Glossario



Sonata per pianoforte n. 6 in fa maggiore, op. 10 n. 2

Musica: Ludwig van Beethoven
  1. Allegro
  2. Allegretto (fa minore)
  3. Presto
Organico: pianoforte
Edizione: Eder, Vienna 1798
Dedica: Contessa Von Browne

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Ancora più succinta la Sonata opera 10 n. 2; lo spartito si distingue per la mancanza di contrasti essenziali, sostituiti da una coerente eleganza, che sfrutta tratti stilistici antiquati, talvolta con umorismo; anche la scrittura pianistica è scarna e limpida, quasi cembalistica. Quest'ultima caratteristica è evidente già nell'Allegro iniziale, improntato a una grazia rococò, in entrambi gli elementi tematici, e ai gustosi scherzi della coda, con i salti di registro della mano destra; lo sviluppo ha la funzione di diversivo, basandosi non sul materiale tematico ma su brevi cellule ritmiche e sul contrasto fra legato e staccato. Il movimento più interessante è però l'Allegretto, una via di mezzo fra un tempo lento e uno Scherzo; il movimento ha carattere riflessivo, e si fonda sul contrasto fra una melodia sinuosa sviluppata polifonicamente e la melodia accordale della sezione centrale. Il Finale, Presto, torna all'umorismo del primo tempo, e cerca di conciliare la forma sonata con un fugato di impronta cembalistica, con un tema martellato e un andamento brillante e scorrevole; è il momento più singolare di quel recupero del passato di cui si diceva.

Arrigo Quattrocchi

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Virtuoso dell'aristocrazia viennese, Beethoven dedicò al pianoforte gran parte degli anni 1796-98. Al 1797 risalgono le tre sonate op. 10. Pubblicate l'anno successivo, esse furono le prime opere di Beethoven recensite con lode sulla «Allgemeine musikalische Zeitung», fatta salva la riserva per la loro eccessiva originalità. Un estro dell'improvvisazione scorre nel primo «Allegro» della Sonata in fa maggiore. Beethoven rinuncia al contrasto dialettico ed alterna due temi romanticamente cantabili. Il posto dell'adagio è occupato da un «Allegretto» in fa minore. La visione di danza di questo Scherzo con trio anticipa il periodo centrale della produzione beethoveniana, e l'unisono della figurazione ascendente dell'apertura rammenta il terzo tempo della V Sinfonia. Il «Presto» conclusivo, con la sua figurazione a note ribattute e l'accenno fugato, applica un luogo caro al sonatismo settecentesco, qui travolto dal piglio burbero del ribelle.

Gioacchino Lanza Tomasi


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 22 Novembre 2004
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 31 maggio 1972

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Ultimo aggiornamento 14 giugno 2015
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