Glossario
Guida all'ascolto



Siroe, Re di Persia, HWV 24

Testo del libretto

ATTO PRIMO

[N. 1 - Ouverture]

Scena prima

Gran tempio dedicato al sole con ara e simulacro del medesimo.
Cosroe, Siroe e Medarse.

[N. 2 - Sinfonia]

Recitativo
COSROE
Figli, di voi non meno
che del regno io son padre; io deggio a voi
la tenerezza mia ma deggio al regno
un successore in cui
riconosca la Persia un degno erede.
La mia scelta fra voi gli animi accenda.
Ecco l'ara, ecco il nume,
giuri ciascun di tolerarla in pace.
SIROE
(Che giuri il labro mio!
Ah no.)
MEDARSE
Pronto ubbidisco. (Il re son io.)
[N. 3 Arioso]
«A te nume fecondo
cui tutti deve i pregi suoi natura
s'offre Medarse e giura
porgere al nuovo rege il primo omaggio.»

Recitativo
COSROE
Amato figlio. Al nume
Siroe t'accosta e dal minor germano
ubbidienza impara.
SIROE
E vuoi ch'io giuri?
Questa ingiusta dubbiezza
abbastanza m'offende.
Tu sai di quante spoglie
Siroe finora i tuoi trionfi accrebbe.
COSROE
So ancor di più. Fin del nemico Asbite
so ch'Emira la figlia
amasti a mio dispetto e mi rammento
che sospirar ti vidi
nel dì ch'io tolsi a lui la vita e 'l regno.
SIROE
Appaga pure appaga
quel cieco amor che a me ti rende ingiusto.
Chi sa? Vegliano i numi
in aiuto agli oppressi. Egli è secondo
d'anni e di merti e ci conosce il mondo.
COSROE
Infino a le minacce
temerario t'inoltri? Io voglio...
MEDARSE
Ah padre
non ti sdegnare.
COSROE
No, per sua pena
voglio che in questo dì suo re t'adori,
voglio oppresso il suo fasto e veder voglio
qual mondo s'armi a sollevarlo al soglio.

[N. 4 Aria]
COSROE
Se il mio paterno amore
sdegna il tuo cuore altero,
più giudice severo
che padre a te sarò.
E l'empia fellonia
che forse volgi in mente
prima che adulta sia
nascente opprimerò.
(parte)

Scena seconda

Siroe e Medarse.

[N. 5 Recitativo accompagnato]
SIROE
E puoi senza arrossirti
fissar Medarse in sul mio volto i lumi?
MEDARSE
Olà così favella
Siroe al suo re? Ben sai...
SIROE
Troppo presto t'avanzi
a parlar da monarca. In su la fronte
la corona paterna ancor non hai.

Scena terza

Emira in abito da uomo col nome d'Idaspe e detti.

Recitativo
EMIRA
Perché di tanto sdegno
principi vi accendete?
MEDARSE
(ad Emira)
Quant'odio in seno accolga
vedilo al volto acceso, al guardo bieco.
EMIRA
(a Medarse)
Parti, non l'irritar, lasciami seco.
MEDARSE
Deh tu lo placa Idaspe:
digli che adoro in lui il mio sovrano.
EMIRA
Vanne.
MEDARSE
(Il trionfo mio non è lontano.)
(parte)

Scena quarta

Emira e Siroe.
SIROE
Bella Emira adorata.
EMIRA
Taci, non mi scoprir, chiamami Idaspe.
SIROE
Nessun ci ascolta e solo
a me nota qui sei.
EMIRA
Siroe che fa? Riposa
stupido e lento in un letargo indegno
e allor che perde un regno
quasi inerme fanciullo armi non trova.
SIROE
Che posso far?
EMIRA
Che puoi?
Tutto potresti. A tuo favor di sdegno
arde il popol fedele; un colpo solo...
SIROE
Che mi chiedi mia vita?
EMIRA
Un colpo io chiedo
necessario per noi. Sai quale io sia.
SIROE
Lo so. L'idolo mio,
l'indica principessa Emira sei.
EMIRA
Ma quella io sono a cui da Cosroe istesso
Asbite il genitor fu già svenato.
Ma son quella infelice
che sotto ignoto ciel priva del regno
erro lontan da le paterne soglie
per desio di vendetta in queste spoglie.
SIROE
Oh dio per opra mia
nella regia t'avanzi e giungi a tanto
che di Cosroe il favor tutto possiedi.
EMIRA
Ama Idaspe il tiranno e non Emira.
Pensa, se tua mi brami,
ch'io voglio la sua morte.
SIROE
Ed io potrei
da Emira esser accolto
immondo di quel sangue
e coll'orror d'un parricidio in volto?
EMIRA
Senti, se il tuo mi nieghi
è già pronto altro braccio. In questo giorno
compir l'opra si deve; e sono io stessa
premio de la vendetta.
SIROE
E sì gran pena
merta l'ardir d'averti amata?
EMIRA
Assai
m'è palese il tuo cor, no che non m'ami.
SIROE
Non t'amo!
EMIRA
Ecco Laodice, ella che gode
l'amor tuo lo dirà.
SIROE
Soffro costei
sol per Cosroe che l'ama, in lei lusingo
un possente nemico.

Scena quinta

Laodice e detti.
EMIRA
Alfin giungesti
a consolar Laodice un fido amante.
LAODICE
L'afferma Idaspe,
il crederò.
EMIRA
Ti dirà Siroe il resto.
SIROE
(Che nuovo stil di tormentarmi è questo!)
LAODICE
(a Siroe)
E potrei lusingarmi
che s'abbassi ad amarmi
prence illustre il tuo cor?
EMIRA
Per te sicuro
è l'amor suo.
SIROE
(piano ad Emira)
Per lei?
EMIRA
(piano a Siroe)
Taci spergiuro.
LAODICE
E rende amor sì poco
il suo labro loquace?
EMIRA
Sai che un fido amatore avvampa e tace.
LAODICE
Idaspe e pur mi resta
un gran timor ch'ei non m'inganni.
EMIRA
Affatto
condannar non ardisco il tuo sospetto.
Mai nel fidarsi altrui
non si teme abbastanza, il so per prova.
Rara in amor la fedeltà si trova.

