Concerto in do maggiore per ottavino, archi e basso continuo, RV 444


Musica: Antonio Vivaldi (1678 - 1741)
  1. Allegro non molto (do maggiore)
  2. Largo (la minore)
  3. Allegro (do maggiore)
Organico: ottavino solista, archi, basso continuo
Composizione: data sconosciuta
Edizione: Ricordi, Milano, 1951
Guida all'ascolto (nota 1)

Vivaldi e il flauto. Un binomio oggi consolidato, che rivela un interesse tutt'altro che superfluo verso uno strumento che le cronache ci raccontano essersi affermato relativamente tardi nel nostro Paese rispetto ad altre importanti nazioni. A riprova di questo, parla il catalogo vivaldiano, peraltro ben lungi dal considerarsi completo, date le recenti scoperte musicologiche e l'assiduo lavoro di "vivaldisti", per lo più italiani, sempre impegnati nel rintracciare nuove fonti o fare chiarezza su opere considerate dubbie. È un lavoro incessante ma anche appassionante, che rivela, nel nostro caso, ben 92 composizioni per il flauto. Flauto qui inteso nella sua più vasta accezione, e quindi: flauto dritto contralto, flautino, flauto traversiere, flageolet.

Il Concerto RV444 fa parte di un vero e proprio trittico di composizioni dedicate al "flautino" (flauto dritto sopranino). Il lavoro si apre nella solare tonalità di do maggiore ed è chiaramente virtuosistico, pensato per mettere in luce le straordinarie doti del solista. L'Allegro iniziale presenta un "tutti" solenne, sostenuto da una progressione discendente da parte di violini secondi, viole e basso continuo. Interessante la prima inserzione solistica all'interno di questa sezione introduttiva, quasi una presentazione veloce del solista nei confronti del proprio pubblico, fatta di fulminee quartine di sedicesimi, ripetute in progressioni in blocchi di quattro per quattro volte. Il vero "solo" arriva a battuta 12. La scrittura è violinistica e il solista è impegnato in scalette veloci, volate di sedicesimi, terzine e trilli. Impressionante la sequenza di 10 battute (bb.19-28): un'interminabile serie di terzine di semicrome che non danno respiro al solista. Altrettanto impressionante, dopo altri mirabolanti episodi solistici, la sequenza conclusiva dell'ultimo solo, davvero funambolica.

Segue un Largo, in la minore, abbastanza breve (17 battute in tutto), che si caratterizza per un'introduzione omoritmica e staccata. Un rigore questo che viene presto sconvolto dalle figurazioni flautistiche fatte di sincopi e di veloci scalette di sedicesimi. L'Allegro molto è un tripudio di gioia resa in musica attraverso un incipit ritmicamente rilevante dove il "trillo" acquisisce una funzione quasi tematica. Tale motivo iniziale viene infatti ripreso nel primo "solo" (batt. 16) e poi successivamente pure nel ritornello del "tutti" (batt. 35). Ancora figurazioni violinistiche caratterizzano il nuovo episodio solistico con arpeggi reiterati senza soluzione di continuità, mentre l'ultimo episodio solistico si caratterizza per veloci scalette terzinate in sedicesimi.

Gabriele Formenti


(1) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 361 della rivista Amadeus


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Ultimo aggiornamento 12 febbraio 2026