Trio in sol minore per pianoforte, op. 15


Musica: Bedřich Smetana (1824 - 1884)
  1. Moderato assai - Più animato
  2. Allegro, ma non agitato
  3. Finale: Presto
Organico: violino, violoncello, pianoforte
Composizione: 1855
Prima esecuzione: Praga, Teatro Reale, 3 dicembre 1855
Edizione: Urbánek, Praga, 1879
Dedica: Karel Stecker
Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Smetana venne maturando il proprio stile compositivo negli anni Quaranta, sotto l'influenza dei grandi poemi sinfonici di Liszt e Berlioz. Patriota convinto, partecipò ai moti insurrezionali del 1848, che lo videro arruolato nella guardia nazionale, e basò la propria ideologia culturale sul fondamento delle tradizioni musicali del proprio Paese, la Boemia: egli divenne il padre della musica boema e il promotore di una corrente nazionalistica cèca non sottomessa all'egemonia delle culture musicali straniere. La sua opera più nota, il ciclo di poemi sinfonici intitolato Ma Vlast (La mia patria), è il documento più felice di questa volontà di conciliare musica colta e tradizione popolare, spirito sinfonico ed epopea nazionale: intenti che ispirarono anche le sue opere teatrali, dove la freschezza della vita dei villaggi contadini si armonizza con le leggende popolari autoctone e si fonde con le vicende storiche, patriottiche.

Se il nome di Smetana acquistò risonanza internazionale nei campi del poema sinfonico e dell'opera, i tratti caratteristici del suo stile si ritrovano anche nella produzione cameristica, non cospicua ma ben individualizzata. Di essa fa parte, accanto a due successivi Quartetti per archi, un unico Trio con pianoforte, in sol minore op. 15, che risale al 1855 e fu originato da un avvenimento luttuoso: la morte della figlia Bedriska, di soli quattro anni e mezzo di età. È un'opera che nel suo programma autobiografico si configura come un'intima confessione, intrisa di sottili tenerezze, immediata negli stati d'animo, ma energica e compatta, filtrata attraverso una chiara disciplina formale. La dignità e la compostezza dominano anche nei momenti più amari e dolenti, per tradursi in un discorso non convenzionale, dall'andamento rapsodico, ma classicamente equilibrato.

Ne è dimostrazione il piano costruttivo. Il Trio presenta al primo posto un movimento lento, Moderato assai, che si apre con un recitativo del violino solo nel registro grave: un lamento carico di tensione e di malinconia, a cui fanno eco, sviluppandolo, il pianoforte e il violoncello. Questo tema principale, simbolo del rimpianto, è anche l'elemento che collega tra loro i vari episodi dell'opera ritornando, trasformato nel ritmo e variato nell'armonia, in tutti e tre i movimenti. Lo sviluppo ha un energico slancio drammatico, sottolineato dalla cupa tonalità di sol minore, e viene interrotto da rapide improvvisazioni solistiche, quasi fuggevoli reminiscenze di carezze e di gesti infantili.

Lo Scherzo che segue è in forma di rondò. Figure motiviche derivate dal tema del primo movimento si intrecciano con due episodi alternativi: il primo calmo e disteso (Andante), il secondo nel modo di una marcia funebre (Maestoso). Anche il Finale (Presto) si richiama alla forma del rondò. I temi sono ritmicamente marcati e incalzanti come in una danza macabra, quasi agitati dallo spettro della morte; invano si ripresentano, a scacciare l'ispirazione programmatica, i ricordi lieti e le nuove reminiscenze del tema principale, ora in "Grave". Ma quando la tensione ha raggiunto il suo culmine, l'atmosfera improvvisamente si rasserena e il canto si fa vigoroso e quasi affermativo, cancellando il cupo sol minore con una coda giubilante in maggiore.

