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Sinfonia n. 33 in si bemolle maggiore, K 319

Musica: Wolfgang Amadeus Mozart
  1. Allegro assai (si bemolle maggiore)
  2. Andante moderato (mi bemolle maggiore)
  3. Minuetto e trio (si bemolle maggiore)
  4. Finale. Allegro assai (si bemolle maggiore)
Organico: 2 oboi, 2 fagotti, 2 corni, archi
Composizione: Salisburgo, 9 luglio 1779
Edizione: Artaria, Vienna 1785

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

L'organico di questa partitura, presentata a Salisburgo il 9 luglio 1779 ed edita nel 1785, comprende due oboi, due corni e archi. Il 1779 è un anno particolarmente ricco in fatto di produzione mozartiana: infatti raccoglie la «Messa in do», tre sinfonie, una serenata, due marce, sonate, canti religiosi tedeschi, arie, vari pezzi sacri e il dimenticato Singspiel «Zaide», che venne rappresentato a Salisburgo e non più ripreso forse perché la partitura manca, presentemente, della chiusa e, si dice, dell'intero terzo atto.

Partitura svolta con ampiezza, ricca di idee e di sviluppi, che va crescendo via via d'importanza. L'Allegro assai comincia con un accordo deciso e con un tema ascendente, battute che dimostrano chiaramente come Mozart desideri applicarsi con fervore alla partitura, concedendole una speciale attenzione. Il tempo procede sempre con la stessa gioiosità, tenendo ben compatti tutti gli strumenti. E quando, qua o là, sembra risolvere, le riprese tornano con tutto il fervore, impegnando tanto gli archi quanto i fiati in un succedersi senza soste, riprendendo il primo tema, insistendo sugli sviluppi e preferendo sempre le sonorità più decise, tanto che gli strumenti sembrano moltipllcarsi. Indubbiamente Mozart si impegna a fondo, in questo Allegro, dando l'avvio alla partitura nel modo più deciso.

Il secondo tempo è un Andante moderato dove le sonorità risultano più analizzate che non nel primo tempo, ma che, nascostamente, non tradiscono la iniziale animazione. Il tema affidato ai violini è assai dolce ed elegante, con qualche nota puntata che anima al giusto punto l'idea musicale e il suo sviluppo. Tutto è affidato ai violini, ma poco più avanti anche i fiati si fanno sentire. Il colloquio continua con nobiltà e senza perdere quelle caratteristiche note puntate che lo avevano animato subito dopo la prima idea. Poi tutto si affievolisce, anche se i violini tengono a mostrarsi sempre in primo piano, fino ad assumere nuovi contatti con i fiati.

Il Minuetto, una delle pagine più squisite di Mozart, palesa gentilezze e inchini senza soste, con speciali animazioni nei primi violini, con risposte ben equilibrate dei fiati. Il «Trio» è estremamente scorrevole, assai fine, come l'iniziale tempo di minuetto. Poi, ecco la ripresa del tema principale d'obbligo: tutto è estremamente elegante e impeccabile.

Il tempo finale, Allegro assai, ha una vitalità che fa pensare alla futura animazione dei quartetti beethoveniani. Anche questo tempo non presenta soste: tutto procede in modo vivo, specialmente là dove archi e fiati si fondono insieme in una gioiosità e rapidità di schietto carattere strumentale. Un Mozart che vuol farsi notare per importanza di sviluppi, come del resto aveva bene annunciato nel primo tempo. Non è facile seguire il compositore in tutte le sue successioni di idee. In questo finale c'è qualche cosa che trascina, così come accade in certe creazioni sinfoniche di autori posteriori che, certamente, non mancarono di studiare a fondo questa smagliante pagina, tipica rispetto allo stile mozartiano.

Mario Rinaldi

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

La Sinfonia K. 319 è considerata coronamento del sinfonismo giovanile di Mozart.

Composta a Salisburgo il 9 luglio 1779, comprendeva in origine tre soli menti, all'uso italiano. Nel 1782, dopo il trasferimento a Vienna, Mozart vi aggiunse il Minuetto trasformandola in una vera sinfonia moderna in quattro tempi. Ma già al suo nascere quest'opea annunciava, in tutto, il Mozart della maturità viennese: l'impianto formale è saldo e ricco di elaborazione, il linguaggio imbriglia in una nuova compostezza l'estroversione ritmica e  melodica dello stile italiano, l'organico (ove i fagotti si confermano ormai indipendenti dalla linea del basso) ritorna terso, deponendo i colori fastosi, alla francese, delle sinfonie precedenti.

