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Quadri di un'esposizione

Musica: Modest Musorgskij

Promenade - Allegro giusto, nel modo russico; senza allegrezza, ma poco sostenuto
  1. Gnomus - Sempre vivo
Promenade - Moderato commodo e con delicatezza
  1. Il vecchio castello - Andante
Promenade - Moderato non tanto, pesante
  1. Tuileries (Dispute d’enfants après jeux) - Allegretto non troppo, capriccioso
  2. Bydlo - Sempre moderato pesante
Promenade - Tranquillo
  1. Balletto dei pulcini nei loro gusci - Scherzino. Vivo leggiero
  2. Samuel Goldenberg und Schmuyle - Andante
  3. Limoges: Le marché - Allegretto vivo sempre scherzando
  4. Catacombae: Sepulchrum Romanum - Largo
  5. La cabane sur des pattes de poule - Allegro con brio, feroce
  6. La grande porta di Kiev - Allegro alla breve. Maestoso. Con grandezza

Versione originale per pianoforte:
Organico:
pianoforte
Composizione: Mosca, 12 Giugno 1874
Edizione: Bessel, San Pietroburgo, 1886 (rielaborazione Rimskij-Korsakov)
Dedica: V. V. Stasov

Versione per orchestra di Maurice Ravel:
Organico: 2 ottavini, 2 flauti, 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti, clarinetto basso, 2 fagotti, controfagotto, sassofono, 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, bassotuba, timpani, carillon, campane, tam-tam, xilofono, frusta, tavolette di legno, celesta, 2 arpe, archi
Composizione: Lyons-la-Foret, maggio-settembre 1922
Prima esecuzione: Parigi, Théâtre de l'Opéra, 19 ottobre 1922
Edizione: Editions Russes de Musique, 1929; Boosey & Hawkes

Guida all'ascolto 1 (versione per orchestra)

“Voglio non solo conoscere il popolo, ma del tutto affratellarmi ad esso” scriveva il cadetto e proprietario terriero Musorgskij ed a questo motto restò fedele anche dopo aver perso ogni ricchezza familiare con la liberazione nel 1861, dei servi della gleba. Nato a Karevo nel 1839 entra nella Scuola dei Cadetti di Pietroburgo ma ben presto si dedica completamente alla musica. Persa ogni risorsa economica dal 1861 conduce una modesta esistenza alternando il lavoro presso vari Ministeri con l’attività musicale. Nel 1880 abbandona ogni impiego stabile e trascina nella miseria gli ultimi mesi di vita finché nel 1881, muore d’infarto nell’ospedale militare di Pietroburgo. Nonostante le sue precarie condizioni finanziarie, non rincorre il successo e fa della musica un continuo ricercare e sperimentare l’animo popolare russo. Nel 1874 per onorare la memorioa dell’amico architetto e pittore Viktor Hrtmann morto l’anno precedente, compone “Quadri di un’esposizione”, un’opera per pianoforte, ispirata ad una serie di opere dell’amico esposte a Pietroburgo.

La composizione si presenta come un percorso ideale in cui si alternano pagine descrittive (quadri) con brevi episodi musicali che indicano lo spostamento del visitatore da una sala all’altra (Promenade). In realtà l’autore utilizzaOrganico spunti e suggestioni iconografiche per creare con forza visionaria quadri musicali autonomi che soddisfano diversi archetipi creativi: il gusto per le scene popolari, il mondo della fiaba e dell’infanzia, il senso del grottesco e del macabro, la concezione epica della storia e della tradizione russa, mentre le “Promenade” in sé estranee ai quadri veri e propri, gli servono per raccordare sostanziali variazioni di tonalità, di ritmo e di ambiente. Nel 1922 Maurice Ravel trascrve per orchestra l’opera di Mousorgskij per farne una versione orchestrale. La geniale trascrizione di Ravel rispetta fedelmente lo spirito ed il testo dell’originale e comprende i 14 pezzi, di cui quattro sono costituiti da una “Promenade”.

Promenade

Allegro giusto, nel modo russico; senza allegrezza, ma poco sostenuto - Ravel presenta il motivo degli spostamenti utilzzando in crescendo prima una tromba e gli ottoni, poi aggiunge i legni e gli archi, e quindi tutti i fiati.

