Oceana

commedia fantastica per musica in tre atti

Testo del libretto


ATTO PRIMO

Nei campi di Vadar. Un gruppo d'alberi vigorosi getta la sua larga chiazza d'ombra, le viti si lanciano sui rami e si sparpagliano tra le loro fronde con voluttuoso abbandono; ne ricascano a festoni, a tralci; s'appigliano ai rari arbusti; circondano quasi d'una ghirlanda la distesa dei frumenti fittissimi che calano a perdila d'occhio verso l'orizzonte. Un sole pomeridiano dardeggia implacabilmente su l'oceano di spighe, dove la più timida brezza suscita ondate d'argento. Passa una strada sotto gli alberi, conducendo al villaggio di Noat. Appena nella più bassa zona dell'orizzonte il cielo s'intenerisce nel color glauco che precede la sera.
Nel campo, tratto tratto, si raddrizza qualche figura di mietitrice, vestita di vivaci lane. Qualche falce lampeggia dietro i festoni della vite. Poi i dorsi si piegano e riafflondano nei frumenti con una rabbiosa veemenza; vicino e lontano si levano imprecazioni e voci di donne invisibili.
UNA VOCE
Più non ha filo la falce!
UN ALTRA
Il sole mi liquefa,
UNA TERZA
il dosso
mi pesa, più curvo che tralce
di vite, su l'àrco de l'osso . . . .
ALTRE VOCI
Ne cuoce la terra!
— Sfavilla
il grano! . . .
— Falciate ! Falciate ! —
— L'abbiam cominciato a mattina!
— Siam arse!
— Accecate!
— La testa mulina!
— Maledetta l'arsura!
— Le biade!
— I campi!
— Il sole!
— Nube perpetua al sole!
(La voce di Nersa si leva dai frumenti, cantando)
NERSA
Ti desidero
ne l'aurora,
sol che timido
lambi il crin . . . .

Ti desidero
quale a sera
scendi al baratro
de 'l destin . . . .

Langue e spasima
di desìo
l'inguaribile
canto mio !
(La fanciulla esce dal bosco; altre giovani donne si levano tra le biade, gridando a Nersa).
DONNE
Falla tacer quell'anima randagia!
Noi lavoriam; tu canti! . . . .
NERSA
Ne ho falciato
come voi . . . più di voi . . . .
UNA VOCE
Falce di lingua!
NERSA
La madre mia vagabonda
diedemi forti le braccia
e colmo di musica il sen . . .
DONNE
E di nequizia . . . — E di raggiro!
UNA VOCE
Vadar
t'ha colto su la via che avevi fame.
ALTRE
Anima troppo buona!
(Le donne si stringono intorno a Nersa, sempre più provocanti).
DONNE
Le ricchezze
fiutasti e ti garbarono di lui!
ALCUNE
Piangea la moglie morta
e la dimenticò!
ALTRE
Lo avvolse un incantesimo
poi che ti guardò!
TUTTE
E avendo già nel crin qualche fil bianco
ei t'ama . . . e tutti ridono,
ma tu gli canti a scorno!
NERSA
(con un balzo indietro, fronteggiando le furie)
Invidia sozza! Livido
dispetto! Gelosia
calunniosa, mentitrice, sucida,
fatti innanzi e massacrami!
Sono stanca di vivere così!
(Le donne si avventano clamorosamente su Nersa)
DONNE
Avanti! Avanti! Arruffala!
Arrogante! — To', piglia!

Sfiamma cosi la mischia, ma non ancora le han messo le mani addosso e Nersa ha gettato il primo grido che uno smilzo straniero biondo, dalle vesti succinte, con un barbizzolo caprino e due grandi occhi maliziosi e chiari quali due gocce al sole, sbuca dai frumenti come per incanto, sogguarda immobile un momento, poi spicca un salto ed è in mezzo.
ERS (lo straniero)
— E' il regno de le furie!
LE DONNE
(sorprese, rimanendo perplesse un istante, poi dandosi da ogni parte a fuggire.)
— Ci ha vedute! — Uno straniero! — Un uomo! — Ad altra volta!
NERSA
(con la commozione ondeggiante nel petto, non si risolve a fuggire. Rivolge gli occhi incerti su lo straniero: la gaiezza di questi è incoraggiante e cortese.)
ERS
Orvia, non sono indomite!
Cento ne sperde un uom!

Riprendi i sensi, o tu, da la fiammante
gota, dal petto ansante:
più ammirando veder non da ventura,
Nersa, di te . . . .
NERSA
Il mio nome! come il sai!
Forse chiedendo limosina,
creatura errabonda, un dì
son ne' tuoi campi passata, o stranier?
ERS
I campi miei sono tali
che appena li visita a notte
l'aracne de' sogni mortali;
han mobili prati e grotte
corrusche di gemme: vi cantano
strane brezze vocali . . .
NERSA
Che dici mai!
ERS
Fanciulla,
sai tu padiglioni vaganti
di candida spuma? sai tu
le bocche di corallo fra' crini de l'alighe erranti
come anelano amore . . laggiù . . . laggiù . . . laggiù . . .
NERSA
(che ha seguilo avidamente, lo interrompe turbata)
Più non devi narrar! . . .
ERS
E perchè, Nersa?
Ti spiace?
NERSA
No. M'affascina . . . Ed io temo
sognar sì belle cose
quali talvolta sogno . . . da la vita
remote! Spesso,
quando l'amor di Vadar intendo e no 'l so amare
e il corruccio ch'ei m'ami ne'l fronte a quelle appare
femine invidiose,
tale soggiorno imagino qual tu dicevi e penso
un re potente e giovine ed un amore immenso . . .
ERS
Prosegui
NERSA
Mi vergogno
di te.
ERS
Proseguo io,
novellator men burbero . . .
NERSA
(supplichevole)
Le fole tue non voglio!
Lasciami qui, tra i fior, silenziosamente
con le rugiade a gara in pace lacrimar,
lanciar la svelta rondine de 'l mio pensier fuggente
sovra la terra a 'l cielo, fuor da la terra a 'l mar!
ERS
Il mar ? L'ami tu molto ?
NERSA
Ivi nacqui: la madre
sciolse su l'acque l'ultimo suo grido: ivi morì!
ERS
(vedendola commossa, le si avvicioa e la carezza celiando)
De 'l passato le lagrime, Nersa, vorrai rimpiangere?
Tergi la stilla; porgi
la mano, e uniti andiamcene verso più lieti dì.
NERSA
Io con te?
ERS
Tu con me.
NERSA
Non mi piaci!
ERS
Si chiama
un'eloquenza franca!
E hai torto.
NERSA
E colpa mia?
ERS
Hai torto! Se mi schiocca
lasciva irrefrenabile
la lingua ne la bocca,
è un suo mal far: non mio.
Non è per me che cerco
amor.
NERSA
Né ti vorrei.
ERS
De 'l mio signore porto
messaggio . . .
NERSA
Un nunzio sei?
ERS
Vorrebbe un cuore offrirti,
un soglio . . .
NERSA
(si fa seria)
Un soglio . . . un sogno?
Bello, giovine, dimmi? . . .
ERS
Bello, giovine sì. Quantunque poi
— non vo' spregiarmi in tutto —
tra i miei fratelli e i tuoi
me pur non trovo brutto.
NERSA
(scoppiando in riso)
Non altro sei che un abile
intralciator di favole
da 'l labbro lusinghevole!
ERS
E tu fiorello incredulo,
lasci languire colui
che in suo reame fantastico,
in trono raggiante, aspetta
su 'l cuor da l'ansia oppresso
un cuore di donna diletta
e il serto d'un amplesso . . . .
NERSA
Tentatore maliardo!
ERS
Vieni! Vieni!
NERSA
Un sovrano
dicesti?
ERS
Questa mano
in pegno t'offro che non son bugiardo!
NERSA
La mano? E a che mi giova?
ERS
Te ai rai de l'alba pago non hai
l'ardor de l'alma, cotesta mano
spietatamente mi troncherai;
ma se costui che vedi qui non mente,
ai rai de l'alba tu la bacerai
da l'alto trono tuo
benignamente assai!
NERSA
(tentata supremamente)
Oh aver sognato! Un giorno
coglier vivo da un labbro quasi l'alito
de 'l sogno . . . . E l'indomani
dileguar la chimera: esser più sola!
ERS
(quasi trascinandola)
Oggi vivo su 'l labbro cogli l'alito
de 'l sogno . . . . e andiamo!
HAREB
(passa per il sentiero, ode le uilime parole; avvicinasi loro quatto quatto e li sorprende).
Dove?
ERS
Hareb?
NERSA
Tu
lo conosci?
ERS
M'è nota
pur qualche cosa de l'occulto mondo.
HAREB
(duramente)
Meno balocchi e chiacchiere, furfante faccia gaia!
mi sei straniero e a l'aspetto rapace . . . .
ERS
Hareb, gufo che specoli ne l'altrui colombaia,
non tu mi sei straniero. So che la casa e l'agro
di tuo fratello Vadar e il bove pingue e il magro
agne che pasce a te piacciono . . .
(accennando Nersa)
Ti dispiace
costei sola . . . .
HAREB
Eh?
ERS
Perchè? . . . Vadar l'ama: se mai
la prende e figli nascono, ave desiri tuoi
che un giorno t'appartengano casa, poderi e buoi!
HAREB
(furioso)
Al ladro! Al ladro!
ERS
(turandogli la bocca)
Chetati! Lascia che ognun s'ingegni,
maestro! E fa vedere di che cosa ti degni!
(Gli fruga sotto il mantello e ne trae un miserello fascetto di spighe, con grande gioia di Nersa.)
NERSA
Oh bello! Ha cento viste!
ERS
(trionfante)
Quattro spighe!
HAREB
(rosso come un papavero)
Raccolte!
ERS
Rubate!
HAREB
Spigolate!
ERS
E ravvolte e celate
ne 'l sen de l'onestà!
NERSA
(con uno sberleffo)
Se Vadar lo vedesse!
HAREB
Ih! poi! non siam fratelli?
ERS
Ascolta: fra due volpi passa parola il gesto:
Io libero costei . . . E tu sorveglia il resto!
Né corri più pericolo
che Vadar si consoli
fra novi baci di donna adorata
a far nidiata di vispi figlioli.
(Preso delicatamente per le spalle da Ers, Hareb s'allontana ingrugnito. Nersa lo richiama.)
NERSA
Ascolta, Hareb!
HAREB
(rivolgendosi con piglio burbero)
Razza vagabonda,
che vuoi da me?
NERSA
Tu che partir mi vedi
né il gaudio celi di mia dipartita,
deh, te ne prego, a Vadar
narra che lunge mi trascina un sogno:
dove non so: verso l'ebrezza spero,
verso la morte forse: è tale il fato
di mia stirpe vagante!
(supplichevole)
Deh, te ne prego, a Vadar
domanda il mio perdon! . . .
HAREB
Ed io che ci guadagno?
ERS
(alzando un sasso e facendo atto di tirarglielo)
Questo!
(Hareb non se lo fa ripetere: e via!)
ERS
Se non va via,
lo finisco appiccato a un olmo, a testa in giù!
(Riprendendo Nersa per mano)
Ed or, sovrana mia . . .
(Nersa tace e sorride, tra sedotta ed inquieta)
ERS
(festosamente traendola)
Ed or fuggiamo più presto che il lampo,
che come il lampo il pentimento è presto.
NERSA
Io già mi pento . . .
ERS
Presto!
NERSA
E dubito di te!
ERS
Il dubio è gelo ed ogni fiore strugge;
io conduco a l'amor che fiori schiude!
NERSA
Tenetemi, o biade:
non debbo partir:
pungetemi, o rovi:
dovrommi pentir!
ERS
All'agile piè
si sgombrin viottole,
l'ostacolo svàmpi!
NERSA
Tenetemi, o campi!
Fasciatemi, o steli!
ERS
Ne 'l grigio dei cieli
si spiccan le nottole!
(traendola festosamente)
Gran sorte m'accade!
Per libere strade
è bella di re
che io faccio fuggir!
NERSA
O gioia, tormento,
sgomento: fuggir! . . .

