Francesca da Rimini, op. 25

Opera in un prologo, 2 scene ed un epilogo

Libretto dell'opera

PROLOGO
[Largo]
Parte prima
Il primo cerchio dell’inferno. Rocce. Oscurità. Dei gradini scendono verso l’abisso. La scena è illuminata solo da un riflesso rossastro proveniente dalle nuvole di passaggio. Si sentono dei sospiri di disperazione
I DANNATI
(invisibili)
M-m… M-m…
(Entrano l’ombra di Virgilio e Dante. Sul margine dell’abisso, prima di cominciare a scendere, l’ombra d Virgilio si ferma, come incapace di vincere la paura)
OMBRA DI VIRGILIO
Tepér’ vstupáyem mï slepúyu bézdnu.
Ya búdu vperedí. Idí za mnóy!
Ora stiamo per scendere nell’oscurità dell’abisso.
Io ti precedo, tu seguimi.
DANTE
Kak ya poydú, kogdá tï sam strashísh’sya?
Ti do sikh por mne bït opóroy…
Come posso seguirti, se tu stesso hai paura?
Tu sei il mio sostegno…
I DANNATI
M-m… M-m…
OMBRA DI VIRGILIO
Muchén’ya tekh, kto tam vnizú tomítsya, mne sostrádan’ye vïzvali v licé, ne strakh.
Idyóm, ne zamedlyáy putí…
I tormenti di quelli soffrono laggiù a basso non mi inducono paura, ma risvegliano la mia pietà.
Andiamo, non rallentare i tuoi passi.
(Essi scendono lungo i gradini)
I DANNATI
M-m… M-m…
Parte seconda
L’oscurità gradualmente si attenua. Una distesa desertica e rocciosa si apre su un orizzonte lontano illuminato da una luce rossa. Sulla destra un’altura che sovrasta l’abisso. In lontananza il frastuono di una tempesta e del turbine delle anime dei dannati che si stanno avvicinando.
I DANNATI
A-a… A-a…
(Sulle alture che dominano l’abisso appaiono l’ombra di Virgilio e Dante. Essi si fermano ai piedi dell’abisso)
I DANNATI
A-a… A-a…
OMBRA DI VIRGILIO
Moy sin, tepér’ mï tam, gde svet neméyet.
Zdes’ véchnïy vikhr’ v stremlén’ye neustánnom vlechót s sobóyu strázhushchiye dúshi, j kórchit, i terzáyet ikh, i b’yot…
Figlio mio, ora siamo arrivati dove la luce del Sole non brilla più.
Qui un turbine eterno che non trova mai tregua trascina le anime dei dannati, le torce, le tormenta e le colpisce…
I DANNATI
A-a… A-a…
OMBRA DI VIRGILIO
So vsekh storón oni k nemú stremyátsya i, bez luchá nadyózdï na spasén’ye, v bezbrézhnoy skórbi stónut i myatútsya. Esse da tutte la parti arrivano, senza un barlume di speranza. gemono e si dibattono in un’angoscia infinita.
DANTE
Kogó tak chómïy vózdukh istyazuyet? Ma chi sono queste creature tormentate da questo vento crudele?
I DANNATI
A-a… A-a…
OMBRA DI VIRGILIO
Lyudéy, chto podchinyáli rázum strásti lyubví… Coloro che hanno sottomesso la ragione alla passione d’amore.
I DANNATI
A-a… A-a…
(Il turbine che si avvicina copre le parole dell’ombra di Virgilio. Gli spettri passano ad una velocità folgorante. gemono e urlano di disperazione. Dante, inorridito, si serra contro la scogliera. L’ombra di Virgilio dà delle spiegazioni sulle forze che trascinano gli spettri. A poco a poco il frastuono del turbine si calma allontanandosi, e la folla dei dannati si dirada. Appaiono gli spettri di Paolo e Francesca)
DANTE
Kto éti dva, chto tak legkí dlya vétra?
O, ya khotéi bï s ními govorít…
Quei due là, che sono così leggeri nel vento, chi sono?