Gnomus

Sempre vivo - Il protagonista del primo quadro è un essere repellente che si muove e si contorce sulle gambe rattrappite; il tono grottesco della rappresentazione sconfina nel demoniaco. Nella prima sezione si susseguono frasi con figure guizzanti e fulminee, chiuse da una pausa. Le singole frasi sono affidate ai legni ed agli archi gravi, alternati a note tenute dei corni, e concluse dagli archi acuti e dalle percussioni. La seconda sezione presenta un tema proposto prima da legni, archi pizzicati, note lunghe degli ottoni, xilofono e timpani, poi da celesta, arpa, glissando degli archi con note tenute del clarinetto basso e del corno. Dopo una ripresa del tema iniziale abbiamo la terza sezione affidata a tutti i legni con corni, su note d’appoggio di arpa, timpani e grancassa con interpolazioni del tema iniziale. Tutti i legni con trombe, tromboni e glissandi discendenti degli archi ci conducono alla ripresa della seconda parte. Ancora in evidenza sono legni e archi gravi (trilli e folate cromatiche), sui quali si appoggiano gli accordi discendenti di legni acuti, arpa, violini e viole pizzicati. L’intervento degli ottoni ci porta alla conclusione affidata alle scale dei legni e degli archi.

Promenade

Moderato commodo e con delicatezza - La seconda “Promenade” abbreviata ed ingentilita, è affidata al corno alternato con i legni.

Il vecchio castello

Andante - Un trovatore intona il suo canto desolato ai piedi di un castello medioevale. La presenza costante di una nota di pedale, la ripetitività incantatoria delle figure ritmiche e melodiche, l’uniformità espressiva danno alla musica una dimensione onirica, sfumata e distante. Il fagotto seguito dagli archi gravi che introducono la nota di pedale, ed il sassofono contralto si alternano nella presentazione del tema che viene poi ripreso dagli altri strumenti: archi, oboe, flauto e corno inglese, flauto e clarinetto fino al sassofono finale.

Promenade

Moderato non tanto, pesante - La “Promenade” viene riproposta con un tono burbero e robusto. All’entrata della tromba sostenuta dai legni bassi segue tutta l’orchestra.

Tuileries (Dispute d’enfants après jeux)

Allegretto non troppo, capriccioso - Il terzo quadro è uno schizzo parigino: fugace, unitario nella lievità dei tratti volubili, ora staccati ora legati, sfrutta l’agilità dei legni e degli archi. Da notare nella parte centrale il flauto ed il clarinetto con i violini.

Bydlo

Sempre moderato pesante - “Bydlo” evoca un carro polacco trainato da buoi. Il carro incede faticosamente sulla scena con una melodia affidata alla tuba su un’ostinato ritmico degli strumenti gravi. Nella sezione centrale il tema passa alla piena orchestra con un cospicuo apporto delle percussioni. Nella ripresa il tema viene attribuito ai legni. Il carro esce di scena in progressivo diminuendo lasciando l’eco sonora del suo passaggio.

Promenade

Tranquillo - Situata nel registro acuto anticipa lo stacco dal quadro successivo. Ravel utilizza qui i legni, i corni e gli archi.

Balletto dei pulcini nei loro gusci

Scherzino. Vivo leggiero - Questo quadro è uno Scherzino con Trio centrale. L’orchestrazione è un autentico gioco di prestigio per il velocissimo zampettare e pigolare di accordi. Nella prima parte sono chiamati in causa legni, arpa ed archi pizzicati. Nel Trio intervengono anche corni, celesta e tamburo. Nella seconda parte si aggiungono triangolo e piatti.

Samuel Goldenberg und Schmuyle

Andante - La tragica ironia del sesto “quadro“ si regge sull’opposta caratterizzazione musicale e sul dialogo di due ebrei polacchi, Samuel Goldenberg e Schmuyle, l’uno ricco e l’altro povero. Il primo è ritratto con un vigoroso tema ebraico affidato a legni ed archi, che assume le fattezze di un recitativo severo e per nulla cordiale. Il povero esprime una tremolante e lamentosa melopea con il suono triste e velato di una tromba accompagnata dalle note basse dei legni. Nella terza parte si mescolano le due figure con il raddoppio delle trombe (ebreo povero) sugli accordi degli archi gravi (ebreo ricco). La chiusa riprende il tema del ricco ebreo affidato nuovamente a legni ed archi.

Limoges – Le marché

Allegretto vivo sempre scherzando - Il settimo pannello evoca una scena di mercato con una mirabolante scrittura orchestrale, iridescente di timbri e colori. Nella prima parte i corni introducono un gioco vivacissimo tra archi e fiati. Nella seconda prosegue il gioco strumentale con un cospicuo apporto delle percussioni. La chiusa è a pieno organico.

