Rameau viene considerato una delle figure centrali e più importanti del Settecento musicale francese, sia per la qualità delle sue composizioni, come per il contributo di carattere teorico dato all'arte dei suoni con il famoso « Traité de l'harmonie », che aprì la strada agli studi dell'orchestrazione. Non per nulla Diderot e d'Alambert nella loro «Encyclopédie» apparsa nel 1757 scrissero che « Rameau possedeva una perfezione artistica di tale grado che lo fece modello ammirato e al tempo stesso oggetto d'invidia presso molti artisti ». Il suo nome è legato essenzialmente all'opera teatrale e alla produzione clavicembalistica. Per l'opera egli segue la strada indicata da Lully, almeno per quello che riguarda la struttura formale, anche se la sua polifonia è più densa e articolata e l'orchestra ha una funzione molto più descrittiva. Come clavicembalista, Rameau è ritenuto il fedele successore di Couperin e lo eguaglia per freschezza armonica e varietà ritmica, contribuendo a definire lo stile francese della musica del tempo, puntata essenzialmente sulla formula della suite di danza.
Un esempio della capacità e della bravura di Rameau in questo specifico genere musicale si può scorgere nelle Nouvelles Suites de Pièces de clavecin, apparse nel 1728 (solo l'ultimo brano intitolato La Dauphìne è del 1747) e realizzate sulle tonalità di la minore e di sol minore. In questi pezzi è sviluppata ampiamente e nelle varie soluzioni armoniche tutta la tecnica clavicembalistica, tenendo conto, da una parte, della lezione che proveniva dal modello della suite di danza coltivata in Germania e in Italia (le prime tredici pagine aperte dall'Allemanda, dalla Corrente e dalla Sarabanda, con l'ingegnoso brano a tre mani, la brillante Fanfarinette e il pomposo rondò della Triomphante, seguiti da cinque doubles o variazioni) e dall'altra gettando le basi di uno stile più propriamente francese, in cui ai diversi tipi di danza vengono assegnati titoli di fantasia, tratti da persone o cose che hanno dato lo spunto ispirativo al compositore, come dimostrano i brani intitolati L'Indifférent, La Poule e L'Enharmonique, spiegati e commentati nel loro gioco di tonalità dallo stesso autore. Si sa che per Rameau lo scopo della musica « è di piacere e di suscitare differenti passioni », come è scritto nel libro «Génération harmonique », e non c'è dubbio che nel caso di queste suites di gusto barocco il musicista raggiunge ampiamente il suo obiettivo.