Glossario



La Betulia liberata

Oratorio sacro in due parti per soli, coro ed orchestra, K1 118 (K6 74c)

Musica: Wolfgang Amadeus Mozart
Libretto: Pietro Metastasio

Personaggi:
Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, timpani, archi
Composizione: Padova e Salisburgo: Marzo - Aprile 1771

Sinossi

Gli abitanti della città di Betulla sono soffocati dall'assedio da parte di Oloferne. Giuditta, dopo aver accusato il popolo di pusillanimità, preannuncia un misterioso evento in nome del quale chiede raccoglimento e preghiera. Si inserisce l'episodio del nobile Achior, vendicativamente inviato a Betulia da Oloferne, per «rovinarlo» (citazioni dal libretto) insieme alla città: un brano di storia ebraica dalla bocca di Achior, poi una singolare, accesa discussione (cantata!) tra Ozia e Achior sul contrasto fra politeismo e monoteismo. Quindi Giuditta, «ornata con tanto studio», lascia la città accompagnata dallo stupore del popolo-coro. Nella seconda parte - dopo un'altra dissertazione di Achior sull'esistenza di un solo Dio - rientra trionfalmente in scena Giuditta, padrona della testa recisa di Oloferne; in un interminabile recitativo degno del miglior esprit noir («Su l'empia cervice il colpo abbasso. Balzar mi sento il teschio semivivo») Giuditta descrive l'uccisione dell'oppressore. Chiudono l'Oratorio la conversione di Achior, la fuga degli Assiri in seguito alla morte di Oloferne, e il canto di ringraziamento di Giuditta e del popolo liberato.

Struttura musicale

  1. Ouverture - Allegro (re minore). Andante. Presto - 2 oboi, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe
Parte I:
Popoli di Betulia - Recitativo (Ozia)
  1. D'ogni colpa la colpa maggiore - Aria (Ozia) - Allegro aperto (si bemolle maggiore) - 2 oboi, 2 corni, archi
E in che sperar? - Recitativo (Cabri, Amital)
  1. Ma qual virtu non cede - Aria (Cabri) - Moderato (sol minore) - archi
Già le memorie antiche - Recitativo (Ozia, Cabri, Amital)
  1. Non hai cor, se in mezzo a questi - Aria (Amital) - Allegro (mi bemolle maggiore). Andante (do minore). Allegro (mi bemolle maggiore) - 2 oboi, 2 fagotti, 2 corni, archi
E qual pace sperate - Recitativo (Ozia, Amital, Coro)
  1. Pietà, se irato sei - Coro e preghiera (Ozia, Coro) - Adagio (do minore) - 2 oboi, 2 corni, archi
Chi è costei - Recitativo (Cabri, Amital, Ozia)
Che ascolto, Ozia! - Recitativo (Giuditta) - Andante. Allegro. Andante - archi
  1. Del pari infeconda - Aria (Giuditta) - Andante (fa maggiore) - 2 flauti, 2 corni, archi
Oh saggia, oh santa, oh eccelsa donna! - Recitativo (Ozia, Cabri, Giuditta)
  1. Pietà, se irato sei - Coro e preghiera (Ozia, Coro) - Adagio (do minore) - 2 oboi, 2 corni, archi
Signor, Carmi a te viene - Recitativo (Cabri, Amital, Ozia, Carmi, Achior)
  1. Terribile d'aspetto - Aria (Achior) - Allegro (do maggiore) - 2 oboi, 2 corni, 2 trombe, archi
Ti consola, Achior - Recitativo (Ozia, Cabri, Achior, Giuditta)
  1. Parto inerme, e non pavento - Aria (Giuditta) - Allegro (sol maggiore). Adagio. Allegro - 2 oboi, 2 corni, archi
  2. Oh prodigio! oh stupor! - Coro (Coro) - Allegro (mi bemolle maggiore) - 2 oboi, 2 corni, archi
Parte II:
Troppo mal corrisponde - Recitativo (Achior, Ozia)
  1. Se Dio veder tu vuoi - Aria (Ozia) - Andante (la maggiore) - 2 oboi, 2 corni, archi
Confuso io son - Recitativo (Achior, Ozia, Amital)
  1. Quel nocchier, che in gran procella - Aria (Amital) - Allegro (si bemolle maggiore). Andante (sol minore). Allegro (si bemolle maggiore) - 2 oboi, 2 corni
Lungamente non dura - Recitativo (Ozia, Amital, Choeur, Cabri, Giuditta, Achior)
Appena da Betulia partii - Recitativo (Giuditta, Amital, Ozia) - archi
Oh prodigo! Oh portento! - Recitativo (Ozia, Cabri, Achior, Giuditta, Amital)
  1. Prigionier che fa ritorno - Aria (Giuditta) - Adagio (re maggiore). Andante (sol maggiore). Adagio (re maggiore) - 2 oboi, 2 corni, archi
Giuditta, Ozia, popoli, amici - Recitativo (Achior)
  1. Te solo adoro - Aria (Achior) - Andante (fa maggiore) - archi
Di tua vittoria un glorioso effetto - Recitativo (Ozia, Amital)
  1. Con troppa rea viltà - Aria (Amital) - Andante (mi maggiore). Adagio. Andante - archi
Quanta cura hai di noi - Recitativo (Cabri, Carmi, Ozia, Amital)
  1. Quei moti, che senti - Aria (Carmi) - Allegro (fa minore) - 2 oboi, 2 fagotti, 2 corni, archi
Segnansi, o Carmi, i fuggitivi - Recitativo (Ozia, Amital, Cabri, Achior, Giuditta)
  1. Lodi al gran Dio - Coro (Giuditta, Coro) - Andante (sol maggiore). Allegro (re maggiore) - 2 oboi, 2 corni, archi