Uccelli e farfalle si son levati da ogni parte intorno ai due fuggitivi; tra i frumenti essi stentano ad aprirsi il varco. Pur s'allontanano; le spighe li nascondono interamente; le loro voci si perdono nei fruscii, nei crepiti delle piante schiantate, fìnché tutto tace e la campagna beve tranquillamente la calma della prossima sera. Dopo un attimo giungono precipitosi dal villaggio Hareb e Vadar: questi eccitatissimo.
VADAR
Per le fauci di Moloch! Non mi vedi
sudare angoscia? Parla! . . .
HAREB
E se io tel dica,
cento pecore a me!
VADAR
Cento pecore a te!
(Hareb si frega giulivamente le mani)
HAREB
Sappi dunque che Nersa,
quel fragrante tuo bocciolo di rosa . . .
VADAR
Il preambolo accorcia!
HAREB
Un vagabondo
scontrò, bel perticone
allampanato e biondo,
e l'ali le spuntar . . .
VADAR
Che!
HAREB
(gridandogli nell'orecchio)
Nersa, intendi,
è fuggita! fuggita!
VADAR
Nersa? Menti!
(Hareb accenna di no)
Ah! messagger malnato! Ah! morte mia!
(Infuria e si dispera, ora accasciato, or fremebondo; grida verso il villaggio:)
Correte tutti a cercare di Nersa!
E tu spicciati, orsù!
(Da uno spintone a Hareb, che di malavoglia entra nel campo. Dopo qualche istante le grida degli agricoltori sorgono tra i frumenti, chiamando — Nersa! Nersa! — da lunge. A questo grido scoppia in un singhiozzo il dolore di Vadar.)
Nersa! Nersa! Nersa! Non ho che il suo nome!
Bacio le mie labbra che quel nome piangono!
Mi dilanio il petto, lacero le chiome,
cetra che ci squarcia, corde che s'infrangono!

E grido
pazzamente grido:
— Ritorna! —
come se il groppo de l'anima
sciorre potessi col grido!
(Si ferma un momento in ascolto. Odonsi voci lontane)
VOCI
Olà! - Li vedi? - Si - Lontani - Non si raggiungono più!
— Deserto è il pian! — Svaniti son!
VADAR
Lo so, lo so
che non ritornerà!
VOCI DISPERSE
Non li rivedi? — Olà, Nersa! Si chiama invano! Si gridi ancor!
— Nersa la bruna!
VADAR
Il nome suo mi fugge,
come un giorno fuggivano
le sue canzoni i miei capelli bianchi,
via per l'aer, dov'ella ancor fuggì !
E più che mai l'inseguo
con questa voce de 'l mio petto: - Io t'amo ! —
Ne l'aer fondo è voce che si muor.

(All'improvviso un clamor forte si eleva dal campo e si avvicina. Vadar dà un balzo, accorre, ascolta, sorride come un bambino).
VOCI
Che vedo mai?
— Reduce Nersa?
— E proprio lei che ci ritorna!
— Non sola . . . no . . .
— Per man l'adduce un vecchio
barbon di lana candida!
— Non lo si è visto mai! — Stranieri fioccano!

(Vadar scosta febrilmente le prime spighe: é una sorta di corteo che arriva. Hareb precede, di malumore assai; quindi uomini e donne, giovani e vecchi alla rinfusa e tra loro Nersa, che pavida asconde il volto sul petto di un venerando vecchione, vestito a bruno e maestoso di gran barba argentea.
VADAR
M'è la vita risorta!
(Si lancia verso Nersa; Hareb lo indica ad alcuni vecchi con gesto commiserante.)
HAREB
Orsù, tripudi e danze!
La pecora fuggita
è al suo pastor si cara
che a rifuggir l'invita
e a non tornare impara!
(Le fanciulle ridono forte. Vadar si volge irritato al fratello.)
VADAR
Sta zitto! E zitte voi.
sfacciatelle!
(a Nersa che non si distacca dal vecchio, amorosamente)
O mia Nersa,
come, dimmi, obliasti
il beneficio mio? cotesta pace
de' campi miei e questo
amor che non rimprovera?
In quale orror di firmamenti vasti
perdere ti volevi, o colombella!
NERSA
La fronte ho china . . . Deh, togline gli occhi!
VADAR
(al vecchio)
Straniero, i pie ti bacio . . .
HAREB
Tenerume!
Più di prima gli piace e se la piglia!
VADAR
(con ira)
Perchè ciarla il maligno?
HAREB
Per tuo bene.
VOCI DI VECCHI
(verso Vadar)
Più il tuo dover non sai?
ALTRI
Sei nato ier, pazzo d'amor che sei?
I VECCHI
(in gruppo)
Ricorda l'austera vecchissima legge
di questa tribù:
fuggita fanciulla nessuno protegge,
nessuno più accoglie . . .
HAREB
Né figlia né moglie . . .
I VECCHI
Servir deve a tutti; rifare da 'l nulla
sua nova virtù!
LE FANCIULLE
(con occhiate di trionfo a Nersa)
— Noi vogliamo la legge! —
VADAR
Io non la voglio!
I VECCHI
(avanzandosi per trattenerlo)
Vadar che fai? . . .
VADAR
(fuori di sé)
Chiamatemi ribelle,
ma tema Vadar chi pronunci ancora
di Nersa il nome!
HAREB
(ritirandosi alla mala parata)
Io no per certo!
ALCUNE DONNE
(indietreggiando)
Prima
ardere al fuoco!
I VECCHI
(sempre avanzando contro Vadar)
Vadar,
sfidare ardisci questi crini bianchi?
VOCI DI DONNE
Pace! Pace!
VADAR
Nessuno
la tocchi: è cosa mia:
la rispettino tutti,
questo voglio e . . .
ALCUNI
Vergogna!
ALTRI
A quegli anni!
I PRIMI
— E per chi?
ALTRI
Per rondine che migra! . . .
— Per malerba
che si spianta!

