An Chloen, D. 363

Lied per voce e pianoforte

Musica: Franz Schubert (1797 - 1828)
Testo: Johann Peter Uz Organico: voce, pianoforte
Composizione: 1816
Edizione: inedito

Frammento incompiuto
Testo

An Chloen
A Cloe
Die Munterkeit ist meinen Wangen,
Den Augen Glut und Sprach entgangen;
Der Mund will kaum ein Lächeln wagen;
Kaum will der welke Leib sich tragen,
Der Bluhmen am Mittage gleicht,
Wann Flora lechzt und Zephyr weicht.
E' svanita l'allegria dal mio viso,
e i miei occhi non hanno più ardore;
sulla bocca è raro il sorriso;
Il mio corpo si trascina a stento,
debole come, al meriggio, un fiore,
quando Flora langue e Zefiro muore.
Ich seh auf sie mit bangem Sehnen,
Und kann den Blick nicht weggewöhnen:
Die Anmuth, die im Auge wachet
Und um die jungen Wangen lachet,
Zieht meinen weggewichnen Blick
Mit güldnen Banden stets zurück.
Io la osservo con desiderio e ansia,
e non riesco a guardare altrove,
La grazia che nei suoi occhi si desta
e ride sul suo giovane viso
continua ad attirare il mio sguardo
che in ceppi dorati è ormai preso.
Mein Blut strömt mit geschwindern Güssen;
Ich brenn, ich zittre, sie zu küssen;
Ich suche sie mit wilden Blicken,
Und Ungeduld will mich ersticken,
Indem ich immer sehnsuchtsvoll
Sie sehn und nicht umarmen soll.
Più rapido corre il mio sangue;
per un suo bacio io tremo e ardo;
la cerco con disperato sguardo,
per l'impazienza mi sento soffocare,
perché con desiderio la guardo
ma non la posso abbracciare.
(Traduzione di Ferdinando Albeggiani)


I testi riportati in questa pagina sono tratti, prevalentemente, da programmi di sala di concerti e sono di proprietà delle Istituzioni o degli Editori riportati in calce alle note.
Ogni successiva diffusione può essere fatta solo previa autorizzazione da richiedere direttamente agli aventi diritto.


Ultimo aggiornamento 14 gennaio 2025