Oh, vorrei parlare con loro.
I DANNATI
A-a… A-a…
OMBRA DI VIRGILIO
Vo ímya toy lyubví, chto ikh vlechót, prosí, oní tvoyú ispólnyat vólyu. Nel nome di quell’amore che li unisce, parla loro, ed essi soddisfaranno il tuo desiderio.
DANTE
(alle ombre)
Pechál’nïye, izmúchennïye téni!
Kogdá vozmózhno vam, priblíz’tes’.
Kto vi? Stradán’ya véashi vïzïváyut slyózï…
Skazhíte mne, poká molchít zloy véter, otkúda vï kak syudá nispáli?…
Ombre tristi e tormentate,
avvicinatevi se potete.
Chi siete? Le vostre sofferenze fanno piangere.
Ditemi, mentre il crudele vento tace, da dove venite e come siete giunti in questo luogo…
(Gli spettri di Paolo e Francesca volano verso Dante. Delle nuvole velano la scena)
FRANCESCA E PAOLO
Net bóleye velíkoy skórbi v míre, kak vsominát’ o vrémeni schastlívom v neschást’ye… Non c’è dolore più grande che ricordarsi del tempo felice nella miseria.
(Le nubi si dileguano a poco a poco)
QUADRO PRIMO
[Allegro vivace]
Rimini. Nel palazzo dei Malatesta
Scena prima
Lanciotto Malatesta, un cardinale e il loro seguito
LANCIOTTO
Otvét moy prost. Lanchótto Malatésta, ne trátya slov, svershít velén’ya Pápï Vï ne vernyótes’ v Rim yeshchó, kogdá padút vragí svyatéyshego prestola. La mia risposta è semplice, senza pronunciare parole superflue. Lanciotto Malatesta compierà la volontà del Papa. Non sarete ancora ritornati a Roma, che i nemici della Santa Sede saranno sconfitti.
(al suo seguito)
Segódnya v noch’ mï dvínemsya na Fórli.
Gotóvit’sya k pokhódu!
Smert’ vragám nepogreshímogo vladïki!
Questa notte stessa andremo a Forlì.
Preparatevi a partire.
Morte ai nemici del Sovrano Pontefice!
UOMINI DEL SEGUITO
Smert’! Smert’! Smert’ vragám gibellínam! Morte! Morte! Morte ai nemici, Morte ai Ghibellini!
LANCIOTTO
(al cardinale)
Blagoslovíte ímenem vladíki menyá, moy mech i vóinstvo moyó. Beneditemi nel nome del Santo Padre, benedite la mia spada e il mio esercito.
(Si inginocchia. Il Cardinale lo benedice e si allontana lentamente col suo seguito. Lanciotto si rivolge al suo seguito)
Gotóv’tes’ vistupát’!/ Preparatevi a partire.
(Il seguito si allontana. Si rivolge ad un servitore)
Pozvát’ moyú suprúgu. Fate venire la mia sposa.
Scena seconda
LANCIOTTO
Nichtó ne zaglushít revnívïkh dum…
Prizív trubï budíl, bïválo, ogón v kroví.
Voyná, kak pir, vesél’yem dúshu napolnyála…
Ya vïzïvál na boy ves’ mir!
A nïne… Gde tï, prézhniy pïl?
Franchéska! Franchéska, chto tï sdélala so mnoy!
Otéc tvoy, da, otéc vsemú vinóyu!
Proklyátiy Gvído!
On obmanúl tebyá!… On právdu skrïl!
Ya Páolo postál, chtobï otkrïto, po-rïkarski, nazvát tebyá moyéy zhenóy u altaryá, a on, dityá, poddálsya khítrïm ugovóram Gvído i skrïl, chto ya – ne Páolo – suprúg tvoy…
I tï povérila!… I tï klyalás’ pred góspodom bït’ vérnoyu emú…
Ne mne!… Zdes’ kóren’ zla…
O, yésli bï tï znála, chto ne bráta, menyá, menyá suprúgom nazvalá pred góspodom – tï, krótkaya, na bráta Páolo i ne vzglyanúla b!