(Il momento si fa minaccioso; tutti rinserrano Vadar: quand'ecco il vecchio Uls che é venuto con Nersa, muove due passi innanzi con un mellifluo sorriso e fa cenno che lo si ascolti.
Il tafferuglio si accheta.)
IL VECCHIO ULS
Ascoltatemi,
ancorché sia stranier, paterni vecchi
de la forte tribù: son saggio anch'io,
se van saggezza e crin nevato a paro.
I VECCHI
Volto scabro e prudente!
ALTRI
Voce di gomma sciolta!
ALTRI
Adunque parli!
(Gli fanno cerchio d'intorno)
ULS
(con grande disinvoltura)
Lo so: vi sono ignoto:
ma oscura è pur la notte e dà consiglio:
tal l'avrete da me! . . .
ALCUNI
Schietto parlar!
ULS
Non mi appiglio a pretesti
per difender costei:
donna fuggente a vostra legge manca:
è fuggita; mancò . . .
I VECCHI
Meravigliosamente!
ULS
Ma la vil servitù
ingroppa il cuore a morte e virtù stanca
altra pena dirò . . .
I VECCHI
Parla!
ULS
(a Vadar)
Dovrai
assentirvi pur tu!
La fanciulla lasciatemi condurre a la sponda de 'l mare
sola fra scogli ed acque tre notti rimanga e tre dì
guanciale abbia la pietra: il cibo si debba cercare
in fra dattili e nautili: e l'onda lasciate cantare
tirannica monotona
rimorso a chi falli.
(a Vadar in modo cortigiano)
E fra tre giorni la riprenderai . . .
I VECCHI
(approvando col capo)
Giustizia pronta, breve,
mite, ingegnosa, buona . . .
LE FANCIULLE
Son attimi tre giorni
di così lieve pena!
HAREB
(fuor dei gangheri)
E al suo tornar l'adorni
di gigli una corona!
VADAR
(sempre cruccioso a Nersa)
Dì, Nersa, una parola,
e tu rimani qui, no 'l voglia un dio
NERSA
Lasciami, deh, partire
via, via,
dove l'anima mia
fra pentimenti e preghi
questa vargogna anneghi
de 'l suo fallire!
Lontana, rassegnata,
vuol la mia colpa gemere
e fremere
fin che da me sia scossa
e buona e perdonata
io tornar possa!
(Vadar abbassa la fronte. I vecchi lo circondano di nuovo insistendo.)
I VECCHI
Lasciala! Lasciala!
(congedandosi da UIs)
Addio, vecchione reverendissimo!
ULS
Ave, saviezza di venerabili!
LE FANCIULLE
(facendo a Nersa i versacci)
Di quella vipera presto ci libera!
NERSA
(in pianto)
Triste è partire!
VADAR
Rimani!
I VECCHI
(frapponendosi)
Fermati!
Lasciala andare!
(Lo trattengono, mentre Uls e da lui trascinata la fauclulia si allontanano rapidamente per i campi)
VADAR
Ma è spaventevole,
stolido è schiudere la mano io stesso
ond'ella involasi, né so se m'ami,
se mai amavami, se m'amerà . . .
I VECCHI
Non dar spettacolo di folli spasimi!
HAREB
Quanto più lagrimi, tanto più ridono!
VADAR
(tentando di svincolarsi)
Ridono . . .
I VECCHI
Vieni . . . Rincasa . . .
(Lo conducono a braccia verso il villaggio. Egli si volge indietro e or guarda con ira la gente, or tenta spingere l'occhio nel campo, dove la sera è discesa e un corno di luna sfiora le spighe con baglior d'oro. S'ode un canto indistinto di pastore, una canzone senza parole in lontananza. La quiete vince gli animi. Alcuni giovani cingono le fanciulle mormorando. Hareb s'assicura che Vadar sia lunge : quindi torna scuotendo il capo fra la gente).
VOCI NEL POPOLO
È sera . . .
Un canto sfuma . . . Splende una stella . . .
Brillano lucciole . . . Dimentichiamo
la pazza scena! . . .
LE FANCIULLE
Nersa lontana,
notte serena!
HAREB
Fosse bufera!
VOCI
La luna appare . . . .
— Guarda . . .
— Fra ramo
e ramo . . .
— E pace ! . . .
HAREB
Fosse procella!
LE FANCIULLE
(intorno a lui)
Venisse un flutto da tramontana
che mangi tutto!
(Hareb e le fanaciulle inginocchiandosi comicamenle, con le mani giunte).

Mostri de 'l mare
favoleggiati
di denti armati,
attenti, attenti!
La preda è bella:

(Cala la tela)

FINE DEL PRIMO ATTO

ATTO SECONDO

Di notte; alla spiaggia del mare. Mentre su l' onda appena crespa erra una debole luce di luna e paiono le creste dei fluiti tanti pettini mobili d'argento e dalle profondità risplendono tesori di mercuri e di fosfori, un'ombra tacita si stende su la spiaggia sabbiosa che una corona di pietroni divide dall'acqua e che a destra ed a manca é circondata da scogli dirupanti, aridi, con qualche faccia soltanto coperta di muschi, e qualche fascio d'erbetta o di fiori giallognoli prorotto dalle fenditure e spiccato dal grigio. La luna accarezza le sommità degli scogli. A destra essi discendono ad erti gradini, e un po' sopra il livello del suolo rientrano in una specie di nicchia, ove Nersa dorme sopra un cuscino d'alghe, mezza nascosta la persona dai massi.
A sinistra una sorta di gigante di pietra discende a picco, simile ad un torrazzo, e ai suoi piedi gli scogli minori si sormontano e s'imbrogliano. Le onde, spruzzando sui massi, inaffiano a tratti a tratti la riva e si ritirano poi nel loro luminoso deserto.
La scena, all'alzarsi della tela, é vuota e la ombrosa notte veglia il sonno di Nersa. Lentamente però, cautamente, con leggerezza d'atti sovrumana, ecco levarsi, l'uno a destra, l'altro a sinistra, a mezza persona dai flutti, Uls ed Ers, coperto il primo da un vestone di cuoio di cetaceo, l'altro da una sottile ed argentea squama tutta frangiata d'alghe. Si levano ballonzolando a ritmo dell'onde; si vedono, si mostrano i pugni, ma le onde li dividono, ond'essi ritornano all' assalto con maggior rabbia, sfolgoranti nella pallida luce.
ERS
Ladro di donne!
ULS
Gelosia viva!
ERS
Granchio!
ULS
Disutile!
ERS
Vieni a la riva,
ammasso tremulo!
di gelatina!
(balzando su la spiaggia)
ULS
To' un pugno!
ERS
L'onda
se lo raccatta!
(salta di nuovo nell'acqua)
Non questo!
ULS
(con un singhiozzo)
se lo destina!
L'onda
se lo destina!
ERS
(ritornando sui massi e stendendo il braccio per farlo sgocciolare)
E il braccio gronda!
ULS
Perle
d' una fontana matta!
ERS
Ah! la più bella perla me l'hai portata via!
ULS
(salendo con fatica alla riva e avvicinandosi in modo conciliante)
Init, dio del mare,
stanco d'esser celibe,
ne mandò a cercare
qualche fior di florida
feminella umana
di beltà preclara . . . .
ERS
Prometteva in premio
la perla d'ogni suo tesor più bella!
ULS
(come sopra)
Noi cercammo a gara
ERS
(Infuriando)
Nersa ritrovai,
l'affascinai, la conquistai, la trascinai,
con pie di vincitor!
Vuoi negar che era mia?
ULS
Ma quando gli uomini . . .
ERS
Scelerata genia!
ULS
. . . . perseguitarono
con le forche i fuggenti e coi tridenti
come inseguono i lupi . . .
ERS
Aspra ironia!
ULS
Un istante, vedendo ardua l' impresa
di diradar frumenti,
lasciasti la fanciulla . . . . .
ERS
con fé di traditor!
ULS
E tu l'hai presa
con fè di traditor!
ULS
Volea de 'l mio signor la volontà
che a suo servizio mi trovassi là.
ERS
(indemoniato)
Ladro di donne! Ladro d'un'idea!
Ladro di guiderdoni! Ladro! Ladro!
Ah la più bella perla
un vil pirata avrà!
O pazza voluttà de 'l furibondo insano,
soqquadro e finimondo!
la terra sgangherare,
aspirar tutta l'etra,
ingoiar l'Ocèano!
ULS
E poi scoppiare!
ERS
E te ridurre in polvere!
(Gii volta le spalle e siede con la testa nelle mani sovra un sasso alla manca)
ULS
(si dirige verso Nersa)
Non gracidar come i ranocchi
de la palude, genio del mar!
T'ammaestrino i pesci, razza mutola!
T'ammaestri costei!
Nel sonno suo, dolcissimo silenzio,
io la scopro più bella!

