Glossario
Guida all'ascolto



Vincer se stesso è la maggior vittoria (Rodrigo), HWV 5

Testo del libretto

La scena è nella città di Siviglia, e nella campagna sotto le mura di essa.

Atto Primo

Scena prima
Giardino reale
Florinda, e Rodrigo, che siede leggendo una lettera

Recitativo
Florinda
Ah mostro, ah furia, ah d'ogni
mostro ancora
d'ogni furia peggior, empio Rodrigo,
così guardi il mio pianto?
Così tiranno i miei sospiri ascolti?
Tal non ti vidi allora,
che abominevol’ fiamma
(Oh fiamma alla mia gloria funesta eternamente!)
recasti a balenar su gli occhi miei.
Non fu sì muto il labbro,
allor, che d'un insano amore
(indegno)
le crudeli lusinghe a me spiegasti,
il fatale ripudio d'Esilena,
le promesse mie nozze a me giurasti.
Tale un re vive, ed ama? E tal trionfa
d'un'innocente vergine?
Se nulla può questo pianto,
puro sangue del cor,
se nulla ponno gli dei tremendi e spergiurati,
ti sovvenga crudel del sfortunato
delle viscere mie parto innocente.
Rodrigo, il cielo è giusto,
e non gli manca
per un’altra vendetta
contro un re traditor qualche saetta.
Rodrigo
Florinda, il tuo germano
pugnando ha vinto, e sotto al piè
mi ferma
il vacillante soglio.
Florinda
E così premi il sangue,
che da sue vene uscì,
povero sangue!
Rodrigo
L'uno de' miei ribelli
gli cadde al piè trafitto, e geme Evanco
nella giustizia delle sue catene.
Florinda
Fra gli encomi dovuti alla sua spada,
meschia, meschia, o tiranno,
la storia miserabile del mio
tradito onor, del suo superbo inganno,
Ah no, Signor, non sei sì fiero e serbi
qualche pensiero ancor di te più degno;
rendi, rendi Esilena
sterile moglie al patrio regno,
e questo utero, oh dio,
troppo fecondo, chiama
agli amplessi del talamo reale.
Ah, mio Rodrigo, senti
del comun figlio i teneri vagiti
eco fan' del tuo labbro ai giuramenti.
Rodrigo
Florinda, ha varia legge
il re dal volgo: in questi
sempre ciò ch'egli de' peso è del giusto.
Peso è dei giusto al re
ciò che gli giova.
Guidata da una cieca ambizione
i gigli tuoi traesti
in braccio al mio cupido;
d'essa, di te ti lagna:
anco in amor un facile trionfo
perde di prezzo:
estingui gli inutili tuoi sdegni:
delle viscere tue nel pegno acerbo
della tua fedeltà l'ostaggio io serbo.

N. 1 - Aria di Rodrigo
Occhi neri
voi non siete a pianger soli
dopo il punto del goder
Resta, o bella, e ti consoli
la memoria del piacer.
Occhi neri, etc.

Scena seconda
Florinda sola

Recitativo
Florinda
E tal mi lascia?
O spente misere mie speranze
Ah, che a chi pecca,
l'eredità più certa
d'un grand'errore
è un pentimento grande:
questo solo mi resta, ed il mio sdegno,
carnefice crudel, ma neghittoso,
se differisce più la mia vendetta.
Sì, vendetta si cerchi;
il traditor Rodrigo
ha dentro sè
chi al precipizio il guida
che dell’empio nel petto
col fulmine del cielo acceso a lato,
il nemico peggiore è il suo peccato.

N. 2 - Aria di Florinda
Pugneran con noi le stelle
Del mio onor alle vendette;
che a punire alme rubelle
sempre accese han le saette.
Pugneran, etc.

Scena terza
Cortile regio con trono
Esilena, sposa di Rodrigo, e Fernando

N. 3 - Aria di Esilena
Esilena
Nasce il sol, e l'aura vola;
ride, scherza, e ne consola,
poi n'affanna in mezzo al dì.
Tal sen nasce il mio contento,
ma, svenato dal tormento
va cangiando anch'ei così.
Nasce il sol, e l'aura vola, etc.

Recitativo
Fernando
Reina, in sì bel dì che trascinata
la fellonia ti geme a piè del soglio,
il giubilo commun, ch'empie Castiglia,
solo nel tuo gran cor non trova loco.
Esilena
Fernando, in alme grandi
entra con leggier passo
il piacere del ben, ne le scompone;
in quelle poi troppo alle pene avvezze
entra con dubbio piè, nè trova intiera
tutta la fede.
Fernando
E spesso
questo tardo gloir fortuna offende;
offesa ella si pente
variamente al suo corso, e si risente.
Esilena
E che mi dà fortuna
che mio non fosse? Il regno d'Aragona,
che Giulian ne reca
fu già del mio Rodrigo; ... ah che quel "mio"
ritocca, e risacerba la mia piaga!
Fernando
E pure è tuo Rodrigo.
Esilena
Non il suo cor, che in ogni bel sembiante
trova un esca novella
al fuoco, che d'alma incenerisce
la più nobile parte, e la più bella.
Fernando
Spera, o donna regal, grave è la colpa,
ma de' cieli maggiore è la clemenza.
Chi sa, che di Rodrigo
il fuggitivo cor, d'errar già stanco
dietro a forme straniere,
non ritorni fedel entro al sereno
carcere lusinghier del tuo bel seno.

N. 4 - Aria di Fernando
Agitata da fiato incostante
una fiamma vagando sen va,
alla sfera poi lucida amante
sin che giunga mai pace non ha.
Agitata da fiato incostante, etc.

Scena quarta
Rodrigo, e Esilena.

Recitativo
Rodrigo
Esilena?
Esilena
Mio re.
Rodrigo
Tutte recise
dell'idra ribellante
le teste enormi ed al mio piè prostese
recan tinti di sangue al mio soglio real fasci di palme.
Esilena
Molto vincesti; Un più sublime e
Degno trionfo ancor ti resta.
Rodrigo
E qual fra questi?
Esilena
Quell'insano tuo fuoco,
con cui del castiglian' sangue più chiaro
i fasti adombri, ah caro sposo estingui;
sovra a nobili soglie
il disonor, se ben corone ha in
fronte, vien' accolto con sdegno,
a mal vi albergo.
Rodrigo
Cara sposa, t'intendo;
spesso la gelosia fatta maestra
su cattedra d'amore,
saggie all'amato cor dottrine insegna,
e per il dolce acquisto
l'autorità de' suoi precetti impegna.

Scena quinta
Esilena, e Rodrigo vanno in trono; nel medesimo tempo vien Giuliano con parte dell'esercito vittorioso, Evanco incatenato. La testa di Sisibuto sovra d'un'asta.