Lyubví k nemú ne znála bï, i mne, mne odnomú, ostálas’ bï verná…
Tï stráshnikh slov: «Zachém, uvï, zachém menyá vï obmanúli?» - ne skazála b…
Smirénnaya, bït’ mózhet, tï menyá togdá bui polyubíla… A tepér’?
Somnén’ya net, uvï, tï, lyúbish’ bráta…
I vméste s nim smeyósh’sya nádo mnóyu!
Khrmóy uród, mogú l’ sravnyát’sya s nim?
Ya mráchen, grub, pred zhénshchinoy robéyu…
A Páolo krasív, vïsók i státen, tak nézhen, tak lukávo vkrádchiv s ney…
Proklyát’ye!
Net, nádo razreshít uzhásnoye somnén’ye i kaznít’…
A yésli… yésli éto tól’ko bred bol’nóy dushí?…
I tï ne izmeníla?
Togdá izgnán’ye zaléchit ránu…
Da!
Páolo ischéznet navsegdá,
i ya mogú yeshchó bït’ schástliv s ney…
No kak uznát’?
O bózhe! Kak?…
Onéa!…
Lanchótto, prizoví na pómoshch’ ad, chtóbï lukáveye rasstávit’ sàti!…
Nulla può calmarmi i tormenti della mia gelosia.
Un tempo il suono della tromba mi infiammava il sangue, e la battaglia era come un festino che mi riempiva di gioia… ero pronto a sfidare il mondo intero. E oggi? Dov’è il mio ardore di ieri?
Francesca, Francesca, che cosa hai fatto di me?
Tuo padre, sì, è tuo padre il solo responsabile.
Maledetto Guido!
Egli ti ha ingannata, ti ha nascosto la verità.
Io mandai Paolo a chiederti in tutta sincerità di diventare mia moglie. Ed egli, egli ha dato retta ai perfidi consigli di Guido e ti ha nascosto che io ero il tuo fidanzato, e non lui, Paolo…
E tu hai creduto… e a lui giurasti fedeltà davanti a Dio, a lui…
non a me!… Questa è la radice di tutto il male!…
Oh, se tu avessi saputo che ero io io, e non mio fratello, che ti prendeva in sposa tu non avresti levato i tuoi occhi su Paolo!
Non saresti stata presa da lui e saresti rimasta fedele a me, a me solo… Non avresti pronunciato quelle terribili parole “Perché, ahimè!, perché mi avete ingannata?”,
Dolce e sottomessa
forse mi avresti amato… E ora?
Io non ho dubbi, tu ami mio fratello… ed entrambi vi prendete gioco di me.
Brutto e zoppo, posso io paragonarmi a lui?
Io sono astioso, violento, timido con le donne, mentre Paolo è alto, slanciato, bello e gentile e tenero con loro…
Maledizione!
No, io devo risolvere questo terribile dubbio e punirlo….
E se questo non fosse che un delirio della mia mente malata?… Se tu non mi hai ingannato?
Allora la distanza potrà cicatrizzare la ferita…
Sì!
Paolo partirà per sempre
e io potrò essere ancora felice con lei…
Ma come sapere?
Signore, come?
Eccola!
Lanciotto chiama in aiuto l’inferno per tessere meglio le tue perfide trame…
Scena terza
FRANCESCA
(entrando)
Moy povelítel’ zval menyá? Mio signore, mi avete fatta chiamare?
LANCIOTTO
Da! zval…
Franchéska, ya segódnya yédu v noch’ v pokhód
na gibellínov, tï zh odná ostánesh’sya…
odná…
Sì!…
Francesca, questa notte parto per una campagna
contro i Ghibellini. Tu resterai sola…
Sola…
FRANCESCA
Kak mne prikázhet moy vlastelín.
Tvoyéy pokórna vóle,
ya v monastïr’ vrémya udalyús’…
Sarà secondo la tua volontà.