(Giunto presso alla fanciulla, s'arresta e si raddolcisce contemplandola; indi sale sopra uno scoglio, un po' dietro di Nersa, nell'ombra, e le intuona una specie di sua nina nana).
ULS
(canticchiando)
Ti veglio e canto! Sgorga sommessa
con cupo murmure di gelosia
la melodia:
vegliar cantando ti fo promessa
eternamente!
Eternamente cullar ti vuole,
vibrando all'eco, se il sonno ha un'eco,
la cantilena.
Fin che tu giaci ne 'l maliardo
velo dei sogni, fin che ti guardo,
fin che il tuo bianco viso di sole
cresce la lena,
non dormo, io no:
m'affida l'anima che eternamente
ti veglierò.
ERS
Tacio. Sbuffo. Guardo
l'ugne e me le rosico!
(tira un'occhiata ad Uls)
Ei canta! Batte un'ala
di vipistrello fiacco
il ritmo suo; gli cala
sopor su l'occhio stracco!
(Ers discende e rabbioso s'aggira per l'arena. — Si volge a Nersa e sospira)
L' avrei voluta bella a cento doppi,
preziosa al dio non men che a me
la perla preziosa:
ora la bramerei
occhicisposa, scarna . . . . anche grinzosa.
(le va sempre più vicino)
Pur sarebbe peccato!
(Si accorge di Uls dormicchiante)
Il vecchio ladro
s'attirò un sonno plumbeo
con la strofe monotona!
Se stendessi la mano
a i beni de 'l mio re?

(Si china su la dorraenle Nersa, quasi in atto di carezza. In guell'istante un bagliore più vivo sorge sul mare e ne fa tutte trasparire le acque. Ers si volge frettolosamente.
Un allegro squillo; e son quattro Tritoni che imboccano le vocali conchiglie. In lontananza un corteggio confuso di divinità delle acque biancheggia avviciuandosi a nuoto mentre la luna sfolgora di luce le onde.)
ERS
Ers, la partita smetti!
(corre alla scogliera e contempla il corteo).
Romoreggiano
entro il cavo orizzonte
i Triton maledetti;
su delfini e cavalli marini
le genti de 'l mare galoppano:
l'enorme Kar imbriglia una balena,
il dorso d'una sogliola
è il cocchio di Vilin; pesci fosforici
guizzan di flutto in flutto:
son gemme fuggitive e il mare tutto
le arresta in veli d'or!
(I Tritoni lanciano nuovi squilli. I genii mariui già son presso alla spiaggia.)
ERS
(guarda Uls maliziosamente).
Veggomi nel pensier che il suo dormire
gli arrecherà sfortuna.
(Tornando alla spiaggia).
Allegra squillano
i Triton la fanfara
entro la notte chiara
di fosfori e di luna!
VOCI DI GENII DALLE ACQUE
Punge la brama
d'Init le piante: ei giunge!
L'onda fiammante
calca tra spume e valca?
Flutti, algine, murici, antri, arene, scogli,
salutate il nume!

(Ers fa inchini profondi verso le acque, ormai divenute luminosissime quale argento colato. Init, il giovine dio, salta su la spiaggia, raggiante in un azzurro usbergo. Lo seguono alla rinfusa ondine in vesti verdognole, colossi seminudi armati di clave, di ramponi e tridenti, giovani di diafana bellezza in vesticciuole e gambieri di squama, tutti coronati dalle frangie rosse dell'alga; si arrestano in fondo mentre il re procede.)
INIT
Ers. Uls, dov'è la sposa?
ERS
(proslernato)
A' piedi vostri
son io.
INIT
Dammi la bella!
ERS
Impaziente
gioventù vostra! E degna
però di lei!
INIT
Ed Uls?
ERS
(sorgendo in piedi ed additandolo)
Dorme: vedetelo.
Papaverica bile ha divorato
da 'l mio trionfo . . . .
INIT
(impazientissimo, vuol lanciarsi innanzi)
Dorma! Ov'è colei?
(Ers lo arresla, lo prende per mano, lo fa camminare in punta di piedi, con occhiate sospettose ad Uls, verso lo scoglio ove Nersa giace.)
ERS
Piano . . . piano . . . Cauto . . .
Date a me la mano.
INIT
Qual sospir di flauto
giunge ? . . . Il suo respiro!
ERS
Dorme: rimirarla
è un goder sovrano!
INIT
Vattene! Mi lascia!
(si discioglie, e corre verso lo scoglio)
ERS
Piano . . . Non destarla! . . .
INIT
Miro! Ammiro! Spiro!
(Cade a ginocchio e innanzi alla dormente rimane estasiato)
I GENII DEL MARE
(a voci smorzate)
Nel sembiante divin fiso e perplesso
ei tace e tutto oblia,
la loquela d'amor, la carezza e l'amplesso!
(Ers silenziosamente sale sopra un masso a mirare dall'alto la scena.)
INIT
(mormorando con accenti estatici)
O notte balsamica,
dai perlei fulgori,
dai languidi olezzi,
che arcani licori
componi ed infondi
ne i petti profondi?
Perchè non mi stanca
mirarla nei vezzi
de 'l niveo sen?
Per quale via strana
l'imagine bianca
vèr l'alma mi vien?
I GENI DEL MARE
Risveglia, deh, signor,
la tua sposa Oceàna.
INIT
(coglie da una fessura di roccia una ginestrella e ne carezza il collo di Nersa bisbigliando)
Oceàna!
ECHI DELLA PIETRA
Acèana!
(Nersa abbozza qualche movimento, manda sospiri che il re raccoglie con ebrezza. Ers, visto il buono andamento scende dal masso e ballonzola.)
ERS
Trionfo! È desta! In braccio a lui l'ho messa!
La ricompensa a me!
NERSA
(tra veglia e sonno)
Ti desidero
ne l'aurora,
sol che timido,
lambi il crin! . . . .
(Apre gli occhi, li chiude abbagliata, scatta a sedere, e tosto Init le ha cinto col manco braccio la vita: ella non crede ai suoi sensi).
NERSA
Dove son? Dove son? Sei tu venuto?
Principe? dio? qual ti chiamai piangendo . . .
Umile poverella ora mi sento,
ora che il sogno è mio! . . . .
INIT
Vedi? Comprendi?
Un popolo di numi in esultanza
ti saluta regina
e sei mia sposa, amata più che il mar!
NERSA
(levandosi)
Regina? E di che regno? D'un chimerico
soggiorno a plenilunio sfavillante,
ove ogni pietra ha rai di diamante,
quale la madre mia solèa cantar!
Diceva il ver!
INIT
Il vero!
NERSA
E m' ami tu?
INIT
T'adoro!
NERSA
Io t'amavo in pensiero
così che or languo e moro
vedendoti.
INIT
(la bacia)
Ma un bacio
fuga la dolce morte!
NERSA
Un bacio, un bacio!
O bacio, che sei tu, si tenero e sì forte,
che liberi e incateni,
che suggi una ferita . . .
INIT
(ribaciandola)
. . . e che avveleni
con un umor di foco,
ed eterni ne 'l poco
istante ogni malia di nostra vita?
NERSA
Baciami ancora!
INIT
O bacio, un alveare
sei che il miele ha perenne e la fragranza!
NERSA
Baciata ribaciare
ardore avviva e spegne ricordanza!
INIT
Steso su 'l mondo un velo,
solo ne gli occhi tuoi limpidi io vedo!
NERSA
O amplesso, o porto anelo,
questa laguida nave accogli, io chiedo!
INIT
Essenze ignote esalami
la chioma che discior su' flutti io vo'!
NERSA
Nei tuoi marini talami
le rose de la terra io porterò!
INIT
O rosa mia Ocèana!
(l'abbraccia con impeto e la tiene stretta)
ERS
(che vorrebbe richiamare l'attenzione del dio e non sa e si strugge e si rovella d'impazienza).
Rosa la noma! Ed io
sarei l'aura di maggio,
che in frugar tra le fronde
scoverse il fior
(si ritrae sconfortato)
Non s' avvede di me!
Lo toccherò.
(Gli sfiora il lembo della veste)
Ma è fuoco
l'amore! Avvampa e scotta!
(chiamando)
Signore! . . . E una! . . . Signore! . . .
E due! . . . Signore! . . . E tre! . . .
INIT
(si volge stizzito, ma vedutolo gli sorride).
Ers, che domandi tu?
NERSA
(accorgendosi di Ers).
Veh! lo straniero!
ERS
Vi ricordate il molesto ciarliero!
NERSA
(baciandogli rapidamente la mano)
A lui per ciò che ha fatto!
INIT
La sposa mia che fa?
ERS
Mantiene un patto:
come ogni patto da gentil persona
per vecchia usanza mantenuto va.
I desideri miei a una perla civettano . . .
INIT
Questo intendevi!
ERS
L'ho ben meritato . . . .
INIT
(fa un cenno al mare, lanciandovi una scaglia della sua veste).
E ti sia dunque dato
il guiderdon!
ERS
L'avrò

