Maria Egiziaca, P 170
Trittico per concerto
Testo del libretto
Un grande trittico chiuso, con la bella cornice scolpita e dorata, poggia su tre gradini alla parete di
velluto violaceo. Due angeli biancovestiti, èsili e àpteri,
escono dalla parete, dall'uno e dall'altro lato del
quadro, lentamente: lievi e silenziosi aprono i portelli
del trittico, e dileguano.
Appare nel primo quadro il porto di Alessandria
folto di vele e d'alberi: una nave è accostata, e un
giovine marinaio sta seduto sul bordo, appoggiandosi
alle sartie, e canta; a riva su un pilastro basso
avvolto di gomene, è Maria, che guarda lontano
verso il mare, e par che sogni. Nel secondo quadro
appare il deserto oltre il Giordano, e la grotta dove
l'abate Zosimo trascorre in solitudine il tempo di
quaresima; un leone è dipinto in atto di scavare
una fossa, e la giuba della belva è fulva come il deserto intorno; nel fondo è una palma. E nel quadro
ultimo appare la porta del tempio di Gerusalemme,
dove nel giorno della Esaltazion della Croce si mostra
ai fedeli il legno santo.
PRIMO EPISODIO
IL MARINAIO
"Giammai non mi conforto
nè mi vo' rallegrare:
le navi sono al porto
e vogliono collare.
Vassene la più gente
in terra d'oltre mare:
oi me lasso e dolente,
come deg'io fare?
Tanti sono i sospiri
che mi fanno gran guerra
che nè in cielo nè in terra
non mi pare ch'io sia
In terra d'oltre mare
istà la vita mia,
MARIA
Giovine, ecco che assai
gittasti sospiri e lai:
allégrati, che ten vai
'l viso amoroso a trovare.
IL MARINAIO
Come t'inganni, dolcetta!
Neuna donna mi aspetta,
niuna speranza mi affretta:
canto così per cantare.
Lasciate al lido ho le pene
nè più d'amor mi sovene.
E son morte le sirene:
mai non ne vidi sul mare.
MARIA
Or dove fate voi vela?
IL MARINAIO
Chi sa? La stella che inciela
più alta, a notte mi svela
la via del mio navicare.
Vai verso il sole che cade
o vêr le chiare rugiade,
azzurre sono le strade
tutte del perfido mare.
MARIA
(Essa si leva.)
O giovine, ti preco
che tu mi tolga teco.
Cosi subitamente
mi distringe la mente
non so che voglia strana
di girmene lontana,
Io cerco nova gioia,
chè venuta m'è a noia
la rossigna lucerna
della chiusa taverna.
E mille anni mi pare
di giacermi sul mare
mirando le fiammelle
delle vivide stelle.
Però molto ti preco
che tu mi prenda teco.
UNA VOCE
(dalla nave)
Issa artimone!
(Il marinaio si volge a guardar
la manovra.)
UN'ALTRA VOCE
Oi, vira
terzeruolo!
L'UNA VOCE
Su, tira!
IL MARINAIO
Occhio!
LE VOCІ
Su, tira! Forza!
Fila cavo!
IL MARINAIO
Da orza!
(Viene un pellegrino camminando verso la nave.)
MARIA
Odimi, pellegrino
che vai pensoso e chino,
a qual lito, a qual porto,
il tuo viaggio è volto?
IL PELLEGRINO
Donna, vado pensoso
dell'eterno riposo,
Cristo mi fa errante
alle sue piagge sante:
in terra di Soria
luce la stella mia.
MARIA
Tu certo mel puoi dire:
s'io volessi venire,
credi tu che costoro
mi torrebbon con loro?
(L'uno dopo l'altro, il marinaio e
due compagni scendono dalla nave.)
IL PELLEGRINO
Se hai di che pagare
lo navilio, e di fare
le spese, chi mai fia
che ti vieti la via?
MARIA
(Sfacciata e disonesta essa ride.)