[N. 6 - Aria]
EMIRA
D'ogni amator la fede
è sempre mal sicura.
Piange, promette e giura,
chiede, poi cangia amore,
facile a dir che muore,
facile ad ingannar.
E pur non ha rossore
chi un dolce affetto oblia,
come il tradir non sia
gran colpa nell'amar.
(parte)

Scena sesta

Siroe e Laodice.

Recitativo
LAODICE
Siroe non parli? Or di che temi? Idaspe
più presente non è, spiega il tuo foco.
SIROE
Scorda un amor ch'è tuo periglio e mio.
Se Cosroe che t'adora
giunge a scoprir...
LAODICE
Non paventar di lui,
nulla saprà.
SIROE
Ma Idaspe...
LAODICE
Idaspe è fido
e approva il nostro amore.
SIROE
Non è sempre d'accordo il labro e il core.
LAODICE
No no.
SIROE
Dunque m'ascolta.
Ardo per altra fiamma, io son fedele
a più vezzosi rai,
non t'amerò, non t'amo e non t'amai.

[N. 7 - Aria]
SIROE
Se il labro amor ti giura,
se mostra il ciglio amor,
il labro è mentitor,
t'inganna il ciglio.
Un altro cor procura,
scordati pur di me
e sia la tua mercé
questo consiglio.
(parte)

Scena settima

Arasse e detta.

Recitativo
ARASSE
Di te germana in traccia
sollecito ne vengo.
LAODICE
Ed opportuno
giungi a me. Bramai di favellarti.
ARASSE
Cosroe di sdegno acceso
vuol Medarse sul trono:
svolgi se puoi lo sdegno
ed in Siroe un eroe conserva al regno.
LAODICE
Siroe un eroe! T'inganni; ha un'alma in seno
stoltamente feroce, un cor superbo
che solo è di sé stesso
insano ammirator, ch'altri non cura
e che tutto in tributo
il mondo al suo valor crede dovuto.
ARASSE
Che insolita favella! E credi...
LAODICE
E credo
necessaria per noi la sua rovina.
ARASSE
Condannerà ciascuno
il tuo genio volubile e leggiero.
LAODICE
Costanza è spesso il variar pensiero.

[N. 8 - Aria]
LAODICE
O placido il mare
lusinghi la sponda
o porti con l'onda
terrore e spavento
è colpa del vento,
sua colpa non è.
S'io vo con la sorte
cangiando sembianza,
virtù l'incostanza
diventa per me.
(partono)

Scena ottava

Camera interna di Cosroe con tavolino e sedia.
Siroe con foglio.

Recitativo
SIROE
Da l'insidie d'Emira
si tolga il genitor. Con questo foglio
di mentiti caratteri vergato
si palesi il periglio,
ma si celi l'autor. Se il primo io taccio
tradisco il padre. E se il secondo io svelo
sacrifico il mio ben. Così...
(posa il foglio)
Ma parmi
che il re s'inoltri a questa volta. Oh numi
da voi difesa sia
Emira, il padre e l'innocenza mia.

Scena nona

Cosroe, Siroe in disparte e poi Laodice.
COSROE
Che da un superbo figlio
prenda leggi il mio cor!
COSROE
(vedendo Laodice)
E quale o cara
insolita ventura a me ti guida?
LAODICE
Un tuo figlio procura
di sedurre il mio amor, perch'io ricuso
di renderlo contento
minaccia il viver mio.
SIROE
(Numi, che sento!)
COSROE
De l'amato Medarse
esser colpa non può. Siroe è l'audace.
LAODICE
Purtroppo è ver. Ma sola
contro un figlio real che far poss'io?
SIROE
(Tutto il mondo congiura a danno mio.)
COSROE
Anche in amor costui
rivale ho da soffrir! Indegno figlio!
(siede; e s'avvede del foglio, lo prende e legge da sé)
LAODICE
(Stupido ei legge e impallidisce!)
COSROE
Oh numi.
(s'alza)
LAODICE
Che ti affligge o signor?

Scena decima

Medarse e detti.
MEDARSE
Padre io ti miro
cangiato in volto.
COSROE
Ah senti
caro Medarse e inorridisci.
MEDARSE
(Un foglio!)
LAODICE
(Che mai sarà!)

Recitativo secco
COSROE
(legge)
«Cosroe, chi credi amico
insidia la tua vita. In questo giorno
il colpo ha da cader. Temi in ciascuno
il traditor. Morrai, se i tuoi più cari
de la presenza tua tutti non privi.
Chi ti avvisa è fedel, credilo e vivi.»

Recitativo
LAODICE
Gelo d'orrore!
COSROE
E qual pietà crudele
è il salvarmi così? Da mano ignota
mi vien l'avviso e mi si tace il reo.
MEDARSE
Quando giunge all'estremo il tuo cordoglio
non ho cor di tacerlo. È mio quel foglio.
SIROE
(Ah mentitor.)
COSROE
L'empio conosci e ancora
l'ascondi a l'ira mia?
MEDARSE
(s'inginocchia)
Padre adorato, ah non voler nel sangue
di questo reo contaminar la mano.
Chi t'insidia è tuo figlio, è mio germano.
SIROE
(Che tormento è tacer.)
COSROE
Sorgi.
(lo leva da terra)
A Medarse
chi l'arcano scoprì?
MEDARSE
Fu Siroe istesso.
LAODICE
(Chi 'l crederebbe!)
MEDARSE
Ei mi volea compagno
al crudel parricidio; invan m'opposi,
la tua morte giurò, perciò Medarse
in quel foglio scoprì l'empio desio.
SIROE
(si scopre)
Medarse è un traditor. Quel foglio è mio!
MEDARSE
(Oh ciel!)
LAODICE
(Che veggio mai.)
COSROE
Siroe nascoso
ne le mie stanze!
MEDARSE
Il suo delitto è certo.
SIROE
Ei mente, a te mi trasse
il desio di salvarti; un core ardito
ti desidera estinto e sei tradito.

