Glossario



Sonata per pianoforte n. 12 in la bemolle maggiore, op. 26 "Marcia funebre"

Musica: Ludwig van Beethoven
  1. Tema con variazioni. Andante
  2. Scherzo. Allegro molto (fa minore)
  3. Marcia funebre sulla morte d'un eroe (la bemolle minore)
  4. Allegro
Organico: pianoforte
Composizione: 1800 - 1801
Edizione: Cappi, Vienna 1802
Dedica: Principe Lichnowski

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

È negli ultimi sei anni del XVIII secolo - 1794-1800 - che Ludwig van Beethoven scrive in rapida successione le prime tredici Sonate djel suo catalogo pianistico; una produzione che attribuisce al genere della Sonata - destinato all'epoca prevalentemente alla pubblicazione per un'utenza di "dilettanti" - una complessità di struttura e una altezza di contenuti ideali fino allora ignote. Il pianoforte è per Beethoven - giunto a Vienna per imporsi come pianista militante, con uno stile fortemente eccentrico - il mezzo ideale per sperimentare il proprio linguaggio, il proprio pensiero; la Sonata è la forma ideale per questa sperimentazione. In questa prospettiva, la Sonata op. 26, terminata nel 1801 e pubblicata da Cappi nel marzo 1802, inaugura una nuova fase creativa, che comprende una splendida fioritura di sette Sonate nel ristretto volgere di appena due anni. In questi lavori l'attenzione dell'autore è rivolta soprattutto alla forma complessiva della Sonata, che viene di volta in volta appositamente definita, in modo da precisare ancor più l'individualità di ogni brano e di evitare un eccessivo sbilanciamento dell'equilibrio verso il tempo iniziale (come era stato, ad esempio, nella Sonata op.13 "Patetica"). È quanto avviene appunto per l'op. 26, che si avvale di un impianto in quattro movimenti ma rivoluziona i rapporti fra i movimenti stessi, stabilendo come fulcro il tempo lento, una Marcia Funebre che contrasta con il contenuto quasi disimpegnato degli altri movimenti. Nessun tempo adotta inoltre la forma sonata e la successione (Tema con variazioni, Scherzo, Marcia funebre, Rondò) è eccentrica rispetto agli schemi dell'eredità classica.

La melodia che apre il Tema con variazioni viene variata cinque volte; la prima variazione vede l'inserimento di un arpeggio, la seconda la scomposizione del tema, staccato e martellato in contrattempo; la terza, in minore, si basa su un lungo sincopato: la quarta torna al maggiore; ridotta all'essenziale la melodia viene esposta in ritardi armonici dalla destra, sugli staccati della sinistra; nella quinta Variazione il tema viene npresentato testualmente ma con l'aggiunta di una voce fiorita, superiore o interna; la conclusione è dimessa. Lo Scherzo è animato da uno slancio entusiastico, non turbato dalla sezione del Trio. La Marcia funebre sulla morte d'un Eroe è, come si è detto, il fulcro dell'intera Sonata; il tipico ritmo incalzante della Marcia Funebre viene sottratto alla ufficialità celebrativa, e proiettato verso emozioni più alte, con una solennità che è dovuta alla inconsueta tonalità di la bemolle minore, al colore corrusco del registro medio-grave della tastiera (con le solide ottave della mano sinistra che mettono in vibrazione tutti gli armonici), alle peregrinazioni tonali che sottraggono ovvietà al fluire del discorso; la breve sezione centrale alterna frementi tremoli a icastici martellati. Il Finale è un breve Rondò, segnato da un carattere leggero e toccatistico.

Arrigo Quattrocchi

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

La Sonata in la bemolle maggiore per pianoforte n. 12 op. 26 di Ludwig van Beethoven inizia con una serie di variazioni, rompendo i criteri classici dell'unità della forma per privilegiare piuttosto l'aspetto dell'espressione, della pittura di un clima interiore che percorrerà poi tutto il brano. Dedicata al principe Carl von Lichnowsky, primo e più fedele sostenitore del compositore a Vienna, scritta fra il 1800 e il 1801, la Sonata op. 26 viene di solito riferita al cosiddetto "primo" periodo beethoveniano, nel quale rientrerebbe sia per la struttura in quattro tempi, meno frequente nelle opere successive, sia per la relativa regolarità della costruzione. Rispetto ad altri lavori che rientrano nella medesima suddivisione, tuttavia, la Sonata op. 26 possiede un centro emotivo più definito, articolato attorno al celebre terzo movimento, la Marcia funebre sulla morte d'un Eroe. Anche in questo passaggio Beethoven adotta un procedimento affine alla variazione su un tema, tanto da rendere questo movimento il contrappeso del primo e, proprio per questo, l'elemento capace di trasformare l'apparente formalismo dell'inizio in una strategia retorica che procede per tinte fortemente contrastanti, senza ricercare ancora la possibilità di una sintesi tra i principi in conflitto. Seguendo questa lettura, si vede come al tempo di apertura, la cui compostezza ha ancora in sé qualcosa di monumentale, segua uno Scherzo ironico e irriverente, come se Beethoven avesse voluto mostrare nella stessa sostanza la possibilità di un compito grandioso e l'autoconsapevolezza di una forza iconoclasta. La rigidità della Marcia funebre si scioglie d'altra parte nel fiabesco romanticismo del finale, cui non manca neppure il disincanto di accenti genuinamente mozartiani.

Stefano Catucci


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorium Parco della Musica, 14 gennaio 2005
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 29 febbraio 1996

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Ultimo aggiornamento 8 dicembre 2013
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