Io sono vagabonda
e sol di me gioconda,
e non ho, chiaro giglio,
ne spese nè naviglio.
Ma pure io ti do pegno
che sârrò su quel legno;
poi che sarò intra 'l mare
mi dovran notricare,
et il mio corpo fia
lo scotto per la via.
IL PELLEGRINO
Udire il tuo parlato,
femmina, m'è peccato.
(Lento sale sulla nave, senza plù
volgersi indietro.)
MARIA
Straniero, sei forse monaco
di quelli che sugli steli
di colonne si consumano
come pallidi candeli ?
Che di locuste si cibano
per aver premio ne' cieli?
Però sei fatto si acro.
(Seduti sui gradini, i due compagni
giocano ai dadi: il marinaio, in
piedi, guarda il loro gioco.)
L'UN DEI COMPAGNI
A me gli aliossi!
L'ALTRO
To'!
L'UNO
Dodici!
L'ALTRO
Doppia!
L'UNO
Si, pàrola!
L'ALTRO
Para!
L'UNO
Otto!
L'ALTRO
Quattordici! Venere!
L'UNO
Cane!
L'ALTRO
Quattro!
L'UNO
Zara! Zara!
MARIA
Piloto! Compagno, prendimi
su con te!
IL MARINAIO
Per acqua amara
senza biscotto, oi me macro!
MARIA
Non mel negare! Toglietemi
con voi, a vostra intenzione,
che non sarovvi disutile . . . .
(Appare su la nave il pellegrino.)
IL PELLEGRINO
Non oserai! Perdizione
è il suo nome! Guardatevi!
IL MARINAIO
In mare, io bado al timone!
In mare, io penso alla scotta.
MARIA
Che latri, romito?
IL PELLEGRINO
La pecora
marcia vi porta la scabbia!
Bada alla nave, che reggere
i suoi peccati non abbia!
Non ascoltate i demonii . . . .
Vi valga Dio!
MARIA
La tua rabbia
arme non ha per la lotta!
Guarda son bella!
(Scandalezzato, il pellegrino discende)
Guardatemi!
E tu, il più giovine, sbarra
l'occhio lucente e divorami!
Eccoti un bacio per arra:
gioioso farò il tuo viaggio.
IL MARINAIO
In mare, io reggo la barra!
In mare, io stringo la scotta.
MARIA
Me stringerai, chè mi piaci!
Me toglierai, perch'io stampi
sulle tue labbra i miei baci.
E tu, che guardi i miei occhi
esperti e pieni di lampi,
dove sarà che tu scampi?
Avvampi, sol ch'io ti tocchi.
L'UNO DEI COMPAGNI
Ben si, ben si, ch'ella è giovine
e bella molto e amorosa!
L'ALTRO
Vorremo fare galloria
e sarà pur nova cosa!
L'UNO
In canti e in risa dissolverci
tuttavia, gemma leziosa!
L'UNO e L'ALTRO
E sollazzarci a talento!
IL MARINAIO
Saglia! Diamole loco!
Traggami d'esto foсo
che il suo voglioso gioсo
accese a tanto vento.
(La donna corre rapida sulla nave.)
MARIA
O bel legno veloce,
salpa! varca la foce!
per l'alto! C'è una voce
che mi chiama sul mare.
IL MARINAIO
O m'è il volto apparito
de la sirena? Invito
al gorgo . . . .
(Il marinalo e i due compagni
salgono anch'essi, e scompaiono sotto
coperta. Or si vedrà Maria, sola,
la mano ad una sartia, fisa verso
il mare. Ultima scenderà entro la
boccaporta.)
MARIA
Non so . . . . Udito
ho una voce chiamare . . . .
UNA VOСE
In terra d'oltre mare
istà la vita mia . . . .
INTERMEDIО PRIMO
E per tutto quel viaggio la mia
vita non fu altro se non ridere e
dissolvermi in canti e in giuochi
vani e inebriarmi e fare avolterj
ed altre cattive e laide cose.
