Glossario



Allegretto per trio con pianoforte in si bemolle maggiore, WoO 39

Musica: Ludwig van Beethoven
Organico: pianoforte, violino, violoncello
Composizione: Vienna, 26 Giugno 1812
Edizione: Dunst, Francoforte 1830
Dedica: Maximiliane Brentano

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Composto nel giugno del 1812, l'Allegretto per archi e pianoforte in si bemolle maggiore WoO 39 è invece opera di un solo movimento, scritta in una sorta di deliziosa forma-sonata in miniatura, con sezioni formali (Temi, Sviluppo ecc.) che risultano essere infatti particolarmente succinte ed essenziali. Il motivo di questa scelta sta nel fatto che Beethoven volle destinare questa sua pagina a una bambina di dieci anni, ovvero la figlia dell'amico Franz Bertano, la stessa alla quale nove anni più tardi dedicherà la Sonata per pianoforte op. 109. Scrive lo stesso Beethoven nella dedica: «...alla mia piccola amica Maximiliana Brentano, come incoraggiamento ai suoi studi pianistici», anche se, si è fatto notare, la densità della scrittura richiede forse un impegno esecutivo non propriamente congruente alla destinazione voluta dall'autore. Il primo tema è una gentile melodia in 6/8 mossa con dolcezza dal pianoforte; quando gli archi ne riprendono l'incipit, nasce un delizioso intreccio contrappuntistico di incisi melodici che porta alla tonalità di dominante. Qui si sviluppa il secondo tema, con una cellula ritmica che rimbalza tra i tre strumenti, mentre una nota ribattuta del violoncello sottende la fase cadenzale che porta a compimento l'Esposizione. Nello Sviluppo il primo tema viene riproposto in nuovi contesti tonali arricchito di fioriture melodiche, fino a quando l'inciso di coda del tema stesso passa alla mano sinistra pianoforte, liberandosi in un rapido profilo ondulato che porta alla Ripresa. Qui il primo tema è riproposto all'ottava superiore, con un accompagnamento più fitto, mentre l'episodio di collegamento viene variato armonicamente per riportare il secondo tema nella tonalità d'impianto. Una serie di reiterazioni all'incipit del primo tema conducono a una riproposizione fiorita del tema stesso, che il violoncello esegue intrecciandosi ai disegni del violino e a un lungo trillo del pianoforte. In conclusione, il pianoforte prende spunto dalla coda melodica del precedente episodio, mentre gli archi fanno risentire l'incipit del primo tema sopra lunghe scale cromatiche ascendenti della stessa tastiera che portano alla delicata cadenza finale.

Carlo Franceschi de Marchi

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

L'interno su cui sembra affacciarsi l'Allegretto in Si bemolle Maggiore W.o.O.39 per pianoforte, violino e violoncello di Ludwig van Beethoven ha un valore quasi esistenziale: scritta nel giugno del 1812, dunque dopo il completamento dell'ultimo grande lavoro per simile organico (il celebre Trio dell'Arciduca), questa pagina fu dedicata da Beethoven nell'autografo alla piccola Maximiliane (Maxe) Brentano, con l'augurio che la decenne facesse progressi in campo pianistico; un augurio cui farà seguito, otto anni più tardi, la dedica alla medesima dell'impegnativa Sonata per pianoforte op. 109. La destinazione del brano è confermata non solo dalle puntigliose indicazioni autografe di diteggiatura e dalla non eccessiva difficoltà della parte pianistica, ma anche dal taglio espressivo: un sereno e cantabile 6/8, che vede il pianoforte dialogare amabilmente, da una posizione di primo piano, con gli altri due strumenti. La "espressione quasi parlante" dell'Allegretto, qui nella sua veste tersa ed affettuosa, assume però un ulteriore significato se si pensa che Maxe era figlia di Franz e Antonie Brentano: il primo, un commerciante di Francoforte; la seconda - con ogni probabilità - la "immortale amata" cui Beethoven indirizza, dodici giorni dopo l'ultimazione dell'Allegretto, la ben nota lettera.

Certa musicologia ottocentesca, incline a collegare il "genio" beethoveniano con la sua biografia, avrebbe fiorito abbondantemente questa circostanza, cercando di sovrapporre soggetto estetico e biografico. Ci si può contentare, intanto, di mettere in relazione alcune caratteristiche del brano con lo stato della ricerca compositiva dell'autore. Ad esempio, si può notare come i temi principali della forma-sonata (il primo è più disteso e caloroso, il secondo è più aereo e sognante, e vi si aggiunge una fluida figura che campeggia nelle sezioni di passaggio) siano tutti derivati dalla stessa matrice intervallare; le differenze espressive notate sono, da Beethoven, prodotte tutte variando ilritmo dell'inizio (testa) dei temi, il cui prosieguo sembra poi una ineluttabile conseguenza di quell'inizio: tranquillo e in levare per il primo, nervoso e mobile per la figura di passaggio, in ritmo puntato e in battere per il secondo. Anche la forma racchiude piccole sorprese: l'aprirsi di un luminoso re maggiore all'interno dello sviluppo, o lo scivolare della ripresa - invece che verso una sua ripetizione - verso una Coda, ampia in proporzione alle dimensioni del pezzo, in cui il tema principale riappare valorizzato al violoncello.

Alessandro Mastropiero


(1) Testo tratto dal libretto allegato al CD AM 126/1-2 allegato alla rivista Amadeus
(2) Testo tratto dal programma di sala del concerrto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 15 maggio 2003

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Ultimo aggiornamento 23 maggio 2013
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