Blaník

Poema sinfonico dal ciclo Ma vlast (La mia patria)

Musica: Bedřich Smetana (1824 - 1884)
Organico: ottavino, 2 flauti, 2oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, triangolo, piatti, archi
Composizione: 9 marzo 1879
Prima esecuzione: Praga, Sala Žofín, 4 gennaio 1880
Edizione: Urbánek, Praga, 1894
Guida all'ascolto (nota 1)

Il ciclo di sei poemi sinfonici Má Vlast (La mia patria) venne composto da Bedřich Smetana nell'ultimo infelice periodo della sua vita quando, abbandonato il teatro perché completamente sordo e soggetto a quelle crisi nervose che sfoceranno nella pazzia degli ultimi anni, si dedicò alle composizioni sinfoniche. Col termine poema sinfonico si intende una composizione per orchestra cui l'autore fornisce un programma poetico-letterario, o comunque di natura extramusicale, che ne spieghi il significato guidando l'ascoltatore attraverso i diversi episodi della «vicenda» musicale. L'ispirazione letteraria non determina naturalmente la qualità del lavoro sinfonico, che dipende dalla musica, dalla sua sostanza spirituale ed emotiva e dalla sua forma artistica.

Nel corso degli anni 1858-61 Smetana compose tre poemi sinfonici basati su drammi di Shakespeare (Riccardo III), Schiller (Il campo di Wallenstein) e Oehlenschläger (Haakon Jarl). L'idea di un ciclo di poemi basati su episodi della storia e della mitologia cèca è invece più tarda: intorno al 1873 Smetana pensa a cinque composizioni intitolate Vyšehrad, Vltava, Ríp, Lipany e Bilá Hora (Montagna Bianca) da organizzare in un ciclo intitolato Vlast (Patria). Nel corso dei cinque anni di gestazione del suo progetto (dal 1874, anno di composizione dei primi due poemi, al 1879 dell'ultimo) Smetana modificò i titoli di quattro poemi, ne aggiunse un sesto e intitolò l'opera completa Má Vlast.

Il filo conduttore del ciclo è evidente e unitario: due poemi, La Moldava e Dai boschi e dai prati di Boemia, esaltano la natura del paesaggio boemo in relazione alla vita dei suoi abitanti (feste nuziali, allegre riunioni, scene di caccia). Sàrka è basato sulla leggendaria vicenda di una giovane amazzone cèca che vendica duramente l'onta di un amore tradito; Vyšehrad rievoca le gloriose gesta del mitico castello che domina Praga. Gli ultimi due poemi (Tábor e Blanik), accomunati dall'uso della stessa melodia di corale, celebrano invece episodi delle guerre hussite proiettandoli in una visione positiva di riscossa e vittoria di tutta la nazione cèca. Il legame musicale fra le sei composizioni è infine ravvisabile nel tema del Vyšehrad che, presentato da due arpe all'inizio del primo poema, risuona ancora alla fine del secondo per esplodere solenne e trionfale a conclusione del ciclo.

Ma Vlast rappresenta quindi un toccante omaggio del compositore boemo alla sua terra, alla sua gente, a tradizioni, storia, cultura e mitologia della sua patria: «Mai un paese nel suo carattere, nella sua natura, nei suoi episodi storici suscitanti eroismi o ispiranti riverenza fu più glorificato di quanto sia stata la Boemia da questo ciclo» scrive Alfred Einstein in un suo famoso saggio (La musica nel periodo romantico).

L'ultimo poema del ciclo, Blaník, venne terminato a Jakbenice il 9 marzo 1879; la sua Introduzione, che scandisce perentoriamente il ritmo del corale hussita Voi che siete guerrieri di Dio, rivela subito il legame tematico con Tábor. Una melodia leggera affidata agli archi rappresenta la pace del monte Blaník (la Montagna Bianca), in cui riposano gli eroi delle famose guerre hussite. Sui pendii del monte i pastori pascolano le loro greggi: l'idillio agreste è descritto in orchestra da un delicato canone fra oboe e clarinetto, sopra una lunga nota tenuta dagli archi. Ma guerra e miseria lacerano il paese e minacciano la libertà del popolo: un corno fa sentire il grido di battaglia degli hussiti. I caduti in guerra si levano e brandiscono le loro armi; la terra si schiude e gli eroi marciano compatti verso il campo di battaglia, sicuri del trionfo finale; grazie al loro aiuto, la patria boema gode di una nuova, splendida pace. L'epilogo è trionfale: al tema del corale affidato a trombe e tromboni, Smetana sovrappone quello del Vyšehrad proposto da archi, legni e corni a suggellare simbolicamente anche la fine dell'intero ciclo di Ma Vìast.

Alessandro De Bei


(1) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 80 della rivista Amadeus

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Ultimo aggiornamento 25 febbraio 2019