Onde, quando mi ripenso, mi
maraviglio non poco come il mare
sostenne tante mie iniquitadi, e
соme la terra in prima e poi non si
aperse e inghiottimmi viva viva.
Ma, come io veggio, l'onnipotente
e pietoso Iddio m'aspettava a
penitenzа.
(CAVALCA: Vite dei SS. Padri).
SECONDO EPISODIO
Viene un lebbroso, lacero, col
capo scoperto e la bocca velata:
siede sui gradini del Tempio e
aspetta. E poi dall'altra parte viene
un povero: vede la porta chiusa
e dimanda:
IL POVERO
Non è l'ora, fratello?
IL LEBBROSO
Non so.
IL POVERO
Ma vegli. E giusto. Niuno sa
l'ora: beato quello
de' servi, che il padrone troverà
vigilante, fratel mio poverello.
IL LEBBROSO
Ignudo ho il capo e il labbro mi nascondo:
guàrdati! sono immondo.
IL POVERO
Oi te tristo! oi te tristo!
Su quella soglia, or come sei tu oso?
IL LEBBROSO
Ho fede. Spero. Cristo
stese la santa mano sul lebbroso:
"Voglio: sii mondo. . . . . E subito fu visto
sanato. Ah, se baciare io fossi degno
il benedetto Legno!
IL POVERO
Grande è la mia miseria: e tu sofferto
hai più di me . . . .
Vieni, bussiamo.
E aperto.
(La porta del Tempio resta aperta:
il povero si ritrae per lasciar passare il lebbroso: dopo di lui entra.)
VOCI DAL TEMPIO
Vexilla Regis prodeunt
Fulget Crucis mysterium.
(Ed ora viene dalla sinistra parte
una cieca, che conduce per mano Maria.)
LA CIECА
È qui, straniera. Il pane
che désti alla mia fame
il Signor nostro rende
in azzimo che splende
sopra le mense eterne
a chi suo ben discerne.
Dio ti tolga ogni male.
(Lascia Maria e va verso il Tempio,
tentando con il bastone la
terra, i gradini, la porta: entra.
Maria ristà, indecisa.)
VOCI DAL TEMPIO
O Spes unica . . . .
MARIA
Quale speranza ?
(Or vuole entrare, e muove rapidi
passi verso il Tempio: inconsapevolmente
ha teso il velo che l'ammanta, fin quasi
a celarsi la faccia. E le appare d'innanzi
il pellegrino, a impedirle la via.)
IL PELLEGRINO
Or dove vai?
Guai a te, donna, guai!
Dice il Signore: Tu non entrerai
nella mia casa! malizia di struzzo
che cela il capo non varrà giammai
dell'aquila a fuggire l'occhio aguzzo.
Dice il Signore: Non mescolerai
all'aroma del sandalo il tuo puzzo,
ma scendi nella roccia, e nella sabbia
prima dissecca la carne e la rabbia.
Perocchè fra le genti hai camminato
a gola stesa, ammiccando con gli occhi,
fatto tintinno coi piedi, e saltato,
e a mo' di bestia piegato i ginocchi,
abbi temenza che adegui al peccato
il Signore lo strale e te l'accocchi!
Calvo farà il tuo capo e il ventre fresco,
perchè a scorno ne appaia il guidalesco!
Dio ti percuoterà, muro scialbato,
fin che la tua compagine si fenda!
Battere i denti per ribrezzo, il fiato
avvampar ti farà l'ira tremenda;
e quando il lordo viso abbia mondato
fiume di pianto, ti varrà l'ammenda.
Ma non prima, no, rèproba! Questa è
la casa consacrata! Guai a te!
(Iroso si volge ed entra nel Tempio.)
MARIA
Schiuma il tuo furore e guizza,
uomo, su la bocca vizza,
e la mia voglia più adizza
a conoscer tuoi misteri.
Frate dall'adusta faccia,
l'irto zelo invan ti caccia
tuttodi sulla mia traccia,
e di volgermi non speri.
