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Guida all'ascolto



Agrippina, HWV 6

Testo del libretto (nota 1)

ARGOMENTO

Agrippina, nata di Germanico nipote d’Augusto, fu moglie di Domizio Enobardo. Di questi ebbe un figlio chiamato Domizio Nerone. Passata alle seconde nozze con Claudio imperatore, tutta la di lei premura fu di portare sul trono il suo figlio Nerone, e se bene fosse avvertita che il di lei figliuolo sarebbe stato imperatore, ma insieme matricida, ella rispose, me quidem occidat dum imperet. Questa donna di grande talento, avida di regnare, e del pari ambiziosa che potente, tanto s’adoprò col marito Claudio che l’obbligò a dichiarare Cesare il suo Nerone. Ciò le riuscì stante la debolezza dello spirito di Claudio, tutto dedito al lusso, disapplicato ed innamorato, avendo però con tutto ciò la gloria d’avere acquistata a Roma la Bretagna.

Ottone fu marito di Poppea donna ambiziosa e vana, e di cui fu anche Nerone amante, che poi ad Ottone la tolse, e la sposò.

Con Claudio il credito de’ liberti fu smisurato, e particolarmente di Pallante e di Narciso, de’ quali anche Agrippina si valse.

Da tali fondamenti istorici s’intreccia con verisimili il presente drama intitolato l’Agrippina, in cui intendi sanamente le solite frasi poetiche dettate dalla penna senza pregiudizio della religione.

Atto Primo

Scena prima

Gabinetto di Agrippina

Agrippina e Nerone

[Recitativo]
AGRIPPINA
Nerone, amato figlio; è questo il tempo,
in cui la tua fortuna
prender potrai pe’l crine, ed arrestarla.
Oggi propizio fato la corona de’ Cesari ti porge.
Svelo a te ciò che a tutti è ignoto ancor.
Prendi, leggi! e vedrai,
e ciò che la mia mente dispone
a tuo favor poscia saprai.
NERONE
(legge il foglio)
“Col duolo al cuor e con il pianto al ciglio
questo fogli ti invio, Sovrana Augusta;
di tempestoso mar nel gran periglio
rimase assorta l’aquila latina,
e Claudio, il tuo Consorte,
nell’eccidio comun trovò la morte.”
Claudio morì? Che sento?
AGRIPPINA
Vuoto è il trono del Lazio,
e a riempirlo per te suda mia mente;
già maturo all’impero,
del quinto lustro oggi al confin sei giunto;
in questo dì fatal voglio che Roma
cinga il Cesareo allor alla tua chioma.
NERONE
Che far degg’io?
AGRIPPINA
Senti! Occulta quanto sai,
l’alterigia deponi, umil diventa;
va tra le turbe, e con modesto ciglio
ogn’uno accogli;
a’ poveri dispensa l’or, che nascosto tieni,
commisera il lor stato, e s’hai nel cuore
o senso di vendetta o stimolo d’amore,
copri l’un, l’altro cela;
e non fia grave la finzione all’interno;
se vuoi regnar, i tuoi desir correggi,
che al desio di regnar cedon le leggi.
NERONE
I tuoi saggi consigli ogn’ora
mi saran, madre, si scorta.
AGRIPPINA
Vanne, non più tardar! pronto disponi
quanto dettò il mio amore;
un momento perduto
talor di grandi imprese è distruttore.

[Aria]
NERONE
Con saggio tuo consiglio
il trono ascenderò.
Men Cesare che figlio,
te, madre, adorerò.

Scena seconda

[Recitativo]
AGRIPPINA
Per così grande impresa tutto si ponga in opra.
Io ben m’accorsi che Narciso e Pallante,
sia per genio o interesse, han nella mente
un nascosto desio di vincer il mio cor;
ciò che sprezzai or con arte s’abbracci.
Olà, venga Pallante!
(esce un paggio)
M’assista arte e frode in questo istante.
(Agrippina si pone a sedere in atto malinconico)

Scena terza
Pallante, Agrippina
PALLANTE
A’ cenni tuoi sovrani ecco il fido Pallante.
(Mesta il bel volto asconde,
e pensierosa a me nulla risponde?)
Alla tua legge, Augusta, hai prove del mio cor,
e tu ben sai quanto fido egli sia, quanto costante.
AGRIPPINA
Ah Pallante! Pallante!
PALLANTE
E per chi mai Agrippina sospira?
A toglier le tue pene vorrei esser bastante.
AGRIPPINA
Ah Pallante, Pallante!
PALLANTE
(Che favellar è questo? ardir, ardire!)
Il tuo Pallante io sono, son quel
ch’alle tue voglie ha pronto il core.
AGRIPPINA
Il core!
PALLANTE
Sì, sì, il cor, o Regina,
e con fido cor ciò che t’aggrada…
AGRIPPINA
Sì, sì, t’intendo, sì: col cor la spada.
PALLANTE
La spada, il braccio, e l’alma.
AGRIPPINA
Le tue offerte aggradisco.
PALLANTE
Ah, se permesso fosse mai di parlar?
AGRIPPINA
Parla, discopri!
PALLANTE
Io temo.
AGRIPPINA
Non temer. (Arte s’adopri)
PALLANTE
È gran tempo ch’io nutro ardor
che mi divora, ma il rispetto…
AGRIPPINA
Non più! dicesti assai.
PALLANTE
Io chieggio dell’ardir, bella, condono.
AGRIPPINA
Ti basti ch’io t’intesti, e ti perdono;
il dir di più riserba ad altro tempo.
Pallante, a te sia noto
ciò che ad ogni altro è ascoso.
È morto Claudio.
PALLANTE
Claudio!
AGRIPPINA
Alle milizie, al popolo s’aspetta
di stabilir del successor la sorte;
tu vanne al Campidoglio, i parziali aduna,
e all’or che farò nota, di Cesare la morte,
tosto Nerone acclama.
Se mio figlio è regnante,
con Agrippina regnerà Pallante.

[Aria]
PALLANTE
La mia sorte fortunata
dalle stelle oggi mi scende,
se vien oggi da te.
Se in te sol, bella adorata,
la mia stella mi risplende,
per gloria di mia fé.
(esce)

Scena quarta

[Recitativo]
AGRIPPINA
Or che Pallante è vinto
si vinca anche Narciso.
Olà, Narciso chiama!
(esce un paggio)
Ottien chi finger sa quello che brama.

Scena quinta

Narciso, Agrippina
NARCISO
Umile alle tue piante…
AGRIPPINA
Non più! di occulto arcano chiamo Narciso a parte;
te solo oggi destino per fabbro di grand’opra,
e alla tua fede confido ciò, che sin ad ora celai.
NARCISO
Dispor della mia fé sempre potrai.
AGRIPPINA
Quali non so per anche sian
del tuo cuor i sensi, a me li scopri.
NARCISO
Ah! Sovrana Agrippina, quel dir io vorrei
non m’è permesso.
AGRIPPINA
Tutto ti sia concesso.
NARCISO
Poiché è lecito il dirlo, dirò ch’io t’amo.
AGRIPPINA
E tant’oltre t’avanzi?
NARCISO
Supplice alle tue piante chieggio…
AGRIPPINA
Che chiederai?
NARCISO
Che pietosi ver me rivolgerai.
AGRIPPINA
Sorgi, e a te sia di mia clemenza un dono
ch’il tuo desir intesi, e ti perdono.
NARCISO
Or ch’il mio amor tu sai, felice io sono.
AGRIPPINA
Quanto chi in te confida, leggi.
NARCISO
Cieli, che leggo?
AGRIPPINA
Or fa d’uopo nella man d’Agrippina
d’assicurar lo scettro. Vanne tosto colà
dove raccolto sta il popolo e 'l soldato;
ivi attendi ch’io scopra la novella fatal,
e allor prudente il nome di Nerone
insinua fra le turbe.
Se al trono il ciel Nerone oggi destina,
Narciso regnerà con Agrippina.

[Aria]
NARCISO
Volo pronto, e lieto il core
è presagio di gioire.
Volarò da loco a loco
sovra l’ali del mio amore,
e col fervido mio foco
farò pago il tuo desire.
(esce)

Scena sesta

[Recitativo]
AGRIPPINA
Quanto fa, quanto puote necessità di stato,
io stessa, io stessa!
Nulla più si trascuri; all’opra, all’opra!
Lode ha, chi per regnar inganno adopra.

[Aria]
L’alma mia fra le tempeste
ritrovar spera il suo porto.
Di costanza armato ho il petto,
che d’un regno al dolce aspetto
le procelle più funeste
son oggetti di conforto.

Scena settima

Piazza del Campidoglio con trono. Nerone circondato dal Popolo a cui sparge denaro.

[Arioso]
NERONE
Qual piacere a un cor pietoso
l’apportar sollievo ai miseri!
Prendi tu ancora, prendi!
Ma rassembra tormentoso
il veder fra turba tante
che vi manchi un zelo amante
ch’il lor stato almen commiseri.