Catacombae – Sepulchrum Romanum

Largo - Dal mercato ad una scena macabra: tanto repentino quanto sconcertante è il passaggio all’’ottavo “quadro” ispirato da un acquerello in cui Hartmann ritraeva se stesso a lume di fiaccola, nelle catacombe di Parigi. Nella prima parte Ravel utilizza gli strumenti più gravi e tradizionalmente associati a situazioni metafisiche e mortuarie: gli ottoni rinforzati da fagotti, controfagotto e contrabbassi. Si respira l’oscurità, il senso della morte e la pesantezza dell’aria. In testa alla seconda parte, Andante non troppo, con lamento, Mussorgskij appose un sottotitolo latino, Cum mortuis in lingua mortua, e una didascalia: “Lo spirito creatore di Hartmann mi conduce ai teschi, mi chiama a loro, i teschi si illuminano leggermente”. La scena raccapricciante coinvolge l’autore: i tremoli degli archi traducono il sinistro baluginio dei crani, mentre circola tra i legni e i bassi il tema della “Promenade”, autoritratto di Musorgskij. Nella chiusa compare l’arpa.

La cabane sur des pattes de poule

Allegro con brio, feroce - Al macabro succede l’aggressività grottesca di “La capanna su zampe di gallina Baba-Jagà)”. Il riferimento è ad un progetto di Hartmann per un orologio in stile russo del XIV secolo rappresentante la capanna della fiabesca strega Baba-Jagà. Si tratta di un brano tumultuoso, di scatenata pulsione barbarica, incentrato sulla figura folle e stravolta della strega. Dopo un’introduzione sardonica e percussiva con legni gravi, archi e colpi di timpano e grancassa, compare il tema affidato prima ai corni ed alle trombe e poi agli archi pizzicati. La parte centrale contrappone il sommesso mormorio dei flauti ad una linea tematica affidata al fagotto. Segue uno sviluppo in cui sentiamo l’arpa, la celesta, lo xilofono, i legni con interventi puntiformi, e gli archi suddivisi fra tremoli e pizzicati. Un improvviso cambio di tempo (Allegro molto) ripropone il tema dell’introduzione e ci avvia alla tumultuosa conclusione che ci conduce al brano successivo.

La grande porta di Kiev

Allegro alla breve. Maestoso. Con grandezza - L’ultimo “quadro” si richiama al progetto di Hartmann per una struttura in stile russo antico, dotata di una piccola chiesa, che avrebbe dovuto sostituire le vecchie porte di legno di Kiev. E’ l’apoteosi di una Russia epica, religiosa ed eroica. Il pezzo si presta ad un grandioso trattamento orchestrale. La sezione principale viene esposta da ottoni e legni ma presto è suonata a pieno organico. La sezione secondaria è configurata come una sorta di corale ortodosso affidato ai legni. Il pieno orchestrale che ripropone il primo tema è seguito dai soli legni che suonano nuovamente il corale. I rintocchi della campana con corni, tuba, percussioni e pizzicati degli archi introducono il progressivo ingresso di tutta l’orchestra che ci porta prima alla sezione Meno mosso sempre maestoso e poi al gran finale.

Terenzio Sacchi Lodispoto

Guida all'ascolto 2 (versione per pianoforte) (nota 1)

I Quadri di un'esposizione, la più rilevante delle composizioni per pianoforte di Musorgskij e uno dei più originali capolavori della letteratura musicale del secolo scorso, furono terminati il 22 giugno del 1874. Il motivo che ne determinò la creazione fu, come è spiegato in una annotazione posta sulla prima pagina dell'edizione originale, la mostra di acquarelli e disegni del pittore Victor Hartmann, scomparso nel 1874 e ottimo amico del musicista. È una serie di dieci pezzi, ognuno dei quali porta il titolo originale del quadro che lo ha ispirato, preceduto da una introduzione detta "Passeggiata", che si ripete spesso fra l'uno e l'altro episodio con variazioni di tonalità e mutamenti di colorito armonico. Con questi interludi l'autore ha voluto descrivere se stesso mentre si aggira nelle sale dell'esposizione; ora lentamente e quasi assorto, ora frettoloso perché attratto da un quadro che suscita maggiormente il suo interesse, talvolta rallentando l'andatura con il pensiero mesto rivolto all'amico morto.

La varietà e la ricchezza timbrica di quest'opera pianistica, che, vivo Musorgskij, rimase completamente ignorata (fu pubblicata nel 1886, cinque anni dopo la sua morte, nella revisione di Rimskij-Korsakov), hanno convinto diversi musicisti a trascriverla per orchestra; tra essi si ricordano Walter Goehr, Leopold Stokowski e Maurice Ravel, che nel 1923 elaborò una magistrale e popolarissima versione strumentale sulla primitiva stesura pianistica di Musorgskij.

