L'esule

Arietta per tenore e pianoforte

Musica: Gioachino Rossini (1792 - 1868)
Testo: Giuseppe Torre
Organico: tenore, pianoforte
Composizione: Passy, 20 agosto 1858
Dedica: a Giuseppe Torre
Guida all'ascolto (nota 1)

Molte arie di Gioachino Rossini furono estrapolate dalle opere di cui facevano parte e hanno avuto autonoma circolazione, sopravvivendo così al lungo disinteresse per la maggior parte della produzione teatrale rossiniana, durato fino a circa quattro decenni fa. Ma nell'Ottocento si sviluppò pure un nuovo genere di musica vocale specifico per i salotti, la romanza da camera, di cui c'era una richiesta inesauribile da parte di editori e pubblico. I musicisti italiani si misero al lavoro e ne scrissero in gran quantità, Rossini compreso, che però si distinse anche in questo caso dalla massa, perché i suoi pezzi per voce e pianoforte, composti per la maggior parte quando si era ormai ritirato dall'agone operistico, non rispondevano ad esigenze commerciali ma erano destinati all'uso privato di Rossini stesso - le sue soirées nella villa di Passy - o a soddisfare le insistenze di amici e ammiratori che desideravano avere nel loro album un brano del più celebre compositore dell'epoca. Questi pezzi restarono per lo più inediti e solamente negli anni Cinquanta del secolo scorso, a quasi cent'anni dalla morte di Rossini, se ne iniziò la pubblicazione sistematica, raccogliendoli in quattordici volumi col titolo complessivo di Péchés de vieiììesse.

Il terzo volume dei Péchés, dedicato ai Morceaux réservés, contiene dodici brani, tra cui L'esule, scritto a Passy il 20 agosto 1858 e dedicato a Giuseppe Torre, che è anche l'autore del testo. I versi parlano di cieli ridenti, ruscelli, gigli e viole (nulla a che vedere con il tono maudit dell'omonima lirica di Temistocle Solera messa in musica quasi vent'anni prima da Giuseppe Verdi), ma Rossini supera quest'ambientazione arcadica con la cupa malinconia chopiniana della breve introduzione pianistica e con l'intensità donizettiana della linea vocale, che rivelano come dal suo isolamento egli seguisse, pur tenendosi a distanza di sicurezza, gli sviluppi della scuola romantica.

Mauro Mariani


Testo

L'esule

Qui sempre ride il cielo,
qui verde ognor la fronda,
qui del ruscello l'onda
dolce mi scorre al pie';
ma questo suol non è
la Patria mia.

Qui nell'azzurro flutto
sempre si specchia il sole;
i gigli e le viole
crescono intorno a me;
ma questo suol non è
la Patria mia

Le vergini son vaghe
come le fresche rose
che al loro crin compose
amor pegno di fe';
ma questo suol non è
la Patria mia.

Nell'Itale contrade
è una città Regina;
la Ligure marina
sempre le bagna il pie'.
La ravvisate, ell'è
la Patria mia.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorium Parco della Musica, 24 maggio 2012


I testi riportati in questa pagina sono tratti, prevalentemente, da programmi di sala di concerti e sono di proprietà delle Istituzioni o degli Editori riportati in calce alle note.
Ogni successiva diffusione può essere fatta solo previa autorizzazione da richiedere direttamente agli aventi diritto.


Ultimo aggiornamento 10 maggio 2024