Glossario
Guida all'ascolto



Il giocatore, op. 24

Opera teatrale in quattro atti

Libretto dell'opera (nota 1)

CARATTERE DEI PERSONAGGI
(quale è delineato da Dostoevskij nel suo romanzo)
Il Generale
Cinquantacinque anni. Era abbastanza imponente e decoroso, di statura quasi alta, coi favoriti e i grandi baffi tinti (da ex corazziere), con un viso appariscente, benché alquanto afflosciato. Le sue maniere erano eccellenti; il frac, lo portava con molta spigliatezza. Mostrarsi a passeggio con un uomo simile era non soltanto più che lecito, ma, se si può dir così, era addirittura raccomandabile.
La nonnetta
Terribile e ricca, settuagenaria, Antonida Vassil’evna Tarasseviceva, possidente e signora moscovita, sebbene priva dell’uso delle gambe, portata come sempre negli ultimi cinque anni in poltrona, ma, secondo il suo solito, vivace, collerica, soddisfatta di sé, seduta diritta, in atto di gridare forte e in tono di comando, di sgridare tutti. La nonna era di razza grossa, e sebbene non si alzasse dalla poltrona, tuttavia si presentiva, guardandola, ch’era di statura assai alta. Teneva la schiena diritta come un’asse e non si appoggiava alla poltrona. La sua gran testa canuta, dai grossi e decisi lineamenti del viso, stava drizzata in su; aveva addirittura un’aria insolente e provocante; e si vedeva che aveva lo sguardo e i gesti perfettamente naturali. Nonostante i settantacinque anni, il suo viso era abbastanza fresco e nemmeno i denti erano stati troppo danneggiati. Indossava un vestito nero di seta e una cuffia bianca. L’aspetto imperioso e autoritario della nonna che veniva portata in poltrona era la causa principale dell’effetto.
Polina
Figliastra del Generale. Guardatela, specie quando se ne sta sola a sedere, sopra pensiero; è qualcosa di predestinato, di condannato, di maledetto! Del resto, per esser bella, è bella. È alta e ben formata. È solo assai sottile. Mi pare che la si possa intrecciar tutta in un nodo, o piegarla in due. I capelli hanno un riflesso rossastro. Gli occhi sono proprio quelli del gatto, ma come sa guardare con orgoglio e alterigia!
Aleksej
Venticinque anni. Baccelliere. Nobile. Veste con decoro, perfino con eleganza, da persona che appartiene alla migliore società.
Il Marchese
Ch’egli appartenga alla migliore società è fuor di dubbio. È altezzoso e incurante con tutti. Aveva realmente tratto d’impiccio l’anno scorso il Generale e gli aveva dato trentamila rubli per coprire un ammanco di una cassa governativa, al momento della consegna dell’ufficio. Così che, naturalmente, il Generale è stretto nella sua morsa. Allegro e cortese, quando ciò era necessario e vantaggioso, e insopportabilmente noioso, quando veniva meno la necessità di essere allegro e cortese. Ostentava il suo disprezzo per Aleksej. Barba caprina. Conosco qui una persona che l’ha incontrato anche sotto altro nome.
Blanche
Mademoiselle Blanche è bella. Ma non so se mi si comprenderà, se dirò che ha uno di quei volti che possono incutere paura. Io almeno ho sempre avuto paura di simili donne. Deve avere venticinque anni. È alta e larga di spalle che sono tonde; ha un collo e un seno magnifici; il colore della pelle è un giallo olivastro, nero quello dei capelli come l’inchiostro di china, e di capelli ne ha moltissimi, basterebbero per due acconciature. Gli occhi neri, le sclerotiche degli occhi giallognole, lo sguardo sfrontato, i denti bianchissimi, le labbra sempre dipinte; è profumata di muschio. Veste in modo da far effetto, riccamente, con sfarzo, ma con un gran gusto. Meravigliosi i piedi e le mani. La sua voce è quella di un roco contralto. Talvolta scoppia a ridere e mostra così tutti i denti, ma di solito ha un contegno taciturno e insolente. Mi pare che tuttavia la sua vita non sia passata senza avventure. Se si ha proprio da dir tutto, può darsi che il Marchese non le sia affatto parente, e che sua madre non sia per nulla sua madre.
Mister Astley
Mi guardò col suo sguardo fisso, plumbeo, senza aprir bocca. È difficile cogliere una preoccupazione o qualsiasi turbamento nel suo viso. Non ho incontrato in vita mia un uomo più timido. Mi sembra ch’egli sia perdutamente innamorato di Polina. Mister Astley è enormemente ricco. Mister Astley è nipote di un lord, e questo lord si trova qui.
Il principe Nil’skij
Sparuto, con gli occhiali.
Potapyc
Un vecchietto canuto con una rosea calvizie; maggiordomo, in frac con la cravatta bianca, ma col berretto in testa.
Il barone Wurmerhelm
Asciutto, alto. Aveva il viso storto e coperto di mille rughe minute; portava gli occhiali e poteva avere un quarantacinque anni. L’attaccatura delle gambe gli cominciava quasi dal petto; vuol dire ch’era di razza. Superbo come un pavone. Un po’ tardo. Aveva nell’espressione del viso qualcosa del montone, che a modo suo teneva il posto di chi sa quale profondità di pensiero.
La baronessa Wurmerhelm
Indossava un abito di seta d’incommensurabile circonferenza, di un color grigio chiaro, con le frange, con la crinolina e lo strascico. Era piccola di statura e di una grassezza straordinaria, con un mento terribilmente grasso e avvallato così che non si vedeva affatto il collo. Il viso era vermiglio. Gli occhi piccoli, cattivi e sfrontati. A camminare, pareva che si degnasse di fare a tutti un onore.
Marfa
Fantesca della nonna, una ragazza quarantenne, dal viso colorito, ma coi capelli già brizzolati. Porta la cuffia, un vestito di cotone e scarpe di montone con lo scrocchio.
Una signora pallida
Una signora sui trent’anni, vestita assai modestamente ma con un certo decoro. Il suo viso stanco e morbosamente pallido ricordava anche ora la sua meravigliosa bellezza di un tempo.