I "quadri" si susseguono nell'ordine seguente: Passeggiata (Allegro giusto, nel modo rustico, senza allegrezza, ma poco sostenuto) - 1) Gnomus (Vivo - Poco meno mosso, pesante - Vivo) descrive un nano dalle gambe storte che allunga goffamente i passi: l'andatura grottesca è sottolineata efficacemente con movimenti ora striscianti, ora saltellanti - Passeggiata (Moderato, comodo assai e con delicatezza) - 2) Il vecchio castello (Andante, molto cantabile e con dolore) di stile medioevale davanti al quale un trovatore intona una canzone molto triste - Passeggiata (Moderato non tanto, pesante) - 3) Tuileries (Allegretto non troppo, capriccioso): un viale del giardino delle Tuileries a Parigi animato da un gruppo di bambini con le loro governanti. È una pittura musicale delicatamente fresca, tra il gioioso rincorrersi dei ragazzi e gli affettuosi richiami delle balie - 4) Bydlo (Sempre moderato, pesante) è un carro polacco dalle ruote enormi trainato dai buoi. I bassi sottolineano con fragore il procedere del pesante veicolo, mentre un tema di canzone popolare intonato dal guidatore del carro si espande gagliardamente nell'aria - Passeggiata (Tranquillo) - 5) Balletto di pulcini nei loro gusci (Vivo, leggero): grazioso scherzo di elegante fattura - 6) Samuel Goldenberg e Schmuyle (Andante) è una divertente caricatura su due ebrei polacchi, l'uno ricco e l'altro povero. Due melodie ebraiche si rispondono e si scontrano fra di loro: la prima grave e solenne, l'altra vivace, saltellante e supplichevole raffigurano plasticamente i due personaggi, dei quali uno dall'aspetto massiccio, procede con lentezza come un grosso cane di razza, mentre l'altro, dal corpo esile, si muove e si nasconde come un cagnolino, senza perdere mai di vista il primo. In questa pagina si rivela l'abilità di Musorgskij nel rendere con pochi tratti la psicologia umana attraverso l'essenzialità del discorso sonoro. A questo punto viene accennato di nuovo il tema della "Passeggiata", ma spesso è omesso dagli esecutori e dai trascrittori - 7) II mercato di Limoges (Allegretto vivo, sempre scherzando) rappresenta il frizzante cicaleccio delle donne che chiacchierano animatamente sulla piazza - 8) Catacombe ovvero Sepulcrum romanum (Largo - Andante non troppo con lamento): qui Hartmann aveva disegnato se stesso intento a visitare l'interno delle catacombe di Parigi alla luce d'una lanterna. Nel manoscritto originale Musorgskij scrisse sopra l'Andante: «Cum mortuis in lingua mortua» e poi in russo: «Lo spirito creatore del morto Hartmann mi guida verso i crani e li interroga; i crani si illuminano internamente di un dolce chiarore». Una successione di accordi, ora pianissimi ora fortissimi, si sviluppa su una derivazione ritmica della frase della "Passeggiata" - 9) La capanna di Baba-Yaga (Allegro con brio, feroce - Andante mosso - Allegro molto): è un quadro di straordinario splendore ritmico e descrittivo di un orologio da piazza a forma di capanna della popolare strega della leggenda russa Baba-Yaga, poggiante su zampe di gallina - 10) La grande porta di Kiev (Maestoso. Con ricchezza) rievoca con accordi solenni e maestosi (solo due brevi incisi pensosi sull'amico scomparso) l'ingresso dell'antica fortezza slava della capitale ucraina, Kiev, con le sue imponenti torri e le pesanti campane di bronzo suonate a distesa.

Guida all'ascolto 3 (versione per orchestra) (nota 2)