N. 5 - Aria di Giuliano
Giuliano
Dell'Iberia al soglio invitto
reca palme e sparge allori
festeggiante la vittoria.
E del grande alto conflitto
a noi vengono gli onori
che promette oggi la gloria.
Dell'Iberia al soglio invitto, etc.

Recitativo
Giuliano
Signor, questo reciso orribil teschio
a cui rubella in fronte
fremea l'onor d'un tuo real diadema
reco all'alto tuo soglio
sanguinoso trofeo della mia spada
nonchè in esso tu vedi l'empia speranza,
a d'Aragona al piede tolte questa catene,
sotto cui trascinato Evanco geme.
Rodrigo
Giuliano, il tuo braccio
è 'l destin del mio soglio;
serve per legge alla tua man Fortuna.
E tu, fellon...
Evanco
Tiranno!
Con titolo sì vile
non oltraggiar l'onor
del mio gran sangue;
s'io mi ritolsi un regno
retaggio di mia stirpe,
e dal tuo braccio
rapito iniquamente
e vendicar tentai sovra al tuo capo
l'esecrabile fato
del genitor Vitizza
da te, da te, barbaro re, tradito,
fu virtù del mio cor, non fellonia;
ma mi tradi Fortuna,
Fortuna alla virtù dì rado amica.
Quest'arbitra del mondo
la libertà mi tolse, il regno, e l'armi;
ma ragione non ha sovra due beni
d'ogn'altro a me più cari;
l'uno è dell'alma mia l'alta costanza
l'altro è l'odio profondo,
che contro di Rodrigo intier’
m'avanza.
Rodrigo
In faccia al vincitor tal parla un vinto?
A cotesti tuoi beni un altro aggiunga
il mio furor' la morte
ma morte sia, che a tardo passo arrivi.
Esilena
Signor, pena è la morte
a chi vive felice,
a chi misero vive, è grazia, è dono.
Evinco viva, e nelle sue catene
qual prima fu si cerchi, e non si trovi.
Rodrigo
Vivi dunque, o superbo
nell'atroce balia deI tuo tormento
e sempre sul confin del cieco Averno
delle vendette mie bersaglio eterno.
Giuliano.
Giuliano
Mio sire.
Rodrigo
Alla tua fede il prigionier
consegno.

N . 6 - Aria di Rodrigo
Ti lascio a la pena
d'un core trafitto da troppa pietà.
L'orror del delitto
è un verme, che svena
con più crudeltà.
Ti lascio, etc.
(parte)

Recitativo
Esilena
Egregio duce, il braccio tuo guerriero
sul tronco de' cipressi olivi innesta;
il lampo di tua spada
dell'empia fellonia fiaccò lo sdegno,
e rese a noi la pace, fulmine de' ribelli,
iride al regno.

N. 7 - Aria di Esilena
In mano al mio sposo
più vago sfavilla
lo scettro per te,
e stende il riposo al regno,
che brilla la chiara tua fe'.
In mano al mio sposo, etc.

Scena sesta
Giuliano, Evanco

Recitativo
Giuliano
Evanco, armato in campo ti fui nemico,
e tal mi volle il grado,
la fe' dovuta al mio signor,
e l'alto desio di gloria;
or, che Bellona appoggia
stanca il fianco guerriero alla grand'asta,
gli odi depongo,
ed al real tuo sangue
al tuo valor consacro tutta quell'amistà,
che mi concede lo scettro di Rodrigo,
e la mia fede.
Evanco
Questa sola mi resta
delle grandezze mie: l'anima invitta.
Tal mi vedrà Rodrigo
nelle perdite nostre memorande
qual mi temea, sconfitto sì, ma grande.

N. 8 - Aria di Evanco
Eroica fortezza,
non teme sciagure,
resiste alla sorte.
Le pene disprezza,
non cura sventure,
incontra la morte.
Eroica fortezza, etc.

Scena settima
Giuliano, poi Florinda

Recitativo
Giuliano
Fra rumori di Marte
del sangue mio le care voci ascolto,
e a Florinda mi lega un vero affetto.
Ma lo stesso pensier qua la conduce.
Cara germana mia!
Florinda
Ah no, signor! Nome sì dolce oblia.
Dimmi pure nemica,
dimmi rubella, dimmi
ingiuria del tuo sangue
scorno degli avi, disonor del sesso.
Giuliano
O sommi dei, che sento?
Florinda
E se nome più indegno, e più funesto...
Giuliano
Florinda, e qual delitto ….
Florinda
Ah, che il rossore
dice assai su 'l mio volto:
una gran colpa prende
orror di se stessa e si nasconde,
ma lo sdegno del sangue vilipeso,
e tradito, la tragge a forza
a passeggiar sul volto.
Giuliano
Meno oscuro favella!
(Ah, troppo intendo!)
Florinda
Rodrigo, oh dio, Rodrigo...
impallidisci?
Quegli per la cui gloria,
e pel cui scettro
tanto di sangue e di sudor spargesti,
quegli al cui piè tu rechi un regno,
quegli donna mi rese, e madre.
Giuliano
Temprato a sì gran colpi è questo cor!
Florinda
Il Cielo sa con quanto orror
orror sostenni i primi lampi; i primi
vapori dell'impura orribil fiamma!
Egli adaprò vezzi, e lusinghe, ed io
disprezzi e sdegni;
armi più forti ei cinse:
promesse di corone,
giuramenti di talamo, e del certo
ripudio d'Esilena, e di mie nozze,
feroci assalti a tenera fanciulla.
Al fin cadei.
La prima pena ottenga
dal traditor Rodrigo,
che mi schernisce e niega
le giurate promesse;
la seconda a te chiedo:
vendica sul mio capo
l’ingiurie di tua stirpe e dell’illustre
serie di avi: estingui
in queste vene infami,
del nostro sangue offeso i giusti sdegni!
Giuliano
E tal ti trovo?
E tal Rodrigo accoglie
il domator de’ suoi ribelli?
O sangue miseramente sparso:
molto Florinda errasti,
ma sì gran pentimento
il più dell’error suo toglie alla colpa,
e a pro del reo troppo altamente parla
del Giudice allo sdegno.
Il sangue di Rodrigo
Lavi le macchie nostre,
anzi le fiamme
d’un regno incenerito
purghino il disonor del nostro sangue.
Le vincitrici insegne
Seguirai l’ire mie;
scioltasi Evinco, ed in esso si ostenti
il legittimo prence al genio ibero.
Cada il tiranno!
Io già fremendo impugno
Con orribil man l’alta saetta,
e seguiranno i cieli
la tromba, che gli chiama alla vendetta.

N. 9 - Aria di Giuliano
Stragi, morti, sangue ed armi
Con bellici carmi
Già grida la tromba.
Flagellato dal mio sdegno
Arda un regno;
già, già d’alte rovine il ciel
rimbomba.
Stragi, morti, sangue ed armi, etc.

Scena ottava
Florinda sola.

