Auf dem Strom (Sul fiume), op. 119, D. 943

Lied per voce, pianoforte e corno (o violoncello)

Musica: Franz Schubert (1797 - 1828)
Testo: Ludwig Rellstab Organico: voce, pianoforte, corno (o violoncello)
Composizione: marzo 1828
Edizione: Leidesdorf, Vienna, 1829
Testo

Auf dem Strom Sul fiume
Nimm die letzten Abschiedsküsse,
Und die wehenden, die Grüße,
Die ich noch ans Ufer sende
Eh' Dein Fuß sich scheidend wende!
Schon wird von des Stromes Wogen
Rasch der Nachen fortgezogen,
Doch den thränendunklen Blick
Zieht die Sehnsucht stets zurück!
Accogli gli ultimi baci di addio,
E i saluti che ancora io
Mando a te verso la sponda
Prima che i tuoi passi tornino a lasciarmi!
Già il battello è spinto lontano
Dalla rapida corrente,
Ma la nostalgia volge indietro
Lo sguardo oscurato dal pianto!
Und so trägt mich denn die Welle
Fort mit unerflehter Schnelle.
Ach, schon ist die Flur verschwunden
Wo ich selig Sie gefunden!
Ewig hin, ihr Wonnetage!
Hoffnungsleer verhallt die Klage
Um das schöne Heimathland,
Wo ich ihre Liebe fand.
E così le onde mi portano via
Con inesorabile velocità.
Ah, già scompaiono i campi,
dove , felice, la incontrai!
Giorni di gioia, perduti per sempre!
Senza speranza si perde il lamento
Verso la bella terra natale,
Dove trovai il mio amore.
Sieh, wie flieht der Strand vorüber,
Und wie drängt es mich hinüber,
Zieht mit unnennbaren Banden,
An der Hütte dort zu landen,
In der Laube dort zu weilen;
Doch des Stromes Wellen eilen
Weiter, ohne Rast und Ruh,
Führen mich dem Weltmeer zu!
Guarda, come scompare la riva,
E come vengo spinto lontano;
Mentre segreti legami mi attirano
verso un rifugio dove approdare,
e riposare all'ombra;
Ma le onde della corrente vanno veloci
Sempre avanti senza sosta o riposo,
e mi trascinano verso il largo!
Ach, vor jener dunklen Wüste,
Fern von jeder heitern Küste,
Wo kein Eiland zu erschauen,
O, wie faßt mich zitternd Grauen!
Wehmuthsthränen sanft zu bringen,
Kann kein Lied vom Ufer dringen;
Nur der Sturm weht kalt daher
Durch das grau gehob'ne Meer!
Ah, in quella solitudine oscura
Lontano da ogni serena costa,
Senza nessuna isola in vista,
Come mi sento tremare di paura!
Nessun canto ormai può raggiungermi dalla spiaggia,
Per portarmi dolci pianti di malinconia;
Solo la tempesta soffia fredda
Sul mare grigio e agitato!
Kann des Auges sehnend Schweifen
Keine Ufer mehr ergreifen,
Nun so schau ich zu den Sternen
Auf in jenen heil'gen Fernen!
Ach bei ihrem milden Scheine
Nannt' ich sie zuerst die Meine;
Dort vielleicht, o tröstend Glück!
Dort begegn' ich ihrem Blick.
E se gli occhi vaganti
Non riescono più a scorgere la riva,
Allora sollevo lo sguardo alle stelle
Verso quelle sacre lontananze!
Ah, sotto il loro gentile splendore
Per la prima volta la chiamo mia;
Là forse, o sorte benigna,
Là incontrerò il suo sguardo.
(Traduzione di Ferdinando Albeggiani)


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Ultimo aggiornamento 6 luglio 2025