La grande porta di Kiev

I Quadri di un'esposizione, composti da Musorgskij nel 1874 terminano con l'evocazione musicale della "Grande porta di Kiev": l'afflato monumentale del brano dà tutto il senso della potenza visionaria che caratterizza la creatività del compositore e nel contempo è chiara celebrazione del nazionalismo culturale ottocentesco di cui Musorgskij si faceva interprete in ambito russo. Ma a questi aspetti bisogna aggiungere che l'immagine della "porta" ha anche un alto valore simbolico. La musica del brano in questione sembra testimoniare come il percorso che sperimentiamo ascoltando i Quadri, che, come è noto, è la trasposizione musicale di una visita a un'esposizione del pittore V. A. Hartmann in cui si susseguono dieci pezzi ispirati da altrettanti quadri e collegati da una "passeggiata", ci abbia guidato fino al punto in cui la nostra sensibilità deve spingersi avanti per accedere a un mondo "altro". La grande porta infatti chiude la composizione ma sembra aprire i suoi battenti verso il futuro, spinge coraggiosamente i nostri sensi verso il nuovo e la contemporaneità. L'enfasi con cui la musica ci fa immaginare questa porta che non esiste (Hartmann, in veste di architetto, ne aveva progettata per la città di Kiev una in stile rinascimentale russo di cui Musorgskij vide il bozzetto) vuole invogliarci a oltrepassarla, a superarla, e non è certo la semplice descrizione di un'immagine. Non a caso i Quadri di un'esposizione hanno trovato grandi estimatori tra i compositori del Novecento, i quali hanno avvertito in essa quella fiducia nel futuro che ne caratterizza l'essenza sonora. Primo fra tutti Ravel che ne fece una trascrizione per orchestra nel 1922 tratta dall'originale per pianoforte.

Egli, come molti altri compositori della sua epoca, si cimentò più volte nella trascrizione di musica del passato, tendenza che nei primi decenni del Novecento diede origine a una vera e propria cultura del trascrivere (si pensi a Ferruccio Busoni). Il bisogno di dare una veste nuova a composizioni nate per altri organici era dovuta solo in parte alla necessità di riproporre al pubblico quelle composizioni o alla finalità di lasciarsi fecondare dalla creatività altrui; la trascrizione, specialmente nel primo Novecento, era intesa soprattutto come il momento in cui i fili del passato e del futuro venivano annodati per dare un senso all'attualità. La versione dei Quadri di un'esposizione compiuta da Ravel, oltre a essere un saggio di grande maestria d'orchestrazione, fu anche uno degli strumenti intellettuali possibili per tamponare una crisi storica che il compositore francese affrontò chiamando in soccorso il genio di Musorgskij. In tale versione orchestrale si sommano dunque due altissime potenzialità creative.

Tendenze espressive dei Quadri

Scendendo nello specifico, la composizione pianistica di Musorgskij possiede già essa stessa una grande quantità di colori, suggerisce una notevole varietà di timbri, tende già nel suo tessuto intimo a lievitare in forme orchestrali. Vi appartiene anche l'aspetto stesso della trascrizione poiché il brano della Promenade (passeggiata), che collega i vari pezzi, compare nell'originale pianistico in cinque versioni differenti. Elemento motorio che trasporta l'ascoltatore da una visione all'altra, la Promenade si basa su un tema pentatonico dalla linea melodica semplice, ma che si incide subito nella memoria dell'ascoltatore per la sua natura "russa", marziale e fantastica a un tempo. In essa appare subito chiara la particolare cifra della musica di Musorgskij con la sua capacità di cogliere l'essenza di una cultura a cavallo tra Oriente e Occidente. Ma la grande ricchezza dei Quadri non si limita certo a questo. La si può in qualche modo riassumere, però, affermando che nei brani della raccolta è possibile riscontrare quattro tendenze espressive principali.

La prima è quella ricollegabile alla corrente del nazionalismo ottocentesco russo, a cui avevamo fatto cenno per la Grande porta di Kiev. Musorgskij non intende questo aspetto in senso grettamente patriottico: il nazionalismo culturale del nostro è più un ribelle afflato alla libertà e alla civiltà. Così l'oppressione russa perpetrata contro i polacchi è contestata da Musorgskij: la parola Bydlo, nome di un pesante carro contadino polacco trainato usualmente da buoi, diviene metafora della sofferenza dei polacchi, schiacciati da un giogo militare, non importa se russo. La musica di Musorgskij evoca in tutta la sua concretezza il lento avanzare del pesante carro, dapprima da una distanza che ci impedisce di contemplarlo in tutta la sua gravita, poi facendolo avvicinare a noi nella sua piena massa sonora, per sfumare poi nella Promenade. Anche l'incontro tra Samuel Coldenberg, ricco ebreo polacco, grasso e tronfio, e il povero Schmuyle, anch'egli ebreo polacco, ma piccolo e magro, incarna nella musica il senso della disuguaglianza tramite la contrapposizione del tema ebraico riferito a Schmuyle con quello incisivo e schiacciante che richiama Goldenberg.

