Si torna ai Péchés de vieillesse, precisamente al loro primo volume, con la Tirana alla spagnola (rossinizzata). Sotto questo titolo bizzarro si nasconde una delle numerose versioni che Rossini fece di Mi lagnerò tacendo, un'aria tratta del dramma per musica Siroe di Metastasio. Per Rossini era un gioco e insieme una dichiarazione di poetica dimostrare che uno stesso testo poteva essere intonato nei modi più diversi, a dimostrazione dell'asemanticità della musica: una tesi che cent'anni dopo anche Igor Stravinskij avrebbe sostenuto nella sua Poetica della musica. Non contento di aver musicato in tanti modi diversi lo stesso testo, Rossini ha poi usato la stessa musica di questa tirana per un testo diverso, Amour sans espoir.
La tirana è una canzona a ballo andalusa che era stata in voga soprattutto tra il 1780 e il 1790, ma che ritorna anche nell'Ottocento (I due Figaro di Saverio Mercadante, 1835) e nel Novecento (Goyescas di Granados, 1914). Questa volta Rossini presenta dunque il lamento d'amore metastasiano in vesti spagnole - ma "rossinizzate" - con vocalizzi che si divertono a imitare il cante jondo e con un ritmo marcato e insistito di danza.
Mauro Mariani
Il rimprovero
Mi lagnerò tacendo
della mia sorte amara, ah!
Ma ch'io non t'ami, o cara,
Non lo sperar da me.
Crudel, in che t'offesi
Farmi penar così?
Crudel! Non lo sperar da me.