Amphiaraos, D. 166

Lied per voce e pianoforte

Musica: Franz Schubert (1797 - 1828)
Testo: Theodor Körner Organico: voce, pianoforte
Composizione: Vienna, 1 marzo 1815
Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia, 1894
Testo

Amphiaraos Amfiarao
Vor Thebens siebenfach gähnenden Thoren
Lag im furchtbaren Brüderstreit
Das Heer der Fürsten zum Schlagen bereit,
Im heiligen Eide zum Morde verschworen.
Und mit des Panzers blendendem Licht
Gerüstet, als gält' es die Welt zu bekriegen,
Träumen sie jauchzend von Kämpfen und Siegen,
Nur Amphiaraos, der Herrliche, nicht.
Davanti a Tebe dalle sette porte
stanno, in fratricida guerra intenti,
gli eserciti dei principi, alla lotta pronti
per giuramento sacro uniti fino alla morte.
E rivestiti di armature dal riflesso radioso,
sembrano voler combattere con l'intero mondo,
e di vittorie e conquiste stanno sognando,
solo Amfiarao il magnifico sta in disparte pensoso.
Denn er liest in dem ewigen Kreise der Sterne,
Wen die kommenden Stunden feindlich bedrohen.
Des Sonnenlenkers gewaltiger Sohn
Sieht klar in der Zukunft nebelnde Ferne.
Er kennt des Schicksals verderblichen Bund,
Er weiß, wie die Würfel, die eisernen, fallen,
Er sieht die Möira mit blutigen Krallen,
Doch die Helden verschmähen den heiligen Mund.
Perché nelle orbite eterne delle stelle divine
legge che le ore imminenti recano un destino ostile.
Il possente figlio del signore del sole
nel nebuloso futuro scruta lontano e bene.
Bene comprende le perniciose catene del fato,
conosce come i dadi di bronzo cadranno pesanti,
e scorge della Moira gli artigli sanguinanti;
ma i suoi avvertimenti gli eroi hanno dimenticato.
Er sah des Mordes gewaltsame Thaten,
Er wußte, was ihm die Parce spann.
So ging er zum Kampf, ein verlorner Mann,
Von dem eignen Weibe schmählich verrathen.
Er war sich der himmlischen Flamme bewußt,
Die heiß die kräftige Seele durchglühte,
Der Stolze nannte sich Apolloide,
Es schlug ihm ein göttliches Herz in der Brust.
Egli ha già visto una strage mostruosa,
ha già compreso cosa, per lui, le Parche han filato
affronta così la battaglia, già da uomo perduto,
vergognosamente tradito dalla propria sposa.
Una fiamma celeste, lui ben lo sapeva,
ardente gli bruciava nell'animo valoroso;
figlio di Apollo si dichiarava, orgoglioso,
un cuore divino nel suo petto batteva.
"Wie? - ich, zu dem die Götter geredet,
Den der Wahrheit heilige Düfte umwehn,
Ich soll in gemeiner Schlacht vergehn,
Von Periclimenos Hand getödtet?
Verderben will ich durch eigene Macht,
Und staunend vernehm' es die kommende Stunde,
Aus künftiger Sänger geheiligtem Munde,
Wie ich kühn mich gestürzt in die ewige Nacht."
"Come? - Io che con con gli dei ho conversato,
che il sacro profumo della verità ho respirato,
debbo soccombere in una battaglia qualunque,
per mano di Periclimeno assassinato?
Nella mia propria forza voglio trovare morte,
ed i tempi futuri udranno con stupore
le sacre labbra dei menestrelli cantare,
con quanta audacia sono affondato nell'eterna notte".
Und als der blutige Kampf begonnen,
Und die Ebne vom Mordgeschrei wiederhallt,
So ruft er verzweifelnd: "Es naht mit Gewalt,
Was mir die untrügliche Parce gesponnen.
Doch wogt in der Brust mir ein göttliches Blut,
Drum will ich auch werth des Erzeugers verderben."
Und wandte die Rosse auf Leben und Sterben,
Und jagt zu des Stromes hochbrausender Fluth.
E già lo scontro sanguinoso era cominciato,
e tutta risuonava la pianura di grida di morte,
quando egli urlò disperato:"Ecco si avvicina la sorte,
che inesorabili per me le Parche hanno filato.
Ma nel mio petto un sangue divino pulsa,
degna di questa discendenza sarà la mia sorte".
Volge i cavalli, suoi in vita ed in morte,
e verso il fiume in piena dirige la corsa.
Wild schnauben die Rosse, laut rasselt der Wagen,
Das Stampfen der Hufe zermalmet die Bahn.
Und schneller und schneller noch ras't es heran,
Als gält' es, die flüchtige Zeit zu erjagen.
Wie wenn er die Leuchte des Himmels geraubt,
Kommt er in Wirbeln der Windsbraut geflogen;
Erschrocken heben die Götter der Wogen,
Aus schäumenden Fluthen das schilfichte Haupt.
Sbuffano selvaggi i cavalli, il carro rimbomba forte,
percuotono il sentiero gli zoccoli scalpitanti.
E sempre più veloce egli si spinge avanti
sembra volere inseguire il tempo che scorre.
Come se la torcia del cielo egli avesse rubato,
veloce avanza come un vento turbinante,
inorriditi gli dei della corrente
levano il capo di canne circondato.
Und plötzlich, als wenn der Himmel erglüh'te,
Stürzt ein Blitz aus der heitern Luft,
Und die Erde zerreißt sich zur furchtbaren Kluft;
Da rief laut jauchzend der Apolloide:
"Dank dir, Gewaltiger, fest steht mir der Bund,
Dein Blitz ist mir der Unsterblichkeit Siegel,
Ich folge dir, Zeus!" - und er faßte die Zügel,
Und jagte die Rosse hinab in den Schlund.
Ed ecco che, all'improvviso, il cielo è illuminato,
e un fulmine tutto sembra rischiarare,
si apre la terra e un profondo abisso appare;
E allora il figlio di Apollo grida lieto:
"Ti ringrazio, potente! Rimane, il vincolo, fisso.
La tua saetta, immortale mi rende;
Ti seguo Zeus! - poi le redini prende
e i cavalli precipita giù nell'abisso.
(Traduzione di Ferdinando Albeggiani)


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Ultimo aggiornamento 10 ottobre 2024