Prevalentemente empiriche, le nozioni musicali di Rossini fanciullo, fino a qualche tempo prima della composizione delle Sonate a quattro (1804). Prima di tale data, è nel contatto con i fratelli Malerbi, a Lugo, che il piccolo musicista inizia a percorrere un programma di studi più organico. In tal senso ha il suo peso don Giuseppe Malerbi, che mette a disposizione del ragazzo non soltanto il proprio magistero, ma anche il proprio clavicembalo e, soprattutto, alcune partiture di Haydn e di Mozart.
Attorno ai dieci anni dunque, grazie a tale formazione e alle proprie doti naturali, e mentre avvia studi tradizionali e rigorosi presso padre Mattei a Bologna, Rossini ha già acquisito un notevole controllo del mestiere, specie nel trattamento delle forme e degli strumenti. E' dunque matura quella brillante emersione del genio rossiniano costituita dalle sei Sonate a quattro - per due violini, violoncello e contrabbasso - create durante una villeggiatura ravennate presso l'amico contrabbassista Agostino Triossi. Si tratta del primo autentico cimento compositivo, della prova sicura di un'incoercibile natura musicale da parte di un Rossini appena dodicenne. La strada è quella giusta: nell'equilibrio esemplare delle strutture, nell'elaborazione delle idee, nella condotta interiore, coerente e nello stesso tempo articolata. E non è tanto l'ammaestramento di padre Mattei a pesare, quanto piuttosto la pratica di certa letteratura strumentale di area germanica, al di là dell'organico prescelto che non è quello classico, così come non appare canonica la partizione in tre tempi.
Sono musiche tutt'altro che ingenue dunque, soprattutto nei ruoli violinistici; musiche che nell'organico dell'orchestra da camera acquistano efficace dimensione. Strutturata in tre movimenti come tutte le altre, la Sonata n. 1 in sol maggiore è aperta dal limpido decorso di un Moderato che, decisamente accattivante nella naturalezza che sorregge l'idea introduttiva, si inerpica poi nel seguito di acciaccature dei violini primi, che conducono sulla propria linea anche violoncelli e contrabbasso; dopo le tinte liriche e pastellate dell'Andantino, sarà ancora un'acciaccatura a segnare l'agile motivo che avvia l'Allegro finale.
Francesco A. Saponaro