[Recitativo]
NERONE
Amici, al sen vi stringo. Oh come volentieri
di voi io stesso invece la dura povertà soffrir
vorrei!
(Servon arte ed inganno a’ desir miei!)

Scena VIII°

Pallante, Narciso, Nerone
PALLANTE, NARCISO
Ecco chi presto fia Cesare a Roma.
PALLANTE
(Si concili il suo amor.)
NARCISO
(Merto s’acquisti.)
PALLANTE
Qui, Signore, risplende la tua virtù.
NARCISO
La tua pietà qui spande
a incatenar i cor, e gloria e fama.
NERONE
Ah Pallante, ah Narciso!
Duolmi che angusto fato
sia termine a mie brame.
A tutti col desir giovar vorrei;
pietade è la virtù più grata a’ Dei.
(Madre i precetti tuoi non abbandono,
che, se finger saprò, Cesare sono.)
PALLANTE
Agrippina qui vien.
NARCISO
E accompagnata da ogn’ordine di gente;
alto affar la conduce.
PALLANTE
Tu forse lo saprai?
NARCISO
Qual sia m’è ignoto.
NARCISO, PALLANTE
(Agrippina a me sol tutto fé noto)
NERONE
(Questo è il giorno fatal del mio destino)
NARCISO, PALLANTE
(Presto spero goder volto divino)

Scena nona

Agrippina, seguita dal popolo, va a sedersi sul trono.

Nerone, Pallante, Narciso.
AGRIPPINA
Voi che dall’alta Roma coll’amor
col consiglio e colla forza i casi dirigete,
a voi qui regno apportatrice infausta
di funesta novella. Amici è morto Claudio.
L’infido mar, geloso che restasse alla terra
un tal tesoro, lo rapì a noi.
Di Roma fatto è vedovo il soglio.
(discende dal trono)
L’autorità, ch’è in voi, scelga un Cesare al trono,
ed egli sia giusto, pietoso e pio
qual merta Roma e il mio cor desia.

[Quartetto]
PALLANTE
Il tuo figlio…
NARCISO
La tua prole…
NARCISO, PALLANTE
merta sol scettro e corone;
viva, viva Nerone, viva!
AGRIPPINA
Viva, viva Nerone, viva!
Vieni, oh figlio, ascendi al trono,
vieni, oh Cesare, di Roma!
NERONE
Nel mio cor l’alma è gioliva.
Al regnar giunto già sono,
vengo a cinger d’allor la chioma.
(Agrippina e Nerone ascendono sul trono; si sente suono di trombe)

[Recitativo]
AGRIPPINA
Ma qual di liete trombe
odo insolito suono?

Scena decima

Lesbo, Agrippina, Nerone, Pallante e Narciso

[Arietta (Cavatina)]
LESBO
Allegrezza, allegrezza!
Claudio giunge d’Anzio al porto;
che del mar ch’il volle assorto,
domò Otton l’alta fierezza.

[Recitativo]
PALLANTE
Che sento!
NARCISO
Crudo ciel!
AGRIPPINA
Perfido fato!
NERONE
Evvi al mondo di me più sfortunato?
AGRIPPINA
Non ti turbino, o figlio,
gl’influssi del destin per te funesti;
quel soglio ascenderai donde scendesti.
(Se mai d’arte fu d’uopo, ora l’arte s’adopri)
Oh qual contento, amici, nasce al mio cuore afflitto:
Claudio è risorto, ed è risorta ancora la fortuna di Roma.
Per novella sì lieta l’allegrezza comun sorga festiva!
POPPEA, NERONE, NARCISO, OTTONE, PALLANTE, LESBO
Evviva Claudio, evviva!
NARCISO
(Oh contenti perduti!)
PALLANTE
(Oh speranze smarrite!)
NERONE
(Empi cieli, così voi mi tradite?)
LESBO
Signora, a te sen viene il valoroso Ottone,
che dai gorghi del mar Cesare trasse,
e lo ripone al soglio.
AGRIPPINA, NERONE, NARCISO, PALLANTE
(Vien la fiera cagion del mio cordoglio)
LESBO
(Ratto volo a Poppea nunzio d’amore,
i sensi a discoprir, che Claudio ha il cuore.)

Scena undicesima

Ottone, Agrippina, Nerone, Pallante, Narciso
OTTONE
Alle tue piante, oh Augusta,
tra le sventure fortunato io torno.
Già de’ Britanni vinti mentre il mar porta
gonfio il gran trionfo, invido ancor
tra le procelle tenta a Roma di rapirlo.
Men forti, quanto carche cedon le navi
al tempestoso nembo.
Chi tra scogli s’infrange;
chi dall’onde è sommerso;
né rispetto a Regnante ha il flutto infido,
e dal plebeo indistinto
a sé lo trasse, da ogn’un creduto estinto.
Ma per amico fato nel naufragio comun
il braccio forte
sovra gli omeri miei lo tolse a morte.
AGRIPPINA
Per opra così grande Claudio, Roma, Agrippina
tutto a te denno, e da un’anima augusta
la mercede maggior sarà più giusta.
OTTONE
Già del grato Regnante sorpassa
il merto mio la ricompensa.
Di Cesare nel grado
ei mi destina al soglio.
NARCISO, PALLANTE
(Che sento, oh ciel!)
AGRIPPINA
(Cesare?)
NERONE
(Ahi, che cordoglio!)
OTTONE
Allo spuntar della novella aurora
mirerà trionfante Roma il suo Claudio,
e allora al popolo, al Senato
ei farà noto l’onor che mi comparte.
AGRIPPINA
Onor a te dovuto.
PALLANTE
Otton dunque sarà…
NARCISO
Cesare fia…
AGRIPPINA
(Caderò prima estinta)
NERONE
(Ah gelosia)
OTTONE
Se’l permetti, oh Signora,
occulto arcano a te svelar vorrei,
da cui solo dipende tutto
ciò ch’è più lieto ai desir miei.
AGRIPPINA
(Costui cauta s’ascolti)
Eh voi partite!
Confida a me, confida
quanto il tuo cor desia.
NARCISO
(Crudo ciel!)
PALLANTE
(Strani eventi)
NERONE
(Ahi sorte ria!)

Scena dodicesima

Agrippina, Ottone
OTTONE
Augusta, amo Poppea. Trono, scettro non curo;
se privo io son dell’adorato bene;
a cui soggetto il viver mio si rende,
da te la mia fortuna oggi dipende.
AGRIPPINA
Nutra pure il tuo core
sensi d’amore per la beltà gradita,
ch’il mio pronto sarà per darti aita.
OTTONE
Oh magnanima e grande dispensiera di grazie,
e di fortune, quanto, quanto a te devo!
AGRIPPINA
(Ama Claudio Poppea, ciò m’è già noto;
spero ch’il mio pensier non vada a vuoto.)

[Aria]
AGRIPPINA
Tu ben degno
sei dell’allor,
(ma di sdegno
arde il mio cor.)
Con l’oggetto
che fa il tuo amor
avrai nel petto
dolce l’ardor.

Scena tredicesima

[Recitativo]
OTTONE
L’ultima del gioir meta gradita
tu mi porgi, oh fortuna!
Oggi al trono, per rendermi beato,
unirà Amor un divin volto e amato.

[Aria]
Lusinghiera mia speranza,
l’alma mia non ingannar!
Sorte, placida in sembianza,
il bel volto non cangiar!

Scena quattordicesima

Stanza di Poppea.

Poppea allo specchio.

[Aria]
POPPEA
Vaghe perle, eletti fiori,
adornatemi la fronte!
Accrescete a mia bellezza
la vaghezza,
che a svegliar nei petti amori
ho nel cor le voglie pronte.

[Recitativo]
POPPEA
Otton, Claudio, Nerone
la lor fiamma hanno scoperto.
D’essi ciascuno il proprio ardor lusinga;
né sanno ancor s’io dica il vero o finga.