Recitativo
Florinda
Coronatemi, o sdegni!
Ha qualche idea di gloria quell’offesa,
che si sconta con una
memorabil vendetta.
L’ingiuria del mio sangue
Nel sangue di Rodrigo
Perderà il nome, e ‘l cenere d’un regno
Sarà ‘l trofeo del mio feroce sdegno.

N. 10 - Aria di Florinda
O morte, o vendetta,
tradite sembianze:
men severa
la fortuna lusinghiera
già sento, che alletta le ostre speranze.
O morte, etc.

Scena nona
Gabinetto (Camera di Rodrigo)
Rodrigo solo

Recitativo
Rodrigo
Mentre di mie vittorie Iberia esulta
Sol Rodrigo non gode,
il diadema novel,
che il crin m’indora
peso accresce alla fronte,
e non già il fasto;
il lauro trionfal par,
che si cangi in funesto cipresso,
e ‘l godimento stesso
larve orrende di morte,
ahimè, presenta.

N. 11 - Aria di Rodrigo
Sommi dei, se pur v’offesi
Non diventi il mio gioire
Crudo oggetto del martire
Ma pietosi, o men crudeli….
Sommi dei, se pur v’offesi, etc.

Scena decima
Fernando che sopraggiunge, e detto. Poi Esilena

Recitativo
Fernando
Rodrigo, all’armi.
O quanto gonfia un core
L’incostante favor della Fortuna.
Giuliano trionfante
Ammaestrò la spada
Nel sangue de’ ribelli
Ad oppugnar monarchi;
Evinco, sciolse,
ed all’ispano martedì per Re l’acclama,
e spira sangue, e morti.
Esilena
Ah, Rodrigo, ah mio sposo,
empiono il campo, e quasi tutte le cittade
d’ira, e d’orror le ribellate squadre.
Qual baccante megera
Florinda alza la face,
e Giuliano chiama nemici in guerra.
Rodrigo
Vanne, Fernando, e le fedeli insegne
Opponi a i miei ribelli,
e li castiga.
Fernando
Volo, sire all’impresa;
alto pensiero mi si sveglia
nel core, e se bugiarde
non sono le mie speranze
l’infedele Giulian sarà tua preda.
Spesso in arduo periglio
Ciò, che oprar non può il braccio,
opra il consiglio.

Scena undicesima
Rodrigo, Esilena

Recitativo
Rodrigo
Esilena, cotesto
Pure è un segno fedel
di quel bel fuoco
con cui t’amo costante.
Amai Florinda con quell’amor
Che solo ama se stesso.
Le promesse reali del tuo ripudio,
e di sue nozze in seno
me la gettaro: oggi
la fe’ mi chiede
de’ giuramenti miei:
ma in me più può la fiamma
del pudico amor tuo,
che del suo sdegno.
Esilena
Ah, mio dolce Rodrigo, e così fiacco
In me credi l’amore?
S’è in balia d’Esilena il tuo riposo
Crudel, perché nol chiedi?
(Forse quest’atto grande
non richiesto , ed offerto,
avrà più gloria
ne’ fasti d’amor: l’offrirlo è poco,
v’aggiungerò, perch’egli si riceva,
i più ardenti sospiri, il più bel pianto).
Lascia, signor ch’io scenda
dal talamo infecondo,
ed a Florinda il di cui sen promette
eredi al trono la mia corona invia.
Quanto sangue risparmia
la magnanima offerta!
Dona la pace al regno
e te, cor mio, dal tuo delitto assolve.
Tutto cedo a Florinda
il talamo, lo scettro,
e ciò, ch'è miglior dono il tuo bel core;
solo, s'ella il concede,
chiedo, che tu mi serbi
una parte fedel de’ tuoi pensieri:
dona qualche momento
alla bella memoria
dell'amor mio, sol questo
picciolo premio alla mia fede imploro;
tu me ‘l prometti,
e lascia poi ch'io porga
l'ultimo bacio a questa man, ch’adoro.
Rodrigo
Esilena, tal prieghi,
e pensi d'ottener un mio delitto?
Chieder si convenia
con men d'amore
questa offesa d'amor, se d'ottenerla
sperar volevi: ah troppo tardi io veggio
il fosco orror dell'infedel mia fiamma.
Perdon, cara, mi dona,
e meco resta cara metà dell'alma mia,
compagna delle varie vicende
d'instabile fortuna,
de’ dolci affetti miei nobile segno,
ch 'io serberà l'onor
del mio bel foco.
se d'uopo sia, sul cenere d'un regno
Esilena
(Troppo lento pregasti
debole Pianto mio.)
(Io ti perdono, ma)
Concedi almeno che a Florinda
io men vada messaggiera di pace.
Rodrigo
Ah troppo io temo
della donna superba
il fiero sdegno.
Esilena
La ragion delle genti
non fia, ch'ella calpesti,
se pur fiera fia,
ch'ella stanchi in me l'ire omicide
se a te il mio sangue
innaffierà gli olivi,
olocausto più bello amor non vide.
Rodrigo
Tolgan gli dei così funesti auguri.
Vanne a Florinda,
a te sen viene accanto
geloso il mio Cupido, io resto
intanto con l'asta in pugno
a custodire i muri.

N. 12 - Aria di Rodrigo
Vanne in campo,
e vedrai del ciglio al lampo
depor l'asta il Marte insano.
Se tu scocchi
un sol raggio da quegli occhi
ricuserà temprar l'armi Vulcano.
Vanne in campo, etc.

Scena dodicesima
Esilena sola

Recitativo
Esilena
Cor mio, non gir con fasto
dell'insigne amar tuo,
molto offeristi,
ma l'offristi allo sposo,
che senza qualche colpa
ricever non potea l'offerta illustre.
Chi sa, che non sia questa
una superba ipocrisia d'amore,
ciò, che ben si desia
molto si chiede,
e chi ben chiede ottiene.
Un atto grande aspetta
la nostra gloria,
onde t'esponga esempio
d'eccelsa fede oggi all'ispane spose.
Vanne dunque a Florinda,
ivi adempia il tuo amor
i propri uffici,
e cerca il tuo trofeo tra tuoi nemici.

N. 13 - Aria di Esilena
Per dar pregio all'amor mio
cederò l'amato sposo,
ma non già la mia costanza.
Forte e fido il mio desio
troverà pace e riposo
nell'amar senza speranza.
Per dar pregio all'amor mio, etc.