Io ti obbedirò in tutto.
Posso ritirarmi per qualche tempo in un convento.
LANCIOTTO
Zachém? Okhránoyu tvoyéyu búdet brat Páolo… Perché? Mio fratello Paolo veglierà su di te…
(la guarda attentamente)
Chto zh tï ne otvecháyesh’? Non dici nulla?…
FRANCESCA
Moy dolg lish’ ispolnyat’ tvoí velén’ya… Il mio solo dovere è di obbedire ai vostri desideri.
LANCIOTTO
Franchéska. O Franchéska! Neuzhéli mne nikogdá ne slïshat’ ot tebyá ni slóva láski i privéta?
Skazhí, zachém pri mne tvoy vzor vsegdá tak mráchen?
Francesca. O Francesca! non sentirò mai da te una parola di affetto?
Dimmi, perché il tuo sguardo è sempre così triste in mia presenza?
FRANCESCA
Sin’yór suprúg moy, ya vsegdá bïlá i búdu vam pokórnoyu zhenóy. Ya pómnyu dolg i podchinyáyus’ svyáto yemú… Signore, mio sposo, io sono sempre stata e sarò eternamente la vostra sposa fedele; conosco il mio dovere e mi sottometto a voi.
LANCIOTTO
Net! Ne podchinén’ya, net!
Lyubví tvoyéy khochú ya!… poglyadí, na chto pokhózh stal nïne gróznïy Malatésta!
Peredo mnóy vsyo trepetálo prézhde, odnim dvizhéniyem rukí ya privodíl v povinovén’ye…
Tepér’ zhe, pri tebé, ya róbok, ya bessílen…
O, snizoydí, spustís’ s vïsót tvoíkh, zvezdá moyá!
Pokín’ éfirnïye selén’ya, gde spit, ne znáya vozhdelén’ya, krasá tvoyá!…
Khot’ raz, blestyá luchóm zakáta, lyubóvnïm plámenem ob”yáta, padí na grud’!
Ognyóm strastéy zemnïkh sogréta, v sverkán’ye sládostnogo svéta day potonút’!
Proklyát’ye!
Tï menyá lyubít’ ne mózhesh’!
Non è la tua sottomissione che desidero!
È il tuo amore che voglio!… Guarda a che cosa è ormai ridotto il terribile Malatesta!
Davanti a me tutti tremavano , con un solo gesto ottenevo obbedienza…
E ora davanti a te sono timoroso e senza forza. Scendi dal tuo firmamento, mia stella, lascia la tua eterea dimora dove la tua bellezza dorme nell’ignoranza della voluttà!…
Risplendi, anche per una volta sola, con i raggi del sole che tramonta e lascia che l’incendio dell’amore ti avvolga, vieni sul mio petto!
Allora, scaldata dal fuoco della passione terrena fammi annegare nella radiosa celestiale luce!
Maledizione!
Tu non puoi amarmi!
FRANCESCA
Prostíte mne, no lgat’ ya ne uméyu. Perdonatemi, non so mentire.
LANCIOTTO
Ne mózhesh’ lgat’?
Nu bog s tobóy!
Tebé ya véryu…
Mï prostímsya pósle…
Stupáy i pómni…
ya vsegdá lyublyú tebyá i zhdu…
Non sai mentire?
Possa Dio perdonarti.
Io ho fiducia in te…
Faremo gli addii più tardi.
Ora ritirati, e ricordati…
io ancora ti amo e ti aspetto…
FRANCESCA
Kogdá vernyótsya moy suprúg? Quando tornerà mio marito?
LANCIOTTO
(guardando Francesca con insistenza)
Kogdá padút vragí… ne rán’she…
Stoy! Net… Net… Stupáy…
Quando i nemici saranno sconfitti… non prima…
Aspetta! No… No… Puoi ritirarti…
(Francesca esce)
Kogdá vernús’? Kha, kha, kha…!
Uznáesh’ skóro!
Quando tornerò? Ha, ha, ha…!
Lo saprai presto!