Alla robusta maturità della scrittura corrisponde la bella pienezza delle intenzioni espressive e un clima sereno e positivo che devono avere influito nella creazione dell'Ottava Sinfonia di Beethoven, la quale rivela singolari assonanze col primo e l'ultimo tempo della K. 319. Al principio della sezione di sviluppo l'Allegro assai appare, interpolato, il soggetto di quattro note destinato a conoscere la sua apoteosi nella Sinfonia "Jupiter". L'Andante  moderato aderisce a un sentimento d'intimo raccoglimento. Limpido e concentrato è pure il Minuetto, col suo Trio dall'andatura di Ländler. Il Finale mescola, con grande fantasia, caratteri di marcia e di pastorale all'elemento buffo.

Guida all'ascolto 3 (nota 3)

Il lungo viaggio a Mannheim e Parigi si doveva rivelare fondamentale nella formazione di Mozart, per le preziose acquisizioni stilistiche; doveva costituire tuttavia una esperienza dolorosa per l'indifferenza incontrata sul piano professionale e, sul piano privato, per la perdita della madre e la disillusione amorosa per Aloysia Weber. Mozart fu costretto a far ritorno a Salisburgo, dove venne riassunto dall'arcivescovo in qualità di organista di corte. Privi di grandi eventi, i due anni successivi furono ovviamente anni di insoddisfazione per il giovane Mozart, costretto a prestare servizio nella rigida corte salisburghese; ma furono, contemporaneamente, anni di intenso lavoro, nella ricerca di quello stile maturo che doveva trovare la prima abbagliante manifestazione nell'Idomeneo.

Nascono in questo periodo tre sinfonie - K. 318, 319, 338 - che sono lavori segnati da una parte dalla ricerca di una stile sinfonico personale e sofisticato, dall'altra da una concezione formale che è volta invece al passato, soprattutto per il trattamento degli sviluppi.

Ecco dunque che la Sinfonia n. 33 in si bemolle maggiore K. 319, datata 9 luglio 1779, pur mantenendo un organico forzatamente ridotto, secondo la prassi esecutiva della corte di Salisburgo (2 oboi, 2 fagotti, 2 corni e archi), ha, nei suoi tre movimenti, delle dimensioni nettamente più ambiziose delle precedenti. Non a caso, facendola eseguire a Vienna nel 1785, Mozart riterrà opportuno aggiungervi un Minuetto, che verrà ad integrare adeguatamente la robusta struttura di questa partitura. Maturata è anche la scrittura orchestrale, arricchita di tutte le sfumature espressive apprese a Mannheim (come i piccoli "crescendo" che hanno la funzione di mediare gli scarti fra il "Tutti" e il Concertino) e dall'emancipazione del fagotto dalla linea del basso.

Nella Sinfonia K. 319, il primo movimento, in forma sonata, evita una forte contrapposizione fra i due temi principali, mantenendosi prevalentemente nella medesima ambientazione idilliaca, non turbata neanche dall'apparizione, al principio dello sviluppo, di un motivo (si bemolle, do, mi bemolle, re) derivato dalla liturgia cattolica e presente a più riprese nella produzione di Mozart (dalla prima Sinfonia K. 16 al finale della "Jupiter"). L'Andante moderato, governato dalla preziosa scrittura dei Mannheimer, non crea un contrasto con il primo movimento, ma ne privilegia i caratteri arcadici. Una certa frattura si ha con il Minuetto che, con la sua configurazione essenziale, i calibratissimi giochi strumentali, il Trio di carattere villereccio, si accosta alle danze dell'ultimo periodo viennese. Il Finale è una pagina spigliata e divertita, in cui elementi stilistici di differente suggestione (come il giocoso motivo iniziale in terzine e il tema cantabile che gli si contrappone) vengono fusi da una propulsiva energia ritmica.

Arrigo Quattrocchi


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 22 dicembre 1968
(2) Testo tratto dal Repertorio di Musica Classica a cura di Pietro Santi, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze, 2001
(3) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 25 gennaio 2013

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Ultimo aggiornamento 22 novembre 2013
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