(Le onde del mare saltellano verso la riva sotto una luce più intensa; mandano e rimandano fra gli scogli apparenze soavissime di ondine dalle trecce argentee, flave e verdognole; fanno balzare dalle spume, in una sorta di danza, le più fulgide perle.)
LE GENTI DEL MARE
Spettacolo strano e giocondo!
Su creste di flutti rimbalzano
a giostra le perle e le gocce
vogliose d'ascender le rocce!
La spira de 'l vortice tondo
a mille le afferra, le aggira;
su gli erti macigni le porta,
le scorta su colli di cigni,
le involve a ruina ne 'l grembo
d'un nembo di liquida polve!

(Un'ondina finalmente, snella, candida, tutta vaghezza, tenzona con le onde risolutamente, schiude le braccia, investiga i flutti e ne difende il suo corpo pieghevole, finché riesce a ghermire una perla su la cresta d'un'onda; prima tra le altre compagne che hanno lottato invano con le loro arti leggiadre. La vincitrice avanza con lievi passi divini verso Init e Nersa, tenendo alta come un faro la margherita conquisa. Init indica alla sposa di farne dono ad Ers, onde questi, splendente e trionfante, apre le braccia ad accoglierla e la siringe.
La danza, su l'estremo lembo della spiaggia, forma come una corona tremolante, diafana e leggera.)
VOCI DAL MARE
O Stille, o perle,
corriamo a le nozze de 'l re!
LE GENTI DEL MARE
Miracolo! Miracolo!
Bianca una perla sorge
da 'l fluido abitacolo!
— mirabile vederla!
INIT
Coglila, svelta ondina!
LE GENTI DEL MARE
La coglie! E il mar che porge!
O stella oceanina!
ERS
O agognato tesor!
LE GENTI DEL MARE
D'onda cristallo e fior!
INIT
Tu ad Ers la dona
che hai sì vago stupor, dolce regina!
ERS
(alternamente stringendo l'ondina e baciando la perla)
Siete mie! Siete mie!
Beato chi vi fece, poiché vi stringo alfin!
Una minuscola luna splendermi pare in man
e de le mie braccia fo' cuna
a un' estasi de l' Ocèan!

(A poco a poco lo scherzo dell'onde s'è chetato le perle si son riaffondate nei loro abissi talune ondine sono rimaste sugli scogli, stanche e meditabonde, come custodi silenziose.)
INIT
(schiudendo a Nersa le braccia)
Gl'impeti suoi loquaci
ne riapran l'amore . . .
NERSA
. . . in armonia
d'intenti occhi! . . .
INIT
Risuggi da la mia
bocca immortale gli immortali baci!

(Uls che ha dormito fino al cessar della danza, dà in un sospiro e destasi; si stropiccia gli occhi, balza su agitato.)
ULS
Che significa ciò? Questo splendor . . . .
Questo clamor . . . Il re con Nersa è stretto! . . .
Ed Ers! . . .
ERS
(Sente il suo nome, si volge e lo vede).
To' s'è desto!
ULS
Marosi, tempeste, saette!
La perla ha su 'l petto!
ERS
(tentando placarlo)
Rassegnati!
Uls
Mai!
ERS
Ascoltami!
ULS
Mai!
(le genti del mare fanno crocchio intorno ai litiganti.)
MOLTE VOCI
Che vuole quel vecchio?
ERS
Turbar l'esultanza
con un uragano di guai?
ULS
Mendace!
VOCI
Tenetelo fermo!
ULS
(a Ers)
Pirata!
VOCI
Frenetico!
ERS
Pazzo!
ULS
Ti lapido!
(raccoglie pietre)
MOLTI
(si schierano intorno ad Ers)
Amici, facciamogli schermo!
Al vecchio la bocca si turi!
INIT
(accorrendo al rumore della contesa)
Quai voci di barbari! Qual folle schiamazzo!
NERSA
Son nembi di collere!
INIT
Son grida e scongiuri!
ERS
(uscendo dal gruppo)
E' il vecchio che strilla
perchè ne lo stomaco
gli guizza un'anguilla!
INIT
O povero vecchio!
tuffatelo in mar!
(Circondano tutti Uls, che si dibatte ferocemente, e lo sollevano di peso trascinandolo verso la sponda).
VOCI
Un'anguilla ne lo stomaco
Infelice!
ULS
Aiuto!
ALTRE VOCI
In mar!
Come torcesi!
Che gemiti!
LE ONDINE
Onda, il vieni a liberar!
(Uls è sollevato di peso: si sta per dargli la spinta; egli arresta tutti accennando a dito una forma che si disegna su l'orizzonte)
ULS
Fermate, scelerati, e guardate laggiù!
TUTTI
(guardano ansiosi)
Che vedi?
ULS
Una fuggiasca ombra, una vela!
VOCI
Egli scorge una vela!
ALTRE
Ed ancor io
la scorgo!
ALTRE
(agitatissime)
Un occhio umano,
numi invisibili,
mirar ne può !
INIT
Pronti a svanir ne' flutti!
Vieni tu pure, Océana.
ne l'onda tutelar! . . .
NERSA
(bianca bianca, si ferma con gli occhi fissi su la vela lontana)
Stelle del cielo!
INIT
(accorrendo)
Quale un'ansia t'assal?
LE ONDINE
Regina nostra!
NERSA
Quella vela laggiù . . . . la riconosco!
E di Vadar la vela! Ei giunge; ei m'ama!
INIT
Ma tu sei mia!
NERSA
Tu dici?
Ed io singhiozzo; ruinato è il sogno:
un umano rimorso è sua ruina!
Ei m'ama! è buono! è triste! Io m'abbandono
a la pietà che vèr lui mi trascina!
INIT
(con passione)
Ed anch'io t'amo!
NERSA
(accennando il mare, esaltata)
E non lo vedi tu,
a notte, nel mar,
solitario natante,
la mia forma evocar,
il mio nome da 'l petto anelante? . . .
INIT
Il tuo spirto infedel . . . .
NERSA
. . . . ch'ei nei canti baciava
come bocca nel ciel!
(La navicella si rende sempre più distinta. I genii marini incominciano a rituffarsi nelle onde).
VOCI
O re signore,
è tempo di fuggir!
INIT
(scuotendo Nersa)
E te lasciare?
No, mai! Che far? Voi tutti, dite.
Che far debbo, che fare?
ERS
Le tue sirene cantino
e turbi l'ode magica
de 'l navigante l'anima!
INIT
(con la mano stesa su l'acque)
Il consiglio è crudel! Ora l'accetto! A voi
sirene, l'incantesimo!