Di mirar son curiosa
la reliquia portentosa
s'egli è ver che luminosa
splende più di mille ceri.
A ciascuno apre le porte
questo Iddio: foss'ei più forte
dell'Amore e della Morte
seguirei li suoi sentieri.
Qual potenza ora mi cinge?
Ahi, chi indietro mi sospinge?
Fantasia si li dipinge
o del Dio son segni veri?
Che faremo, anima mia?
qual bufera n'ha in balia
e ne porta tuttavia
a paventi ignoti e fieri?
No! che il cuore valga! È ombra!
È veder falso che aombra
e l'accesa mente ingombra
di fantasimi leggeri!
E sicura e franca io sono . . . .
(Nel vano della porta oscura, appare un angelo raggiante.)
No, perdono . . . . Dio, perdono . . . .
(Si abbatte prona innanzi alla
soglia: supplice, affannosa, implora,
senza levar gli occhi. L'Angelo è scomparso.)
O bianco astore,
angelo del Signore,
che sì mi mordi il cuore
col duro rostro,
umile a te mi prostro,
che verità mi hai mostro
nel divin segno.
Nunzio dell'alto Regno,
porre l'ira e lo sdegno
pur che tu voglia,
lenirò l'acre doglia
lambendo questa soglia.
(Bacia la soglia, poi si leva,
invocando la sacra Immagine che è al
sommo della porta.)
O Salutare,
che non oso nomare,
che non oso guatare,
se mai degnasti
a peccator si guasti
volgere li occhi casti,
odimi: feci strame
di me a tutte le brame,
seppi tutte le schiume.
Tutte le notti al lume
delle fumide faci
colsi gioie fallaci
dai peccati più neri.
Ed i miei desideri
insaziati eran foco
d'inferno: e risa e gioco,
turpi canti e adulteri
furono i miei pensieri.
Subitamente or vedo
la luce vera, e credo.
Ch'io faccia penitenza
secondo tua sentenza:
la più dura, i tormenti
più lunghí e più cocenti,
ma non l'eterna morte !
Aprimi le tue porte,
mostrami l'aspra via
della salute mia!
LA VOCE DELL' ANGELO
Di là dal fiume sacro
del divino lavacro,
l'eremo pauroso
ti darà buon riposo.
(Maria, trasfigurata, gitta un più
alto grido di giubilo ed entra correndo nel Tempio.)
VOCI DAL TEMPIO
O Crux, ave spes unica!
In hac triumphi gloria
Piis adauge gratiam
Reisque dele crimina.
(La porta del Tempio, per se stessa
mossa, si chiuderà lentamente.)
INTERMEDIO SECONDO
E poi che cosi miracolosamente
ebbi veduto e adorato lo legno
della Croce . . . uscii di città,
andando piangendo con gran contrizione . . .
e la mattina seguente
fui giunta ad una chiesa posta
in sulla ripa del fiume Giordano,
e quivi mi comunicai, e per divozione
mi lavai nelle acque di quel fiumе.
. . . E passaí di là dal fiume, е
misimi per lo diserto e . . . da
allora in qua mi sono stata cosi
solitaria alla speransa di Dio.
(CAVALCA: Vite dei 3S. Padri).
TERZО EPISODIO
Al variar della luce il leone, che
appariva in atto di cavar la fossa
innanzi alla grotta di Zosimo, è
dileguato. Ora Zosimo esce dalla
sua caverna e vede la fossa: di
subito aderge la curva persona e
socchiude gli occhi, mormorando:
ZOSIMO
Il segno! Ecco: Dio chiama . . . .
Son pronto . . . .
Or leva gli occhi aperti al cielo.
Ogni mia brama,
Signore, in te ho fermato.
Vede nel deserto un'ombra.
Chi sei, che t'avvicini,
ombra dai bianchi crini?
dei vinti cherubini
o del coro beato?
LA VOCE DI MARIA
padre mio, perdonami,
che non sono malizia
del Nimico, nè spirito.
