Glossario



Fantasia contrappuntistica. Choral-Variationen über "Ehre sei Gott in der Höhe" gefolgt von einer Quadrupel-Fuge über einBachsches Fragment für zwei Klaviere, KV 256b

Quarta versione per due pianoforti

Musica:
Ferruccio Busoni
  1. Variazioni sul Corale (Introduzione - Corale e Variazioni - Transizione)
  2. Fuga I
  3. Fuga II
  4. Fuga III
  5. Intermezzo
  6. Variatio I
  7. Variatio II
  8. Variatio III
  9. Cadenza
  10. Fuga IV
  11. Corale
  12. Stretta
Organico: 2 pianoforti
Composizione: 3 luglio 1921
Prima esecuzione: Berlino, 16 novembre 1921
Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia, 1922
Dedica: James Kwast e Frieda Kwast-Hodapp

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Nel gennaio del 1910 Busoni si recò per la terza volta nell'America del Nord per effettuare una serie di concerti; durante la sua permanenza a Chicago, egli ebbe modo di intrattenersi con Wilhelm Middelschulte e Bernhard Ziehn, insigni contrappuntisti, discutendo sulla possibilità di completare la fuga - Contrapunctus XIX - dell'Arte della Fuga, che Bach aveva lasciata incompiuta alla sua morte. Nata dunque in origine come un semplice completamento della grande fuga finale a più soggetti di Bach, la Fantasia contrappuntistica crebbe nelle mani stesse del suo autore, fino a diventare, attraverso tutta una serie di modificazioni e di rielaborazioni, un personale superamento dell'ambito bachiano verso una creazione musicale libera e indipendente.

Busoni ebbe assai presto coscienza dell'importanza del suo lavoro: scriveva infatti alla moglie il 19 febbraio di quello stesso anno, da Cincinnati: « ... Ho cambiato il piano della ‘Fantasia contrappuntistica’ (sull'ultima e più grande opera di Bach). Non la farò precedere da una fantasia, ma darò il carattere di fantasia a tutta la fuga. Sarà qualcosa tra C. Franck e la ‘Hammerklavier-Sonate’, con una sfumatura personale». Prima della fine di quello stesso mese, Busoni terminò la prima versione della sua opera, limitata alla Fuga, che fu pubblicata a New York nel marzo del 1910; ma già il 18 aprile comunicava alla moglie, insieme con l'intenzione poi non realizzata di trascrivere per orchestra la sua Grande Fuga, di voler utilizzare il Preludio corale «Meine Seele bangt und hofft zu dir» «a guisa di Introduzione, e di richiamarlo alla memoria prima della Stretta della fuga»: questo Preludio corale era stato già utilizzato da Busoni nella terza delle sue Sei Elegie per pianoforte, del 1907, ed è quello che, opportunamente rielaborato, apre la versione definitiva della Fantasia contrappuntistica per pianoforte solo, pubblicata a Lipsia nel giugno del 1910. A questa, nota come Edizione maggiore, se ne aggiunse nel 1912 una terza, l'Edizione minore, sempre per pianoforte solo e curata per scopi prevalentemente didattici, nella quale Busoni fece uso del Preludio al Corale, costituito da «tre nuove Variazioni sullo stesso Corale», «Allein Gott in der Höh’ , sei Ehr’»; donde il titolo di questa versione del 1912, Preludio al Corale e Fuga sopra un frammento di Bach. Infine, inglobando il Preludio al Corale originario e le relative Variazioni, rifusi nelle Variazioni sul Corale (Introduzione - Corale e Variazioni - Transizione), Busoni creò l'ultima e più vasta versione per due pianoforti, pubblicata a Lipsia nel 1922, quella indubbiamente più famosa. Il suo titolo completo, che riassume la straordinaria complessità costruttiva dell'opera, è il seguente: «Fantasia contrappuntistica. Variazioni sul Corale " Ehre sei Gott in der Höhe ", seguite da una fuga quadrupla basata su un frammento di Bach», per due pianoforti.