Scena undicesima

Emira sotto nome d'Idaspe e detti.
EMIRA
Chi tradisce il mio re? Per sua difesa
ecco il braccio, ecco l'armi.
SIROE
Solo Idaspe mancava a tormentarmi.
COSROE
(dà il foglio ad Emira, quale lo legge da sé)
Vedi amico a qual pena
mi serba il ciel.
LAODICE
(Che inaspettati eventi!)
EMIRA
(rende il foglio a Cosroe)
Donde l'avviso? È noto il reo?
MEDARSE
Medarse
tutto svelò.
SIROE
Il germano
t'inganna Idaspe, io palesai l'arcano.
COSROE
Dunque perché non scopri
l'insidiator?
SIROE
Dirti di più non deggio.
EMIRA
Perfido, e in questa guisa
di mentita virtù copri il tuo fallo?
COSROE
Così m'insidi il trono?
SIROE
Difendermi non posso e reo non sono.
MEDARSE
E non è reo chi niega
al padre un giuramento?
LAODICE
Non è reo l'ardimento
del tuo foco amoroso?
COSROE
Non è reo chi nascoso
io stesso ho qui veduto?
EMIRA
Non è reo chi ha potuto
recar quel foglio e si sgomenta e tace
quando seco io ragiono.
SIROE
Tutti reo mi volete e reo non sono.

[N. 9 - Aria]
SIROE
La sorte mia tiranna
farmi di più non può.
M'accusa e mi condanna
un'empia ed un germano,
l'amico e il genitor.
Ogni soccorso è vano,
che più sperar non so.
Perché fedel son io
questo è il delitto mio,
questo diventa error.
(parte)

Scena dodicesima

Cosroe, Emira, Medarse e Laodice.

Recitativo
COSROE
Olà s'osservi il prence.
EMIRA
A la tua cura io veglierò fedele.
COSROE
Scuopri l'indegna trama
ed in Cosroe difendi un re che t'ama.
(parte)
MEDARSE
Avresti mai creduto
in Siroe un traditor?
LAODICE
Tanto infedele
lo prevedesti e temerario tanto?
EMIRA
E qual viltade è questa
d'insultar chi non v'ode?
MEDARSE
Che pietà!
LAODICE
Che difesa!
MEDARSE
E tu finora
non l'insultasti?
LAODICE
Or qual cagion ti muove
a sdegnarti con noi!
EMIRA
A me lice insultarlo e non a voi.

[N. 10 - Aria]
EMIRA
Vedeste mai sul prato
cader la pioggia estiva?
Talor la rosa avviva
a la viola appresso;
figlio del prato istesso
è l'uno e l'altro fiore
ed è l'istesso umore
che germogliar gli fa.
Il cor non è cangiato
se accusa o se difende.
Una cagion m'accende
di sdegno e di pietà.
(parte)

Scena tredicesima

Laodice e Medarse.

Recitativo
LAODICE
Gran mistero in que' detti Idaspe asconde.
MEDARSE
Semplice e tu lo credi? A te dovrebbe
esser nota la corte. È di chi gode
del principe il favor questo il costume:
di non esser altrui già mai sincero,
adombrando co' detti il suo pensiero.

[N. 11 - Aria]
MEDARSE
Chi è più fedele
ritrova pene,
perché la spene
ognor si turba,
né sa di che.
Tale il nocchiero
che ben non vede,
vela che riede
teme che venga
contro di sé.
(parte)

Scena quattordicesima

Laodice.

Recitativo
LAODICE
Non credo che sian finti
d'Idaspe i sensi. È ver ch'io non gli intendo,
ma vo, quando l'ascolto,
cangiando al par di lui voglia e pensiero
né so più quel che temo o quel che spero.

[N. 12 - Aria]
LAODICE
Or mi perdo di speranza,
or la speme torna in vita:
spera, o core, avrai pietà.
Sì mi dice la costanza,
ch'al mio petto è sì gradita,
ma non so se cangerà.
(parte)

ATTO SECONDO

Scena prima

Parco reale.
Siroe e poi Laodice.

[N. 13 - Arioso]
SIROE
Deh, voi mi dite, o numi,
se quale il mio fu mai
core da tanti guai
e affanni oppresso.

Recitativo
SIROE
Dite...
SIROE
Ma qui Laodice!
LAODICE
Amato prence
così confusa io sono
che non ho cor di favellarti.
SIROE
Avesti
però cor d'accusarmi.
LAODICE
Un cieco sdegno,
figlio del tuo disprezzo,
persuase l'accusa. Ah tu perdona,
perdona o Siroe un violento amore.
Io scoprirò l'inganno.
Saprà Cosroe ch'io fui...
SIROE
La tua ruina
non fa la mia salvezza.
LAODICE
E quale ammenda
può farmi meritare il tuo perdono?
SIROE
Più non amarmi.
LAODICE
Oh dio, come potrei
lasciar sì dolci affetti in abbandono?
SIROE
Questo da te domando unico dono.

[N. 14 - Aria]
LAODICE
Mi lagnerò tacendo
del mio destino avaro
ma ch'io non t'ami, o caro,
non lo sperar da me.
Crudele in che t'offendo
se resta a questo petto
il misero diletto
di sospirar per te?
(parte)

Scena seconda

Siroe, poi Emira sotto nome d'Idaspe.

