Glossario



Quartetto per archi n. 12 "Americano" in fa maggiore, op. 96

Musica: Antonin Dvoràk
  1. Allegro, ma non troppo
  2. Lento
  3. Molto vivace
  4. Finale
Organico: 2 violini, viola, violoncello
Composizione: Spillville (Iowa), 8 - 23 giugno 1893
Prima esecuzione: Boston, New England Conservatory of Music, 1 gennaio 1894

Guida all'ascolto (nota 1)

Dvorak occupa insieme a Smetana un posto di notevole rilevanza nell'ambito della musica nazionale ceca del secolo scorso. Però, mentre Smetana si richiama nella sua produzione agli aspetti eroici e leggendari della Boemia in lotta per la propria libertà e indipendenza, Dvorak esalta l'anima popolaresca e contadina della sua terra. Infatti in questo artista stimato e tenuto in alta considerazione da Liszt, Brahms, Hanslick e Bülow, si incarna la più schietta tradizione del musicista boemo, legato profondamente al tessuto folklorico, ai costumi e alle cerimonie di una popolazione campagnola e rusticana, ancora lontana da qualsiasi processo di urbanizzazione e di industrializazione. Per questo motivo la sua musica, contraddistinta da inesauribile freschezza melodica e da straordinaria spontaneità inventiva (qualche musicologo lo ha paragonato per queste qualità a Schubert), è ricca di danze e di ritmi nostalgici e allegri, sentimentali e festosi che provengono dal patrimonio etnico boemo e slavo, anche se rielaborati e reinventati con un gusto e una sensibilità di piacevole effetto armonico e strumentale. Natura istintiva, ma non superficiale, sinceramente ottimistica, sorretta da una sincera fede in Dio, Dvorak non ha nulla del compositore intellettuale e tormentato dai problemi linguistici e tecnici: nella sua musica - da camera, sinfonica e operistica - tutto scorre e si sviluppa limpidamente e lungo una scia di assoluta chiarezza di idee, con una straripante pienezza di temi che si articolano saldamente in una intelaiatura strumentale densa di timbri e di ritmi di viva suggestione.

Un esempio di queste caratteristiche musicali di Dvorak si ritrova nel Quartetto op. 96, composto nel giugno del 1893 nella cittadina di Spilville, popolata di boemi immigrati, nello stato americano dello Yowa (si sa che il musicista diresse nel biennio 1892-1894 il National Conservatory di New York, su invito della munifica signora Jeannette Thurber, fondatrice di tale istituzione). Per questo motivo il Quartetto (gli altri tre, in mi maggiore op. 80, in la bemolle maggiore op. 105 e in sol op. 106 furono scritti a Praga) viene chiamato "Americano" anche perché contiene accenti e richiami tematici del folclore statunitense così come avviene nella Sinfonia "dal Nuovo do". Infatti nel primo movimento domina un tema avviato dalla viola e ripreso ampiamente dai violini che riecheggia chiaramente una melodia del folklore americano, tra varietà di armonie e ritmi sincopati, espressioni del sentimento di gratitudine dell'artista verso il paese che lo ospita.

Intensamente emotivo è il secondo tempo Lento, con la malinconica, cantilena dei violini e della viola accompagnati dal pizzicato del violoncello; la frase diventa sempre più insistente e scavata nel suo gioco ripetitivo, sino a toccare con gli accordi gravi del violoncello e con il lugubre tremolo della viola momenti di sconfortante pessimismo. Nel terzo tempo cambia completamente l'atmosfera e ci si ritrova tra le affettuosità melodiche e le piacevolezze ritmiche tipiche della migliore vena creatrice di Dvorak. Ancora più esaltante e ricco di umori popolareschi è il Rondò finale, una pagina di inconfondibile sapore boemo per la qualità della musica spigliatamente naif, impostata su un vivace e scattante andamento di danza contadina, che lascia pensare ad antiche feste nuziali all'aperto.

Ennio Melchiorre


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 14 Febbraio 1992, Quartetto Stamic di Praga

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Ultimo aggiornamento 15 settembre 2011
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