Nel suo scritto  Autorecensione del febbraio del 1912, Busoni analizzava la genesi della Fantasia contrappuntistica: «Questo lavoro nacque dal desiderio di completare l'ultima fuga incompiuta di J. S. Bach. È uno studio... Il frammento di Bach è basato su quattro fughe, delle quali due sono compiute e la terza incominciata. Il frammento si interrompe là dove i tre temi si incontrano per la prima volta. Prima di tutto mancava lo sviluppo di questi tre temi. Una fuga con tre soggetti è certo un compito che mette paura. Ma i tre soggetti erano dati, la loro sovrapposizione precisata e i temi, ricchi di possibili sviluppi contrappuntistici. Invece  la quarta fuga doveva venir creata assolutamente ex-novo. Per il tema ancora inespresso (il quarto) non era dato alcun punto di appoggio, se non l'assoluto presupposto che questo quarto tema doveva, a un dato momento, presentarsi insieme con gli altri tre, dunque doveva adattarsi ad essi. - Poiché il tema principale dell'Arte della Fuga (il "frammento" è la conclusione di quest'opera) non si trovava fra i tre già dati, era facile indovinare, che questo tema principale doveva essere aggiunto come quarto - e così chiudere il ciclo di tutta l'opera... Con intervalli caratteristici dello stile bachiano costruii, su questi quattro, ancora un quinto tema (di carattere evidentemente contrastante) così che la mia nave solcò le acque perigliose con cinque vele tese».

L'alto magistero tecnico, che Busoni impiega nella costruzione architettonica dell'opera - una sua caratteristica costante -, è al servizio della più vasta libertà di forma, veramente nel carattere di una «fantasia», che acquista, nella versione per due pianoforti, una più esauriente dimensione polifonica: d'altra parte, intenzionalmente Busoni scriveva, nel già citato luogo: «La Fantasia contrappuntistica non è pensata né per pianoforte, né per organo, né per orchestra. Essa è musica. I mezzi sonori che comunicano questa musica all'ascoltatore sono di secondaria importanza», a ribadire la sua nota posizione verso la trascendenza della musica rispetto alle possibilità degli strumenti musicali. La monumentale composizione comprende, in una successione senza soluzione di continuità, i seguenti episodi: 1. Variazioni sul Corale (Introduzione - Corale e Variazioni - Transizione). 2. Fuga I. 3. Fuga II. 4. Fuga III. 5. Intermezzo. 6. Variatio I. 7. Variatio II. 8. Variatio III. 9. Cadenza. 10. Fuga IV. 11. Corale. 12. Stretta.

Sergio Sablich

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Fu nel 1910, durante un giro di concerti in America, che Busoni incontrò Bernardo Ziehn e il suo allievo Middelschulte, entrambi appassionati di studi contrappuntistici, i quali gli suggerirono di completare la Fuga a tre soggetti lasciata incompiuta da Bach ne L'arte della fuga. La proposta appassionò il maestro che si mise subito al lavoro, e ne scriveva alla moglie comunicandole come procedeva in questa nuova impresa, illustrando con schizzi il suo lavoro per renderlo pili chiaro ecc. (Parecchi di questi schizzi furono poi pubblicati nel volume L'unità della musica). C'è anzi un curioso disegno architettonico (è noto che Busoni vedeva le costruzioni musicali essenzialmente sotto un aspetto architettonico) destinato a dare un'idea di ciò che sarebbe stata la struttura definitiva della Fantasia contrappuntistica: in esso si vedono tre alti corpi di fabbrica, simmetrici e di dimensioni press'a poco eguali, appoggiati a una costruzione più bassa che li riunisce e li mette in comunicazione fra loro. Il primo corpo principale rappresenta le tre fughe; il secondo i tre gruppi di «variazioni»; il terzo la quarta fuga. Le parti costituenti la fabbrica secondaria, e destinati a riunire ed a collegare i tre corpi principali, rappresentano il I Corale, l'Intermezzo, la Cadenza, il II Corale e la Stretta.