Recitativo
SIROE
Come quel di Laodice
potessi almen lo sdegno
placar de l'idol mio.
EMIRA
Fermati indegno!
Vai forse al genitore
a palesar quel che taceva il foglio?
SIROE
Quel foglio in che t'offese? Io son creduto
reo del delitto e me 'l sopporto e taccio.
EMIRA
Ed io crudel, che faccio
qualor t'insulto? Assicurar procuro
Cosroe della mia fé, più per tuo scampo
che per la mia vendetta.
SIROE
Ah dunque o cara
fa' più per me. Perdona al padre o almeno
se brami una vendetta apri il mio seno.
EMIRA
Io confonder non so Cosroe col figlio.
Odio quello, amo te, vendico estinto
il proprio genitore.
SIROE
E il mio, che vive,
per legge di natura anch'io difendo.
EMIRA
A noi, a noi che siamo
figli di due nemici,
è delitto l'amor, dobbiamo odiarci.
Cominci in questo punto il nostro sdegno.
(in atto di partire)
SIROE
Mio ben t'arresta.
EMIRA
Ardisci
di chiamarmi tuo bene?
SIROE
A torto l'amor mio...
EMIRA
Taci, l'amore
è ne l'odio sepolto.
SIROE
Dunque così degg'io?...
EMIRA
Sì, scordati di me.
SIROE
Emira addio.
(in atto di partire)
EMIRA
Sentimi, non partir.
SIROE
Che vuoi ch'io senta?
Il mio sangue si chiede,
barbara il verserò. L'animo acerbo
pasci nel mio morir.
(cava la spada)

Scena terza

Cosroe senza Guardie e detti.
COSROE
Che fai superbo!
EMIRA
(O dèi.)
COSROE
Contro un mio fido
stringi il brando o fellon? Niega se puoi.
SIROE
Tutto è vero, io son reo, tradisco il padre,
son nemico al germano, insulto Idaspe,
mi si deve la morte. Ingiusto sei
se la ritardi adesso.
Non curo uomini e dèi,
odio il giorno, odio tutti, odio me stesso.
EMIRA
(Difendetelo o numi.)
COSROE
Olà costui s'arresti.
Escono alcune Guardie.
SIROE
Il mio tormento
termini col morir.
COSROE
Sarai contento.
EMIRA
Mio re, che dici!
Necessaria a' tuoi giorni
è la vita di Siroe, ei non ancora
i complici scoprì.
COSROE
È vero. Oh quanto
deggio al tuo amor! Vegliami sempre a lato.
SIROE
Forse incontro al tuo fato
corri così. Non può tradirti Idaspe?
EMIRA
Io tradirlo!
SIROE
In ciascuno
può celarsi il nemico, ah non fidarti.
Chi sa l'empio qual è.
COSROE
Chetati e parti.

[N. 15 - Aria]
SIROE
Mi credi infedele!
Sol questo m'affanna.
Chi sa chi t'inganna.
(Che pena è tacer!)
Sei padre, son figlio,
mi scaccia, mi sgrida.
Ma pensa al periglio,
ma poco ti fida,
ma impara a temer.
(parte con guardie)

Scena quarta

Cosroe ed Emira, e poi Medarse.

Recitativo
EMIRA
(Pensoso è il re.)
COSROE
(Per tante prove e tante
so che il figlio è infedel ma pur que' detti...)
EMIRA
(Siam soli. Il tempo è questo.
La vittima si sveni al genitore.)
(snuda la spada per ferir Cosroe)
MEDARSE
Signore.
EMIRA
(Oh dèi!)
MEDARSE
Perché quel ferro Idaspe?
EMIRA
Per deporlo al suo piè; v'è chi ha potuto
farlo temer di me. Troppo geloso
io son de l'onor mio.
Finché non scopri il vero
eccomi disarmato e prigioniero.
COSROE
(Che fedeltà!) Ritorni
per mia difesa al fianco tuo la spada.
Fra le reali guardie
le più fide tu scegli; a tuo talento
le cambia e le disponi e sia tuo peso
di scoprir chi m'insidia.
EMIRA
Al regio cenno
ubbidirò né dal mio sguardo accorto
potrà celarsi il reo. (Son quasi in porto.)

[N. 16 - Aria]
EMIRA
Sgombra da l'anima
tutto il timor.
Più non ti palpiti
dubbioso il cor.
Riposa e credimi
ch'io son fedel.
Se al mio regnante,
se al dover mio
per un istante
mancar poss'io,
con me si vendichi
sdegnato il ciel.
(parte)

Scena quinta

Cosroe e Medarse.

Recitativo
MEDARSE
Signor, per tua salvezza
meglio è che Siroe appaghi
e lui sollevi al trono.
Volontier gli abbandono
la contesa corona. Andrò lontano
per placar l'ira sua. Se questo è poco,
sazialo del mio sangue.
Sarò felice appieno
se può la mia ferita
render la pace a chi mi diè la vita.
COSROE
Sento per tenerezza
il ciglio inumidir. Caro Medarse
in questo dì sarai
tu mio compagno al soglio.
Così abbatter saprò d'un reo l'orgoglio.
(parte)
MEDARSE
Gran cose io tento, e l'intrapreso inganno
mostra il premio vicino. In mezzo a tanti
perigliosi tumulti io non pavento:
non si commetta al mar chi teme il vento.

[N. 17 - Aria]
MEDARSE
Fra l'orror della tempesta
che alle stelle il volto imbruna,
qualche raggio di fortuna
già comincia a scintillar.
Dopo sorte sì funesta
sarà placida quest'alma,
e godrà, tornata in calma,
i perigli a rammentar.
(parte)

Scena sesta

Appartamenti terreni corrispondenti a' giardini con sedie.
Siroe, e poi Cosroe ed Emira sotto nome d'Idaspe.