Sergio Sablich

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Il Trio op. 15 in re minore per violino, violoncello e pianoforte venne composto da Bedřich Smetana nel 1885 in seguito al doloroso evento della perdita prematura della figlia Bedriska di soli 4 anni e mezzo. Questa bella pagina cameristica risente nettamente dell'influenza della corrente romantica tedesca di quel tempo, nonché di Franz Liszt. In essa non vi è traccia di accademismo o di formalismo: l'urgenza espressiva si tramuta immediatamente in un continuo alternarsi di stati d'animo musicali che si concretizzano in una scrittura dall'andamento rapsodico, talora appassionato, talora languido, che non abbandona, anche nei momenti più dolenti, la compostezza e la misura.

Il primo movimento, Moderato assai, si apre con un primo tema intenso e "doloroso" esposto dal violino solo, poi ripreso dal trio compatto e ancora dal pianoforte solo. Una transizione basata sulla testa del primo tema conduce al secondo tema, lirico e cantabile, dal carattere vagamente nostalgico, esposto prima dal violoncello e poi dal violino, sostenuti dai dolci accordi del pianoforte. Qui ritroviamo la vena popolare più autentica e convincente di Smetana. Il discorso musicale si anima poco a poco e sfocia nella ripresa enfatica del secondo tema, ora esposto dal pianoforte con massicci accordi contrappuntati dalle pesanti ottave della mano sinistra. L'esposizione si conclude col ritorno del primo tema seguito da un dolce epilogo in pianissimo. Lo sviluppo vede il succedersi di tre sezioni distinte, basate tutte sull'elaborazione del primo tema: la prima si apre con una sorta di recitativo del violino, la seconda è costituita da un episodio fugato che ha come soggetto l'incipit del primo tema, mentre la terza è dominata dai sonori accordi del pianoforte. Il discorso poi si placa lentamente (pianissimo nel violoncello) per sfociare in un tema nuovo, dolcissimo, derivato chiaramente dal materiale motivico del primo tema ma dal carattere totalmente opposto: esposto dal pianoforte due volte (prima in la maggiore, poi in fa maggiore) viene accompagnato dal pizzicato del violino. Lo sviluppo termina con un momento pianistico di stampo romantico: Tempo rubato, scrive Smetana in partitura per indicare all'esecutore una certa libertà ritmica e agogica in quella che appare alle nostre orecchie come una rapsodica cadenza. La ripresa avviene in modo canonico e ci ripropone il materiale precedentemente udito in tonalità differenti. La travolgente coda Poco a poco accelerando sino alla fine è dominata ancora dal primo tema. Il secondo movimento è un Allegro, ma non agitato il cui tema principale, ben ritmato e inquieto, con andamenti melodici di danza popolare, si alterna a due episodi più calmi: un Andante molto elegante e salottiero, dove dominano le voci intense dei due archi, e un Maestoso nel quale spiccano i massicci accordi del pianoforte in ritmo puntato. Da notare la citazione del primo tema del Moderato assai, con la quale Smetana rafforza i legami fra i due movimenti.

Il Finale è una scatenata "galoppata" nella quale si lanciano i tre strumenti trascinando anche l'ascoltatore; il tema principale in sol minore, pieno di verve ritmica, viene esposto dal pianoforte e ripetuto diverse volte, a livelli dinamici progressivamente più alti. Per contrasto il tema successivo - Meno presto, tranquillo assai - esalta tutto il fascino della calda voce del violoncello. Un nuovo ritorno del tema principale, che circola ora fra i tre strumenti con notevoli alternanze dinamiche (da pianissimo a fortissimo) precede la ripresa del tema lirico, nuovamente esposto dal violoncello e impreziosito dai delicati arabeschi del pianoforte.

Il movimento si chiude con la ripresa del tema principale, che diventa ora una sorta di marcia funebre scandita dai lugubri rintocchi del pianoforte, seguita dall'enfatica perorazione del tema lirico sul ritmo del Presto iniziale.

Alessandro De Bei


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 7 maggio 1999
(2) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 210 della rivista Amadeus

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Ultimo aggiornamento 21 ottobre 2021