(Init traccia un'altra cabala su l'acque, indi si tuffa e sparisce nel mare, Ers si appiatta a sinistra tra gli scogli; Uls a dritta. Un gran silenzio riposa per un momento su le acque. Indi voci dolcissime e perverse si elevano dagli abissi, or più forti or più fievoli, che Nersa ascolta con pazzo terrore, inginocchiata. La navicella avanza ancora un po'; indi si arresta.)
ALCUNE VOCI DAI FLUTTI
Veniste chiamate, sorelle, da l'ombra su l'acque
de 'l cenno d'un dio! . . .
ALTRE VOCI PIÙ LONTANE
Cantiam nuotando:
o bella vela, addormentato è il vento: t'addormenta!
NERSA
È come una carezza!
VOCI DA OGNI PARTE DEL MARE
Ardito nocchiero, che peschi con l'avido sguardo ne' flutti d'argento:
se un corpo di donna tu scorgi errabondo, deh! credi che l'occhio delira . . . .
QUALCHE VOCE
Noi siamo un canto:
e il nostro corpo è un'anima di lira . . . .
NERSA
E si perde il nocchiero!
ULS
(uscendo fra gli scogli)
Il vuoi tu salvo?
NERSA
La mia vita e lo salva!
ULS
La tua vita
non vo'! Tu l'ami?
NERSA
No; misericordia
di lui m'angoscia!
ULS
Ad Init
Fai tu rinunzia?
NERSA
(accennando la nave)
Salvalo!
LE SIRENE
Quest'alma feminea di lira ha innumeri corde ne' boschi d'algine:
discendi, nocchiero, negli alvi del mar senza fine, discendi!
ULS
Su 'l mar, vendetta mia,
evola, alcion de l'anima!
(Scaglia un sasso nel mare. Gridano le sirene e si scompigliano. Un fiero vento si leva e spinge rapidamente a spiaggia la navicella).
ULS
(a Nersa)
Tu ai frumenti di Vadar
per la terrestre via farai ritorno
onde venuti siamo; tosto e in fretta!
(Scompare fra gli scogli al precipitarsi impetuoso di Vadar della nave approdata).
VADAR
Nersa! Nersa!
(l'abbraccia).
Nel nome
hai prodigiosi accenti!
L'ho gridato ed incolume
passai fra le sirene!
Odi; riprende la melode lugubre,
nappo vitale che a la morte inebria,
ma del mio cuor la musica
più vaga e tenue mormora;
— Nersa, lo sai che t'amo! . . .
NERSA
Ti scongiuro, fuggiam . . . .
VADAR
Ah! lascia il flutto erompere!
Troppo a lungo contenni questo grido d'amore!
NERSA
Buon mio signor, ti supplico . . . fuggiamo! No, baciarmi
non devi! non lo voglio! . . .
VADAR
E il grido muore
nel tuo ansioso gel . . .
NERSA
Stretti, veloci,
perseguitati . . . . andiam!
VADAR
Oh i miei poveri carmi,
tutta la notte effusi a la pallente luna,
cercandoti su i lidi! Quando mi ti rapivano
seppi non poter vivere lunge a tua testa bruna
e scesi al mar e corsi da scoglio a scoglio . . .
NERSA
Ohimè,
partiam! Non indugiare! Sotto i piè nostri ebolle
la terra . . . .
VADAR
E perchè lagrimi!
NERSA
Oggi son triste! Vieni!
Ti vorrò bene assai! Ma deh, non mi baciar!
(cerca di trascinarlo ; Vadar si disvincola)
VADAR
(con un grido)
E il mio fratello Hareb!
NERSA
Hareb?
VADAR
M'accompagnò
vogando: ne la nave l'ho lasciato;
le sirene incantato
gli hanno l'anima: è folle!
(corre alla nave e vi scompare gridando)
Hareb, fratello mio!
ERS
(si mostra fra gli scogli; a Nersa)
Seguimi, celati,
propiziati l'istante,
resta con noi, regina!
ULS
(dalla parte opposta)
Ite, spicciatevi,
o vi faccio rincorrere
da una tromba marina!
NERSA
Spiaggia de 'l mio sogno beato,
ti bacio, e lagrime de la mia bocca
su 'l segno lieve: dov'è stillato
l'affanno, memore germogli un fior!

(Vadar ricomparisce trascinando a fatica Hareb che si ribella, che tiene la testa rivolta verso le onde, che non reggesi in piedi, ma accenna con le mani e col busto a un movimento ritmico, come se lo inseguisse la musica.)
VADAR
Ecco la nostra vittima, Nersa! . . .
E' livido assenzio
quel mar, nel suo fallace chiaror, nel suo silenzio
insidioso . . . .
(S'odono voci soavi nelle acque).
NERSA
Affretta!
(Nersa si allontana con Vadar e Hareb verso gli scogli più bassi, a sinistra)
ERS
(scattando fuori)
Ha! ha! Chi va, chi viene,
chi torna! Cuor di Nersa, te ne vai!
Coi sospiri doman ci tornerai.
(si precipita in mare)

Cala la tela)

FINE DEL SECONDO ATTO

ATTO TERZO

La corte rustica innanzi alla casa di Vadar. Una palizzata limita il fondo e ne occhieggiano caprifichi e cespugli.
Un'apertura mette ai campi di cui appena si vedono le chiazze verdi tra i fulvi covoni di fieno, vigilanti su l'ingresso a mo' di scolte. La palizzata s'interrompe al gran baraccone di legno degli stallaggi, che copre il rimanente del fondo di scena e si maschera in parte del frondame di due grandi alberi, che gettano un intarsio d'ombra anche su la semplice e bassa casetta di destra, rivestita dai cespugli di rose e gelsomini. Fra il baraccone e la casa una stretta via praticabile. A sinistra qualche grande albero isolato; arnesi agricoli inclinati su tronchi; un carro di fieno a metà scarico, un aratro di forma primitiva in riposo; tronchi atterrati in cumulo. Un sedile di pietra innanzi alla casa; altri di legno a pie' degli alberi; l'imagine grossolana d'una divinità nella sua nicchia scavala in un tronco.
Sole pomeridiano.
Vadar e Nersa siedono su la panchina di pietra. Sono tristissimi, qantunque vestiti a festa di sfolgoranti lane e Nersa coronata di gigli fiammei ed entrambi cariche di monili le braccia.
VADAR
O Nersa che de' vividi
fiori il profumo espandi,
sempre uno sguardo attendere
dovrò da te che affidi
agli occhi miei quell'anima?
quell'anima che mandi
non so' dove, lontan . .
a 'l cielo, quando i vesperi
discolorando van!
NERSA
(sfuggendo alle sue braccia che tentano cingerla).
Ohimè, sempre tu chiedi,
né un detto mio la tua tortura accheta!
Non sarai tu quest'oggi
sposo a me? Non m'avrai
docile a 'l tuo volere e mansueta?
Lascia ch'io vada
lunge fantasticando
e mi smarrisca! . . . Poi
quale asil troverò fuor di tue braccia?
VADAR
(dolcemente)
M'accarezzi e ti piangi!
Mi dài l'ali e m'atterri!
Oggi che ti vo' stringer tutta mia,
più mesta sei!
NERSA
(sorgendo pallidissima col dito teso all'ingresso).
Ma come
non affliggersi? Guarda!
VADAR
(scatta in piedi e si vela la faccia. Poiché Hareb é entrato dalla porta; sorridente un sorriso immobile, sonnambulo; egli cammina e tende l'orecchio al suono della musica che lo persegue).
NERSA
Questa demente larva
ci scorta né la vita,
una magica musica
ascoltando ne l'aria . . .
VADAR
(chiamandolo)
Hareb!
(Hareb non mostra aver udito e si trascina sbarrando gli occhi nella viuzza dietro la casa)
NERSA
Sen va . . .
VADAR
Dilegua . . .
NERSA
(affacciandosi alla finestra)
Sventurato!
VADAR
Ah! quel mare . . .
quella notte . . . quei canti . . . non so che . . .
li abbiam tutti ne l'anima!
(stiinge silenziosamente le mani di Nersa; quindi allontanasi a passo tardo; pare invecchiato)
NERSA
E te ne vai?
VADAR
M'attendono
gli zampognari: sono gente allegra:
perchè suonino a nozze ei ci vuol vino.
Presto son qui . . .
(Saluta di nuovo con la mano ed esce malinconicamente. Appena è fuori, la passione di Nersa sgorga impetuosa)
NERSA
Li abbiam tutti ne l'anima,
il mar, la notte, ben tu dici, o Vadar!
ma tu non dici: gli amor nostri ancora!
ma tu non dici: il sole ai sogni nostri!
ma tu non dici: l'iride, il baleno,
l'estasi, il cielo constellato d'astri,
e ne le spire degli odor salmastri
l'inno dei flutti ed il bacio immortal!
(con accenuto cupo e fatale)
Tristi le nozze a noi
I desideri nostri si ricorrono
per l'aria, aneli ed avidi,
ma come si ritrovano si sfuggono
e tra gli amplessi gemono!
(Ironica mormora l'antica canzone)
Ti desidero
ne l'aurora
sol che timido
lambi il crin . . .
(Non prosegue; lo sconforto la invade)
Ah! la malìa de 'l foco,
canzone, in te s'è spenta!
Gelida mi sgomenta
la vita; e morte invoco!
Morir! cinta le chiome
di serto nuzial!