Il Vecchio castello ci porta invece nella seconda tendenza espressiva dei Quadri, quella dai tratti più ombrosi e cupi. L'antico rudere riposa solitario nella malinconica rimembranza del passato, e la musica, in una danza dai tratti lontanamente orientali e un poco funebri, ne culla il riposo accompagnandola con una sinuosa melodia. Una riflessione, qui solo accennata, sulla morte, riflessione che si svolge più approfonditamente in Catacombae dove la profondità degli antichi sepolcri diventa spunto per una nebulosa sonora, annunciata da solenni accordi di fiati ed ottoni, che sembra sprofondare lentamente nelle viscere del silenzio. Vi ricompare poi il tema della Promenade, qui divenuta simbolo del nostro essere di "passaggio", non senza un chiarore finale di speranza. Musorgskij pone di suo pugno nell'autografo questo commento al brano: "lo spirito creatore del defunto Hartmann mi conduce verso i teschi e li invoca: questi si illuminano dolcemente all'interno".

Fa da contraltare a queste atmosfere un vitalismo istintivo e cieco: il Balletto dei pulcini nei loro gusci con la buffa agitazione degli strumenti, i giochi di bambini nel parco parigino delle Tuileries, con il suo cullare sornione inframmezzato da acute volatine melodiche, la vivacità del Mercato di Limoges (quasi uno Scherzo fantastico), proiettano in una dimensione fresca e primigenia la musica di Musorgskij.

La quarta tendenza è quella che inscena la mostruosità terribile. Ne abbiamo un esempio in Gnomus: il minaccioso motto iniziale e il sospettoso marciare intende rappresentare, in atmosfere quasi cinematografiche, un nano malvagio che si aggira nella foresta. Anche la strega Baba Jaga appartiene alla categoria dei "mostri": definita nei racconti russi "nonna del diavolo", abita in una capanna che si erge su zampe di gallina ai limiti della foresta. Con la sua evocazione entriamo nell'ambito del folklore magico slavo pur rimanendo ancora nella dimensione evocativa dell'infanzia. Si racconta infatti ancora oggi ai bambini "cattivi" che essa potrebbe arrivare da un momento all'altro per divorarli. E ci pare proprio di vederla avanzare verso di noi, con la sua casa spaventevole, grazie agli incisi violenti, all'indimenticabile dinamismo e alle sfumature sinistre che Musorgskij riesce a donare alla musica del brano che la descrive.

Il percorso dei Quadri sembra così alternare le fattezze musicali della mostruosità terribile a quelle della vitalità istintiva con la scansione della dimensione neutra, più frequente nei brani iniziali, della Promenade. Così dall'apparizione del terribile si passa alla rimembranza della morte, della sofferenza, e da essa ancora alla dimensione magica di Baba-Jaga, cioè all'energia primigenia, inconscia, madre di quella vitalità intellettuale che fa della "grande porta" il simbolo di un possibile accesso al futuro.

Simone Ciolfi

Guida all'ascolto 4 (versione per pianoforte) (nota 3)

Un mercoledì del giugno 1874 Musorgskij scrisse al «caro Generalissimo», com'egli apostrofava Vladimir Stasov, eminenza grigia della scuola nazionale russa. «Lavoro a tutto vapore ai Quadri, come ho lavorato a tutto vapore ai tempi del Boris. Le note e le idee vorticano nell'aria; io le divoro con fame febbrile e trovo appena il tempo di schizzare ogni cosa sulla carta. Sono alla stesura del quarto pezzo. I trapassi sono riusciti, grazie alle promenades. Vorrei condurre in porto il tutto al più presto e come meglio posso. Il mio stato d'animo si fa luce negli interludi. Fino ad ora sono soddisfatto. Vi abbraccio e sento che mi benedirete per quanto faccio - e quindi, beneditemi!» L'occasione del furore creativo era stata una recente mostra di disegni e schizzi dell'architetto Victor Hartmann, grande amico di Musorgskij, morto nell'estate del 1873. Dieci pezzi della mostra danno il titolo ad altrettanti quadri pianistici, e sono introdotti e raccordati da una Promenade, che nelle sue variazioni illustra, come ci avverte Musorgskij, l'umore dell'autore.

