Adieux de Marie Stuart, WWV 61

Melodia in mi bemolle maggiore per voce e pianoforte

Musica: Richard Wagner (1813 - 1883)
Testo: Pierre-Jean de Béranger
Organico: voce, pianoforte
Composizione: Parigi, 26 marzo 1840
Guida all'ascolto (nota 1)

Le romanze francesi di Wagner - mezza dozzina in tutto - non spostano di una virgola la nostra conoscenza del grande musicista e sono tutt'al più una curiosità. Ciò non toglie che la loro dignità artigianale mostri più di un motivo di interesse se messa in relazione con un conflitto in esse latente fin dall'origine: quello tra la volontà di compiacere, senza peraltro riuscirci, il gusto di un pubblico particolare (di cui, va aggiunto, Wagner aveva un'idea vagamente preconcetta) e la necessità di non tradire del tutto le proprie ambizioni. Ambizioni che non partivano affatto dal desiderio di seguire le tracce del Lied romantico tedesco — a Parigi, fra l'altro, non proprio disprezzato - ma semmai di uniformarsi allo stile medio della romanza da salotto, ricalcato sui moduli espressivi dell'opera francese.

Adieux de Marie Stuart, su testo di Pierre Jean de Béranger (1780-1857), è una vera e propria scena teatrale di ampie dimensioni, preceduta da una pensosa introduzione del pianoforte che sembra alludere all'affollarsi e al raccogliersi dei pensieri. Scena lirica e drammatica insieme, di quelle che Wagner doveva credere potessero piacere al gusto francese. Squisitamente convenzionale è l'entrata della voce su quell'"Adieu" in solitaria arsi tra dominante e tonica, ripreso da una lenta ascesa e da una repentina caduta: non era forse quello l'emblema del tragico? La teoria degli "adieu" che si rincorrono suggerisce un tono elevato, nobile e compreso di sé; ma a parlare secondo la maniera eroica è più la regina che la donna. Brevi stacchi di recitativo interrompono la sequenza dei lamenti, ora scanditi con forza perentoria, ora ripiegati su se stessi con struggente nostalgia; al solenne mi bemolle d'impianto si sostituisce nella parte centrale un più lieve sol maggiore, nel momento dei rimpianti e delle dolci memorie. E all'abbandono subentra da ultimo l'agitazione e la fierezza, che non disdegna cadenze e volatine quasi virtuosistiche per dire che il dolore non deve essere solo vissuto, ma anche adeguatamente rappresentato. È su quell'"adeguatamente" che Wagner avrebbe in seguito cambiato idea, ammesso che prima non fingesse una parte non sua.

Sergio Sablich

Testo

Adieux de Marie Stuart L'addio di Maria Stuarda
Adieu, charmante pays de France
Que je dois tant chérir:
Berceau de mon heureuse enfance,
Adieu. Te quitter c'est mourir.
Addio, bel paese di Francia,
Che devo tanto aver caro!
Culla della mia felice infanzia,
Addio! Lasciarti è morire!
Toi que j'adoptai pour patrie
Et d'où je crois me voir bannir,
Entends les adieux de Marie,
France, et garde son souvenir.
Francia, che adottai come patria
E da cui credo vedermi bandire,
Ascolta l'addio di Maria,
E conserva il suo ricordo.
Le vent souffle, on quitte la plage,
Et peu touché de mes sanglots,
Dieu, pour me rendre à ton rivage,
Dieu n'a point soulevé les flots!
Il vento soffia, si lascia la spiaggia,
E poco toccato dai miei singhiozzi,
Dio, per rendermi alla tua riva,
Dio non ha sollevato i flutti!
Lorsqu'aux yeux du peuple que j'aime,
Je ceignis les lis éclatants,
Il applaudit au rang suprême
Moins qu'aux charmes de mon printemps.
Il popolo che amo, quando innanzi ai suoi occhi
Cinsi i gigli splendenti,
Applaudi al rango supremo
Meno che all'incanto della mia giovinezza.
En vain la grandeur souveraine
M'attend chez le sombre Écossais;
Je n'ai désiré d'être reine
Que pour régnez sur des Français.
Invano la sovrana maestà
Mi attende presso la Scozia tenebrosa;
Non ho bramato essere regina
Se non per regnare sulla Francia.
France, du milieu des alarmes
La noble fille des Stuarts,
Comme en ce jour, qui voit ses larmes,
Vers toi tournera ses regards.
Francia, in mezzo ai pericoli
La nobile Stuarda,
Come in questo giorno, che vede le sue lacrime,
Verso di te volgerà il suo sguardo.
Mais, Dieu! Le vaisseau trop rapide
Déjà vogue sous d'autres cieux;
Et la nuit, dans un voile humide,
Dérobe tes bords à mes yeux!
Ma, Dio! il vascello troppo rapido
Già voga sotto altri cieli;
E la notte, in un umido velo
Nasconde le tue rive ai miei occhi!
Adieu, charmant pays de France
Que je dois tant chérir!
Berceau de mon heureuse enfance,
Adieu! Te quitter c'est mourir!
Addio, bel paese di Francia,
Che devo tanto aver caro!
Culla délia mia felice infanzia,
Addio! Lasciarti è morire!
Traduzione di Maria Pia Ludovisi Bruzzese

(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 12 maggio 2000

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Ultimo aggiornamento 14 ottobre 2026