Aretusa, P 95
Poemetto lirico per mezzosoprano e orchestra
Musica: Ottorino Respighi (1879 - 1936)
Testo: Percy Bysshe Shelley tradotto da Roberto Ascoli
- Allegro moderato, Più mosso, Largamente,
Tempo I, Più mosso, Moderato, Calmo
Organico: mezzosoprano, ottavino, 2 flauti, 2 oboi, 2
clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, sistro, piatti, arpa, archi
Composizione: 1911
Prima esecuzione: Bologna, Teatro Comunale, 17 marzo 1911
Edizione: Vienna, Universal Edition, 1923
Vedi al n. P 095a del 1911 la versione per canto e pianoforte
Testo
Aretusa
Sorge Aretusa, lieve,
dal suo letto di neve
nei tempestosi Acroceranni monti
dalla rapida balza
e dalla nube s'alza,
e al pascolo conduce le sue fonti.
Salta le roccie, e ai venti
sparge le iridescenti
chiome che ai rivi gettano fulgori
i passi ornan di verde
il pendio che si perde
dell'occidente ai tremuli bagliori.
E scorrendo e cantando
in un murmure blando
come il sonno ella fluttua gioconda.
E all'abisso si spinge
mentre d'amor la cinge
la terra e di sorriso il ciel la inonda.
Ed ecco dall'algente
ghiacciaio col tridente
scuote Alfeo le montagne
e dall'estrema roccia un varco si schiude
sotto l'impeto rude
spasima tutto l'Erimanto e trema.
Del mezzogiorno il tetro vento,
celato dietro l'urne di neve
candide e silenti
e il terremoto e il tuono
squarcian con cupo suono
gli argini nel profondo alle sorgenti.
"Oh! tu salvami! Guidami,
ed all'abisso grida d'occultarmi!
Ei la chioma già mi afferra!"
L'oceano dalle fonde
azzurrità risponde
fremendo dalla sua prece si disserra.
La candida figliola
della terra s'invola
sotto l'acqua al sol raggio lucente;
le onde sue discese
dietro i suoi passi illese
restano dalla dorica corrente.
Cupa macchia sul mare di smeraldo
ecco appare Alfeo
che quasi a vol dietro le piomba;
come aquila che investa,
persa nella tempesta
del vento nubiloso una colomba.
Sotto gli archi azzurrini,
dove i Numi marini
stanno in troni di perle;
nelle ascose selvette,
ove tra l'onde
il corallo profonde
i rami; sulle pietre radiose;
tra i rai cupolucenti,
che fan nelle correnti
reti di luce colorata in teste;
sotto le grotte, dove
la fosca onda si muove
verde come la notte alle foreste;
sotto la sonora
spuma del mar;
tra i cupi frastagli delle rupi;
giunsero alla lor dorica dimora.
Oggi, d'Enna tra i monti,
dalle native fonti
compion delle acque gli agili lavori
giù per la valle: amici,
disgiunti un dì, felici
ora che un solo cuore sono i due cuori.
Da lor culle, nel vivo
della roccia in declivio,
balzano appena l'alba imbianca il cielo;
errano a mezzogiorno
tra le selve d'intorno
tra le praterie dell'asfodelo.
E dormon nella notte
entro le cave grotte
sotto l'Ortigia,
che discende giù:
spiriti che han riposo
nel cielo radioso;
amano ancora ma non vivon più.
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Ultimo aggiornamento 3 giugno 2024