Atto Secondo

Scena prima

Campo di guerra con padiglioni reali
Giuliano, Florinda, Evanco

Recitativo
Giuliano
Campioni, una gran fede cieca
serve al comando, e non ricerca
la ragion d’esso:
anca Virtù s'inganna
e con merito pecca, allor che segue
del tiranno la legge.
Tal peccò in noi,
che di Rodrigo al soglio,
militando ingannati,
le relique reali dl Vitizza
traemmo a morte,
ed a servaggio indegno;
gran virtù, ma gran colpa.
Io mi credea che di Castiglia il trono
si occupasse dal re,
non dal tiranno.
io, che vi trassi alla vittoria
ingiusta,
vi richiamo feroci alla vendetta.
Evanco, d'Aragona
legittimo signor, sciolto vi chiede
le magnanime prove
del valor vostro.
Egli a Florinda impegna,
in faccia al nostro Marte,
la fe' di sposo,
ed io mio re l'acclamo,
e di Castiglia al chiaro soglio il chiamo.
Evanco
L'ombra del mio gran padre
da Rodrigo tradito, a voi dinante
spiega l'alto vessillo.
Itene o prodi;
mezzo vinto è ‘l tiranno
dalla sua colpa; a voi riserba il cielo
l'onor del memorabile trionfo.
Sicura è la vendetta,
a cui fa scorta lo sdegno della gloria vilipesa.
Freme questa in Florinda,
e chiama a vendicarla a suon di tromba
l'ire vostre guerriere,
e chiama l'amor mio,
perché le renda l'onor,
che le usurpò l'empio Rodrigo.
(Un soldato parla all'orecchie di Giuliano, ed un altro gli porge una lettera)
Giuliano
Da Florinda Esilena
chiede udienza, e sicurezza e fede.
Florinda
Venga Esilena.
Giuliano
A me Fernando invia
segreto un foglio.
Evanco
In esso che scrive il capitan?
Florinda
Leggasi.
Giuliano
"Amico,
di Rodrigo i delitti
stancan le stelle,
e assolvon la mia fede.
Alle giuste vostr'armi
unir vuo' anch'io la spada.
Nella prossima notte
il lascivo tiran verrà che cada.
Per l'ardua impresa il tuo consiglio
io chiedo;
quindi, se non mi sdegni
compagno del trionfo,
solo verrai fra l'ombre
della prossima notte,
dove segreto calle a te ben noto,
con la Scorta del rio
guida alla reggia; ivi t'attendo.
Addio”.
Florinda
Tu, che risolvi?
Giuliano
Il piede
volger colà dov'ei mi chiama.
Evanco
E presti
così facile fede ad un nemico?
Giuliano
Fernando è cavaliero,
di Giuliano, e più del giusto,
amico.
Florinda
Di Rodrigo costui
serve all'impero;
è traditor Rodrigo,
e l'esempio del re legge è al vassallo.
Giuliano
Dell'amor tuo, Florinda,
lodo le gelosie, ma l'alte imprese
non han facile il calle;
merita un gran trofeo
qualche periglio;
io con la gloria i casi miei
consiglio.

N. 14 - Aria di Giuliano
Fra le spine, offre gli allori
di sua man la gloria a noi,
e non è sparso di fiori
il sentiero degì' eroi.
Fra le spine, offre gli allori, etc.

Scena seconda
Florinda, Evanco

Recitativo
Evanco
Florinda, Amore è giusto
ed il premio riserba a chi ben ama.
Arsi lunga stagion del tuo bel fuoco,
e ben tu 'l sai, che disprezzasti altiera
la mia povera fiamma.
Ma rispinta non meno
fedele divampò;
dentro al mio core
si nascose bensì,
ma non s'estinse.
Ed ecco qual mercede
riserba alla mia fede
l'alta giustizia del mio bel Cupido!
egli de' nostri cori
stringe con molle destra il dolce laccio,
ed or, che meno appunto
sperar io lo dovrei, sposa
t'abbraccio.
Florinda
Signor, così gran fede
tutto l'ardore de' miei affetti impegna;
ma si pensi per ora a vendicarmi.
vendicata sarò di te più degna.
Evanco
Con sì dolce lusinga
di quella bocca, in cui
le sue più belle idee
stancò natura
la mia vittoria illustre è più Sicura.

N. 15 - Aria di Evanco
Prestami un solo dardo
di quelli, che il tuo sguardo
al cor mi getta,
che a trionfar non ho,
né trovar mai potrò miglior saetta.
Prestami, etc.

Scena terza
Florinda, poi Esilena

Recitativo
Florinda
Mi balza il core in petto
sul fatale periglio di Giuliano;
ma già scortata giunge la reale Esilena
Esilena
Florinda amica,
anco fra l'armi è caro
così tenero nome.
Florinda
A me più caro
fora quel di nemica,
egli è più degno della mia gloria;
dimmi, dimmi rubella pure, io nol ricuso
Esilena
T'offro un dono, che forse satollerà
l'intero desio dell'onor tuo.
Florinda
Se non è questi
il capo di Rodrigo, io lo rifiuto.
Esilena
Il suo talamo io t'offro,
ed il suo trono.
Florinda
Dono offerito già dal tradimento
ha perduto il suo prezzo.
Esilena
Ma il suo prezzo ei ricovra,
se l'amor l'offerisce.
Florinda
E qual’amore?
Esilena
Quel d'Esilena. Ascolta:
o tu cerchi vendetta, o cerchi il prezzo
della tua gloria,
ed ambi t'offre il mio dono in pace.
Pace, pace Florinda!
Omai perdona una colpa d'amor del tuo,
del mio sfortunato Rodrigo:
pur, se chiedi vendetta,
ecco divelta la metà
del suo cor nel seno mio,
ch'è la porta miglior del suo bel core:
ecco, che dal suo fianco
a forza mi divelgo,
ed a te il cedo, e seco cedo intiere
le ragioni del talamo, e del trono.
Facciasi più? Raccorcierò le chiome,
e a titolo di serva
accompagnar saprò tratto servile;
e se credi, che ancora possa
questo mio volto del tuo Imeneo turbar la pace,
raminga men andrò, povera, e sola
e lieta insiem, del gran onor contenta
d'aver data la pace al mio regno,
al mio sposo...
che “mio”? che “sposo”?
ah, ch'egli è tuo: Florinda è sposa di Rodrigo
assai più degna, vanne reina,
in sen l'accogli, e regna.

N. 16 - Aria di Esilena
Egli è tuo, nè mi riserbo
altro più, che un suo pensiero;
e se questo ancor t'è acerbo
non me ‘l dia fuorché severo.
Egli è tuo, nè mi riserbo, etc.