1) Gnomus - un nanerottolo si avanza sulle gambe storte, tratteggiato da una scrittura musicale colorita, costruita, come gran parte dei quadri, per libere associazioni di quelle idee che il compositore afferma vorticavano nell'aria durante il lavoro. 2) Il vecchio castello - canto di un trovatore sotto le mura di un castello, appoggiato su singolari armonie. 3) Tuileries - una baruffa di ragazzetti nei giardini delle Tuileries. 4) Bydlo - nome del carro da buoi polacco a grandi ruote, descritto con una marcia dal suo apparire in distanza, fino alla piena presenza, e poi nella dissolvenza del suo allontanarsi. 5) Danza di pulcini nei loro gusci - uno «scherzino» con «trio», a corrispettivo di un bozzetto per una scena di balletto. 6) Due ebrei polacchi, l'uno ricco e l'altro povero - Musorgskij li identifica attraverso due princìpi tematici antitetici. Solenne il passo del ricco, querula la voce del povero. Dapprima le immagini tematiche sono esposte in successione, e poi sovrapposte, come ad indicare l'indifferenza dell'uno per gli argomenti dell'altro. 7) Limoges, la piazza del mercato - un altro scherzo solcato da improvvisi sforzati, che tratteggiano i pettegolezzi e la baruffa delle comari. 8] Catacumbae - un autoritratto di Hartmann che visita le catacombe di Parigi alla luce di una lanterna. Sul manoscritto, in corrispondenza dell'Andante, intitolato «Cum mortuis in lingua mortua», Musorgskij ha scritto: «lo spirito creatore del defunto Hartmann mi conduce verso ì crani e li invoca - i crani rilucono dolcemente dall'interno». Al basso abbiamo il tema della promenade (Musorgskij), avvolto nei tremoli della mano destra (il lucore dei crani). 9) La capanna di Baba-Yaga - il quadro rappresenta un orologio su zampa di gallina, è la dimora di Baba-Yaga, una strega popolare russa. La musica la tratteggia nell'incedere demoniaco. 10) La grande porta di Kiev - Progetto di una nuova porta a Kiev, con ornati in stile russo barbarico. Musorgskij vi fa corrispondere un inno condotto nello stile modale dei cori di giubilo dell'opera russa, da «La vita per lo zar» al finale delI'«Uccello di Fuoco».

Gioacchino Lanza Tomasi

Guida all'ascolto 5 (versione per pianoforte) (nota 4)

Sulla novità compositiva e sulla dirompente capacità visionaria dei Quadri da un'esposizione di Modest Musorgskij si sono scritti fiumi d'inchiostro. In effetti essi rappresentano un punto di riferimento assoluto nel repertorio di ogni pianista, così come un capolavoro irrinunciabile per le possibilità di un'orchestra, specie dopo la straordinaria trascrizione che fece dell'originale Maurice Ravel nel 1922. Musorgskij li aveva messi in partitura nel 1874 in memoria dell'amico, pittore e architetto, Viktor Aleksandrovic Hartmann, intellettuale con cui aveva condiviso sentimenti nazionali di valorizzazione della cultura popolare russa. Rappresentano la traduzione musicale immaginifica di alcurii quadri (disegni e acquerelli) esposti al pubblico durante la mostra retrospettiva allestita a San Pietroburgo all'Accademia Russa di Belle Arti dal critico e amico comune Vladimir Stasov. Musorgskij vi aveva contribuito inviando alcune tele per una "personale" imponente di circa 400 opere. A noi sono offerti 10 numeri corrispondenti a 10 quadri, collegati tra loro da una Promenade, cioè una passeggiata: il percorso immaginario fatto dall'autore che va curiosando da un'opera all'altra. Questa passeggiata è riconoscibile anche se non è mai la stessa, sottoposta a frequenti variazioni, dato che rappresenta la variabile impressione psicologica dopo l'osservazione delle opere. Entriamo allora nella mostra di Pietroburgo, insieme a Musorgskij.

La Promenade introduttiva, pentatonica, ci conduce, attraverso la sua "andante", cadenzata motricità in un percorso dentro le sale allestite. Pochi passi e siamo di fronte al primo quadro, Gnomus, una creatura immaginaria, mostruosa, elfica, sorta di mago cattivo che si aggira nel folto nella foresta; è tratteggiato con guizzi improvvisi e sinuosi e acciaccature alternate a improvvisi silenzi: la scrittura è scarna, essenziale, su timbri, diremmo, selvaggi, primitivi. Una dolce Promenade anticipa le atmosfere languide del Vecchio Castello. Un solitario trovatore di fronte alle antiche mura intona la propria, malinconica canzone, una melodia medievaleggiante che narra con sentimento di amori passati. Toni trasognati ed espressività ne sono il tratto essenziale. Ora il passo è deciso e breve risulta la nuova Promenade che precede la scena frizzante di Tuileries o il "Litigio di fanciulli dopo il gioco": dei bimbi giocano nei giardini del parco parigino delle Tuileries, mentre le severe governanti parlottano tra loro. Qui Musorgskij intreccia motivi e cantilene infantili alternandoli con le parole delle badanti e a tratti pare di sentire persino i rimproveri, i pianti e i richiami attraverso rapidissimi scatti, tratti imploranti, onomatopee. Bydlo è un caratteristico carro di contadini polacchi, dalle ruote alte, pesantissimo: viene faticosamente trascinato dai buoi, attraverso il meccanico moto rotatorio di un tema catapultato al registro grave. Il basso del piano è letteralmente scavato dentro profondi accordi che paiono sprofondare nel fango. Questo tema scuro, tetro, nel suo processo rotatorio disegna il carro che si avvicina, ci passa davanti con fragore violento, si allontana nel suo sferragliare sempre più attutito, come ingoiato dalla vastità della campagna.