Scena quindicesima

Poppea e Lesbo.
LESBO
Signora, o mia Signora!
POPPEA
(Questi è il servo di Claudio;
non si lascin d’amor gl’inganni e l’arte)
Oh fido servo, oh quanto mi consola il vederti!
E quai di Claudio nuove liete m’apporti?
LESBO
Là del mar ne’ perigli più che il perder se stesso,
la tua memoria afflitto le rendea;
invocava in aiuto ciascuno i Numi suoi, egli Poppea.
POPPEA
O caro Lesbo, esprimere abbastanza
non posso il rio dolore,
che al cor donò sì dura lontananza.
Momento non passò, ch’al mio pensier ei non
fosse presente,
(Mio cor, tu sai come la lingua mente)

Scena sedicesima

Poppea, Lesbo, Agrippina in disparte
LESBO
Di lieta nuova apportator io sono.
AGRIPPINA
(Il servo è qui, s’ascolti)
POPPEA
E che, dimmi!
LESBO
Solo tacito, e ascoso in questa notte oscura
verrà Claudio da te.
POPPEA
(Cieli, che sento!)
Ma Agrippina…
LESBO
Non dubitar, Signora;
io vigile custode sarò per ogni parte.
POPPEA
Che farò mai?
LESBO
Già l’ora s’avvicina; dalla reggia non lunge
egli m’attende;
penosa a un cor, ch’adora d’un sol momento
la tardanza rende.
POPPEA
Venga Claudio, ma sappia, ch’il mio cor,
se ben suo, nella sua purità sempre è costante.
L’accolgo qual sovran, non qual amante.
LESBO
Io tanto non vi cerco; io parto, addio!
AGRIPPINA
(Il destino seconda il desir mio)

Scena diciassettesima

Poppea
POPPEA
Perché in vece di Claudio
il caro Otton non viene?
Ei più gradito sarebbe al cor, che l’ama;
ma tardo arriva ognor quel che si brama.

[Aria]
POPPEA
È un foco quel d’amore
che penetra nel core,
ma come? non si sa.
S’accende a poco a poco,
ma poi non trova loco
e consumar ti fa.

Scena diciottesima

Agrippina, Poppea

[Recitativo]
POPPEA
(Ma qui Agrippina viene.
Che farò mai, se Claudio giunge?
Ahi pene!)
AGRIPPINA
Poppea, tu sa che t’amo, e a me communi
son di pena o piacer i casi tuoi.
POPPEA
(Se Claudio vien, dal ciel imploro aita.)
AGRIPPINA
(Spero ch’il fine avrà la frode ardita)
Dimmi senza rossor, Ottone adori?
POPPEA
Ah! non oso, Agrippina…
AGRIPPINA
A me confida i sensi del tuo cor.
POPPEA
È ver, l’adoro.
AGRIPPINA
Sappi ch’ei ti tradisce. Conscio che Claudio
Mira con amor il tuo bello,
ei si prevalse d’un enorme delitto.
Per secondar d’ambizione oscura del cor gl’impulsi
egli te a Claudio cesse, purché Cesare in soglio
oggi lieto l’adori il Campidoglio.
POPPEA
E tanto è ver?
AGRIPPINA
E tanto io t’assicuro, e, del mio dir in prova,
in questa notte ancora nascoso
a te verrà Claudio fra l’ombre.
POPPEA
(Ciò ad Agrippina è noto?)
AGRIPPINA
Senti! Claudio tosto verrà:
tu accorta alla vendetta attendi.
POPPEA
Che far degg’io?
AGRIPPINA
Procura, che di Claudio nel core penetri gelosia.
Mesta ti fingi, di, ch’Ottone superbo,
nel nuovo grado audace
t’obbliga a non mirarlo, e te desia;
perché da sé scacci, lusinghe, vezzi adopra,
e s’egli amor pretende, prometti amor,
piangi, sospira e prega.
Nulla però concedi
se prima al tuo desir ei non si piega.
POPPEA
Tanto pronta farò; ma se acconsente,
di mie promesse il frutto vorrà goder,
ed io qui, inerme e sola…
come fuggir potrò si gran periglio!
AGRIPPINA
Segui senza temer il mio consiglio.

[Aria]
Ho un non so che nel cor,
che invece di dolor,
gioia mi chiede.
Ma il cor, uso a temer
le voci del piacer
o non intende ancor,
o inganno del pensier,
forse le crede.

Scena diciannovesima

Poppea

[Recitativo]
POPPEA
Cieli, quai strani casi conturbano la mente!
Ottone, Ottone!
Queste son le promesse e i giuramenti?
Così il cor ingannasti, che distinte per te
soffrir godeva le pene dell’amor?
Così tradisci per un vano splendor
la fé sincera che a me dovevi?
E audace, per soddisfar l’ambizioso ardire,
offri me in olocausto al tuo desire?

[Aria]
Fa quanto vuoi
gli scherni tuoi non soffrirò.
Dentro al mio petto
sdegno e vendetta risveglierò.

Scena ventesima

Claudio, Poppea, Lesbo

[Recitativo]
LESBO
Non veggo alcun. Signora, Claudio è qui.
Non temer, vieni sicuro; tutto è in muto silenzio,
ne men dell’aura il sussurrar qui s’ode;
a tuoi piacer Argo sarò custode.

Scena ventunesima

Claudio, Poppea

[Aria]
CLAUDIO
Pur ritorno a rimirarvi,
vaghe luci, stelle d’amor.
Né mai stanco d’adorarvi
offro in voto e l’alma e’l cor.

[Recitativo]
Ma, oh ciel, meste e confusa
a me nulla rispondi?
Qual pensier ti conturba?
Dell’amor mio già vedi le prove più sincere.
Deh, la doglia del cor, perché nascondi?
Parla, oh cara, rispondi.
POPPEA
Del mio interno martir già che tu vuoi
ch’io scopra la cagion, sappi. Ma, oh Dio!
(finge di piangere)
I singhiozzi del cor, misti con pianto,
permettono che appena
si formi accento tra le labbra amaro!
(Così a mentir dalla vendetta imparo.)
CLAUDIO
Il tuo dolor non celar; ciò che dipende
dal mio poter dispor, cara, tu puoi;
chiedi pur ciò che vuoi,
tutto a te dal mio amor sarà concesso.
POPPEA
Ah! che d’amarti più non m’è permesso!
CLAUDIO
E chi tel vieta?
POPPEA
Oh Dio!
CLAUDIO
Scopri!
POPPEA
Dir nol poss’io.
CLAUDIO
E chi al parlar frappone difficoltà?
Dillo, mio ben!
POPPEA
Ottone.
CLAUDIO
Ottone?
POPPEA
Ottone sì, ch’ardito tenta far violenza al mio core.
CLAUDIO
Tutto di’! Che mai sento! Oh traditore!
POPPEA
Scoperse, è già gran tempo, gli interni suoi desir,
ma sempre in vano.
La costanza in amarti m’obbligò a disprezzarlo,
e alfin noioso ei seppe la cagion del mio rigore.
Ora superbo e altiero vanta, ch’al nuovo giorno
avrà del sagro allor il crine adorno.
Temerario commanda, minaccia baldanzoso
se a te, mio ben, rivolge un sguardo solo.
Non è questa cagion d’immenso duolo?
CLAUDIO
E tant’oltre s’avanza?
POPPEA
Togli, Cesare, togli ad un ardito di regnar la speranza,
e allor vedrai, fatto umile il superbo,
a non osar di rimirarmi mai.
CLAUDIO
Tutto farò. Non lagrimar, cor mio!
POPPEA
Mel prometti?
CLAUDIO
Lo giuro.
POPPEA
Ottone dunque Cesare più non sarà?
CLAUDIO
No, no, cara; in questa notte io voglio di mia fe,
del mio amor darti le prove.
Vieni tra questa braccia!
Fra dolci nodi avvinta
più soavi piacer l’alma destina.
POPPEA
(guarda per la scena)
(Al cimento già son; dov’è Agrippina?)
CLAUDIO
Porgi la bianca destra ad un che t’ama.
Più non tardar di consolar mie pene!
POPPEA
(guarda per la scena)
(Il periglio s’accresce, e Agrippina non viene)
CLAUDIO
Che rimiri, mio ben! Già custodite
son da Lesbo il fido le regie soglie.
Vieni ad appagar, o cara, il mio desire!
POPPEA
(Né pur giunge Agrippina; ahi; che martire!
(Poppea ritorna a guardar per la scena)

[Arietta]
CLAUDIO
Vieni, oh cara,
ch’in lacci stretto
dolce diletto
Amor prepara.

[Recitativo]
POPPEA
(Che mai farò?)
CLAUDIO
T’intendo! Donna casta talor vuol per iscusa
che s’usi la violenza.
Al mio voler non ripugnar, cor mio!

Scena ventiduesima

Lesbo e detti
LESBO
(correndo)
Signor, Signor, presto fuggiamo!
Viene la tua sposa Agrippina.
CLAUDIO
Crudo ciel!
LESBO
Non tardar!
POPPEA
(Fuggon le pene)
CLAUDIO
Lesbo, l’adito chiudi!
LESBO
Più non è tempo.
POPPEA
Ah, Claudio di te, si me si caglia;
parti, Signor, se m’ami!
CLAUDIO
E sarò privo del bramato piacer?
LESBO
Non più consiglio.
POPPEA
(Giunse a tempo Agrippina al mio periglio)

[Terzetto]
CLAUDIO
E quando mai i frutti del mio amor, bella,
godrò?
POPPEA
Quando vorrai!
LESBO
Partiam, Signor!

[Recitativo]
POPPEA
Pur la fin se ne andò. Lieto mio core,
oggi vedrai punito il traditore!

