Stabat mater, D. 175

Mottetto per coro e orchestra
Musica: Franz Schubert (1797 - 1828)
Testo: Jacopone da Todi
Organico: coro misto, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 3 trombe, archi, organo
Composizione: Vienna, 4 - 6 aprile 18155
Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia, 1888
Guida all'ascolto (nota 1)

In conformità ad una tradizione radicata negli Stati austriaci e perdurante nel secolo XIX e oltre, il tirocinio musicale di Schubert si svolse sotto l'ala materna di un'istituzionalità cattolica che prevedeva una sorta di ciclo formativo e produttivo sotteso tra maestri, alunni e cappelle parrocchiali o conventuali. Se a ciò si aggiungano le funzioni eminentemente didattiche attribuite al genere sacro (luogo deputato al contrappunto severo e alle modalità di uno specifico stile subordinato alla liturgia, e pertanto banco di prova per ogni giovane compositore), non stupirà il fatto che, non diversamente da tanti altri compositori illustri od oscuri, anche la precoce primavera creativa di Schubert offra una ricca fioritura di musiche destinate alla chiesa. Tale produzione, costituita da messe complete o da sezioni di messe, offertori, inni, sequenze ed altro, rimane tuttora la più misconosciuta e disattesa, in sede esecutiva, tra tutte le opere del compositore: lacuna che non poco compromette la compiutezza della sua immagine di artista espresso da un preciso contesto socio-culturale, e la organica ricognizione critica di uno stile còlto nel momento della sua miracolosa epifania.

La Stabat Mater in sol minore D. 175 viene composta tra il 4 e il 6 aprile del 1815 da uno Schubert diciottenne che ha già a proprio attivo - tacendo d'altro - vette supreme della letteratura liederistica quali Gretchen am Spinnrade, Nachtgesang, Trost in Tränen e la terribile Scena del Duomo dal Faust. Ma la Stabat è altresì preceduta dal capolavoro chiesastico di quegli anni, la Messa in sol maggiore D. 167, concepita bensì nella tradizione della popolareggiante, cordiale Landmesse austriaca, ma in un ben superiore ordine di valori stilistici dai tratti già imperfettibili. Uno stile sacro, quello del giovane Schubert, destinato nel tempo a poche mutazioni strutturali, attinenti soprattutto il linguaggio armonico e orchestrale, perdurando il rapporto liricamente soggettivo e contemplativo, non senza episodici trasalimenti drammatici, tra testo e invenzione musicale.

Della Sequenza di Jacopone da Todi, Schubert intona le sole prime due strofe, col sostegno di un'orchestra che agli archi e all'organo aggiunge oboi, clarinetti e fagotti in coppia oltre ai tre tromboni, di prammatica nella musica chiesastica di area viennese. Il clima espressivo riecheggia quello delle sezioni più cantabili della Messa in sol, in particolare del Kyrie, ma all'angelica innocenza di questa musica, qui è contrapposto un pathos inquieto e profondo, in intima aderenza con la tragica contemplazione dei versi musicati. È dubbio se si debba considerare questa composizione come l'incipit di un lavoro di più vaste proporzioni, rimasto incompiuto: in ogni caso, la sua incompiutezza sarebbe paragonabile alla mirabile, fattuale compiutezza della Sinfonia in si minore. Un anno dopo Schubert riprenderà la Sequenza, questa volta in una libera traduzione tedesca di Klopstock, e ne ricaverà un'imponente composizione in dodici numeri per soli, coro e orchestra, non senza ostentazioni di dottrina contrappuntistica negli episodi fugati e nella stessa tonalità di base (fa minore-maggiore) della Stabat di Pergolesi: palese referente storico per un tentativo di emulazione condotto nello spirito di una profonda soggettività espressiva.

Giovanni Carli Ballola

Testo

Stabat Mater dolorosa
Juxta crucem lacrimosa
Dum pendebat Filius.
Cujus animam gementem
Contristatam et dolentem
Pertransivit gladius.
O quam tristis et afflicta
Fuit illa benedicta
Mater Unigeniti.
Quae moerebat et dolebat,
Pia Mater, dum videbat
Natis poenas incliti.
Addolorata in pianto la Madre
stava presso la croce
da cui pendeva il Figlio.
Immersa in angoscia mortale
geme nell'intimo del cuore
come trafitto da spada.
Quanto è afflitta e triste
la benedetta tra le donne,
Madre dell'Unigenito.
La pia Madre piange e trema
contemplando le pene
del divino suo Figlio.

(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto della Fondazione Musicale Chigiana,
Siena, Cattedrale, 22 luglio 2000


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Ultimo aggiornamento 11 agosto 2026