Shest' stikhotvorenii Marini Cvetajevoj (Sei poesie di Marina Cvetaeva), op. 143a

Versione per contralto e piccola orchestra

Testo delle parti vocali (nota 1)

1. Ai miei versi

Per questi miei versi scritti così presto
quando io non sapevo, di essere poeta,
balzati fuori come zampilli di fontana
e scintille di bengala.

Piccoli demoni infiltratisi
nel santuario del sogno e dell'incenso,
per questi miei versi su giovinezza e morte,
- versi non ancora letti da nessuno! -

Sparsi fra scaffali polverosi di negozi,
(dove nessuno mai li ha presi né li prenderà),
Per questi miei versi, come per i vini pregiati,
verrà il loro turno.

2. Da dove tanta tenerezza.

Da dove - tanta tenerezza?
Non per la prima volta questi ricci
io accarezzo - e labbra
ho conosciuto - più cupe delle tue.

Spuntavano e scomparivano le stelle
(da dove - tanta tenerezza?)
si aprivano e chiudevano gli occhi
proprio accanto ai miei.

Canti simiti a questi, non ho mai udito
nella notte cupa.
(da dove — tanta tenerezza?)
nel cuore stesso di chi canta.

Da dove - tanta tenerezza?
E che farne di lei, mio scaltro adolescente,
cantore di passaggio, dalle ciglie
così lunghe - che non trova uguali?

3. Dialogo di Amleto con la sua coscienza

- Lei è nel fondo, dov'è limo
e alghe... A dormire in esse
è andata - ma neanche là c'è sonno!
- Ma io l'amavo,
come quarantamila fratelli
amare non possono!

- Amleto! Lei è nel fondo, dov'è limo,
limo! - E l'ultima corolla
è venuta a galla sulle travi del fiume...
- Ma io l'amavo,
come quarantamila...

- Meno, in ogni caso, di un solo amante.
Lei è nel fondo, dov'è limo.
- Ma io — (dubbioso) - l'amavo ?

4. Poeta e zar
Nell'aldilà, oltre
il palazzo dello zar.
- Chi è, così imponente
nel marmo scolpito?

Così tutto d'un pezzo,
di ori e di stucchi incoronato.
- Della gloria di Puskin,
miserabile gendarme.

Suo vessatore e
censore dei suoi testi.
Brutale macellaio
della terra polacca.

Guarda bene!
E non dimenticare:
questo è lo zar Nicola
Primo, assassino di poeti.

5. No, rullava il tamburo

No, rullava il tamburo
di fronte alla funesta scorta,
quando il nostro dio seppellivamo:
un rullio d'onore, simile ai denti dello zar
sopra il corpo morto del poeta.

Un onore così invadente, da togliere spazio
agli amici più cari. Dalla testa ai piedi,
da destra a sinistra - tutti sugli attenti -
o gendarmi, coi loro musi impettiti.

Non è strano - che anche nel luogo più silente
come un piccolo ribelle sia sorvegliato?
A cosa, a cosa mai somiglia tanto
onore? Basta!... Basta!... è troppo!

Guarda, o paese, come a dispetto dei maligni,
si cura il monarca del poeta!
Onori - onori - super onori -
onori - al diavolo gli onori!

Chi portano via quasi di nascosto?
- come ladri, un ladro ammazzato.
Un traditore ? No! un uomo -
Il più intelligente di tutta la Russia.

6. Ad Anna Achmatova

O musa del pianto, la migliore delle muse!
O tu sublime creatura della notte bianca
tu porti alla Russia nere bufere,
e, come freccie, le tue grida si ficcano in noi.

Noi le schiviamo e un sordo oh! -
di centomila voci - presta a te giuramento - Anna
Achmatova! - un nome, il tuo,
come un alito possente,
che cade in profondità senza nome.

Noi siamo fieri di calpestare la tua stessa
terra, di stare sotto il tuo stesso cielo!
Colui che mortalmente ferito sarà
dal tuo destino,
immortale entrerà nella bara.

Nella mia melodiosa città bruciano le cupole,
e il cieco errante rende gloria al santo Salvatore...
- Io ti regalo la mia città dalle mille campane
Achmatova! e in più ti dono anche il mio cuore.
(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 19 ottobre 2006


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Ultimo aggiornamento 11 settembre 2019