Scena ventitresima

Poppea e Agrippina
POPPEA
O mia liberatrice, quanto a te devo,
e quanto da tuoi saggi consigli il frutto attendo!
AGRIPPINA
Nascosa il tutto intesi:
oggi sarem compagne a mirar liete
più il nostro che di Cesare il trionfo.
T’abbraccio, amica, e in me tutto confida;
disponi, oh cara, del mio cor che t’ama.
(Felice riuscì l’ordita trama)
POPPEA
Augusta, il mio voler da te dipende.
AGRIPPINA
Quest’alma dal tuo amor legata pende.

[Aria]
Non ho cor che per amarti,
sempre amico a te sarà.
Con sincero e puro affetto
io ti stringo a questo petto;
mai di frodi, inganni ed arti
sia tra noi l’infedeltà.

Scena ventiquattresima

Poppea

[Recitativo]
POPPEA
Se Ottone m’ingannò, e s’egli ingrato
un dolce amor al fasto suo soggetta,
del cor offeso è giusto la vendetta.

[Aria]
Se giunge un dispetto
a’ danni del cor,
si cangia nel petto
l’amore in furor.
Non ama chi offende
o segue l’Amor,
il cor si difende,
da effimero ardor.

Atto Secondo

Scena prima

Strada di Roma contigua al palazzo imperiale apparata per il trionfo di Claudio

Pallante, Narciso

[Recitativo]
PALLANTE
Dunque noi siam traditi?
NARCISO
Amico, è vero ciò ch’a te dissi.
PALLANTE
E quel ch’io ti narrai dubbio non ha.
NARCISO
Sia dunque la fè tra noi, qual nell’inganno è d’uopo.
PALLANTE
Se delude Agrippina, l’arte con lei s’adopri.
NARCISO
Sì, sì, la frode scopra il finger nostro,
e qual ch’a te ricerca a me pronto dirai,
ed io prometto a te fido svelar quanto a me chiede.
NARCISO, PALLANTE
A noi la destra sia pegno di fede!
PALLANTE
Ottone giunge.
NARCISO
E questi esser Cesare deve!
PALLANTE
Già gli ossequi di tutti egli riceve.

Scena seconda

Ottone, Pallante, Narciso

[Aria]
OTTONE
Coronato il crin d’alloro
io sarò nel campidoglio.
Ma più bramo il bel ch’adoro,
che non fò corona e soglio.

[Recitativo]
PALLANTE
Roma, più ch’il trionfo, oggi,
Signor, la tua virtude onora.
NARCISO
Il tuo eccelso valor la patria adora.
OTTONE
Virtù e valor bastante
aver vorrei per veder felici
al Lazio i regni, e debellar nemici.
PALLANTE
Ma dall’alto discende, per incontrar Augusto,
Poppea con Agrippina.
OTTONE
Viene chi è del mio cor Diva e Regina!

Scena terza

Agrippina, Poppea, Nerone, li quali discendono dal palazzo imperiale con accompagnamento.

Ottone, Pallante e Narciso.

[Preludio]

[Recitativo]
AGRIPPINA
(Ecco il superbo)
POPPEA
(Ecco l’infido)
NERONE
Miro il rival, e ne sento pien d’ira il cor.
AGRIPPINA
(Poppea, fingiamo)
POPPEA
(Fingiamo)
OTTONE
Bellissima Poppea, pur al fine mi lice
nel tuo volto bear le luci amanti.
AGRIPPINA
(Come perfido egli è!)
POPPEA
(Così egli inganna!)
NARCISO
(Come il duol, ch’ho nel petto, il cor m’affanna!)
OTTONE
Avrà di già Agrippina del mio destin…
POPPEA
Già intesi il tuo desire,
e quel ch’a tuo favor oprano i fati.
AGRIPPINA
(a Ottone)
Quanto chiedesti, io dissi.
(a Poppea)
(Egli volea ch’io scusassi l’error)
POPPEA
(Ah! traditore!)
OTTONE
Quei che svelò Agrippina, sono i sensi del core,
e ben vedrai che il piacer del trono senza te è un affanno.
NARCISO
Vien Claudio.
AGRIPPINA
(E vien a tempo, perché celato ancor resti l’inganno)

[Coro]
POPPEA, AGRIPPINA, NERONE, OTTONE, NARCISO, PALLANTE, LESBO
Di timpani e trombe
al suono giulivo
il giorno festivo
per tutto rimbombe!
Roma applauda il gran regnante,
Viva Claudio trionfante!

Scena quarta

Claudio sopra macchina trionfale, Agrippina, Poppea, Nerone, Narciso, Pallante, Lesbo.

[Recitativo]
CLAUDIO
Nella Britannia vinta
un nuovo regno al Lazio
incatenato io porto,
e scelse invano,
per frastornar l’impresa,
quante tempeste ha il mar,
mostri la terra; che toglier
non potrà forza d’abisso
quel, ch’il destin di Roma
ha già prefisso.

[Aria]

Cade il mondo soggiogato
e fà base al Roman soglio.
Ma quel regno fortunato
chè soggetto al Campidoglio!

[Recitativo]
AGRIPPINA
Signor, quanto il mio cuore giubila nel mirarti!
E questa braccia, che, di stringerti prive,
diedero a’ sensi miei sì grave pena,
ora forman d’amor dolce catena.
CLAUDIO
Amabile Agrippina, pur ti restringo al seno,
che l’alma nell’amar sempre costante;
qual consorte t’abbraccio e qual amante.
POPPEA
Cesare, io pur l’alte tue glorie onoro.
CLAUDIO
Aggradisco il tuo dir.
(a Poppea)
(Sa che t’adoro)
NERONE
Della mia fè divota offro i tributi.
CLAUDIO
Figlio, sei certo del mio amor.
NARCISO
Ossequioso venero le tue glorie.
PALLANTE
E de’ trionfi spande Fama immortal per tutto il suono.
CLAUDIO
Di Narciso e Pallante gli affettuosi pensier noti mi sono.
OTTONE
Alle tue piante, Augusto, ecco prostrato Ottone,
il tuo fedel, che là nel mar…
CLAUDIO
Che vuoi?
OTTONE
Alla mia fede, Signor, attendo umile
la promessa mercede.
CLAUDIO
E hai l’ardir di comparirmi innante?
OTTONE
Di quel fallo son reo?
CLAUDIO
Sei traditore!
NERONE, NARCISO, PALLANTE
(Che sento mai’)
AGRIPPINA
(Va ben!)
POPPEA
(Giubila, o core!)
OTTONE
Io traditor? Io, che fra rischi ardito,
senza temer la morte,
dalla morte ti trassi, io traditore?
CLAUDIO
Non più, ch’al tuo fallir
giusta pena è il morir.
OTTONE
Cieli, ch’intendo!
CLAUDIO
(Ma a chi vita mi diè la vita io rendo)
(Parte)
OTTONE
Deh tu, Agrippina, assisti!

[Aria]
AGRIPPINA
(a Ottone)
Nulle sperar da me,
anima senza fè,
cor traditore!
Fasto che t’abbagliò,
perché non t’additò
cotanto orrore?
(Parte Agrippina)

[Recitativo]
OTTONE
Soccorri almen Nerone!

[Aria]
NERONE
Sotto il lauro ch’hai sul crine
le sciagure e le ruine
tu non puoi già paventar,
Anche il fulmine aspetta quella fronda,
ch’oggi eletta la tua fronte a coronar.

[Recitativo]
OTTONE
E tu Poppea, mio bene?

[Aria]
POPPEA
Tuo ben è ‘l trono,
io non son più tuo ben,
È quello il tuo contento,
ed io per te ne sento
la gioia del mio sen.

[Recitativo]
OTTONE
Scherzo son del destin.
Narciso, amico, compatisci
quel duol ch’il seno aduna?
NARCISO
L’amico dura sol quanto fortuna.
(parte)
OTTONE
Habbi pietà tu almeno di quest’alma penante?
PALLANTE
Chi ad Augusto è nemico, è nemico a Pallante.
(parte)
OTTONE
Lesbo fedel, compiangi al mio dolore!
LESBO
Lesbo sdegna ascoltar un traditore.
(parte)

Scena quinta

[Recitativo accompagnato]
OTTONE
Otto, Otton, qual portentose fulmine è questi?
Ah, ingrato Cesare, infidi amici, e Cieli ingiusti!
ma più del Ciel, di Claudio, o degli amici
ingiusta, ingrata ed infedel Poppea!
Io traditor? Io mostro d’infedeltà?
Ahi Cielo, ahi fato rio!
Evvi duolo maggior del duolo mio?

[Aria]
Voi che udite il mio lamento,
compatite il mio dolor!
Perdo un trono, e pur lo sprezzo;
ma quel ben che tanto apprezzo,
ahi che perderlo è tormento
che disanima il mio cor.

Scena sesta

Giardino con fontana.