QUADRO SECONDO
[Moderato – Allegro vivace]/td>
Scena prima
Rimini, un’ala del palazzo. Scende la sera.
Francesca e Paolo
PAOLO
(leggendo)
«Prekrásnaya Ginévra, udalív prislúzhnic i pazhéy, odná sidéla. Togdá predstál, blestyá vooruzhén’yem, Galégo i, koléno preklonív, skazál yey tak: “Dozvól’ slugé krasï tvoyéy nebésnoy, koroléva, privést’ geróya. Imenem tvoím on sovershíl ryad pódvigov vlíkikh. On sïn korolyá Ginevíza, zovút yegó besstráshnïy, nepobedímïy Lanselót, Iz Ozera Prishédshiy. On zházhdet past’ k stopám tvoím…”» «La bella Ginevra, avendo congedato le sue ancelle e i suoi paggi, era rimasta sola. Fu allora che apparve Galeotto, splendente nella sua armatura, e, inginocchiandosi, le disse: “Permetti al servitore della tua celeste beltà, o regina, di presentarti un eroe che in tuo nome ha compiuto grandi imprese. È il figlio del re Gineviz, l’invincibile, il valoroso Lancillotto del Lago. Egli aspira al permesso di cadere ai tuoi piedi!”»
Kak dúmayesh’, Franchéska, razreshít Ginévra stat’ pred néyu Lanselótu? Che ne pensi, Francesca? Ginevra autorizzerà Lancillotto a comparire davanti a sé?
FRANCESCA
O da! ya ne lyubíla bï yeyó kogdá b oná yegó ne pozhaléla. Oh, certamente! Io la disapproverei se non si dimostrasse caritatevole nei suoi riguardi.
PAOLO
A tï samá, zhestókaya… E tu, crudele…
FRANCESCA
Molchí, nevérnïy, tï zabïl, chto dal mne klyátvu ne pominát’ o tom, chegó ne sméyu i ne dolzhná ya slúshat’?… Taci, perfido! Hai dimenticato il tuo giuramento di non parlare di cose che non mi è permesso ascoltare.
PAOLO
O Franchéska! O Francesca!
(Francesca gli fa segno di tacere. Egli riprende la lettura)
«Kak ránneye predvést’ye útra krásit vostók otténkom nezhnosvétlïkh roz, tak tochno shchéki blédnoy korolévï pri ímeni Prishél’ca iz Ozera vdrug zaigráli sládostnïm rumyáncem. Yedvá kivnúv golóvkoyu, Ginévra dozvólila priytí geróyu, i Galégo vvyol togó, kto bïl kogdá-to yemú vragóm, a nïne, boyazlívïy i trépetnïy, ne smel podnyát’ ochéy na korolévu…» «Come le prime luci dell’alba colorano l’orizzonte di delicato rosa, le pallide gote della regina arrossicono bruscamente a sentire il nome di Lancillotto del Lago. Con un impercettibile segno della testa Ginevra autorizza l’eroe ad entrare; e Galeotto fa entrare il suo antico nemico; timido e timoroso, egli non osa alzare gli occhi per contemplare la regina…»
O, kak im bïlo sládostno i zhútko…
Schastlívïye!…
Oh quale emozione e quale rapimento li travolsero!
Quale felicità!
FRANCESCA
Schastlívïye… O da! Quale felicità… Oh, sì!
PAOLO
(proseguendo nella lettura)
«I vot razdálsya chúdnïy gólos dámï: “Neustrashímïy rïcar’, chto tï khóchesh’?” No prodolzhát’ bednyázhka ne moglá. Sin Ozera vzglyanúl yey pryámo v óchi. Togdá uvídela oná, chto dál’she ne nádo spráshivat’, chto khóchet on togó zhe, chto i oná: smotrét’ i mlet’ v vostórzhennom molchán’ye…» «Ed ecco che si sente la meravigliosa voce della signora: “Intrepido cavaliere, che cosa desideri?” Ma la poveretta non ha la forza di continuare. Lancillotto la guarda diritto negli occhi. Allora ella vede che è inutile chiedergli oltre, e che egli desidera ciò che ella stessa desidera: Contemplarla e lasciarsi trasportare da una muta passione.»