Recitativo
Florinda
Chi esibisce, Esilena,
il merito conosce, e ciò mi basta
da te dell'ira mia basso bersaglio.
Ma chi rifiuta il dono
d'esso è maggior: di mia vendetta
a fronte sono doni plebei
talamo, e trono.
Il core di Rodrigo io ti ricerco,
ma divelto dal seno, e lacerato.
Esilena
Furia tanto superba è la vendetta,
che non baston due regni
all'ingordigia dei suo sdegno?
E tanto al suo nume feroce d'un ciglio
coronato è vile il pianto?
Indarno dunque, indarno
abbasso il grand'onor della corona
preghiere servili?
Io t'offro indarno un letto
a me sì caro, un cor
prezioso al mio amor?
Ei non t'è grato,
se non giungi, crudele,
con piè baccante o calpestarlo?
Or vanne su via, traggi quell’armi
su l'orme de tuoi sdegni:
abbatti, atterra,
ardi, consuma, indi poi cerca altera
per le vie della reggia desolata
il tradito tuo re; chi sa, che ancora
la regal maestà tu non rispetti?
Ma se pur sitibonda
di vendetta, e di sangue
quel vasto cor empier vorrai di morte
svenarlo senza me tu non potrai;
meco il potrai, e allor concedi almeno,
che morti l'ira tua non ci disciolga,
ma il cener nostro una sol urna accolga.
Florinda
Vanne Esilena, questo
del tuo Cupido ultimo dono eletto,
se noi chiede Rodrigo, io ti
prometto.

N. 17 - Aria di Esilena
Parto, crudel, sì parto
per dare all'idol mio gli ultimi baci;
affretterò gli amori
perché ne' nostri cori
spezzino gl'archi e ammorzino le faci.
Parto, crudel, sì parto, etc.

Scena quarta
Florinda sola

Recitativo
Florinda
Baldanzosa pietà, quanto contrasto
ebbe teco il mio sdegno: alfin cedesti;
troppo bene ei difende
la fortezza d'un core
in cui geloso custodisce un'offesa.
Or tu guerrier della ragion feroce
riposa ormai su la fatal saetta.
E prendi lena all'ultima vendetta.

N. 18 - Aria di Florinda
Fredde ceneri d'amor,
che languite in questo cor,
ite pur disperse al vento.
Già nell'anima entrò
del fellon che m'ingannò
messaggiero di morte lo spavento.
Fredde ceneri d'amor, etc.

Scena quinta
Sala regia. Notte.
Rodrigo solo

N. 19 - Arioso
Rodrigo
Siete assai superbe, o stelle,
fulminando il capo ai Re,
non si deve ad un ribelle,
tanto amore, e tanta fe’?
Siete assai superbe, o stelle, etc.

Recitativo
Ma Rodrigo,
sì presto s'avvilisce il tuo cor,
su questa prima
misera infedeltà della fortuna?
Malgrado ad essa ancora
ti folgora sul crine
il fatal splendor della corona
sveglia pensieri in te
di te più degni.
Sovrasta il cor del grande
alle minacce di proterva sorte:
può ben cader, ma non temere il forte.

Scena sesta
Esilena, Rodrigo

Recitativo
Esilena
Signor, tutte rinchiuse
son le nostre speranze
tra queste mura, e in questa
intrepida virtù, che ancor n'avanza.
Sdegna Florinda altiera
l'offerta pace,
ed a gran prezzo offerta.
Rodrigo
Incostante è la sorte
d'ingiusto Marte:
ha questa reggia ancora
tante spade fedeli,
che basteranno forse
a rintuzzar il ribellante orgoglio.
Esilena
Siano secondi i cieli
a' miei fervidi voti,
ed alle vostre magnanime speranze.
Ma se altrimenti mai
scritto fosse lassù de’ nostri casi,
così che di Florinda
l'inumano furor il suo trionfo coronasse
(ah non sia!)
con la tua morte,
teco verrò, dolce mio sposo, e il giuro
del torbido Acheronte al lido scuro,
e le ceneri nostre una sol urna accoglierà;
sol questa grazia ottenni dalla crudel nemica;
ma nol chieder, signor, nel caso estremo,
che se tu, caro, il chiedi,
ah troppo, oh dio! non ottenerlo io temo.

N. 20 - Aria di Esilena
Empio fato, e fiera sorte
non potrà franger quei nodi
che, si cari, in dolci modi
al mio seno amor formò.
Empio fato, e fiera sorte, etc.

Scena settima
Fernando con Giuliano incatenato, e Rodrigo

Recitativo
Fernando
Signor, non sempre cieca
all'ardir d'ogni destra
lascia Fortuna il crine incerto in preda;
con risparmio di sangue,
e senza ingiuria dell'ispane insegne
vedi Giuliano l'infedel vassallo
dell'ire tue alla giustizia esposto.
Rodrigo
Fellon cadesti,
e ‘l precipizio accusa
l'ingiustizia del volo.
Già di Nemesi al nume
prosteso è l'olocausto;
il sacrificio s'adempierà; morrai.
Giuliano
Morrò, ma quale
morir de' il forte.
Or via satolla il vasto
incendio del tuo sdegno.
Ma prima iniqua usurpator.
m'addita onde verrà la morte;
accennerolla, e vi verrà chiamata,
ma verrà con rispetto
incontro al petto mio,
che in questa mano
si vide fulminar i tuoi nemici.
E allora, che tu giunga
spirto infelice all'atre vie di Stige
ti verrò incontro ombra di sangue,
e d'ire dal lucido soggiorno degli eroi,
e là, tiran, combatterem fra noi.

N. 21 - Aria di Giuliano
Là ti sfido a fiera battaglia
per sbranare quell'empio tuo core;
là, tiranno, vedrai quanto vaglia
d'innocente tradito il furore.
Là ti sfido a fiera battaglia, etc.

Scena ottava
Esilena, Rodrigo, e Fernando

Recitativo
Esilena
Rodrigo, anco dell’Idra
una testa recisa cento ne germogliò,
sovente il sangue accresce,
e non estingue un fiero sdegno;
se muor Giuliano, Evanco vive,
vive Florinda, e dentro al sen de tuoi ribelli
vive l'amor del capitan feroce.
Un desio di vendetta
temprò quell'armi; or se costui tu sveni
aggiungi un nuovo titolo a quell'ire.
Fernando
Sano, sire, è il consiglio. Sovra quel seno ignudo
avrà la tua difesa il miglior scudo.
Rodrigo
Serbisi dunque a miglior uso
il sangue del traditor;
vanne Fernando all'oste rubella
e dì che renda Evanco ai ceppi,
se perdono brama;
Florinda esca dal regno,
e saggia estingua
questa di fellonia fiamma funesta.
Compri così del suo german la testa.
Fernando
Parto. Chi sa, che non ti veggia ancora
pacifico Signor, la nuova aurora?

N. 22 - Aria di Fernando
Dopo i nembi, e le procelle
sovra i campi del ciel ridon le stelle.
Su l'innesto de' cipressi
spunteran gli olivi stessi,
e palme avrem
dell' Idumee più belle.
Dopo i nembi, e le procelle, etc.

Scena nona
Esilena e Rodrigo

Recitativo
Esilena
Amato sposo, e chi sa mai
l'incerte vie di Fortuna?
All'agonie del regno
balena pure un dolce raggio di pace,
e al tenero amor mio rinasce
pure in cor qualche speranza.
Rodrigo
Sì, mia diletta, il fato
ha pur qualche rispetto
all'eminente ragion del soglio;
or tu mi serba i dolci
affetti del tuo cor,
e più serene sian
le pupille tue dopo le pene.