Poppea

[Aria]
POPPEA
Bella pur nel mio diletto
mi sarebbe l’innocenza.
Un desio mi sento in petto
che vorrebbe usar clemenza.

[Recitativo]
POPPEA
Il tormento d’Ottone in me si fa tormento;
io pur vorrei sentir le sue discolpe.
Ma pensieroso e mesto ei qui sen viene,
forse a sfogar del cor le acerbe pene.

Scena settima

Poppea, poi Ottone
POPPEA
(Par che amor sia cagion del suo martire;
per scoprir meglio il vero fingerò di dormire)
(Si pone non veduta a sedere presso una fonte, fingendo di dormire)

[Arioso]
OTTONE
Vaghe fonti
che mormorando
serpeggiate
nel seno all’erbe…

[Recitativo ed Arioso]
OTTONE
(Vede Poppea)
Ma qui che veggo, oh ciel?
Poppea fra i fior riposa,
mentre al mio fiero duol non trovo posa.
Voi dormite, oh luci care,
e la pace gode il core.

[Recitativo]
POPPEA
(finge sognarsi)
Ottone traditore!
OTTONE
Anch’il sonno, oh Dio, t’inganna,
perch’io sembri un infedele!
POPPEA
(finge sognarsi)
Ingannator crudele!
OTTONE
Dimmi almen, qual sia il fallire
che cagione il tuo rigore?
POPPEA
(finge sognarsi)
Ottone traditore!
(Qui mostra di svegliarsi)
OTTONE
(Ella si sveglia; udiamla!)
(si ritira in disparte)
POPPEA
(mostra parlar da sé)
Fantasmi della mente, voi ancora perturbate
il mio riposo? Voi supplice al mio aspetto
l’indegno traditor mi presentate?
Che dirà in sua discolpa?
Negar forse potrà che a Claudio ei cesse tutto l’amor
tutta la fè promessa, purché Cesare al soglio
oggi Roma il vedesse in Campidoglio?
OTTONE
(Cieli, che sento mai?)
POPPEA
Dì pure, dimmi infido, se tradirai?
Testimonio sarà del tuo fallire Agrippina Regnante;
ch’un reggio cor mentire non avrà la tua colpa
ardir bastante.
OTTONE
(Più soffrir non poss’io.)
Ecco ai tuoi piedi…
(Poppea mostra partir, Ottone la trattiene)
Fuggi? T’arresta, oh cara!
(Ahi che cordoglio!) Sentimi almen!
POPPEA
Sentir più non ti voglio.
OTTONE
Ferma!
POPPEA
Lasciami!
OTTONE
Senti! Prendi l’acciar, ch’alla tua destra io dono,
e se reo mi ritrovo, che tu m’uccida. Poi contento io sono.
POPPEA
(Prende la spada e rivolta la punta verso Ottone)
Parla dunque; ma avverti, che del fallo prescritta hai già la pena.
Se traditor tu sei, cadrai vittima e sangue in sù l’arena.
OTTONE
Già intesi, non veduto, l’enormissima accusa,
che ti provoca a sdegno. Ch’io ti ceda ad altrui?
E per un raggio di cieca ambizione
te, mio bel sole io perda?
Chi può crederlo mai, chi lo pretende?
Scettro, alloro non curo: ver te fù sempre
questo cor rivolto,
che val per mille mondi il tuo bel volto.
POPPEA
Non so se creder deggia alle tue voci.
Quanto io so da Agrippina svelato fù.
OTTONE
Che sento? Perfida, iniqua donna, cagion del mio languir!
Senti, oh Poppea, quanto sia di colei l’anima rea.
POPPEA
Ottone, or non è tempo, né cauto il luogo;
alle mie stanze vieni; il rigore sospendo.
Se tu sei reo, ver te sarò inclemente;
e pietosa m’avrai, se tu innocente.
(Gli rende la spada)

[Aria]
OTTONE
Ti vò giusta e non pietosa,
bella mia, nel giudicarmi.
Tutto son, tutto innocente!
Se poi trovi il cor che mente,
ti perdono il condannarmi.

Scena ottava

[Recitativo]
POPPEA
Di quali ordite trame ingannata son io?
Già, già comprendo le tue frodi, Agrippina!
Per togliere ad Ottone di Cesare l’allor,
me deludesti. Ver Nerone è scoperto il superbo pensier,
che ti lusinga. Nel duol non m’abbandono;
se vendetta non fò, Poppea non sono.

[Aria]
Per punir chi m’ha ingannata,
saprò tessere un inganno
del mio cor alla vendetta.
Di quest’anima oltraggiata
per dar pace al primo affanno
il disegno, amor, affretta!

Scena nona

Lesbo e Poppea
LESBO
Pur alfin ti ritrovo. Impaziente
Claudio di rivederti a te m’invia,
e alle tue stanze solo favellarti desia.
POPPEA
Che risolvi, oh pensier?
LESBO
Bella, fà core!
Che quanto ardito più,
più piace amore.
POPPEA
(Bel campo alla vendetta m’offre il destin)
Accetto il Cesareo favor.
LESBO
Ei verrà dunque?
POPPEA
Sì, venga pur.
LESBO
Ad arrecar io volo nuova
così grata al mio Signore.
POPPEA
(Cieli, voi assistete al mio disegno!)
LESBO
(Oggi spero al mio oprar premio condegno.)

Scena decima
POPPEA
A non pochi perigli mi rendo, è ver, soggetta:
ma chi non sa temer fà la vendetta,
Il desio d’eseguirla alto pensier alla mente m’addita.
Or qui vorrei Neron.

Scena undicesima
NERONE
Son qui, mia vita.
POPPEA
(Oh come amica sorte seconda il voti miei!)
Senti Neron! Già mille e mille volte del tuo amor,
di tua fè giurasti il vanto.
Dubbia del vero fui, ch’à per costume
l’uom la donna ingannar, e si fa pregio
le fralezza schernir con il dispregio.
NERONE
Non temer, oh mia cara!
POPPEA
Per ricever da te prove bastanti
malcauto è il luogo;
solo alle mie stanze vieni;
ivi, se puoi persuader il mio core,
in premi dell’amor, attendi amore!
NERONE
Oh mia adorata!
POPPEA
Taci! Le mie offerte esseguisci e le nascondi!
Fatto l’amor palese,
in vece di piacer produce affanno.
(Spero felice il meditato inganno)

[Aria]
POPPEA
Col peso del tuo amor
misura il tuo piacer
e la tua speme!
S’è fedele il tuo cor,
spera pur di goder,
e speri bene.

Scena dodicesima

[Recitativo]
NERONE
Qual bramato piacer mi s’offre del destino!
Oggi spero baciar volto divino.

[Aria]
Quando invita la donna l’amante
è vicino d’amore il piacer.
Il dir: “vieni ad un istante”,
egli è un dir: “vieni a goder”!

Scena tredicesima

[Aria]
AGRIPPINA
Pensieri, voi mi tormentate.
Ciel, soccorri ai miei disegni!
Il mio figlio fa che regni,
e voi Numi il secondate!

[Recitativo]
Quel ch’oprai è soggetto a gran periglio.
Creduto Claudio estinto, a Narciso,
e a Pallante fidai troppo me stessa.
Ottone ha merto, ed ha Poppea coraggio,
s’è scoperto l’inganno, di riparar l’oltraggio.
Ma fra tanti nemici a voi, frodi, or è tempo;
deh, non m’abbandonate!

[Arioso]
Pensieri, voi mi tormentate!

Scena quattordicesima

[Recitativo]
PALLANTE
Se ben nemica sorte non arrise a miei voti,
il cor però del tuo fedel Pallante
nell’opre sue si fè veder costante.
AGRIPPINA
Costante egli saria, se per me
ancora impiegarsi volesse.
PALLANTE
E in che può mai a tuoi cenni ubbidir?
Bella, comanda!
AGRIPPINA
Senti! Son miei nemici Narciso e Otton;
bramo che entrambi al suolo cadano estinti.
Vedi, a qual rischio t’espongo!
PALLANTE
Nel servirti, Agrippina, rischio non v’è
che non diventi gloria.
Ma che fia del mio amor?
AGRIPPINA
Pallante, spera!
PALLANTE
(Ha nel seno costei cor di Megera.)

[Aria]
Col raggio placido
della speranza
la mia costanza
lusinghi in me.
Così quest’anima
di più non chiede
ch’è la sua fede
la sua mercè.

Scena quindicesima

[Recitativo]
AGRIPPINA
Di giunger non dispero al mio desire.
Ma qui Narciso? Ardire!

Scena sedicesima

Narciso e Agrippina
AGRIPPINA
Or è tempo, oh Narciso, di poner fine all’opra.
Pallante e Ottone uniti sono i nostri nemici.
Se amor nutri per me, s’è in te coraggio,
stabilita sarà la nostra sorte.
NARCISO
Che debbo far?
AGRIPPINA
Ad ambidue dar morte.
NARCISO
Tutto farò; ma infine? Qual premio avrò?
AGRIPPINA
Confida, e tutto spera!
NARCISO
(Nutre costei nel sen alma di fiera!)

