opera, ne risulta innegabile la loro origine d'intermezzi orchestrali da eseguirsi a sipario chiuso. La Marcia appartiene al secondo atto, dove si colloca tra il 1° quadro (la stanza del Principe malato d'ipocondria) e il 2°, che s'apre sulla grande piazza di fronte al palazzo imperiale: sede degli straordinari divertimenti escogitati da Truffaldino per rallegrare l'illustre infermo. Segue nel terzo atto lo Scherzo, posto tra l'improvvisa partenza di Truffaldino e del Principe sulle ali del vento provocato dal demonio Farfarello con un soffietto (1° quadro) e il loro arrivo nel cortile del castello di Creonte (2° quadro).

Circa lo spirito, entrambi i brani riportano ai motivi ispiratori dell'opera: il misto di fiabesco, di umoristico e di satirico che conquistò il compositore alla commedia di Carlo Gozzi. Ma ciò non ne infirma l'autonomia. Lo strumentale a colori vividi e netti, il mordente dell'ordito armonico, innestato gustosamente di dissonanze e non privo di venature melodiche, l'arguzia del ritmo, pur nel giro di poche pagine suonano caratteristici del Prokofief fantastico-giocoso. Lo stesso che, variamente modulato dal linguaggio, si rispecchia in tanta della parte della produzione del compositore, sia antecedente, sia successiva. Uno degli aspetti più schiettamente originali dell'individualità di questo musicista rispetto ad altri contemporanei; come lo rilevò il poeta Maiakovskij, allorché nell'anteporre Prokofief a Strawinski, citò appunto le sue «crude, rapide marce».

Emilia Zanetti


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 17 gennaio 1962


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Ultimo aggiornamento 12 ottobre 2019