FRANCESCA
O, ne glyadí tak ne menyá… Chitáy! Oh! Non guardarmi in quel modo! Continua a leggere.
PAOLO
(gettando il libro)
Chitát’ li mne o tom, kak on, schastlívïy, pripál k ustám vozlyúblennoy svoyéy, kak, vsyo zabïv, oní otdális’ strásti, i zálerli v blazhénstve véchnoy láski!?
O Franchéska!
Vuoi che io legga come egli unì le sue labbra a quelle della sua amata, come, dimentichi di tutto si abbandonarono alla passione rapiti da una voluttà di carezze infinite?
O Francesca!
(cade in ginocchio davanti a lei e si scioglie in lacrime)
FRANCESCA
O, ne rïdáy, moy Páolo, ne nádo…
Pust’ ne danó nam znat’ lobzániy, puskáy mï zdesh’ razluchenï… Nedólog srok zemnïkh skitániy, mel’knút, kak mig, zemnïye snï! Ne plach’, cenóy zemnïkh muchéniy nas zhdyot s tobóy blazhénstvo tam, gde net tenéy, gde net lishéniy, gde u lyubví netlénnïy khram! Tam, v vïsoté, za grán’yu míra, v tvoíkh ob”yátiyakh paryá, v lazúri svétlogo éfíra ya búdu v véchnosti tvoyá!
Oh, non piangere, mio Paolo, non devi…
Se non ci è concesso conoscere i baci, se siamo separati in questo mondo, la durata del nostro pellegrinaggio terreno non ‘è lunga, e i sogni terreni sono solo fugaci visioni. Non piangere. Come premio della nostra terrena sofferenza, ci attende la felicità in paradiso, dove non ci sono ombre, privazioni, e dove l’amore ha il suo tempio indistruttibile. Là, in quelle altezze oltre i confini del mondo, languendo nei tuoi abbracci, nel luminoso blu del cielo, io sarò tua per l’eternità!…
PAOLO
Na chto mne ray s yegó krasóy besstrástnoy, kogdá bushúyet vikhr’ v kroví? I ya okhváchen vóley vlástnoy zemnóy lyubvíl?
O, zhárkoye blazhénstvo pocelúya!…
Besplótnïkh dúkhov svétlïkh lik, i ray, i néba krasotú ya otdám za mig… za mig odín, za mig prikosnovén’ya ognyóm goryáshchikh ust k ustám…
Vsya zhízn’, ves’ mir v odnóm mgnovén’ye, vsya véchnost’ tam!
Che me ne faccio del Paradiso e del suo sereno splendore quando il mio sangue ribolle, e sono in preda alla imperiosa forza dell’amore terreno?
O bruciante delizia di un bacio!…
Io rinuncerei ai puri spiriti degli angeli, al paradiso, a tutto lo splendore dei cieli per un unico istante, un solo istante, quello in cui due labbra brucianti si toccano…
Un istante in cui sono concentrati l’esistenza, il mondo, tutta l’eternità!
(Egli vuole abbracciare Francesca, ma ella si schernisce)
FRANCESCA
Uvï! Drugómu otdaná ya! Ahimè! Io appartengo ad un altro.
PAOLO
Net! Net! Pred nébom tï moyá!
Nas bog soyediníl!… Ne mne li tï klyalás s mol’bóy pred sónmon vïshnikh sil svyazát’ vsyu zhízn’ moyéy sud’bóy?…
No, no! davanti al cielo, tu sei mia!
Dio ci ha uniti. Non è a me che hai giurato prendendo a testimoni tutte le potenze celesti, di legare la tua vita alla mia?
FRANCESCA
Uydí… Uydí… ostáv’ menyá… ne nádo… Va!… Va!… Lasciami!… Non puoi…
PAOLO
Pred nébom tï moyá! Davanti al cielo, tu sei mia!