Non mi posso rivolgere
vêr te, perchè son femina
e ignuda. Però gittami,
che mi copra, il tuo pallio,
e verrò per ricevere
la tua benedizione, abate Zosimo.
ZOSIMO
Oh, meraviglia! E come
sai tu, donna, il mio nome?
Quel Dio che in te si prome
si te l'ha revelato,
e a mia consolazione
il tuo venir dispone . . . .
(Getta il suo mantello verso la
donna invisibile.
Silenzio.
Avvolta nel pallio appare la vecchia
Maria Zosimo le indica la fossa e
dice, con l'ombra nella vocе:)
Questa notte il leone
la mia fossa ha cavato . . . .
MARIA
Non per te, santo monaco!
Non per te! Certo l'angelo
di Dio fecemi volgere
gli stanchi passi all'eremo
tuo, perchè vogli assolvere
i miei peccati, e assistermi nel transito.
ZOSIMО
Tu, madre, benedicimi!
MARIA
Non son degna di sciogliere
il laccio de' tuoi sandali.
Aromi d'astinenza di te salgono
al cielo, come balsami di cinnamo.
Ma i miei peccati sono senza numero.
Son Maria d'Alessandria,
uomo di Dio: rimemori?
Ah, dimmi che le lagrime
piante in lungo silenzio,
dimmi che le vigilie,
le caverne gremite di fantasimi,
le ululanti vittorie
contro il Maligno, nelle solitudini,
l'infinita bontà di Dio le novera e premia in Purgatorio.
Uomo di Dio, confortami
alla prova tremenda: perchè è l'ultima.
ZOSIMО
Beata, il Paradiso
già luce nel tuo viso:
arde ne li occhi un riso
ch'è divino messaggio.
MARIA
L'ombra dei dì perduti
fa i cieli oscuri e muti
se grazia non m'aiuti
nel dubbioso passaggio.
ZOSIMO
Il martiro sofferto
tant'anni nel deserto
dell'angelico serto
è il più sicuro gaggio.
MARIA
L'anima mia, buon santo,
affannata tanto,
ma le alleggia il tuo canto
la pena del viaggio.
ZOSIMO
Da la mondana cera
libera . . . .
MARIA
. . . . all'alta spera . . . .
ZOSIMO
n'andrai chiarita e mera . . .
MARIA
O soave miraggio!
ZOSIMO e MARIА
Quasi dal cor diviso
lo spirito è già fiso
nel sempiterno raggio!
MARIA
Luce increata, che nel ciel si spazia,
luce, che tutta umana voglia sazia,
ecco m'invade e avvolge di sua grazia.
ZOSIMO
Ave, Signore,
che versi la pietà nel nostro cuore
come rugiada in prato al primo albore,
per cui virtừ fior di verde non muore
state nè verno!
MARIA
Ecco le rose del mattino eterno!
ecco i suoi gigli! Nel cerchio superno
il santo volto di Maria discerno!
ZOSIMO
Vergine, ave!
Ben è tua vision gioia soave,
premio che eccede nostre anime prave,
mèta per cui nullo cammino è grave:
ave, Maria.
MARIA
Come trema la nuda anima mia!
Abbi pietà di me, Vergine pia . . . .
Perdono . . . . Io m'abbandono in tua balia . . . .
E così sia.
(Ora son vicini alla fossa: Maria
inginocchione, seduta sui talloni,
affranta; Zosimo ritto accanto a
lei. Ambo han le braccia aperte e
gli occhi fisi al cielo, supplici.)
GLI ANGELI
Laudato sii, Signore!
Tua la gloria e l'onore,
Tue le benedizioni
onde salvi e perdoni,
Tue son l'anime belle
coronate di stelle.
(Escono dalla parete, dall'uno e
dall'altro lato del quadro, due
angeli, e vengono a chiudere
il trittico, lentamente. E cosi si
tornano e dileguano.)
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Ultimo aggiornamento 12 agosto 2026