Recitativo
SIROE
Qui da Cosroe richiesto, a lui ne vengo,
e meco ancor ne viene
la crudel compagnia di mie sventure.
COSROE
Veglia Idaspe a l'ingresso e il cenno mio
ne le vicine stanze
Laodice attenda.
EMIRA
Ubbidirò.
(si ritira in disparte)
COSROE
Siedi Siroe e m'ascolta.
Io vengo qual mi vuoi, giudice o padre.
SIROE
Il giudice non temo. Il padre adoro.
(siede)
COSROE
Posso sperar dal figlio
ubbidito un mio cenno? Infin ch'io parlo
taci e mostrami in questo il tuo rispetto.
SIROE
Finché vuoi tacerò, così prometto.
EMIRA
(Che dir vorrà!)
COSROE
Di mille colpe reo
Siroe tu sei. Un giuramento io chiedo
per riposo del regno e tu ricusi.
Ti perdono e t'abusi
di mia pietà. Mi fa palese un foglio
che v'è tra' miei più cari un traditore;
io veggo te ne le mie stanze ascoso.
Che più. Medarse istesso
scopre i tuoi falli...
SIROE
E creder puoi veraci...
COSROE
Serbami la promessa, ascolta e taci.
EMIRA
(Misero prence!)
COSROE
Ognun di te si lagna.
Tenti Laodice e la minacci, Idaspe
infin sugli occhi miei svenar procuri;
né ti basta. I tumulti a danno mio
ne' popoli risvegli.
SIROE
Ah son fallaci...
COSROE
Serbami la promessa, ascolta e taci.
Torniam figlio ad amarci, il reo mi svela
o i complici palesa. Un padre offeso
altr'ammenda non chiede
da l'offensor che pentimento e fede.
EMIRA
(Veggio Siroe commosso.
Ah mi scoprisse mai!)
SIROE
Parlar non posso.
COSROE
Odi Siroe. Se temi
per la vita del reo, paventi invano.
Se quel tu sei, nel confessarlo al padre
te stesso assolvi e ti fai strada al trono.
Se tu non sei, ti dono,
pur che noto mi sia, salvo l'indegno.
Ecco se vuoi la real destra in pegno.
EMIRA
(Ahimè.)
SIROE
Quando sicuri
siano dal tuo castigo i tradimenti,
dirò...
EMIRA
Non ti rammenti
che il tuo cenno signor Laodice attende.
SIROE
(Oh dèi!)
COSROE
Lo so, parti.
EMIRA
Dirò fra tanto...
COSROE
Di' ciò che vuoi.
EMIRA
T'ubbidirò fedele.
(a Siroe)
Perfido non parlar.
SIROE
(Quanto è crudele.)
COSROE
Perché quel turbamento?
SIROE
Oh dio!
COSROE
T'intendo.
Al nome di Laodice
resister non sapesti. In questo ancora
t'appagherò; sol da la trama ascosa
assicurami o figlio e sia tua sposa.
SIROE
Sdegno Laodice e favellar non deggio.
COSROE
(s'alza)
Perfido alfin tu vuoi
morir da traditor come vivesti.
Solo e senza soccorso
già teco io son, via ti soddisfa appieno,
disarmami inumano e m'apri il seno.
EMIRA
E chi tant'ira accende?
In periglio lasciarti a me non lice.
COSROE
Venga Laodice.
(Emira parte)
SIROE
Signor, se amai Laodice
punisca il ciel...
COSROE
Non irritar gli dèi
co' novelli spergiuri.

Scena settima

Laodice, Emira e detti.
LAODICE
Eccomi a' cenni tuoi.
COSROE
Siroe m'ascolta.
Abbi Laodice e il trono
se vuoi parlar ma se tacer pretendi
in carcere crudel la morte attendi.
Resti Idaspe in mia vece. A lui ti lascio.
E se il fulmine poi cader vedrai,
la colpa è tua, che trattener no 'l sai.

[N. 18 - Aria]
COSROE
Tu di pietà mi spogli,
tu desti il mio furor,
tu solo o traditor
mi fai tiranno.
Non dirmi, no, spietato.
È il tuo crudel desio
ingrato e non son io
che ti condanno.
(parte)

Scena ottava

Siroe, Emira e Laodice.

Recitativo
SIROE
(Che risolver degg'io!)
EMIRA
Felici amanti
de le vostre fortune o quanto io godo.
SIROE
(E mi deride ancor.)
LAODICE
Secondi il cielo
il lieto augurio. Ei però tace e parmi
irresoluto ancora.
SIROE
Per me risolva Idaspe. Il suo volere
sarà legge del mio. Fra tanto io parto
e vo fra le ritorte
l'esito ad aspettar de la mia sorte.
EMIRA
Ma prence io non saprei...
SIROE
Sapesti assai
tormentarmi finora.
(Provi l'istessa pena Emira ancora.)

[N. 19 - Aria]
SIROE
Fra' dubbi affetti miei
risolvermi non so.
(ad Emira)
Tu pensaci, tu sei
l'arbitro del mio cor.
Vuoi che la morte attenda?
La morte attenderò.
Vuoi che per lei m'accenda?
Eccomi tutto amor.
(parte)

Scena nona

Emira e Laodice.