(Ella non s'è avvista e la testa di Ers sorridenle ha già più volte fatto capolino dalla palizzata. Ora egli s'è accomodato tra i ramoscelli dei cespi con le gambe penzoloni nel cortile e interviene nel soliloquio.)
ERS
Poi che un serto regal
si perdè, chi sa come!
NERSA
(si volge e vacilla)
Ah!
ERS
(spiccando un salto e correndole incontro)
Per pietà, bella sposa,
ai piedi miei non ti svenir!
Novello a 'l tuo signor faresti torto!
NERSA
(decisa)
Te ne scongiuro — male sei venuto —
vattene e lasciami!
ERS
Come lasciarti mai! Tanto mi piaci
quanto il dì che io pensai
guadagnarmi la perla in tua mercè!
(avvicinandosi accortamente)
Ti ricordi - Cantai.
Ti ricordi? Cedesti.
Ti ricordi? Gli onesti
patti mantenni e ti diedi ad un re!
Son la fortuna tua! . . .
NERSA
(agitata)
Vattene! Vattene!
Lasciami! Lasciami!
ERS
(indietreggiando con aria innocentona)
Nessun ti tocca:
il mio rimedio
stillato in gola
m'esce di bocca
soave fluido
ne la parola:
— Init è qui!
NERSA
(sempre più agitata)
Misericorde spirito,
non lo ripetere
il dolce nome che infedel mi fa!
Ei m'ama tanto,
Vadar!
ERS
Ma tu
non l'ami! . . .
NERSA
Taci!
ERS
Tacer? No: grido!
Signor!
(chiamando scherzosamente)
NERSA
Che fai?
ERS
(a voce stentorea}
Signore!
(a Nersa)
Affido
la causa ai baci!

(Init, vestito d'una robetta pastorale, sbuca da uno dei covoni che guardan l'ingresso e corre appassionatamente a Nersa: sbigottita ella fugge gridando: il giovine dio con un salto le taglia la strada e la riceve nella braccia stremata, vinta.
Ers si colloca all'ingresso vigilando.
NERSA
(fuggendo)
Aiuto! E' desso!
INIT
Tu fuggi invano
non hai riparo che su 'l mio sen!
Le braccia attorco come una spira
che avvolge l'anima, se il corpo attira:
per le carezze de la mia mano
ritorna il nubilo volto seren!
NERSA
(abbandonandosi all'ebrezza)
Più non ti lascio! Rinvengo, guarda,
tutta letizia, tutta sorriso . . .
INIT
Cosi t' ho amata poiché ti vidi
ne la beata notte maliarda!
NERSA
Cosi parlando m'aliti in viso
flebile musica di flutti e lidi!
INIT
Ti porterò lontano!
NERSA
Ancora mi chiamo Oceàna!
INIT
Ancor regina sei!
NERSA
E follemente io t'amo!
ERS
(che estatico li ammira)
O coppia insuperabile
da fare bei figliuoli!
Olà . . .

(Il pugno di Vadar l'ha fatto sgombrar dall'ingresso.
Quegli immobile sull'uscio, sì fa velo agli occhi. Al grido di Ers gli amanti si sono rivolti: la fanciulla vi risponde con un grido e pazzamente spaurita cela la fronte sul petto d'Init.)
NERSA
Vadar!
VADAR
La folgore
su me . . .
ERS
(facendosi piccino piccino)
La terra scotta . . .
Sento passar ne l'aria
la romba de 'l terror . . .
NERSA
(ad Init)
De, mi nascondi!
VADAR
(avanzando lentamente)
Nersa,
il ciel non è; sei tu che invii fulmineo il dardo
a trapassarmi l'anima,
e ne le vene un acido stilli desio di morte
e gli occhi empi di tenebre!
Ora l'inesorabile fronte solleva, e mira
l'agonia de la vittima!
(Nersa solleva il viso lagrimoso e guarda con occhi spauriti)
INIT
Per lui tu piangi!
NERSA
No, non t'abbandono!
I sogni miei mi resero
prigione a te d'amor!
(si stringe a lui)
ERS
(a Vadar)
E tu con qual diritto
li volevi turbar, con qual cuore di fiera?
non vedi come s'amano
e come delibandosi per gli occhi
al tuo cospetto lunge son da te?
Né ti convincon?
VADAR
(avanzandosi verso Init)
Fatale e amor ! Mi prostro
e in te l'adoro, o giovine
felice amante riamato e bello
che hai le sue chiome a tergere ogni duol!
Ma la mia vita, dì, ma la mia vita!
Come viver poss'io?
Si . . . come la morte!
ERS
(ascoltando con impertinenza)
Uragan di parole!
Altro ci vuole!
Init la preme al fianco,
e amor disarma i fulmini!
NERSA
M'ingroppo e lagrimo!
VADAR
(sempre più impetuoso)
Puoi tu con quelle lagrime
pace compormi? No? Rattienle allora!
NERSA
Il suo dolor m'atterra!
INIT
Nersa, sei mia, sei mia!
NERSA
Mi maledice!
INIT
Sfido umano ardimento che mi tolga
il crin, la bocca e l'amplesso adorato!
ERS
(accennando Vadar)
Grande impiccio quest'uom!
ULS
(avanzandosi dal fondo con la solita sua, pacatezza bonaria. Pare ancora più vecchio; ha un mantellone sdruscito e un bastone di pellegrino)
Ha! ha! Ha! ha!
(tutti si volgono)
INIT
Uls!
VADAR
Il vecchio stranier!
NERSA
La mia fortuna!
ERS
Fu esiliato dal mar
e il traditor qui torna!
ULS
E' lunge il mare;
ed altri dèi governano la terra
che non muovono guerra
a' miei poveri pie'!
ERS
Intruglion senza fe'!
VADAR
Che vuol la vecchia serpe?
INIT
(accigliato)
E' una vendetta?
NERSA
Torna fortuna?
ERS
E' un raggio, o una saetta?
ULS
(s'avanza e s'inchina verso Init)
T'ho veduto in periglio
e — Uls qui — ho detto — ci vuole,
o povero vecchio bandito,
spandere il buon consiglio.
INIT
Il tuo consiglio dì . . .
ULS
(accennando Vadar e traendolo in disparte)
Lo dirò a lui.
C'intenderem fra vecchi.
ERS
Gli potessi rubare il suo mistero!
NERSA
Che strazio di quest'ora
e incertezza mortal!
INIT
E un effìmero mal
che contro amor t'accora!
Volgi, amor mio, la mente
a l'avvenire sognato,
a 'l sorridente fato
che t'abbandona a me!
NERSA
Oh irrefrenabile ansia
d'essere tua e lontana
d'essere tua e sovrana,
là dove duol non v'è!
INIT
Non guardare, Oceàna!
M'ama: non abbi altra terrena cura.
A noi le gioie de gl'iridei talami
anneghino il soffrir d'ogni sventura!
NERSA
Annegare il soffrir d'ogni sventura!
Presso i dolenti errar con ciglio immobile!
INIT
Presso i dolenti errar con ciglio immobile,
anche il pianto serbare a voluttà!
NERSA
Stelle, un pianto d' amor!
INIT
Tu piangi, io bacio!
NERSA
Tu baci io godo! O amore, o crudeltà!
INIT
O amore, inno di lagrime baciate!
NERSA
O lagrime, spietate amor vi fa!
Intanto
ULS
Vi fidate di me?
VADAR
Parla t'udrò !
ULS
Un mercadante io sono
VADAR
Di favole?
ULS
di pace!
VADAR
Tutta la roba mia
per simil mercanzia!
ULS
La roba tua non vo'! . . .
(continuano a bassa voce)
. . . . . . . . .
. . . . . . . . .
ULS
È un dio dle 'l mar!
(accennando Init)
VADAR
Un nume
ella ama io son perduto!
ULS
L'avviso melanconico
de 'l senno a te darò.
. . . . . . . . . .
. . . . . . . . . .
VADAR
Or più nulla mi chiama!
ULS
Or t'è la vita un peso!
VADAR.
Un fatal peso ed empio!
ULS.
S'immola chi ben ama!
VADAR
Ahi! troppo atroce esempio
vuoi da me . . .
ULS
Se t'ho affeso,
sia non detto! . . .
VADAR
Sì, è detto!
Non mi smentisco più!
ULS
Sei un logico stretto!
VADAR
Ed un iniquo tu!
(Hareb ricompare dal fondo come nella prima scena ed Ers l'osserva curiosamente).
ERS
Oh guarda che bel pazzo! E par che semini
il germe de' capelli
dondolando la testa!
Non so quale davver dei due fratelli
più micidiale abbia la tempesta!
Vadar, da 'l serpe loquace attoscato,
illividisce a poco
a poco; l'altro è livido
per l'intelletto che fu già strozzato!
Oh! ve'! di loco in loco
porta il suo folle brivido!
Vo' chiamarlo e godermelo!
(Zufola il canto delle sirene; Hareb accorre con gran riso di Ers.)

