Orvendillo, Re di Danimarca, da Fengone(per più commodo della Musica GEDONE,) che men d'ogni altro il dovea, a tradimento fu uccìso. Il traditore occupò la corona, e mancando di fede ad Ildegarde, Principessa Danese, con cui per l'addietro passava amorì, sposò a forza la regina Gerilda, moglie dì Orvendìllo, e madre di Ambleto, il quale, non sapendo come fuggire la morte, che gli preparava il Tiranno, si finse pazzo. Sospettò questi del vero, e tentò varj mezzi per assicurare i suoi dubbj. Tra le molte prove, che egli ne fece, eccone le tre principali.
La prima fu di scegliere una bellezza delle più singolari, che fossero nella sua Corte, e mandò ordine, che questa fosse condotta nel più folto di un bosco, dove Ambleto era solito a ritrarsi, con animo, che alla veduta di questa fosse egli per dar qualche segno di sua finzione: del che dovevano esservi testimonj in quella selva nascosti. Fingesi, che l'ordine ne fosse dato a Veremonda, Principessa di Allanda, amata dal Principe durante la vita del Padre, e promessagli in isposa, la quale dopo la morte del Re Orvendillo ritiratasi ne' suoi Stati avea mossa guerra al Tiranno; ma vinta, e presa da Valdemaro, Generale di Danimarca, era stata da lui, che n'era divenuto amante, condotta come in trionfo alla Corte.
Svanito il primo disegno, poiché Ambleto cautamente avvertito, che vi era chi lo ascoltava, continuò ne' suoi finti deliri, si venne ai secondo esperimento, che fu con la Regina sua madre. Simulò Gedone di voler imprender un viaggio lontano; e lasciata la reggenza dello Stato a Gerllda, fece nelle stanze dì questa nascondere un suo fidato, perche notasse i ragionamenti del figliuolo con la madre; che probabilmente ve' lo avrebbe fatto condurre per desiderio di vederlo, e di abbracciarlo, il che per altro non le veniva permesso. Anche questo artificio andò a vuoto. Il Prencipe avvisato, di ogni cosa (fingesi da Siffrido Consigliere in apparenza fidatissimo di Gedone, ma internamente suo capitale nemico) entrò nella Camera della madre. e mostrando in prima di non conoscerla, qua e la raggirandosi per rinvenire il nemico nascosto, e finalmente scopertolo, con più ferite l'uccise. Indi conoscendo, che poteva parlare con sicurezza, rivoltosi alla Regina, le manifestò senz'altra finzione il suo animo, e rinfacciandole la sua sfferenza, la trasse agevolmente ne' suoi sentimenti.
L'ultima prova fu nelle allegrezze di un convito. Il Tiranno, che meditava di ubbriaare il Principe per iscoprirne l'interno col vino, restò da lui medesimo con una bevanda alloppiato, e per ordine di Ambleto fu poco dopo in pena de' suoi tradimenti fatto morire.
Tanto riferisce Sallone Gramatico, antico Scrittore Danese, e dopo lui ne raccontano il fatto il Pontano, e 'l Meursio nelle loro Storie di Danimarca. La Scena si rappresenta in Letra, antica Residenza de' Monarchi Danesi, della quale oggidì non ci è rimasto vestigio.
Non paja strano ad alcuno, che vi si nomini qualche Deità de' Greci col vocabolo Greco. I Danesi, durante il loro Gentilesimo, le avevano pure in venerazione, benché con diverso nome. Poiche Giove presso di loro chiamavasi Toro. Marte appellvasi Odino, ecc. Del che si possono consultare Tommaso Bartolini il giovane, Oloao Vormio, ed altri Scrittori Settentrionali. Qui si è stimato bene servirsi del nome più conosciuto per più chìarezza, e per sfuggire la confusione di Vocaboli così strani.