Questa Sinfonia composta da Rossini nel 1808 - il musicista era allora appena sedicenne - è conosciuta anche come «Sinfonia di Bologna», per essere stata scritta in quella città - e lì fu anche eseguita la prima volta, il 23 dicembre dello stesso anno all'Accademia Polimniaca - dove Rossini si trovava per seguire gli studi in quel Conservatorio. L'originale della composizione si trova tuttora nella biblioteca del Conservatorio della città emiliana sotto forma di parti staccate copiate da un Benedetto Donzelli, condiscepolo di Rossini, con la dizione «Sinfonia del Sr. Gioacchino Rossini. Anno 1808». Nella stessa biblioteca del Conservatorio bolognese si trova pure una partitura curata da un altro contemporaneo di Rossini e di lui amico, Giuseppe Busi. In tempi moderni la Sinfonia è stata pubblicata dalla Fondazione Rossini di Pesaro nella revisione di Lino Liviabella.
La composizione appartiene al periodo della adolescenza del musicista pesarese, allo stesso periodo al quale appartengono le più note Sonate a quattro. Ed è comparando queste ultime alla Sinfonia che si esegue stasera che ebbe a scrivere Alfredo Bonaccorsi: «La produzione di Rossini giovane e già operista non distrugge e nemmeno mette in ombra la precedente del Rossini adolescente. Chi conosce le Sonate a quattro sa che esse non mostrano un musicista incompleto, ma attestano il contrario, giacché non si potrebbe contrapporre con svantaggio alla successiva creazione che non è distaccata ne reca un «più» dal «meno», nè un superamento, ma sorge piuttosto come una continuazione. Onde la Sinfonia non solo conferma quanto detto, ma lo rafforza: il giovane Rossini con tale Sinfonia usciva bensì dall'ambito del quartetto per tentare l'orchestra, ma del quartetto continuava lo spirito in una con la forma storica».
Formalmente la Sinfonia è in un sol tempo preceduto da una introduzione Andante ma non tanto e poi sviluppantesi in un tempo Allegro che segue lo schema bitematico della forma sonata. Non sarà inutile notare come il primo tema si apparenti con quello del duetto «Cinque... dieci... venti» del primo atto delle Nozze di Figaro di Mozart e come il secondo tema venisse usato più tardi dallo stesso Rossini nell'opera L'inganno felice. Una osservazione che, ci sembra, vada molto al di là di un dato puramente curioso; che la ripresa del secondo tema da parte dello stesso Rossini pare confermare con la chiarezza di un esempio quella continuità della musa rossiniana sottolineata dal Bonaccorsi, la reminiscenza mozartiana serve a ricordare quanto - cosa del resto nota e riconosciuta dal padre Martini che fu insegnante di Rossini e che per questo lo aveva paternamente soprannominato «il tedeschino» - gli studi di Rossini lo avessero avvicinato alla musica tedesca, a Mozart, appunto, ad Haydn e al primo Beethoven. Una assiduità, del resto, presente in questa Sinfonia non solo nella reminiscenza di quel tema.
Gianfilippo De' Rossi