N. 23 - Aria di Rodrigo
Dolce amor che mi consola,
e lusinga il cor nel seno
dice ognor che un dì sereno
goderà la nostra fede.
E la speme, che sen vola
tutta bella e lusinghiera,
dice al core: "spera, spera
di goder cara mercede."
Dolce amor che mi consola, etc.

Scena decima
Esilena sola

Recitativo
Esilena
Che più chiedi, Esilena?
Manca la ribellion, Rodrigo t'ama,
e se il tuo core con occulta brama
la quiete non ti rende;
colpa è di lui, che cieco nel desio
il suo vero piacer non bene intende.

N. 24 - Aria di Esilena
Sì, che lieta goderò
e la pace troverò
al mio fido amante cor.
Quel bel giorno giungerà
che la bella fedeltà
sarà premio del suo amor.
Sì, che lieta goderò, etc.

Scena undicesima
Campo di guerra sotto le mura dello città con porta della medesima.
Florinda. Evanco

Recitativo
Florinda
Qual demone mi scorta? E qual dispiega
sanguinoso il vessillo a me dinante?
O ch'egli è il mio furor, o ch'è del cielo
l'implacabile sdegno;
qualunque sia, si segua,
ambi son degni condottieri all'impresa.
Evanco, all'armi.
Evanco
All'armi, o prodi, un tradimento
Enorme vi tolse il vostro duce.
Florinda
E a me il germano.
Fra quelle mura è Giuliano,
ei forse piega in questo momento
Sotto l'infame scure
l'onorata cervice.
Itene, o forti;
del carnefice il pugno
si fermi, o si castighi il colpo indegno.
Oggi il nostro trionfo e gia sicuro;
contro di voi debol difesa è un muro.
Evanco
Disserrate le porte,
intrepida ci attende
l'oste nemica:
andiam guerrieri, io primo
precorrerò;
su l'orme dell'ira mia voi seguirete;
il fato milita a noi su quelle soglie armato.

N. 25 - Aria di Evanco
Su, all'armi grida Nemesi,
e vi chiama fra le stragi a trionfar.
Ite, o forti là fra il sangue,
e fra le morti un tiranno a fulminar.
Su, all’armi! Etc.

Scena dodicesima
S'apre la porta, e vi si vedono Fernando, e Giuliano in mezzo ai soldati, che stanno per ucciderlo, e detti.

Recitativo
Fernando
Ferma Florinda, e senti
dell'offeso Rodrigo l'irrevocabil legge.
Getta quest'armi infauste,
rendi Evanco a i suoi ceppi,
esci dal regno;
O di Giulian le viscere superbe
lacerate vedrai fra i sassi, e l'erbe.
Giuliano
Taci, fellon. Senti, Florinda,
ascolta segui la tua vittoria:
io già t’innaffio su queste mura i trionfali allori;
chi d'una grande offesa muor vendicato,
è già vissuto assai.
Vieni, vinci, e castiga
di Rodrigo nel cor le ingiurie nostre.
Sicura scorta alle più dubbie imprese
e un'ombra grande,
e segna il sangue degli Eroi
l'orme ai trionfi. Su via, che tardi?
Adempi il sacrificio illustre;
all’ara stese due vittime
tu vedi sveni l'una il furor, l'altra l'amore.
Evanco, all'armi. O qual gioia io sento,
lo spirto mio poi gran viaggio accinto.
(a Fernando)
Svenami traditor, Florinda ha vinto.
Florinda
(a parte)
O qual' arduo contrasto
sento nell'alma mia, d'onor, d'amore!
Evanco
E si dubita ancora?
Spiri l'ingannator, l'anima indegna,
il traditore i tradimenti insegna.
(piglia un arco, e scarica una freccia che colpisce Fernando)
Fernando
Soldati, Ahimè son morto. Fero.
Evanco
Guerrieri, a noi.
(s'atterrano i ripari, ed Evanco con i soldati entrano nella città. Resta Florinda, e dice:)
Florinda
La mia vendetta è in porto.

N. 26 - Aria di Florinda
Alle glorie, alle palme, agli allori,
la vendetta accende il mio core,
e di sangue ondeggianti i sudori
daran vita all'offeso mio onore.
Alle glorie, alle palme, agli allori, etc.

Atto Terzo

Scena prima
Tempio
Rodrigo solo

Recitativo
Rodrigo
Barbari dei, son vinto,
è spenta in voi la gelosia
dell'alta mia fortuna.
Morrò, ma preceduto
da un popolo svenato di vassalli
degno corteggio ad un gran Re,
che muore:
e coteste ore vostre, ingiusti numi,
alzeran rovinate
grand’ecatombe al cener mio tradito.
L'asilo non chied’io dal reo Delubro;
fra vostri simulacri
con forte core aspetto
la sacrilega parca,
io vi vo' meco compagni nell'offesa,
e profanati dall'empio,
e disleal furor dell'armi:
contro de miei nemici
impegno l'ire vostre a vendicarmi.

N. 27 - Aria di Rodrigo
Qua rivolga gli orribili acciari
forsennato il furore degl'empi;
sia il mio rogo un incendio d'altari,
sia mia tomba un eccidio de' tempi.
Qua rivolga gli orribili acciari, etc.

Scena seconda
Esilena e Rodrigo

Recitativo
Esilena
Ah signor, non è tempo
di strappare di pugno
ai sommi dei con sacrileghe voci
l'ultima formidabile saetta.
Deggion essi placarsi
co' voti nostri; anco pe' i casi estremi
serba pietoso il ciel qualche vicenda.
Pugna la fede ancora
su qualche spada;
or tu v'accorri, e porta
del tuo sdegno real
l'ultima vampa in soccorso
alla tua combattuta fortuna.
Vanne, mio re, mio sposo:
sì sposo ancora, e re, vanne, e combatti;
ch’ancor vincer si può.
Hanno sovente ancor qualche rispetto
gli astri nemici al merto
di gesta generose, e memorande;
ma s'è d'uopo il morir: muori da grande.
Rodrigo
Mia sposa,
O quanto bene accolti dal cor mio
sono i tuoi sensi:
io dunque v'entra con essi un nuovo spirto,
ritorno all’armi, e dò me stesso in preda
all'ultime speranze.

Recitativo accompagnato
Rodrigo
Eccelso Giove, al di cui soglio affissi
stan la fortuna e il Fato.
Queste reali insegne
(depone lo scettro e la corona ai piedi dal simulacro)
che son pure tuoi doni,
a te consegno.
Tu le ricevi, e se del morir mio
giunta è l'ora fatal, piego la fronte
riverente ai decreti delle stelle.
Perdona all'innocente consorte mia;
la sola colpa ha seco d'avermi amato assai.
Perdona a questo regno languente,
e rendi l'infelice corona
ad un capo miglior, che la sostenga.

