Rachmaninov è una delle ultime incarnazioni della figura di concertista-compositore dell'epoca tardo-romantica, secondo la grande tradizione di Liszt e di Busoni, e si può dire che il suo nome sia legato più all'esaltante e ammirata attività di interprete (pianista e direttore d'orchestra) piuttosto che a quella di autore e di creatore di musica, anche se la sua produzione è abbastanza consistente e comprende tre lavori teatrali (il più noto è la Francesco da Rimini), due oratori, tre sinfonie, diversi poemi sinfonici, un numero esteso di liriche vocali e quattro concerti per pianoforte e orchestra, dei quali il secondo e il terzo godono di ampia popolarità. Infatti Rachmaninov fu un superbo virtuoso della tastiera e riversò innanzitutto nelle composizioni per pianoforte (di fogli d'album, morceaux e préludes ne scrisse parecchi, oltre alle due Sonate, la prima in re minore op. 28 del 1906 e la seconda in si bemolle minore op. 36 del 1913 e revisionata nel 1931) il suo mondo espressivo e il suo temperamento introverso e scontroso, incurante e quasi sprezzante verso ogni novità che fermentava nella vita musicale, nel primo trentennio del Novecento.
Egli mantenne costantemente un atteggiamento freddo e distaccato e a volte polemico nei confronti del famoso «gruppo dei cinque» e in special modo di Musorgskij; subì invece il fascino della musica di Chopin, di Liszt e soprattutto di Cajkovskij, il quale aveva preconizzato all'impareggiabile pianista, quando era ragazzo, un brillante avvenire artistico. Ma ciò non toglie che anche l'arte di Rachmaninov abbia succhiato la propria linfa dal patrimonio folclorico e popolare russo con una evidente propensione verso una visione della vita intrisa di sconsolata malinconia, che è un po' il filo rosso dell'anima poetica slava. Ciò spiega, o aiuta a comprendere, come mai questo artista, lontano dagli ideali della Rivoluzione russa del 1917 e diventato cittadino americano qualche anno prima di morire, goda di larga stima in URSS, dove le sue composizioni sono state pubblicate in edizioni critiche e vengono eseguite frequentemente dalle principali società concertistiche.
La Sonata n. 1 in re minore, della durata di circa quaranta minuti, rivaleggia con la Sonata di Liszt per le difficoltà tecniche ed anche per questo è di rara esecuzione. Composta durante un soggiorno a Dresda nel 1906 e poi rielaborata in varie occasioni, la Sonata fu eseguita la prima volta a Mosca il 17 ottobre 1908 da Costantin Igumnov. Scrive Rachmaninov: « Questo lavoro è naturalmente selvaggio e come infinito. L'idea base è costituita da due caratteri contrapposti che si richiamano ad un soggetto letterario, il Faust. Naturalmente non ho scritto una musica a programma nel vero senso della parola anche se si comprenderà meglio il senso della Sonata se si terrà presente tale soggetto. Nessuno si azzarderà mai ad eseguire tale lavoro perché è troppo difficile, lungo e discontinuo sul piano musicale. Sono stato tentato di trame una sinfonia ma questo proposito si è rivelato impossibile poiché il motivo è tipicamente pianistico».
Sergej Rachmaninov è stato un pianista eccezionale; la sua musica ha conquistato il pubblico della prima metà del Novecento, ma veniva (a volte ancor oggi) additata come attardata su posizioni romantiche, mentre le avanguardie smantellavano i principi della musica per proiettarla verso nuovi orizzonti. In questa battaglia Rachmaninov appariva sul fronte opposto, un inattuale paladino della tonalità che non aveva il coraggio di oltrepassare il Rubicone (i confini del sistema classico).
Ma la sua musica colpisce direttamente le nostre corde, anche quelle più profonde, con melodie memorabili, armonie ricercate e una timbrica pianistica inconfondibile, cifra di un sentire musicale che lo rende, con buona pace dei più intransigenti tra gli avanguardisti, un musicista moderno e nel contempo di grande presa sul pubblico (le due cose non dovrebbero per forza escludersi).
Rachmaninov scrive la Sonata n. 1 in Re minore op. 28 nel 1907. Rispetto ai suoi brani più noti (come i Preludi o gli Etudes-tableaux), l'impianto appare monumentale. Il motivo è confessato dallo stesso autore: la composizione è ispirata ai tre caratteri umani del Faust di Goethe (il primo movimento a Faust, il secondo a Margherita, il terzo a Mefistofele). Questo programma, mai pubblicato, può aiutare nell'ascolto di una sonata che è tra i brani meno eseguiti di Rachmaninov proprio per la sua complessità. Il primo movimento inizia con l'oscillare di due note a distanza di quinta cui rispondono risoluti accordi; è il profondo conflitto nell'animo di Faust, che diviene rassegnato sconforto in una malinconica melodia, poi tormento nei tempestosi passaggi virtuosistici che seguono.
Forte è il contrasto con il secondo tema tutto raccolto attorno a una nota ribattuta, come un religioso corale, prima avvolto da fluttuanti arpeggi, poi emergendo all'acuto in un estatico crescendo. I due temi sono la trasfigurazione in musica della lotta tra bene e male in Faust. Le quinte del primo tema avviano lo sviluppo in cui un virtuosismo scintillante è spesso protagonista: un inesausto fermento della tastiera coinvolge lo scontro di due temi, come in Faust si affrontano tentazione demoniaca e sentimento religioso. Nella ripresa sembra prevalere il secondo tema, ma le ultime due note, pur ammantate dalla tranquillità del finale, sono ancora l'intervallo di quinta con cui si è aperto il faustiano dissidio.
Il secondo movimento rappresenta l'amore di Margherita e nasce dallo stesso intervallo di quinta che connota nel profondo Faust: prima introduce, poi accompagna una melodia fatta di semplicità e tenerezza, un canto che si rivela come un duetto amoroso, dialogo di due liriche voci che si intrecciano. L'accompagnamento si intensifica quando la melodia riprende, per poi ascendere, precipitare e risollevarsi. Mentre il clima si rasserena, ricompare l'intervallo di quinta che accompagna nuovamente la tenera melodia di Margherita, rischiarata nel finale nel tremolante barlume di una serie di trilli.
Il terzo movimento inizia con una cavalcata mefistofelica in cui è difficile, ma intrigante, accorgersi dell'apparizione del motivo del primo movimento che avevamo legato allo sconforto di Faust, qui travolto dalla furiosa gualdana. Quattro note ribattute introducono un pungente e un po' beffardo ritmo puntato costruito sulla melodia gregoriana del Dies irae, cui si mescolano motivi del primo movimento.
Il richiamo dell'interrogativo intervallo di quinta schiarisce il clima, fino a un estatico canto e ancor più al ricordo del tema di Margherita, cui segue lo sconforto di Faust e una malinconica melodia, interrotta dal Dies irae prima brevemente, poi definitivamente, per lasciar posto alla cavalcata iniziale che dà avvio alla ripresa; dopo il riapparire del Dies irae i temi si ripresentano in una continua ascesa, e la cavalcata si conclude, ma non sappiamo se con la vittoria di Mefistofele o la redenzione di Faust.
Emiliano Buggio