(Vadar si stacca da Uls e fermo e risoluto si presenta ad Init. Uls da gran segni di soddisfazione)
VADAR
Nume, l'invidiato
amplesso disciogli e m'ascolta!
Vedi questo fratello
mio: le sirene gli han fatto la grazia
di tòrgli la ragione.
La ragione gli rendi,
il terribile incanto getta sopra di me!
Poi che l'amore di Nersa su l'ali d'un sogno perduto
dilegua, folle rendimi!
altro non vo' che oblio!
NERSA
(cadendo in ginocchio)
Init non lo farai! Pensa i rimorsi
di quest'anima!
INIT
E appunto, o mia conchiglia,
vo' spegnere il rimorso: a l'infelice
gli occhi annebbiare che la sorte veggono!
(rimette Nersa delicatamente a sedere)
ULS
E' Uls che lo consiglia!
VADAR
Al mondo io grido
solo un detto d'addio,
a voi: siate felici!
(ad Init)
Così breve mi rendi l'agonia!
NERSA
(singhiozzando)
La sua agonia!
ULS
Breve sarà, vedrai!
ERS
(afferra Hareb che vorrebbe scappare)
Alza il muso, animale!
Ti rifacciamo un uom!
(Gli alza la testa con una ceffata.
Init si avanza nel mezzo e stendendo le mani impone per tre volte il silenzio. Una sorta di brezza misteriosa fruscia negli alberi. Vadar tende con ansia l'orecchio.
Una nuvoletta vien da occidente e s'aggira sul loro capo.
INIT
(toccando Hareb, a mezza voce)
Libero ei sia!
ERS
(soffiandogli nella destra orecchia)
In lode di saggezza!
ULS
(soffiandogli nella sinistra)
E con suggello
di giustizia!
INIT
(invocando)
Canora letargia,
scendi sul capo a chi per lui si die
(La nuvoletta vortica intorno al capo di Vadar e fugge via con lene musica, ove par riconoscere il canto delle sirene)
NERSA
O nuvoletta bella,
portami via!
(chiude gli occhi per non vedere)
ERS
(accennando Hareb)
Costui
ringrazi il salutifero soffio: stregato è quello!

(Vadar si riscuote un momento dal torpore in cui era immerso, tentenna, a passi tremolanti esce dalla scena. Hareb, come desto da un sonno plumbeo, si soffrega le ciglia).
NERSA
Orrore! Vadar! Vadar!
(seguendolo)
ULS
(spingendo Init verso di lei)
La conforta!
ERS
(battendo la spalla di Hareb.)
Ehi, dormiglione! La fortuna afferra!

(Init e Nersa si vedono per uu certo tratto passeggiare nel fondo)
HAREB,
Olà! Dove son io?
Aver dormito sembrami
malamente e sognato
d'un suon di voci in coro.
Vecchi sogni tutt'oro,
dove siete?
ERS
Son qua.
HAREB
To', l'indovino!
ULS
Prendili!
A te le greggi, i campi,
l'intera eredità.
HAREB
Vadar è morto?
(Una turba di cootadini furiosamente irrompe.)
I CONTADINI
Aiuto!
Il buon padrone è divenuto pazzo!
ALTRI
Il buon padron barcolla,
acchiappa mosche e balla
di suo fratello al par!
HAREB
Ah! suo fratel, sapete,
non danza e non traballa:
ci ha il piè di marinar!
ERS
(mostrando Hareb)
Salute al padron nuovo!
I CONTADINI
Molti anni e terra grassa!
HAREB
(stupefatto, battendosi il petto)
Ma che? . . . In questa carcassa
batte un cuor di padron?
(La gioia gli monta alla testa)
Festa dunque e baldoria,
e l'avarizia per un giorno crepi!
Grufolare in vivande avremo a gloria,
ruzzolar tra le siepi!
Nozze, nozze vi dico!

(Dà sollecitudine ai contadini che accorrono, chi portando uno spiedo, chi accendendo una fiammata di sarmenti, ove più tardi gettano un ceppo, infilzando un pingue vitello che si brucicchia e fuma; chi anfore e vasi di vino recando dalla casa)
TUTTI
(con segni di festa)
Nozze! Nozze!
INIT
(traendo innanzi Nersa, ancor battuta di pianto e vergognosa)
Nostre nozze, Oceàna!
HAREB
Altro amadore già trovò costei!
Vogliamoli sposar! C'è sempre fretta!
ERS
Orsù, vitelli grassi, imbandigione!
ULS
Mi piace di variar l'eterno pesce!
HAREB
Orsù, qualche schidione!
ERS
E chi trincia! E chi mesce!
HAREB
Oh! che s'aspetta?

(Ad un tratto quelli che son più vicini alla porta, arretrarono pallidi, sbigottiti: fra loro si scorge per un attimo la figura di Vadar.
Init attrae Nersa con premura, perche non veda, fra gli alberi.)
HAREB
Che avete là?
CONTADINI
C'è . . .
ALTRI
C'è . . .
Il padron vecchio che quivi s'aggira
e sospira e ci spia . . .
HAREB
Datemi il bando a la melanconia!
Buttatemelo fuor!
CONTADINI
Via! Via! Via! Via!
(A spintoni allontanano Vadar)
ULS
(nasconde con la persona la scena a Nersa)
Fo' da muraglia.
HAREB
Sventato è il tafano!
ERS
La festa ha un libero
pian di battaglia!
ULS
E a l'uomo cupo
sorte da lupo!
INIT
(con passione a Nersa)
Chi un'istante mi toglie
ne l'ora
che non obliasi?
Dove trasporta il vento
l'accento
che a me non dai?
NERSA
Oh! perchè mi sospetti
d'affetti
che non t'adorino,
mentre china a' tuoi piedi
mi vedi
languida in estasi?

(Init la raccoglie fra le braccia, mentr'ella tenta d'inginocchiarsi. Hareb interviene porgendo loro un gran nappo di vino. Init lo regge con una mano alto levata; minaccia di spruzzarne la fanciulla che si schermisce e ride.)
HAREB
Gli spiedi girino! L'anfore vote
gorgoglin chioccole!
Io tra le vergini delizie ignote
del possedere,
sfogo il piacere
di veder ospiti
mangiare e bere!
(Tutti hanno le tazze alla mano. Ers ed Uls si avvicinano.)
ERS
Porgi vino e mescilo!
ULS
(mesce)
E ne libo anch'io!
ERS
Leva il nappo e cozzalo!
ULS
(cozza)
E leal piacer!
ERS
Vecchia volpe, abbracciami!
ULS
Malandrino mio!
(calorosamente si stringono)
ERS
Zuffa indivisibile!
ULS
Feccia ne 'l bicchier!
IL POPOLO
Suonino le fistole! Danzino i pastor!
Dove il fuoco crepita, dove il vino brilla,
vivide meteore lancia la pupilla,
rossi fior germogliano da le gote fuor!
LE FANCIULLE
(intorno ad Hareb civettando)
Se con l'opulenza
splendida innamori,
han di lor frequenza
qualche colpa i cori?
NERSA
(strappa ia coppa dalle mani d'Init e la porta, prima d'umettervi le labbra, fino agli occhi del dio)
Sei tu il sogno: io t'amo, barbaro e gentil!
M'hai ucciso il verno, capriccioso april!
INIT
(decantandola con un ampio gesto di braccia)
Non licor; bellezza voglio in te libar!
Fin che t'amo t'amo! Gaie notti ha il mar!
NERSA
Gaie notti ha il mare! Sbianca l'ombra un riso:
l'astro de 'l tuo viso rai di luce dà!
INIT
Fin che t'amo t'amo ! Sgocciola ogni istante
come un diamante ne l'eternità.

(La fiammata, le torcie e qualche ultimo bagliore di vespro danno un tono caldo a tutta la scena. Un colpo secco fa tutti rivolgere. Il ceppo si è spaccato fra le vampe; salgono fiamme; si grida di gioia.

(Cala la tela)

FINE.


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Ultimo aggiornamento 19 luglio 2026