Esilena, men vado
dove mi chiama il fato,
a te fors'anco tornerò vincitor,
ma se la parca fia
che de' giorni miei tronchi lo stame,
tu vivi, e ti sovvenga
l'onor del mio sepolcro,
io giuro intanto per quel gran diadema,
che fu peso infedel dì queste chiome,
che onorerà morendo gli ultimi fiati miei
col tuo bel nome.

Duetto di Esilena e Rodrigo
Esilena
Addio! mio caro bene
Rodrigo
Addio! mia dolce Vita
Esilena
Or Vanne, or vanne, addio!
Rodrigo
Io parto, io parto, addio!
Parto, ma parto in pene;
che teco resta ogn'or questo cor mio.
Esilena
Breve fia la partita
poi sarà pago allor il tuo desio.

Scena terza
Esilena sola

Recitativo
Esilena
Ah, sommi dei,
cui giustizia arruota
sovra le colpe altrui le sue saette,
ma per genio clementi, e per natura.
Se puote un umil pianto
placar gli sdegni vostri e se d'un cuore
v'è grato il pentimento,
riguardate, ve n’ priego,
con sensi di pietà quel di Rodrigo,
e se, perch’egli è tardo,
un gran dolor non ha più stima in Cielo,
sì che si debba all'ire vostre il sangue
d'un olocausto grande e coronato
per quello di mio sposo
tutto il mio v'offerisco
Ah non vi spiaccia il cambio egual:
e se men rea son io, più purgata
la vittima più degna sarà dell'are vostre.
Quest'illustre morir troppo mi piace;
viva il mio sposo,
e goda dono dell'amor mio la vostra pace.

N. 28 - Aria di Esilena
Perchè viva il caro sposo
la mia vita io dono a voi;
fia pur dolce il mio riposo
nella patria degli eroi.
Perchè viva il caro sposo , etc.

Scena quarta
Cortile.
Giuliano colla spada alla mano

Recitativo
Giuliano
Abbiam vinto, o compagni.
Arde la reggia, e solo avanza
il core del lascivo tiran da lacerarsi,
voliamo ormai sull'orme del suo terror,
ch'alla vendetta il toglie
dell'armi nostre,
la pietà de' numi un empio non occulta,
e non accoglie.

N. 29 - Aria di Giuliano
Spirti fieri dell'alma guerrieri
non perdete sì bella vittoria:
innaffiata dal regio suo sangue
più non langue,
ma risorse più bella la gloria.
Spirti fieri dell'alma guerrieri, etc.

Scena quinta
Rodrigo incalzato da Evanco, soldati, e detto

Recitativo
Rodrigo
Non cederò.
Evanco
A me tu devi il sangue del tradito Vitizza.
Rodrigo
Morrò; ma la vendetta illustrerà
della mia vita il fine,
e trarrà meco i traditori a Stige
nelle mie memorabili rovine.
Giuliano
Sei vinto, indegno Re.
Evanco
Barbaro, muori.
(Giuliano leva la spada a Rodrigo, e Evanco vuol ucciderlo)

Scena sesta
Florinda, e detti
Florinda
German, t'arresta. Evanco ferma:
è mio particolar nemico
l'empio Rodrigo, a me si serbi il degno
onor della sua morte.
Volgiti a me tiranno, e in questo fissa
l'atroce sguardo,
in questo mal conosciuto un dì fiero sembiante.
Si, Florinda son io: quella, spergiuro,
che cader tu vedesti
difficile trofeo del tuo Cupido.
Morrai, fellon,
e per mia man morrai,
che più degno ministro dell'ira mia
non trovo del mio amor vilipeso.
Perfido ingannator,
m'addita in quale parte del cor ti nacque
la prima infausta ed impudica fiamma,
colà voglio vibrare il primo colpo.
Ecco già il ferro innalzo.
Or via superbo,
qual chiami in sì gran punto degl’ingannati dei,
che ti difenda?
muori, sì, traditor…..

Scena settima
Esilena con in braccio il bambino di Florinda, e detti.
Esilena
Questi il difende.
Rodrigo
O caro figlio.
Florinda
O vista!
Esilena
Raffiguri tu questo tenero infante?
E di qual sangue egli esca
ti ricordi, o Florinda?
O sì t'accieca la tua fiera vendetta
che più non riconosca una parte di te?
Questi è pur parte delle viscere tue,
questi è pur sangue di cotesto nemico.
Vieni, e gli tocca il cuor,
senti con quali risalti di dolor
egli ti chieda una vita, che pure a lui diè vita.
Rodrigo, abbraccia questo nobile scudo;
e te lo stringi al seno,
su quel tenero labbro un bacio imprimi;
in cui sia tutto il padre.
Florinda, odane il suon;
(a Rodrigo),
chi sa, che ancora
qualche bella pietà non la disarmi?

N. 30 - Recitativo accompagnato
Esilena
E tu, misero figlio di più misero padre,
al volto di Florinda volgi i languidi sguardi,
in cui sia tutto il figlio,
e cerca in esso,
co’ tuoi più dolci e flebili vagiti,
cerca l’amor di madre.
Florinda, e non ti parla
quella pupilla al cor?
Su via: s'adempia il sacrificio enorme,
ma per il cuor del figlio
passi quel crudo ferro al cuor del padre!
Ma prima che tu vibri il colpo atroce,
bacia una volta ancora quelle tenere labbra,
e sovra d'esse le ragioni deposita di madre.
Chièdi perdon del colpo, e poi ferisci.
Ferisci, e di due morti avrai solo una colpa,
che su la prima piaga,
senza ch'altre ne aggiunga
cadrà dal suo dolor Rodrigo estinto.

Recitativo
Florinda
Oh Dio, non più, taci Esilena, hai vinto.
Itene, o sdegni miei, che madre io sono.
Vivi Rodrigo, e regna, io ti perdono
Evanco
Dunque l'ombra regal del mio gran padre
indarno attenderà sovra
l'estreme vie d'Acheronte il suo olocausto?
Giuliano
Ed io disarmato vedrò
da molle pianto d'un'imbelle pietà
tutto il mio sdegno?
Esilena
Principe, duce, ah non è questi il primo
colpo sospeso ad una parca in pugno.
Allor che contro ad ambi il mio Rodrigo
aveva pur l'intera libertà del castigo
lasciovvi in vita alle preghiere mie.
Saran queste men forti
a pro del mio infelice marito?
Con giustizia vi chiedo questa vita in mercede,
o pure in dono.
Non sia sola Florinda
all'onor d'un magnanimo perdono.
Giuliano
O quanto forte ogni ragion combatte
il furor dello sdegno in alma grande,
quando lo sdegno il suo signore
oppugna; viva, viva Rodrigo.
Evanco
E vedrò sulle tempie al mio nemico
la corona rapita a queste chiome?
Florinda
Signor, degno ti rese
dell'amor mio quella virtù
con cui seguisti pria del mio furor l'insegne.
Ma nel seguir l'esempio
di mia pietà col vinto re,
più giusto titolo avrai su la ragion d'amore.
Evanco
Se da questo perdono
oggi mi nasce la gloria del mio amor,
tutta condanno
la feroce ragion dell'odio antico,
che dalla mia fortuna
qualche debito ho pure al mio nemico.