[Aria]
Spererò, poiché mel dice
quel bel labbro, oh donna Augusta!
E se spero esser felice,
la mia speme, ella è ben giusta.

Scena diciassettesima

[Recitativo]
AGRIPPINA
Per dar la pace al core, semino guerre ed odii.
Con Claudio è ‘l fin dell’opra.
Egli qui vien; mio cor, gl’inganni adopra!

Scena diciottesima

[Arioso]
CLAUDIO
Vagheggiar de tuoi bei lumi
vengo, o cara, il sol di viso.

[Recitativo]
AGRIPPINA
Vorrei della bellezza aver superba il vanto,
per goder il tuo amor; ma dove manca,
supplisce il cor, che per te sol respira.
Ma, oh Dio, nel sen s’aggira
un interno dolor, che mi tormenta,
e rende nel timor l’alma scontenta.
CLAUDIO
Qual t’assale timor? Scoprilo, oh cara!
AGRIPPINA
Preveggo in gran periglio del viver tuo la sicurezza,
e parmi d’ogni intorno sentir strepito d’armi.
CLAUDIO
E chi può ardito in Roma macchiar tradimenti?
AGRIPPINA
Ah mio diletto, freme ottone di sdegno;
ad ognun fia palese il grave torto.
Se pronto ad ammorzar picciola fiamma non
accorri veloce
nascerà grand’incendio alle rovine.
CLAUDIO
Che mi consigli?
AGRIPPINA
È d’uopo sveller dal suol radice velenosa.
Sin che Ottone ha speranza di salir sopra il soglio,
il core altiero macchine tenterà, frodi ed inganni,
troverà parziali mossi dall’interesse,
e la vil plebe offuscata dall’oro,
vorrà ch’ei cinga il crin del sagro alloro.
Il disdegno confondi, l’artificio previeni,
nuovo Cesare acclama immantinente!
Abbandonato ei fia, che s’adora
da ognuno il sol nascente.
CLAUDIO
Ma chi porrò sul trono, senza temer
che, di regnare amante,
ingrato al beneficio egli non sia?
L’autorità compagna ha gelosia.
AGRIPPINA
Credi, oh Claudio, ch’io t’ami?
CLAUDIO
Son certo del tuo cor.
AGRIPPINA
Dunque concedi per Cesare di Roma il mio figlio Nerone!
Egli ubbidiente sarà sempre a’ tuoi cenni;
il rispetto ver me, che gli son madre,
l’ossequio al cor darà ver te qual padre.
CLAUDIO
Approvo il tuo pensier; pensiero accorto.
AGRIPPINA
(Coraggio, oh cor! Siamo vicini al porto.)
Non ammetter dimora.
CLAUDIO
Lascia ch’io ben rifletta all’importante affar.
AGRIPPINA
Grave periglio!
CLAUDIO
Tutto farò, ma lascia…
AGRIPPINA
Ah non è tempo d’un indugio maggior.

Scena ventesima

Lesbo e detti
LESBO
(a Claudio)
(Signor, Poppea…)
CLAUDIO
(a Lesbo)
(Parlasti?)
LESBO
(a Claudio)
(Ella t’attende.)
AGRIPPINA
Periglioso si rende il perder un momento.
CLAUDIO
Non dubitar, sarà il tuo cor contento.
AGRIPPINA
Ma quando?
LESBO
(Vien tosto, Signor!)
CLAUDIO
(Vengo)
Sarà ben tosto. Addio!
Altro affare mi porta in altro loco.
AGRIPPINA
No, no, non partirai,
se a me tu prima ciò non prometti.
LESBO
(Il tempo passa)
CLAUDIO
(Vengo.)
Sì, sì, sarà; prometto.
AGRIPPINA
In questo giorno Cesare fia Neron, assiso in soglio?
CLAUDIO
In questo dì sarà.
AGRIPPINA
(Altro non voglio)

Scena ventunesima

[Recitativo]
AGRIPPINA
Favorevol la sorte oggi m’arride.
Purché Cesare sia l’amato figlio,
s’incontri ogni periglio.

[Aria]
Ogni vento ch’al porto lo spinga,
benché fiero minacci tempeste,
l’ampie vele gli spande il nocchier.
Regni il figlio, mia sola lusinga,
sian le stelle in aspetto funeste,
senza pena le guarda il pensier.

Atto Terzo

Scena prima

Stanza di Poppea con porta in facciata e due altre per parte.

Poppea

[Recitativo]
POPPEA
Il caro Otton al precipizio io spinsi.
Ma inganno meditato,
la vendetta nel cor oggi rinchiuse,
per deluder colei che mi deluse.

Scena seconda

Ottone e Poppea
OTTONE
Ah, mia Poppea; ti prego non mi sia di delitto
un fiero tradimento; donna rea m’ingannò,
quando a mie preci del mio amor, di mia fede
esser promise protettrice pietosa.
Del mio amor son seguace, altro non curo,
e a te, mio ben, eterna fede io giuro.
POPPEA
Ed io con quanto ho mai di core in petto,
anima mia, l’accetto.
Per far nostra vendetta la macchina disposi,
e s’io del male fui la cagion
a me di ripararlo conviene ancora.
Or quì t’ascondi e taci. Non temer di mia fede;
di ciò ch’io dica o faccia non ti render geloso;
soffrir devi per poco un rio tormento,
che in altrui sarà pene e in te contento.
(Ottone si nasconde in una porta coperta da portiera)

Scena terza
POPPEA
Attendo qui Nerone, e Claudio ancora;
quest’alma impaziente già s’è resa
di vendicar l’offesa.

Scena quarta

Nerone, Poppea, Ottone nascosto
NERONE
Anelante ti reco, oh mia diletta,
a ricever mercé d’alta mia fede.
POPPEA
Veggo ben, ch’il tuo ardor nella tardanza
stimoli a te non diede; qual ch’a te destinai
tempo felice, trascorse già; del cor con pena
è d’uopo differirne l’effetto. Mà, oh Dio, temo…
NERONE
Di che?
POPPEA
Che qui Agrippina porti il piede, e ci scopra.
(guarda per la scena)
NERONE
Qui dee venir la madre?
POPPEA
E in brev’ora!
Mà acciò che tu comprenda i sensi del mio cor,
vedi qual prova io te ne dono:
quivi vuò che t’asconda, e attendi
fin ch’ella parta, e allora sciolta d’ogni timor,
vedrai quanto Poppea t’ama e t’adora.
NERONE
Qual già dolce piacer nel seno io sento!
OTTONE
(Sempre più in me s’accresce il rio tormento)
(Nerone si nasconde in una porta coperta da portiera, e dirimpetto a quella dove sta Ottone.)

Scena quinta
POPPEA
Amico ciel, seconda il mio disegno!
Credo ch’Ottone il core avrà pieno di sdegno;
ma soffrir sempre dee chi ha in petto amore.

[Aria]
Chi ben ama
e sol brama
di goder,
ama solo il suo piacer!
Quella face,
cui non piace mai dolor,
non è mai d’un vero amor.

Scena sesta

Lesbo, Claudio, Poppea, Nerone e Ottone nascosti.
LESBO
Qui non v’è alcun, Signore;
la piaga ch’hai nel cor, sana d’amore.
POPPEA
Claudio, tu mi lusinghi, però da ver non m’ami.
CLAUDIO
Come? Dubbiosa ancora vivi dell’amor mio?
Cara vedesti quel ch’io feci per te!
POPPEA
Di’, che facesti? Ogn’or più ardito e audace
io provo il turbator della mia pace.
CLAUDIO
Forse ancor insolente nol ritiene il castigo?
POPPEA
E qual castigo?
CLAUDIO
Ei, balzato dal soglio,
nutre ancora tanto orgoglio?
POPPEA
Non t’intendo, Signor,
e più che mai di salirvi ha speranza.
CLAUDIO
E risiede in Otton tanta baldanza?
POPPEA
D’Otton? Signor, che parli? Ah Claudio,
già comprendo la mia sorte fatal, la mia sventura.
(finge di piangere)
CLAUDIO
Bella, tu piangi? Dimmi che deggio far? Imponi!
Come già ti promisi, dalle tempia d’Ottone tolsi l’alloro.
NERONE
(Che pena è non udir!)
OTTONE
(Soffro e non moro)
POPPEA
Dalle tempia d’Ottone?
CLAUDIO
D’Ottone
sì, ch’ardito leggi al tuo cor impone.
POPPEA
Otton, Signor, non fu.
CLAUDIO
Ma chi?
POPPEA
Nerone! Per Nerone esclamai,
ei mi vietò di non mirarti mai.
CLAUDIO
Come? Ottone dicesti.
POPPEA
Neron dissi, Signor, mal intendesti.
CLAUDIO
Neron? Come s’accorda il desio di regnar,
lo scettro, il soglio? Tu m’inganni, oh Poppea!
POPPEA
Io t’inganno? Signor, forse non sai ch’il desio
d’Agrippina, pria che giungesti in Roma,
sieder lo fè sul trono, ed acclamato Cesare fu;
meco tu fingi ancora?
NERONE
(E ancor non parte, oh ciel)
OTTONE
(il duol m’accora)
CLAUDIO
Che mi narri di strano!
Ma non dicesti Otton?
Dimmi, rispondi!
POPPEA
Signore, forse prendesti con equivoco il nome;
han Nerone ed Ottone un egual suono.
CLAUDIO
Quel ch’io creda non sò, stupido io sono.
POPPEA
Dubiti ancor? D’ogn’uno del mio dir farò fede,
e, se tu vuoi, darò prove evidenti, che del mio
cor l’insidator molesto è sol Neron;
ma poi, e che farai, Signor?
CLAUDIO
Le tue vendette.
POPPEA
Ciò mi prometti?
CLAUDIO
Giuro.
POPPEA
E tanto io da te spero!
Vedrai se ho il cor mendace o pur sincero.
(Poppea conduce Claudio dentro alla porta ch’è in faccia e poi va ove è Nerone, ed apre la portiera.)
Vieni meco, Signore, e qui t’arresta.
NERONE
(Claudio partì?)
OTTONE
(Quanto il tardar molesta!)
POPPEA
Nerone, dove sei?
NERONE
Son qui, mia vita.