Della Fantasia contrappuntistica esistono quattro versioni: due compiute e pubblicate nel 1910, una terza (edizione minore) pubblicata due anni dopo, e finalmente l'ultima intitolata esattamente: «Variazione sul Corale Allein Gott in der Höhe sei Ehr, seguita da una quadruplice fuga su frammenti incompiuti di G. S. Bach. Piano e disegno architettonico dell'opera di Ferruccio Busoni». L'edizione porta anche l'indicazione: «Riduzione a due pianoforti», ma in una auto-recensione il musicista scriveva: «La Fantasia contrappuntistica non è pensata né per pianoforte, né per organo, né per orchestra. Essa è musica. I mezzi sonori per comunicare questa musica all'ascoltatore sono di secondaria importanza».

La prima esecuzione del monumentale lavoro ebbe luogo al Festival Internazionale di Musica a Salisburgo, nel 1923, interpreti Frida Kwast Hoddap e James Kwast, ai quali la versione definitiva è dedicata.

Non è possibile fare qui un'analisi dell'opera: ci mancherebbe lo spazio e il tempo. Ricorderemo solamente che al materiale tematico, offerto dai tre soggetti della fuga incompiuta di Bach, Busoni ne aggiunse un quarto, egualmente di Bach: quello del Corale più sopra ricordato; e che creando la Fantasia contrappuntistica egli non ha avuto l'intenzione di completare l'opera incompiuta di Giovanni Sebastiano, e neppure di imitarne lo stile, ma semplicemente di riesprimere «con l'espressione del proprio tempo» una materia musicale che, per la sua autenticità e per la sua purezza, non teme le offese del tempo.

L'opera si inizia - dopo poche battute di Introduzione - con un frammento del Corale bachiano, esposto per intero poche battute dopo, nel registro acuto. Segue un Allegro in forma di Preludio (dove affiorano elementi della III fuga; dopo una riapparizione del Corale, v'ha una specie di ampio «divertimento» sui frammenti del Corale stesso. Senza transizione, a questo «divertimento» segue la I fuga, sul primo soggetto di Bach (diatonico, modale, grave). Una breve «Cadenza» conduce alla II fuga costruita sul secondo soggetto di Bach, nello sviluppo della quale riappaiono diversamente elaborati elementi del «primo soggetto». Segue la III fuga, la più ampia ed elaborata (a un certo momento procede a tre soggetti sovrapposti e presentati integralmente) sul III soggetto bachiano (riteniamo superfluo ricordare che in ogni fuga i tre soggetti, soli, alternati, variati, o frammentariamente, hanno un loro ruolo). Un ampio sviluppo del I soggetto lega la III fuga all'Intermezzo, un breve episodio, di carattere poetico, il quale costituisce un momento di riposo indispensabile dopo la tensione costruttiva delle tre fughe. Questo Intermezzo è costruito sul I soggetto sviluppato melodicamente; e costituisce una specie di «ponte» per passare alla Variatio I costruita sul I soggetto cui fa da sfondo contrappuntistico un movimento originato dal II soggetto. Alla fine appare il III soggetto e prepara la Variatio II, costruita su una deformazione del III soggetto, come del resto la Variatio III che però la sviluppa con maggiore ampiezza e, diremmo quasi, lo drammatizza; poi un «crescendo» porta alla Cadenza, in cui lo stesso III soggetto appare ancora, ma in valori aumentati, più ampio e quasi con una espressione lirica, sopra un fondo costituito da un drammatico movimento dei bassi originato da una trasformazione del I soggetto. Segue la Fuga IV dove, dopo l'esposizione, ci troveremo ancora dinanzi alla sovrapposizione dei tre soggetti, esposti integralmente o a frammenti, nella forma originale o più o meno leggermente variati o deformati, in un gioco contrappuntistico veramente magistrale. L'opera si conclude col Corale iniziale elaborato in sonorità possenti, e dove riappare il I soggetto con un carattere quasi eroico. Un'ultima apparizione di questo, prima negli acuti nella tonalità maggiore, poi nei gravi in tonalità minore, conferisce alla Stretta un singolare senso di solennità.

Domenico De Paoli


(1) Testo tratto dal programma di sala del concerto della Orchestra sinfonica di Torino della Radiotelevisione italiana, Torino, Auditorium G. Agnelli, 28 ottobre 1983
(2) Testo tratto dal programma di sala del concerto dell'Accademia Nazionale di santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 10 aprile 1964

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Ultimo aggiornamento 17 novembre 2013
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