Recitativo
EMIRA
(A costei che dirò?)
LAODICE
Da' labri tuoi
ora dipende Idaspe
il riposo d'un regno, il mio contento.
EMIRA
Di Siroe, a quel ch'io sento,
senza noia Laodice
le nozze accettaria.
LAODICE
Sarei felice.
EMIRA
Dunque l'ami?
LAODICE
L'adoro.
EMIRA
E speri la sua mano...
LAODICE
Stringer per opra tua.
EMIRA
Lo speri invano.
LAODICE
Perché?
EMIRA
Posso svelarti un mio segreto?
LAODICE
Parla.
EMIRA
Del tuo sembiante,
perdonami l'ardire, io vivo amante.
LAODICE
Di me!
EMIRA
Sì; chi mai puote
mirar senza avvampar quell'aureo crine,
quelle vermiglie gote,
le labra coralline,
il bianco sen, le belle
due rilucenti stelle. Ah se non credi
qual fuoco ho in petto accolto
guarda e vedrai che mi rosseggia in volto.
LAODICE
E tacesti...
EMIRA
Il rispetto
muto finor mi rese.
LAODICE
Ascolta Idaspe.
Amarti non poss'io.
EMIRA
Così crudele! Oh dio.
LAODICE
S'è ver che m'ami,
servi agli affetti miei. L'amato prence
con virtù di te degna a me concedi.
EMIRA
Oh questo no, troppa virtù mi chiedi.
LAODICE
Siroe si perde.
EMIRA
Il cielo
gl'innocenti difende.
LAODICE
E se la speme
me pietosa ti finge ella t'inganna.
EMIRA
Tanto meco potresti esser tiranna?
LAODICE
La tua crudel sentenza
insegna a me la tirannia.
EMIRA
Pazienza.
LAODICE
T'odierò finch'io viva e non potrai
riderti de' miei danni.
EMIRA
Saranno almen comuni i nostri affanni.

[N. 20 - Aria]
LAODICE
L'aura non sempre
spira a favore
di nave ardita
che scorre il mar.
Così ad un core
non sempre amore
dà forza e vita
per bene amar.
(parte)

Scena decima

Emira sola.

Recitativo
EMIRA
Sì diversi sembianti
per odio e per amore or lascio, or prendo
ch'io me stessa talor né meno intendo.

[N. 21 - Aria]
EMIRA
Non vi piacque ingiusti dèi
ch'io nascessi pastorella.
Altra pena or non avrei
che la cura d'un'agnella,
che l'affetto d'un pastor.
Ma chi nasce in regia cuna
più nemica ha la fortuna,
che nel trono ascosi stanno
e l'inganno ed il timor.

ATTO TERZO

[N. 22 - Sinfonia impetuosa]

Scena prima

Cortile.
Cosroe ed Arasse.

Recitativo
COSROE
No no, voglio che mora.
Abbastanza finora
pietosa a me per lui parlò natura.
ARASSE
Ubbidirò con pena
ma pure ubbidirò. Di Siroe amico
io sono, è ver, ma son di te vassallo
e sa ben la mia fede
che al dover di vassallo ogn'altro cede.
(parte)

Scena seconda

Laodice e detto.
LAODICE
Mio re che fai? Freme a la regia intorno
un sedizioso stuol che Siroe chiede.
COSROE
La sua morte è commessa, e forse adesso
per l'aperte ferite
fugge l'anima rea. Così gliel rendo.
LAODICE
Ahimè, che intendo!
Ah che ingannato sei. Sospendi il cenno.
Nell'amor tuo già mai
il prence non t'offese, io t'ingannai.
COSROE
Tu ancor tradirmi?
LAODICE
Amore
invan richiesi a lui, e con l'accusa
tentai la mia vendetta.
Sì Cosroe, ecco la rea,
questa s'uccida e l'innocente viva.
COSROE
Innocente chi vuol la morte mia?
LAODICE
Cedi o signor. Sia salvo il prence, e poi
uccidimi se vuoi. Sarò felice
se il mio sangue potrà...
COSROE
Parti Laodice.
Chiedendo la sua vita
colpa gli accresci e il tuo pregar m'irrita.

[N. 23 - Aria]
LAODICE
Se il caro figlio
vede in periglio
diventa umana
la tigre ircana
e lo difende
dal cacciator.
Più fiero core
del tuo non vidi,
non senti amore,
la prole uccidi,
empio ti rende
cieco furor.
(parte)

Scena terza

Cosroe ed Emira.

Recitativo
EMIRA
Rendi o signore, il prence
al popolo sdegnato.
COSROE
Cresce dunque il tumulto?
EMIRA
In mille destre e mille
splendono i nudi acciari.
COSROE
Se ancor pochi momenti
l'impeto si sospende, io più no 'l temo.
EMIRA
Perché?
COSROE
Già il fido Arasse
corse a svenar per mio comando il figlio.
EMIRA
E potesti così... Rivoca oh dio
la sentenza funesta!
Nunzio n'andrò di tua pietade io stesso...
Porgimi il regio impronto.
COSROE
Invan lo chiedi.
La sua morte mi giova.
EMIRA
Quanto perdi in un punto! Ah se ti scordi
le leggi di natura
un fatto sol tutti i tuoi pregi oscura.
Deh con miglior consiglio...
COSROE
Ma Siroe è un traditor.
EMIRA
Ma Siroe è figlio.
Figlio che di te degno
da le paterne imprese
l'arte di trionfar sì bene apprese.
Che fu bambino ancora
la delizia di Cosroe e la speranza.
COSROE
Che mi rammenti!
EMIRA
Ed or quel figlio istesso,
quello s'uccide e chi l'uccide? Il padre!
COSROE
Oh dio più non resisto.
Prendi, vola a salvarlo.
(gli dà l'impronto regio)
EMIRA
Io torno in vita.