Scena settima

Claudio, Poppea, Nerone, Ottone nascosto
CLAUDIO
Temerario, insolente!
NERONE
(Oh ciel, aita!)
CLAUDIO
Sin nella reggia istessa, baldanzoso garzon, osi impudico
alle vergini eccelse usar gl’insulti e ardito?
NERONE
Odi, Signor!
CLAUDIO
Taci!
POPPEA
(Contenta son.)
OTTONE
(Giubila, o core!)
CLAUDIO
Parti da mia presenza,
né ardisci mai di comparirmi inante!
(Nerone parte, e Poppea gli si accosta)
POPPEA
(a Nerone)
(Và ad Agrippina, e di’…)
NERONE
(Ahi! crudo fato!)
POPPEA
(…che, chi cerca ingannar, resta ingannato)
NERONE
(nel partire)
(Quale ad Augusto cor empia s’aspetta,
Agrippina saprà far la vendetta.)

Scena ottava

Claudio, Poppea, Ottone nascosto.
POPPEA
Ora, Claudio, che dici?
CLAUDIO
Io son convinto.
POPPEA
Il mio sincero cor ora discopri.
(Per togliermi da Claudio arte s’adopri)
Ma d’Agrippina tutte, lassa! parmi veder
sciolte le furie, Pien di sdegno Nerone
alla madre ricorre; ah, che mi veggo
circondata d’affanni!
CLAUDIO
Nulla, oh cara, temer, asciuga il ciglio!
POPPEA
Io sono per tuo amor in gran periglio,
or non è tempo, oh Augusto;
la mia mente confusa non distingue gioire.
Verrà tosto Agrippina; ahi che martire!
CLAUDIO
No, non verrà!
POPPEA
Deh, parti! Nulla otterrai da me!
CLAUDIO
Sempre infelice sarà dunque il mio amor?
POPPEA
Della consorte tempra prima il rigore;
fa che sicura io sia dal suo furore;
allor chiedi, e saprai qual sia il mio core.

[Aria]
CLAUDIO
Io di Roma il Giove sono
né v’è già chi meco imperi.
Van ramminghi al piè del trono,
dov’io son, gl’altrui pensieri.

Scena nona

Poppea (che guarda per accertarsi della partenza di Claudio)

[Recitativo]
POPPEA
Pur alfin se n’andò.
Deh, quanto alletta
il cor dolce vendetta!
Claudio partì; dubbio non v’è d’inganno;
volo a trar il mio ben dal lungo affanno.

[Aria]
Esci, o mia vita, esci dal duolo,
ch’a dar consolo vengo al tuo cor!
Per darti vita, caro, t’attendo;
vieni correndo, mio dolce amor!
(Apre la portiera dove sta nascosto Ottone)

Scena decima
POPPEA
Oh Ottone, che dici?
Vedi come schernito restò Nerone,
e come d’Agrippina si vendicò il mio cor;
vedi, ch’io sprezzo il regnator del mondo,
e per te sol, mio bene,
vivo involta d’amor tra le catene.
OTTONE
Catene fortunate, se ci stringono insieme,
e in nodi eterni per la mano d’amore
formano di due cori un solo core.
POPPEA
Sperar dunque poss’io da te fede sincera?
OTTONE
Pria che mancarti, oh bella, mille volte morrò.
POPPEA
Ciò mi prometti?
OTTONE
E unisco alle promesse il giuramento;
scagli fulmini il ciel, cara, se mento.
POPPEA
Ma se Claudio…?
OTTONE
Nol curo.
POPPEA
Agrippina, Neron?
OTTONE
Io gli disprezzo.
POPPEA
Lo splendore del soglio?
OTTONE
Pur ch’io ti stringa al sen, tutto abbandono.
POPPEA
A te, mio ben, offro me stessa in dono.

[Duetto]
OTTONE
No, no, ch’io non apprezzo
che te, mio dolce amor,
tu sei tutt’il mio vezzo,
di tutt’è il mio cor.
POPPEA
Sì, sì, ch’il mio diletto
fai tu, mio caro ben,
tu il cor di questo petto,
l’ardor di questo sen.

Scena undicesima

Salone imperiale

Agrippina, Nerone
AGRIPPINA
Cotanto osò Poppea?
NERONE
Come narrai, m’allettò, m’invitò, m’accolse,
e poi a Cesare scoprimmi! Egli freme, essa ride
ed io tremante a te ricorro, oh madre, per sottrarmi
allo sdegno di Claudio, e al mio periglio.
Egl’è sposo, tu madre ed io son figlio.
AGRIPPINA
Ah! mal cauto Nerone, all’or ch’io tutti adopro
per innalzarti al trono arti ed inganni,
tu seguace d’un cieco e folle amor
al precipizio corri?
NERONE
È vero, errai; ma l’arti tue e gl’inganni
già discoprì Poppea, “Vanne” ella disse,
“ad Agrippina, e dille
che chi cerca ingannar, resta ingannato”.
AGRIPPINA
Non perciò tutta ancora languisce la mia speme.
Figlio, smorza nel seno la fiamma indegna!
Guarda qual nemica Poppea! Del tuo pensiero
degno oggetto non sia, ch’il solo impero.
(Parte)

[Aria]
NERONE
Come nube che fugge dal vento
abbandono sdegnato quel volto.
Il mio foco nel seno già spento,
di quest’alma già il laccio è disciolto.

Scena dodicesima

Pallante e Narciso

[Recitativo]
PALLANTE
Evvi donna più empia?
NARCISO
E qual rigore nutrir si può maggior
dentro ad un core? E che farem?
PALLANTE
È d’uopo tutto a Claudio scoprir;
egl’ha per noi bontà ch’ogn’altra eccede;
si prevenga l’accusa,
e d’Augusta l’error a noi sia scusa.
NARCISO
In così gran periglio
approvo il tuo consiglio.
PALLANTE
Mà qui sen vien Augusto.
NARCISO
Amico, è questo il tempo,
ch’adopri del tuo dir l’arte feconda.
PALLANTE
Lascia la cura a me; tu mi seconda.

Scena tredicesima

Claudio e detti
CLAUDIO
Agrippina, Nerone, Otton, Poppea,
nell’accusa discordi, conturban la mia quiete,
né so chi dice il ver, o chi mentisca;
perché provi chi è reo giusto rigore.
PALLANTE
Alle tue regie piante, Signor,
ecco prostrato l’infelice Pallante.
NARCISO
Per difender sua vita
chiede da te Narciso, Augusto, aita!
CLAUDIO
Miei fidi, e qual insidia contro voi si tenta?
Che fia? Scoprite!
PALLANTE
Umile per la nostra discolpa porgo, Signor,
l’accusa; perché sol d’Agrippina
la minaccia è ver noi d’alta ruina.
CLAUDIO
Per qual cagion?
PALLANTE
Sul trono, pria che giungesti in Roma,
qual Cesare ella fè sieder Nerone;
di nostr’opra si valse,
mà chi opra per inganno è senza colpa.
NARCISO
Di tua morte il supposto è a noi discolpa.
CLAUDIO
Agrippina tant’osa? Ora confermo ciò che disse Poppea;
entro la reggia son domestici occulti i miei nemici;
la tema al cor giusto sospetto infonde,
e fra tante vicende ei si confonde.
Voi siete fidi, il braccio mio possente
di scudo a voi sarà; non più timore!