FRANCESCA
Nas ozhidáyut múki áda!… Le sofferenze dell’inferno ci aspettano.
PAOLO
S tobóy tam búdu ya!… Le soffriremo insieme.
(abbraccia Francesca, che si lascia andare)
O!… Franchéska! Oh!… Francesca!…
FRANCESCA
O!… Páolo!… Oh!… Paolo!…
(si guardano in silenzio, in estatico rapimento)
S tobóyu ad mne lúchshe ráya!
Gde tï, tam schást’ye bez koncá!
V tvoíkh ob’’yát’yakh zamiráya, chto mne do ráyskogo vencá!
Voz’mí menyá… tvoyá… tvoyá…
L’inferno con te è preferibile al paradiso!
La dove tu sei regna una felicità infinita!
Abbandonata fra le tue braccia che mi importa della corona celeste?
Prendimi… sono tua… tua…
PAOLO
Gde tï, tam schást’ye bez koncá!
S tobóyu ad mne lúchshe ráya!
Moyá i v schást’ye, i v stradán’yakh…
vezdé, vsegdá s tobóyu ya!
Zamrí, zamrí v moíkh lobzán’yakh!
Là dove tu sei regna una felicità infinita!
L’inferno con te è preferibile al paradiso!
Tu sei mia nella felicità e nella sofferenza…
Ovunque, ovunque io sarò con te!
Vieni, abbandonati ai miei baci!
FRANCESCA E PAOLO
Za mig odín, za mig prikosnovén’ya ognyóm goryáshchikh ust k ustám…
Vsya zhízn’, ves’ mir v odnóm mgnovén’ye… Vsya véchnost’ tam!…
Per un unico istante… quello in cui si toccano due labbra brucianti…
Un istante in cui sono concentrati l’esistenza, il mondo, tutta l’eternità!
FRANCESCA
O svétlïy mig! Momento di felicità!
PAOLO
O svétlïy mig! Momento di felicità!
FRANCESCA
O mig blazhénnïy! Istante di beatitudine!
PAOLO
O mig blazhénnïy! Istante di beatitudine!
FRANCESCA
Zhelánnïy!… Amore mio!
PAOLO
Rodnáya!… Mio dolce amore!
FRANCESCA
Tvoyá navsegdá! Io sono tua per sempre!
PAOLO
Vsyo, vsyo otdám! Io ti darò tutto!
FRANCESCA E PAOLO
V tebé blazhénstvo véchnoye!… L’eterna felicità è in te!…
FRANCESCA
Tvoyá navsegdá! Io sono tua per sempre!
PAOLO
Vsyo, vsyo otdám! Io sono totalmente tuo!
FRANCESCA E PAOLO
V tebé blazhénstvo véchnoye!… L’eterna felicità è in te!…
(Si uniscono in un bacio. Delle nuvole cominciano a coprire la scena. Lanciotto appare in fondo alla scena, dietro i due amanti)
LANCIOTTO
(brandendo un pugnale)
Net! Véchnoye proklyát’ye! No, la maledizione eterna!
FRANCESCA E PAOLO
Ah! Ah!
I DANNATI
(invisibili)
Ah! Ah!
EPILOGO
Stessa scena della seconda parte del prologo.
Dante e l’ombra di Virgilio
I DANNATI
A-a… A-a…
A-a… A-a…
(Il turbine dei dannati si allontana. Compaiono le ombre di Paolo e Francesca)
FRANCESCA E PAOLO
O, v étot den’ mï ból’she ne chitáli! Così ebbe termine la nostra lettura!
(Svaniscono. Dante tende le mani verso di loro, poi cade incosciente, come corpo morto)
I DANNATI
A-a… A-a…
Net bóleye velíkoy skórbi v míre, kak vsominát’ o vrémeni schastlívom v neschást’ye… Non c’è dolore più grande che ricordarsi del tempo felice nella miseria.
A-a… A-a…
FINE DELL’OPERA



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Ultimo aggiornamento 7 aprile 2020