Scena quarta

Arasse e detti.
EMIRA
Arasse! O ciel!
COSROE
Ah che turbato ha il ciglio.
EMIRA
Vive il prence?
ARASSE
Non vive.
EMIRA
Oh Siroe!
COSROE
Oh figlio!
ARASSE
Ei cadde al primo colpo e l'alma grande
disse pria di partire
«Difendi il padre», e poi fuggì dal seno.
COSROE
Deh soccorrimi Idaspe, io vengo meno.
EMIRA
Tu barbaro, tu piangi! E chi l'uccise?
Mostro di crudeltà, furia d'Averno,
vergogna de la Persia, odio del mondo.
COSROE
Così mi parla Idaspe!
Che mai ti feci?
EMIRA
Empio che mi facesti?
Lo sposo m'uccidesti,
per te padre non ho, non ho più trono.
Io son la tua nemica, Emira io sono.
COSROE
Che sento!
ARASSE
O meraviglia!
COSROE
Adesso intendo
chi mi sedusse il figlio.
EMIRA
È ver, ma invano
di sedurlo tentai. Per mia vendetta
e per tormento tuo perfido il dico.
Sappi ch'ei ti difese
da l'odio mio, ch'ei ti recò quel foglio,
che innocente morì, ch'ogni sospetto,
ch'ogni accusa è fallace;
va', pensaci e se puoi riposa in pace.
COSROE
Serba Arasse al mio sdegno
ma fra' ceppi costei.
ARASSE
Pronto ubbidisco.
(toglie la spada ad Emira e la conduce seco)
COSROE
Ove son? Che m'avvenne?
Pace non spero.
Ho nemici i vassalli,
ho la sorte nemica. Il cielo istesso
astri non ha per me che sian felici
ed io sono il peggior de' miei nemici.

[N. 24 - Aria]
COSROE
Gelido in ogni vena
scorrer mi sento il sangue.
L'ombra del figlio esangue
m'ingombra di terror.
E per maggior mia pena
veggio che fui crudele
a un'anima fedele,
a un innocente cor.
(parte)

Scena quinta

Arasse, ed Emira prigioniera senza Guardie.

Recitativo
EMIRA
Che vuoi d'un empio re più reo ministro,
forse svenarmi?
ARASSE
No vivi e ti serba
illustre principessa al tuo gran sposo,
Siroe respira ancor.
EMIRA
Come!
ARASSE
La cura
d'ucciderlo accettai ma per salvarlo.
EMIRA
Andiamo. Ah vien Medarse.
ARASSE
Non sbigottirti, io partirò, tu resta
i disegni a scoprir del prence infido.
Fidati, non temer.
EMIRA
Di te mi fido.
(parte Arasse)

Scena sesta

Emira e Medarse.
MEDARSE
Tutto è in tumulto, Idaspe.
EMIRA
(Ignota ancor gli son.) Dunque n'andiamo
ad opporci a' ribelli.
MEDARSE
Altro soccorso
chiede il nostro periglio, a Siroe io vado.
EMIRA
E liberar vorresti
l'indegno autor de' nostri mali?
MEDARSE
Eh, tanto
stolto non son, corro a svenarlo.
EMIRA
Intesi
che già Siroe morì.
MEDARSE
Estinto o vivo
Siroe trovar mi giova.
EMIRA
Io ti precedo.
De' tuoi disegni avrai
Idaspe esecutor. (Scopersi assai.)
(parte)

[N. 25 - Aria]
MEDARSE
Benché tinta del sangue fraterno
la corona non perde splendor.
Quella colpa che guida sul trono
sfortunata non trova perdono
ma felice si chiama valor.
(parte)

Scena settima

Luogo angusto e racchiuso nel castello destinato per carcere a Siroe.
Siroe, poi Emira.

[N. 26 - Arioso]
SIROE
Son stanco ingiusti numi
di soffrir l'ira vostra. A che mi giova
innocenza e virtù? S'opprime il giusto,
s'inalza il traditor. Se i merti umani
così bilancia Astrea,
o regge il caso o l'innocenza è rea.

[N. 27 - Aria]
SIROE
Deggio morir, o stelle,
né all'innocenza mia
v'è chi contento dia,
né chi dia pace.
Io son vicino a morte,
e ognun nella mia sorte
o mostrasi rubelle
o pur si tace.

Recitativo
EMIRA
Arasse non mentì, vive il mio bene.
SIROE
Ed Emira fra tanti
rigorosi custodi a me si porta?
EMIRA
Quest'impronto real fu la mia scorta.

Scena ottava

Medarse e detti.
MEDARSE
Non temete o miei fidi, il re m'invia.
EMIRA
(O numi!)
MEDARSE
Idaspe è qui! Senza il tuo brando
ti porti in mia difesa?
EMIRA
In su l'ingresso
me 'l tolsero i custodi.
(guardando per la scena)
(Giungesse Arasse.)
SIROE
Ad insultarmi ancora
qui vien Medarse! E in qual remoto lido
posso celarmi a te?
MEDARSE
Taci o t'uccido.
(snuda la spada)
EMIRA
È lieve pena a un reo
la sollecita morte. Il bramo estinto.
Tu sai ch'è mio nemico e che stringendo
contro di me fin ne la regia il ferro
quasi a morte mi trasse.
SIROE
E tanto ho da soffrir?
EMIRA
(come sopra)
(Giungesse Arasse.)
SIROE
E Idaspe è così infido
che unito a un traditor...
MEDARSE
Taci o t'uccido.
SIROE
Uccidimi crudel. Tolga la morte
tanti oggetti penosi agli occhi miei.
EMIRA
Dammi quel ferro, io svenerò l'indegno,
io svellerò quel core, io solo, io solo
basto di tanti a vendicar gli oltraggi.
(Medarse dà la spada ad Emira)
SIROE
A questo segno
ti son odioso?
EMIRA
Or lo vedrai, superbo
se speri alcun riparo...
Difenditi mia vita, ecco l'acciaro.
(dà la spada a Siroe)
MEDARSE
Che fai, che dici Idaspe? E mi tradisci
quando a te m'abbandono?
EMIRA
No, più non sono Idaspe, Emira io sono.
SIROE
(Che sarà!)
MEDARSE
Traditori!
Verranno ad un mio grido
i custodi a punir...
SIROE
Taci o t'uccido.