N. 31 - Aria di Florinda
Così m'alletti,
così sei caro a me.
De' nostri affetti
Eterna sia la fe'.
Così m'alletti, etc.

Recitativo
Rodrigo
Deciso ha di mia vita
in voi pietade;
in me ragion decida dell'onor di Florinda,
e di due regni.
Se ad un prigioniero è dato ancora
gli oracoli dettare a piè del soglio;
gli ottimati del regno, e delle schiere,
chiaminsi a’ cenni tuoi, e in quell'istante
se Rodrigo è più Re, da Re favelli.
Giuliano
Obbedirò al commando,
nè temer posso più la ria procella
se splende a nostro pro benigna stella.

N. 32 - Aria di Giuliano
Allor, che sorge
astro lucente
più non s'adira
mare sdegnoso,
e lieto gode
saggio nocchier.
Allora scorge di Ciel pietoso
placata l'ira,
e nella mente a rider torna lieto il pensier.
Allor, etc.

Recitativo
Evanco
Gran donna, a cui oggi Castiglia
deve simulacri di gloria,
per cui rendonsi eterni i pregi tuoi;
deh tu, che sola puoi
le menti, e l'alme a tuo voler piegare
fa, ch'io solo non perda in questo
giorno le speranze, che al cor son le più care.

N. 33 - Aria di Evanco
Il dolce foco mio
che accende un bel desio
Amor lusinga;
ma nasce un reo timore,
onde languisce il core,
ch'egli non finga.
Il dolce foco mio , etc.

Scena ottava
Esilena, Rodrigo

Recitativo
Rodrigo
Dolcissima Esilena,
io non mi assolvo
da quella infedeltà, di cui son reo;
perdono io non ti chiedo,
chiedo vendetta: in questo sen punisci
la fellonia del core, e lo ferisci.
Esilena
Ferir io te?
Te pur ferisca Amore, che se pur m’offendesti,
e te ne spiace
e se all'alta mia fede
vuoi conceder l'onor di qualche
dono, donami, o caro sposo,
una parte del core, e ti perdono.

N. 34 - Duetto di Rodrigo e Esilena
Rodrigo
Prendi l’alma e prendi il core
Esilena
Prendo l’alma e prendo il core
Rodrigo
che ti lascio o caro bene
Esilena
Che mi lasci o caro bene
Rodrigo
Se mia fe’ t’è più gradita
Esilena
Se in te vive la mia vita,
(a due)
nuovo vincolo d'amore
sia trofeo di nostre pene.
Rodrigo
Prendi l’alma e prendi il core, etc.
Esilena
Prendo l’alma e prendo il core, etc.

Scena nona
Reggia con trono
Evanco e Florinda

Recitativo
Florinda
Signor, poiché lo sdegno,
da una bella pietà vinto,
ed oppresso abbandonò il mio core
in libertà de' più soavi affetti
intiero già l'ingombra il tuo bel foco.
Evanco
Bella Florinda, a sì bel giorno,
in cui ammira la Castiglia,
nel perdon conceduto al Re depresso,
il più degno trofeo della clemenza
dell'illustre amor tuo deggio l'acquisto.
Ed a quel ciglio, ond' il mio cor s'accese,
ligia la mia vittoria cresce il trionfa,
e le sue palme appese.
Florinda
Con un solo tuo sguardo
coronarmi di fasto oggi tu puoi
se vien la gloria mia dagli occhi tuoi.

N. 35 - Aria di Florinda
Begli occhi del mio ben
dal lucido seren,
che in voi scintilla,
la gloria del cor mio tutta sfavilla.
Da' raggi d'un tuo sguardo
mi passa al seno un dardo,
e mi getta un incendio ogni favilla.
Begli occhi del mio ben, etc.

Recitativo
Evanco
Mi son pur cari, o bella,
questi sensi d'amor.
Sensi in cui l'alma
ritrova il suo sereno, e la sua calma.

N. 36 - Aria di Evanco
Io son vostro luci belle
l'alma mia vivrà per voi,
siete quelle luci vaghe
che rendete al cor al liete
le sue piaghe, i lacci suoi.
Io son Vostro luci belle, etc.

Scena ultima
Tutti

Recitativo
Rodrigo
Castiglia, anco su i sogli
porta la colpa il temerario passo,
quindi soggiacqui io pure alle cadute,
cui l'infelice umanità soggiace.
Ma poiché di Florinda
generosa pietà mi serba in vita,
e vuoto ancora e delle Spagne il soglio,
Ragion vi sieda, e regni, e con un atto
libero, e grande, ogni furor disarmi,
e me da miei delitti;
e se in altri fu colpa un giusto sdegno.
da una colpa, ch’e giusta, ogni altro assolva.
Evanco, d'Aragona
nascesti al regno, io te lo tolsi,
ed oggi quella man, che lo tolse, a te lo rende.
Florinda, io ti giurai
questa dell'onor tuo bassa mercede
d'inalzarti reina al trono ispano.
Con le nozze d'Evanco già Re,
la fede mia ti serbò in parte;
l'infante, ch'è del nostro comune error
prole innocente, io chiamo
della Castiglia erede;
dell'immatura età, saggio custode,
regolator de' giovanili affetti,
sieda a lato del soglio Giuliano il forte,
alma del regno, e cuore.
Io d'Esilena al fianco trarrò sonni più cheti
in umil tetto, Re di me stesso, e degli affetti miei.
Evanco
Signor, un atto grande
non può se non piacere all'ombre ancora;
Vitizza il mio gran padre pace ti rende,
e d'Aragona il trono in retaggio rifiuto,
e accetto in dono.
Florinda
O qual gloria risulta ai miei delitti,
se son d'essi gran pregi rendere i regni,
e migliorare i regi.
Esilena
Se placò il mia dolor l'ire omicide,
un pianta più felice il sol non vide.
Giuliano
Signor, che di te degna oggi ti rendi
vivi, regna, e perdona l'insania d'un furor,
cui ruppe il freno la gelosia della mia gloria offesa,
innocente passione in nobil core.
Esilena
Più non si parli del trascorso errare,
ma la fama sincera
vi mostri adorni della vera gloria.
Vincer se stesso è la maggior vittoria.

N. 37 - Coro
Coro
L'amorosa dea di Cnido
sparga il sen di rosa eletta.
Or che forte il suo Cupido
disarmata ha la vendetta.

Fine del dramma



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Ultimo aggiornamento 1 ottobre 2017
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