Le sei Sonate a quattro per due violini, viola e contrabbasso furono scoperte da Alfredo Casella intorno agli anni '40 nella Library of Congress di Washington in parti staccate che recavano il seguente titolo: "Opera di Sei sonate composta dal signor Giovacchino Rossini in età di 12 anni in Ravenna, anno 1804". In uno dei primi fogli della parte del 1° violino era indicata una nota autografa dello stesso Rossini che diceva con una certa autoironia: "Sei Sonate orrende da me composte in villeggiatura (presso Ravenna) ospite del mio amico mecenate Agostino Triossi all'età più infantile, non avendo presa neppure una lezione d'accompagnamento, il tutto composto e copiato in tre giorni ed eseguito cagnescamente dal Triossi (contrabbasso), dal suo cugino Morini (1° violino), dal fratello di questi (violoncello) e da me stesso (2° violino) che ero, a dir il vero, il meno cane di tutti". Tali Sonate subirono nel secolo scorso diverse trascrizioni e arrangiamenti per quartetto con flauto e per quartetto di fiati; Casella ne propose una versione per orchestra da camera.
Indubbiamente si tratta di composizioni semplici e con chiari riferimenti agli esempi di Haydn e di Mozart, ma in esse si avverte una freschezza di inventiva melodica e un senso molto spiccato della cantabilità generosa e spontanea, tipica dello stile rossiniano.
La Sonata in do maggiore n. 3 è la più conosciuta ed eseguita del gruppo, articolata in tre movimenti, dove affiora lo spirito ironico e scanzonato del grande musicista dell'opera buffa. L'Allegro del primo tempo di larghe proporzioni e di accento mozartiano si sviluppa tra puntate virtuosistiche dei violini in un contesto di giochi armonici di gradevole piacevolezza. L'Andante è caratterizzato da una cantabilità all'italiana, sull'accompagnamento in quartine del violoncello. Non mancano uscite di maggiore tensione espressiva, che risentono, secondo Casella, di atmosfere beethoveniane. Di notevole bellezza e originalità è il Moderato conclusivo, costruito da una serie di variazioni sul tema principale esposte dai vari strumenti. Non manca il brillante e sorridente assolo del contrabbasso, che arricchisce di umori grotteschi la vivace ed elegante tessitura sonora di questo singolare pezzo musicale, pubblicato e inserito da almeno trent'anni nella raccolta dei Quaderni rossiniani, curati dalla Fondazione Rossini di Pesaro.