Commento (nota 1)

L’occasione per comporre la sua prima opera seria (e dunque la prima di notevole impegno) venne a Mozart dal Regio Ducal Teatro di Milano, in seguito ai contatti che il compositore, accompagnato dal padre, ebbe nel febbraio 1770 con una serie di influenti personaggi, tra cui il conte Firmian e Giovanni Battista Sammartini. Il quattordicenne salisburghese iniziò la partitura a Bologna il 29 settembre 1770, per concluderla a Milano in tempo perché venisse allestita per l’inaugurazione della stagione di carnevale, il 26 dicembre dello stesso anno. Il libretto, scritto originariamente da Vittorio Amedeo Cigna-Santi per la musica di Quirino Gasparini (al Regio di Torino, nel 1767: per l’opera mozartiana venne nuovamente scritturato proprio il cast di quell’allestimento), era stato tratto con inappuntabile abilità e competenza, in base ai canoni del melodramma metastasiano, dalla tragedia Mithridate (1673) di Racine, disponibile attraverso la traduzione italiana di Giuseppe Parini. L’opera ottenne, come scrisse lo stesso Parini su ‘La Gazzetta di Milano’, un caloroso successo, sancito da venti repliche.

Al centro della vicenda è il conflitto tra Mitridate e i suoi due figli per la mano di Aspasia, conflitto risolto con l’irrealistica conciliazione dei due fratelli e la ‘redenzione’ finale del crudele tiranno. La musica del giovane Mozart conferisce insolita intensità emotiva alla rappresentazione degli affetti tipici dell’opera seria (l’ira del re, la disperazione delle vittime, l’infelicità degli amanti). L’energia e la violenza che il compositore profonde in questi momenti è esaltata dall’impiego frequentissimo del recitativo accompagnato (per ben sette volte), voce dell’inquietudine perenne dei personaggi, che si risolve in arie di varia struttura: incalzanti e convulse, come quella di Aspasia "Nel sen mi palpita", o ambigue e tormentate nella loro stesura, come l’aria di sortita di Mitridate "Se di lauri il crine adorno", passata attraverso almeno quattro rielaborazioni successive. Un ben diverso clima di serenità estatica è riscontrabile nelle arie del secondo atto degli amanti Sifare (l’ampia "Lungi da te mio bene", con un’evocativa parte di corno obbligato) e Aspasia ("Nel grave tormento"); a quest’ultima spetta anche la topica, drammatica cavatina "Pallid’ombre" nella scena del veleno, mentre l’orchestra riceve il debito tributo in pagine importanti, come l’elaborata marcia che accompagna lo sbarco di Mitridate nel primo atto.


(1) "Mozart, Signori il catalogo è questo", a cura di Amedeo Poggi e Edgar Vallora,
edito da Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino 1991, pag. 113

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