Scena nona

Arasse con Guardie e detti.
ARASSE
Vieni Siroe.
MEDARSE
Ah difendi
Arasse il tuo signor.
ARASSE
Siroe difendo.
MEDARSE
Ah perfido.
ARASSE
(a Siroe)
Dipende
la città dal tuo cenno. Andiam, consola
con la presenza tua tant'alme fide.
(parte e restano con Siroe le guardie)

Scena decima

Siroe, Emira e Medarse.
MEDARSE
Numi! Ognun mi abbandona.
EMIRA
(a Siroe)
Andiamo o caro,
de l'amica fortuna
non si trascuri il dono.
Siegui i miei passi, ecco la via del trono.
SIROE
È pur vero idol mio
che non mi sei nemica? Oh dio che pena
il crederti infedele.
EMIRA
E tu potesti
dubitar di mia fé?
SIROE
Perdona o cara.
Tanto in odio a le stelle oggi mi vedo
che per mio danno ogn'impossibil credo.

[N. 28 - Aria]
EMIRA
Ch'io mai vi possa
lasciar d'amare
non lo credete
pupille care,
né men per gioco
v'ingannerò.
Voi foste e siete
le mie faville
e voi sarete
care pupille
il mio bel foco
finch'io vivrò.
(parte)

Scena undicesima

Siroe, Medarse e Guardie.

Recitativo
MEDARSE
Siroe, già so qual sorte
sovrasti a un traditor. Più de la pena
mi sgomenta il delitto. Al soglio ascendi,
svenami pur, senza difesa or sono.
SIROE
Prendi, vivi, t'abbraccio e ti perdono.
(gli rende la spada)

[N. 29 - Aria]
SIROE
Se l'amor tuo mi rendi,
se più fedel sarai,
son vendicato assai,
più non desio da te.
Sorte più bella attendi,
spera più pace al core
or che al sentier d'onore
volgi di nuovo il piè.
(parte con le guardie)

Scena dodicesima

Medarse e Laodice.

Recitativo
MEDARSE
Ah con mio danno imparo
che la più certa guida è l'innocenza.
LAODICE
(entra)
Siroe non v'è! Medarse sol qui trovo,
il suo più fier nemico. Ah, forse, o numi,
l'innocente perì.
MEDARSE
Bella, t'inganni,
se il suo nemico in me veder tu credi:
io dal germano appresi
d'esser giusto ed umano.
LAODICE
Ove si trova?
MEDARSE
Lo tolse Arasse a morte,
e al popol che lo vuol salvo lo rende.
E in Idaspe si scuopre
Emira di lui amante.
LAODICE
Emira! Oh dio!
Dunque smarrita ogni mia speme io scorgo.
MEDARSE
Ti consola, o Laodice, e uniti andiamo
del fallir nostro ad impetrar perdono.
Se tu perdi un amante, io perdo un trono.
(parte)
LAODICE
Chi si fida a la colpa
se nemico ha il destino, il tutto perde.
Chi a la virtù si affida
benché provi la sorte ognor funesta,
pur la pace de l'alma almen gli resta.

[N. 30 - Aria]
LAODICE
Torrente cresciuto
per torbida piena
se perde il tributo
del gel, che si scioglie,
fra l'aride sponde
più l'onde non ha.
Ma il fiume che nacque
da limpida vena,
se privo è de l'acque
che il verno raccoglie,
il corso non perde,
più chiaro si fa.
(parte)

Scena tredicesima

Gran piazza di Seleucia. Nell'aprir della scena si vede una mischia tra i Ribelli e le Guardie reali, le quali sono rincalzate e fuggono. Cosroe, Emira e Siroe l'uno dopo l'altro, con spada nuda, indi Arasse con tutto il Popolo; Cosroe difendendosi da alcuni Congiurati, cade.

Recitativo
COSROE
Vinto ancor non son io.
EMIRA
Arrestatevi amici, il colpo è mio.
SIROE
Ferma Emira. Che fai? Padre, son teco.
Non temer.
EMIRA
Empio ciel!
COSROE
Figlio tu vivi!
SIROE
Io vivo e posso ancora
morir per tua difesa.
COSROE
E chi fu mai
che serbò la tua vita?
ARASSE
Io la serbai.

Scena ultima

Medarse, Laodice e detti.
MEDARSE
Padre.
LAODICE
Signor.
MEDARSE
Del mio fallir ti chiedo
il perdono o la pena.
LAODICE
Anch'io son rea;
vengo al giudice mio; l'incendio acceso
in gran parte io destai.
COSROE
Siroe è l'offeso.
SIROE
Nulla Siroe rammenta.
(a Emira)
E tu mio bene
deponi alfin lo sdegno. Ah mal s'unisce
con la nemica mia, la mia diletta.
O scordati l'amore o la vendetta.
EMIRA
Più resister non posso. Io con l'esempio
di sì bella virtù l'odio abbandono.
COSROE
E perché quindi il trono
sia per voi di piacer sempre soggiorno
Siroe sarà tuo sposo.
EMIRA E SIROE
O lieto giorno.

[N. 31 - Aria]
EMIRA
La mia speranza
diceva al core:
soffri le pene,
ché il caro bene
poi nel suo seno
ti stringerà.
Con la costanza
si vince amore,
e chi non soffre
non goderà.

Recitativo
COSROE
Ecco Persia il tuo re. Passi dal mio
su quel crin la corona. Io stanco alfine
volontier la depongo. Ei che a giovarvi
fu da' prim'anni inteso
saprà con più vigor soffrirne il peso.
(pone la corona sul capo di Siroe)

[N. 32 - Coro]
CORO
Dolcissimo amore,
ogn'alma, ogni core
tu inviti a goder;
tesor della vita,
delizia infinita,
immenso piacer.

FINE DELL'OPERA

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Ultimo aggiornamento 5 gennaio 2017
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