Poche battute di una Promenade attonita, assorta, poi appesantita, che "testimonia" la pesantezza della scena appena conclusa ci portano a uno scherzo, il Balletto dei pulcini nei loro gusci, dal disegno originale di Hartmann per Trilby (balletto di Petipa su musiche di Gerber, in scena nel 1870 al Bolshoi) consistente nei bozzetti di scena per gli allievi della scuola d'arte drammatica. Acciaccature e trilli imitano il pigolare e il moto in cerchio dei pulcini; è tutto un luminoso cinguettare, il brano, compreso il Trio, coll'imitazione del verso del crocchiare della gallina attorno ai piccoli. E quanto crudo e tetro appare, poco dopo, il successivo Samuel Goldenberg e Schmuyle: due ebrei polacchi si incontrano, il primo ricco e tronfio, il secondo povero e implorante. La scena utilizza il profilo della melodia ebraica su scale con intervalli diminuiti e collegati a semitono. Da una parte il tema altero e gretto del ricco, dettato da un taglio netto, categorico, dall'altro quello petulante del povero su notine spezzate e supplichevoli arrotondate su arretrante profilo melodico. A un certo punto le differenze sono tanto enfatizzate da presentare i due temi sovrapposti, risultando l'uno il versus dell'altro: sino a una sorta di pianto finale, troncato da sdegnoso diniego. Una Promenade simile alla prima conduce al Mercato di Limoges, uno scherzo che rappresenta una scena di clamore e chiasso di folla, dove si sente il cicaleccio delle contadine che alla fine degenera in rumorosa lite. Sull'ultimo strepito si sente un profondo accordo risonante: è l'inizio di Catacombe; nel bozzetto Hartmann raffigura se stesso in visita alle catacombe di Parigi, al lume di lanterna. Risuonano potenti accordi, scarni, lugubri, ischeletriti. Nei riverberi si percepisce l'eco in risonanza di estesi spazi sotterranei: le grotte delle catacombe. Il percorso diviene occasione di riflessione interiore. Si giunge alla pura contemplazione mistica in Cum mortuis in lingua mortua, dove il tremolo acuto che sovrasta la citazione di Promenade, nell'alchimia che ne fuoriesce, pare simboleggiare una fiammella votiva, o un cielo costellato da stelle tremolanti: una sconvolgente visione sulle tematiche della vita e della morte.

La capanna sulle zampe di Gallina, ovvero Baba Yaga, spazza la scena come un vento impetuoso. Ispirato alla strega cattiva, personaggio demoniaco del folclore russo, è uno scherzo feroce dalla scrittura pianistica brutale, selvaggia, con percussive ottave, accompagnamento ossessivo, salti e rimbalzi accordali goffi e terrorizzanti "sporcati" da acciaccature, dissonanze, accenti, sforzati. Nella parte centrale, con i rintocchi dell'orologio a cucù della casa della strega, si sente un sonoro tutto tremoli insistenti, lugubri e spaventose risonanze, mentre la ripresa del tema corrisponde a un furioso inseguimento. D'improvviso ecco le note della Grande porta di Kiev. Il bozzetto di Hartmann progettava un monumento in onore dello zar Alessandro II dopo uno scampato attentato. Un tema ad ampi accordi, l'arcata dell'edificio sonoro simbolicamente alludente alla Porta, è il refrain di un rondò ricco di episodi e variazioni. Un mistico corale corrisponde a un canto battesimale tratto dal repertorio dei canti della Chiesa ortodossa russa. Nel finale, potente ed enfatico, il pianoforte diviene una macchina di suoni luminescenti dove al rintocco solenne delle campane si sovrappone il ricordo, muscolare e penetrante, del tema della Promenade, che conclude trionfalmente i Quadri.

Marino Mora


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 25 novembre 1977
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorium Parco della Musica, 16 febbraio 2013
(3) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 9 maggio 1973
(4) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 310 della rivista Amadeus

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Ultimo aggiornamento 25 febbraio 2017
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