Scena quattordicesima

Agrippina e detti
AGRIPPINA
Adorato mio sposo, è questo il giorno,
in cui di tue promesse attendo il fine.
A Nerone l’alloro oggi destina,
e ai tuoi piedi prostrato ogni rubel vedrai.
CLAUDIO
Non già, Agrippina.
AGRIPPINA
(Sdegnoso mi favella?)
Già il periglio t’è noto,
e il rimedio sicuro è a te palese;
Signor, che tardi più?
Pronto ripara l’imminente ruina,
i nemici reprimi!
CLAUDIO
E Agrippina?
AGRIPPINA
(Dissimular non giova. Qui è narciso e Pallante;
superi un pronto ardir ogni riguardo!)
PALLANTE, NARCISO
(Come volge ver me sdegnosa il guardo!)
AGRIPPINA
Dal tuo dir già suppongo l’arti accorte
de’ miei, de’ tuoi nemici.
Parla, parla, discopri
qual dello sdegno tuo sia la cagione.
CLAUDIO
Cesare lo dirà; lo sà Nerone.
AGRIPPINA
Ah! Claudio, ora m’avveggo,
ch’ancora il ben oprar tal’ora è colpa.
NARCISO
(Or che dirà?)
PALLANTE
(Sentiam la sua discolpa)
CLAUDIO
Tu chiami ben oprar, tentar audace
d’usurparmi l’impero e, colto
il tempo della mia lontananza,
por Nerone sul trono?
Qual scusa addur potrai, che ti ricopra?
AGRIPPINA
Le scuse non adopra un cor sincero.
Quel che dici, Signor, il tutto è vero.
CLAUDIO
L’error confessi, ardita?
AGRIPPINA
Error non è il salvarti e trono e vita!
Godo che qui presenti sian Narciso e Pallante.
NARCISO
(Che fermezza ha costei!)
PALLANTE
(Che cor costante!)
AGRIPPINA
Precorse lode al ciel, fama bugiarda,
che nel fatal naufragio tua vita ancor perisse.
Già le milizie, il popolo, il senato
rivolta al successor avean la mente.
Vidi ch’un cor altiero alzato al soglio,
con quella novità che sempre piace,
formava un gran nemico alla tua pace;
per riparare al danno, acclamar feci
il figlio; egli al soglio salì; ma ciò fu solo
per conservarlo a te, caro mio sposo!
Nel diffender tua vita, per mantenerti in trono,
io la nemica, io la rubella sono?
PALLANTE
(Quanto è scaltra costei!)
NARCISO
(Quanto ella è accorta!)
AGRIPPINA
E Pallante e Narciso del mio oprar facciano fede.
Forse voi non richiesi per assister all’opra?
Dite pure se all’avviso, ch’il ciel Claudio salvò,
Nerone umile non discese dal soglio?
S’egli, unito a’ miei voti, non fè di tutta Roma
i “viva” risuonar di Claudio al nome?
Parli d’ogn’un di voi il cor sincero!
CLAUDIO
Voi che dite?
NARCISO, PALLANTE
Signor, il tutto è vero.
AGRIPPINA
E chi, fuorché il mio figlio,
una volta regnante,
dell’aura popolare fatto superbo,
ceduto avria lo scettro?
Per difender tua vita, per mantenerti in trono,
io la nemica, io al rubella sono?
CLAUDIO
(Mi confonde Agrippina;
da istessi accusator ella è difesa!)
NARCISO
(Stupito son.)
(Parte)
PALLANTE
(Della sua colpa ha merto!)
CLAUDIO
Di tua fè, del tuo amore, cara, son certo.
AGRIPPINA
Mà, oh Dio, certa io non son né di tua fedeltà,
né del tuo amore. Penso che presso te fatta son rea,
perché il tuo cor ascolta…
CLAUDIO
E chi?
AGRIPPINA
Poppea. Duolmi sol, che l’inganno
a te non fia palese.
CLAUDIO
Scoprilo pur.
AGRIPPINA
Costei, vagheggiata d’Ottone…
CLAUDIO
Agrippina, t’inganni; egli è Nerone.
Olà vengano tosto Otton, Neron, Poppea!
AGRIPPINA
Vedrai s’io ti tradisco, e s’ella è rea!
(Ciò, che deve avvenire, io già preveggo.)
CLAUDIO
Fra tanti avvenimenti saprò chi è contumace.
Vò che viva nei cor riposo e pace.

[Aria]
AGRIPPINA
Se vuoi pace, oh volto amato,
l’odio reo fuga da te!
Guarda in me, nume adorato,
il mio amore e la mia fè.

Scena quindicesima

Poppea, Ottone, Nerone e detti.

[Recitativo]
AGRIPPINA
(Ecco la mia rivale)
POPPEA
(Ecco quel empia cagion di doglia ria.)
NERONE
(Che mai sarà di me?)
OTTONE
(Cieli, che fia?)
CLAUDIO
Vedi, Agrippina, il figlio, quell’ardito garzon,
che nella reggia delle vergini eccelse
tenta offender l’onor.
AGRIPPINA
T’inganni, Augusto.
CLAUDIO
Nò, non m’inganno, nò, l’erro confessa.
Di Poppea nelle stanze non ti trovai nascosto?
AGRIPPINA
Cieli, che sento mai?
NERONE
(Parlar non oso.)
CLAUDIO
Accusa col silenzio il suo delitto.
Tu l’attesta, oh Poppea, con cor sincero!
POPPEA
Lo vedesti, Signor, purtroppo è vero.
AGRIPPINA
(L’arte ancor di costei sarà ingannata)
OTTONE
(Come accorta Poppea s’è vendicata!)
CLAUDIO
Vuo’, che colpa palese palese abbia l’emenda.
AGRIPPINA
(Spera ancora il mio cor.)
POPPEA
(Oh quanto io godo!)
CLAUDIO
Di Nerone e Poppea stringa dolce Imeneo l’illustre nodo!
POPPEA
(Che sento mai?)
AGRIPPINA
(Ch’intendo?)
NERONE
A tue grazie, Signor, vinto mi rendo.
OTTONE
Ecco prostrato, oh Augusto, quell’Ottone infelice!
CLAUDIO
Ormai t’accheta! Ebbi delle tue colpe il disinganno;
ti promisi l’alloro, Cesare tu sarai.
AGRIPPINA
(Sento e non moro!)
OTTONE
Io l’allora rifiuto, di regnar non mi curo,
e solo apprezzo la mia cara Poppea.
Se di darti la vita ebbi la sorte,
nel togliermi il mio ben tu mi dai morte.
AGRIPPINA
Ora vedi, chi sia, che ha l’alma rea,
s’è Nerone o s’è Otton ch’ama Poppea!
CLAUDIO
(a Nerone)
E tu, Neron, che dici?
NERONE
Ubbidiente io son alle tue voglie;
ma doppio mio castigo
è il togliermi l’impero e darmi moglie.
POPPEA
E con me non si parla? Scettri, regni ed imperi
abbia Nerone; d’altri mai non sarò, fuorche
d’Ottone.
CLAUDIO
Io dei vostri desir volli far prova.
(a Nerone)
Se lasci per l’allor volto divino,
(a Ottone)
se sprezzi per amor di Roma il trono,
ai posteri sarete dell’amor, del regnar
eroi ben degni.
Cesare fia Neron, tu stringi, Ottone,
la tua Poppea costante!
(Ho sciolto il cor, s’ell’è d’un altro amante)
NERONE, POPPEA
Felice son.
OTTONE
Più il duol non mi tormenta.
AGRIPPINA
(Or che regna Neron, moro contenta)
CLAUDIO
Habbian termine gl’odi, e Roma
applauda a questo dì bramato,
che ogni un rende contento e fortunato.
Dell’Augusto mio genio, per gli eccelsi
sponsali d’Ottone e di Poppea,
Pronuba Giuno già s’invitò nell’apparato
illustre. Ella ormai scenda, e Roma
intrecci di Neron lauri alla chioma.
(Qui scende Giunone con suoi seguaci)

[Coro]
CORO
Lieto il Tebro increspi l’onda
sotto ai rai del nuovo allor,
e festeggi su la sponda
pien di gioja il Dio d’amor!
GIUNONE
D’Otton e di Poppea sul lieto innesto
scende Giuno dal cielo a sparger gigli;
e nel talamo eccelso io lieta appresto
vassalli a Claudio e all’alta Roma figli.

[Aria]
V’accendono le tede
i raggi delle stelle;
esse per tanta fede
risplendono più belle.

(Segue il ballo di deità seguaci di Giunone.)

Fine dell’Opera


(1) Testo tratto dal programma di sala della Fondazione Teatro La Fenice,
Venezia, Teatro Malibran, 9 ottobre 2009

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Ultimo aggiornamento 10 gennaio 2016
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