In epoca rinascimentale, la forma musicale dello scherzo esprime il senso della facezia, della burla, della farsa satirica così come il suo nome suggerisce; in epoca classica invece, assume la forma di minuetto che, seppure di proporzioni giunoniche, conserva comunque uno spirito galante e aristocratico. Quali delle due espressività emotive musicali vuol far rivivere Schubert nei suoi lunghi scherzi in si bemolle maggiore e in re bemolle maggiore? Lino Rossini interpreta queste composizioni in chiave rinascimentale: un divertimento satirico e pungente.
Nello Scherzo in si bemolle maggiore i valori veloci iniziali in ritmo di terzina chiudono su valori più lunghi, quasi a raffigurare - con uno spirito satirico indirizzato alla società aristocratica del tempo - una fatica immane compiuta da chi non è avvezzo al lavoro, seguita dal bisogno di un riposo ristoratore. Nel trio, l'intento satirico del compositore addirittura rievoca un'atmosfera epica, realizzata mediante la frequente ripetizione dell'intervallo di quarta ascendente: il protagonista, nato stanco, racconta il suo sforzo eroico agli amici, che lo seguono senza interesse.
Il secondo Scherzo in re bemolle maggiore ha per motivo ritmico quello di ninna nanna: suono lungo seguito da un suono più breve. È diviso in tre sezioni simili fra loro, di cui la seconda è preceduta da un gruppo di dodici suoni e si muove in forma scalare ascendente che porta alla tonalità di mi maggiore, come «rampe oscure che portano nelle segrete di un castello dove giace condannato l'uomo con la maschera di ferro». La terza sezione è preceduta dallo stesso gruppo di dodici suoni e si muove nello stesso modo, raggiungendo tuttavia la tonalità di re bemolle maggiore, facendo rivivere il mondo nascosto di una sofferenza ovattata. Nel trio la metrica breve-lunga della ninna nanna iniziale si trasforma nel ritmo di marcia militare, rievocando non tanto le parate militari che movimentano i giorni di festa, quanto l'atmosfera che risuonava, martellando, per le strade di Vienna ai tempi dell'occupazione napoleonica.
Alfonso Vitale