Glossario



Sinfonia n. 32 in sol maggiore, K 318

Musica: Wolfgang Amadeus Mozart
  1. Allegro spiritoso (sol maggiore)
  2. Andante (sol maggiore)
  3. Tempo primo
Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, archi
Composizione: Salisburgo, 26 Aprile 1779
Edizione: Imbault, Parigi 1792

Forse scritta come ouverture dell’opera Zaide K 344

Guida all'ascolto (nota 1)

Secondo le più recenti indagini musicologiche di Hans Hegel ed Erich Schenk, Mozart ha scritto 53 sinfonie complete in un arco di tempo di 24 anni che va dalla fine del 1764 all'agosto del 1788. Una produzione certamente inferiore a quella di Haydn che compose almeno 104 sinfonie in un periodo di circa quarant'anni, ma nettamente rilevante se si confronta, sotto il profilo numerico, con le nove sinfonie di Beethoven e con le quattro di Brahms. Il fatto è che originariamente la sinfonia non aveva quella struttura strumentale dialetticamente articolata e complessa alla quale ci riferiamo oggi quando parliamo di questa forma orchestrale, ma era intesa come un brano da concerto destinato ad aprire o a chiudere un programma musicale, il cui pezzo forte era costituito dalla esibizione dei solisti, sia cantanti e sia virtuosi di un determinato strumento, specie il pianoforte. Era imperante, intorno alla prima metà del Settecento, l'influenza della cosiddetta sinfonia all'italiana o meglio dell'ouverture in stile italiano e secondo lo spirito dell'opera buffa che era articolata in tre tempi (Presto - Adagio - Presto) distinti fra di loro soltanto esteriormente ma che in sostanza era in un tempo solo. Si sa che Mozart, pur partendo dall'esempio italiano filtrato attraverso l'insegnamento prima di Johann Christian Bach e poi di Haydn, riuscì a modificare e a sviluppare la sinfonia a tal punto da cambiarle i connotati, nell'ambito di quel processo di trasformazione e di approfondimento del discorso strumentale che, secondo Alfred Einstein, passò dal decorativo all'espressivo, dal superficiale all'intimo, dalla pura esteriorità alla confessione spirituale. Basti pensare alla armonica compiutezza dei risultati raggiunti con le sinfonie di Linz (K. 425) e di Praga (K. 504) e con la famosa trilogia delle ultime sinfonie in mi bemolle, sol maggiore e do maggiore (K. 543, 550, 551).

La Sinfonia in sol maggiore K. 318, in programma stasera, è stata scritta nell'aprile del 1779 a Salisburgo e, secondo alcune fonti critiche, sarebbe servita come introduzione all'opera Zaide, Singspiel musicale composto in quello stesso periodo di tempo. Questa opinione è avvalorata dal fatto che nell'attacco della sinfonia si avverte un gioco di imitazioni tra violini, violoncelli e viole tipico dello stile dell'ouverture. Ad un certo punto il ritornello si arresta sulla dominante di re e apre la strada alla seconda frase, più brillante e vivace. Le imitazioni si infittiscono, finché nella tonalità di si minore le viole e i secondi violini ripropongono il tema ritmico con cui si era aperta la composizione. L'Andante in tempo 3/8 si presenta con un accento delicatamente morbido e persuasivo, in linea con la migliore tradizione mozartiana. Intervengono flauti, oboi e corni e l'orchestra assume un tono più robusto e marcato, prima di sfociare nel Tempo primo, in cui soggetto e ritornello si snodano con varietà di sonorità, tra fortissimo e piano, conferendo un rilievo preponderante agli strumenti a fiato. Certo, non una grande sinfonia, ma piacevole e scorrevole e soprattutto un tassello prezioso del magnifico mosaico della creatività mozartiana.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 18 Febbraio 1989, direttore Aldo Ceccato

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Ultimo aggiornamento 27 maggio 2011
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