Die Perle, D. 466

Lied per voce e pianoforte

Musica: Franz Schubert (1797 - 1828)
Testo: Johann Georg Jacobi Organico: voce, pianoforte
Composizione: agosto 1816
Edizione: Gotthard, Vienna, 1872
Testo

Die Perle
La perla
Es gieng ein Mann zur Frühlingszeit
Durch Busch' und Felder weit und breit
Um Birke, Buch' und Erle;
Der Bäume Grün im Mayenlicht,
Die Blumen drunter sah er nicht;
Er suchte seine Perle.
Un uomo vagava a primavera
in lungo e in largo fra cespugli e campi
attraverso betulle, faggi e ontani;
Gli alberi, verdi alla luce del Maggio,
i fiori là sotto tutt'intorno, non li vedeva
cercava soltanto la sua perla smarrita.
Die Perle war seine höchstes Gut,
Er hatt' um sie des Meeres Fluth
Durchschifft, und viel gelitten;
Von ihr des Lebens Trost gehofft,
Im Busen sie bewahrt, und oft
Dem Räuber abgestritten.
Le perla era il suo bene più alto,
aveva, per lei, attraversato il mare,
per lei molto patito;
da lei sperava conforto alla vita,
la custodiva in seno, e spesso
aveva lottato per non farsela rubare.
Die sucht' er nun mit Weh und Ach:
Da wies man ihm den hellen Bach,
Und drinn die goldne Schmerle;
Nichts half der Bach im Sonnenglanz,
Im Bache nichts der Schmerlen Tanz;
Er suchte seine Perle.
Adesso la cercava fra pianto e lamenti:
e anche se dovesse vedere un lucente ruscello,
dove nuota un pesce dorato;
non si curerebbe dei riflessi dell'acqua,
e nemmeno della danza del pesce dorato;
cercherebbe soltanto la sua perla.
Und suchen wird er immer so,
Wird nicht des Lebens werden froh,
Nicht mehr die Morgenstunden
Am purpurrothen Himmel sehn;
Berg auf und nieder muß er gehn,
Bis daß er sie gefunden.
E così continua a cercare
e niente lo riesce più ad allietare,
non più lo rende felice il mattino
e contemplare il cielo che si infiamma,
deve salire e scendere montagne
finché non avrà ritrovato la sua perla.
Der arme Pilger! So wie er,
Geh' ich zur Frühlingszeit umher
Um Birke, Buch' und Erle;
Des Mayen Wunder seh' ich nicht;
Was aber, ach! was mir gebricht,
Ist mehr als eine Perle.
Povero pellegrino! Come vaga lui,
anche io vago a primavera
passando fra betulle, faggi e ontani;
Allo splendore del Maggio sono cieco,
Ma, ah! ciò che a me manca
è ben più di una perla.
Was mir gebricht, was ich verlohr,
Was ich zum höchsten Gut erkohr,
Ist Lieb' in treuem Herzen.
Vergebens wall' ich auf und ab;
Doch find' ich einst ein kühles Grab,
Das endet alle Schmerzen.
Ciò che mi manca, ciò che ho perduto,
ciò che per me era la cosa più cara,
è l'amore di un cuore fedele.
Invano tutto intorno vado errando;
Ma un giorno troverò una fredda tomba
dove avrà termine ogni sofferenza.
(Traduzione di Ferdinando Albeggiani)


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Ultimo aggiornamento 3 aprile 2024