ATTO PRIMO

Giardino del Grand Hôtel di Roulettenburg.
Aleksej
(disperato, vedendo Polina che gli si avvicina)
Come troverò le parole per raccontare tutto a Polina?
Polina
(si avvicina ad Aleksej: tutta la loro conversazione è fatta di brevi frasi, pronunciate con evidente sforzo)
Avete eseguito l’incarico che vi avevo dato?
Aleksej
L’ho eseguito.
Polina
I diamanti li avete impegnati?
Aleksej
Li ho impegnati.
Polina
Siete andato alla sala da gioco?
Aleksej
Sì.
Polina
Avete giocato? E allora?
Aleksej
Ho giocato.
Polina
Perché tacete?
Aleksej
(bruscamente)
Ho perso tutto.

(Polina, nascondendo la propria agitazione, esce in silenzio. Entra un gruppo molto animato: Blanche, il Marchese, Mister Astley e il Generale. Un fattorino consegna al Generale un telegramma.)
Blanche
(allegramente)
Ecco un telegramma.
Generale
Un telegramma.
(Lo apre.)
Blanche
Interessante.
Marchese
(sbirciando il telegramma da dietro le spalle del Generale)
Ah, la nonnetta...
Generale
(con tono di una tristezza molto formale)
La nostra povera nonnetta sta proprio male. È già un miracolo se Dio le accorda ancora qualche giorno.
Blanche
(allegramente)
Generale, oggi avete un’aria molto attraente.
Generale
(lusingato)
Ma cosa dite!
Blanche
Avete un così bel colorito!
Generale
Sono lusingato. È così raro sentir da voi simili complimenti.
Marchese
(con tono concreto)
Mandate un altro telegramma. Forse è già spirata.
Generale
Un suggerimento molto ragionevole.
Blanche
(rivolgendosi con tono ironico ad Aleksej, che si avvicina)
È la perdita di seimila gulden che vi dà un’aria così abbattuta?
Generale
(esterrefatto)
Sei... sei... seimila?
Blanche
Questa mattina.
Marchese
(velenosamente)
Erano soldi vostri?
Aleksej
(con tono secco)
Miei.
Generale
(con sincero stupore)
Davvero? E dove li avete presi?
Aleksej
Intanto me li avete dati voi stesso per le lezioni ai vostri figli. Poi... cinque o sei colpi di fortuna.
Generale
Sì, ma...
Aleksej
Prima ho vinto seimila. Poi... due colpi sfortunati... e di nuovo zero.
Marchese
(con tono edificante)
Bisogna essere più assennati.
Blanche
E non giocare alla roulette.
Marchese
E guadagnar soldi in modo onesto.
Aleksej
(con aria di sfida)
Come è possibile farlo, qui?
Marchese
In che senso, qui?
Aleksej
Già, un padre onesto, una famiglia obbediente, la cicogna sul tetto e tanti bei fiorellini davanti a casa. Tutti lavorano come buoi e metton da parte soldi: gulden, gulden, gulden.
Generale
(con tono condiscendente)
Già.
Aleksej
La figlia resta zitella: niente dote. Il figlio minorenne già lo mandano a sgobbare, e i soldi li usano per far crescere il capitale.
Generale
Be’... Voi adesso...
Aleksej
È così, esattamente così. L’ho verificato. Alla fine, di gulden ne han messi da parte un bel po’, e il figlio maggiore, a quarant’anni, può finalmente sposarsi. Il padre lo benedice. Versa anche qualche lacrima, dà qualche saggio consiglio, fa testamento e muore! E così via, così via. Passano sei generazioni ed ecco la solida ditta “Goppe and company”.
No, tutto ciò è intollerabile per il mio sangue tataro!
Marchese
(che ha ascoltato distrattamente, stralunando un po’ gli occhi, e non ha capito gran parte del discorso)
Tataro... c’est ça.
Generale
(con aria significativa)
Non so se abbiate ragione, ma so di certo che assumete un tono insopportabile appena vi lasciate prendere dalla foga.
Marchese
Su, andiamo, Generale, bisogna spedire il telegramma.
Blanche
(con aria civettuola)
Su, sbrigatevi!
Generale
(con tono innamorato)
Sì, sì.

(Blanche, il Marchese e il Generale salutano Mister Astley ed escono.)
Astley
(rivolgendosi ad Aleksej)
Mi piacciono le vostre osservazioni: non mancano di vivezza e intelligenza. Sarei lieto se passaste da me a fumare un sigaro.

(Saluta ed esce.)
Aleksej
(solo)
Straordinario! Incredibile! Con quella povera nonna si comportano in modo più disgustoso che comico. Non fanno che mandare un telegramma dopo l’altro: è morta o sta morendo? Ah ah ah, ah ah!
Polina
(entrando)
Che cosa vi diverte? Forse aver perso tutti imiei soldi?
Aleksej
E perché voi me li avete dati da perdere? Vi avevo detto che non posso giocare per gli altri, e tanto meno per voi! Ditemi, siete molto avvilita di aver perso tutti quei soldi?
Perché avete voluto rischiare tanto?
Polina
A che servono tutte queste domande?
Aleksej
Voi stessa avevate promesso di darmi una spiegazione.
Polina
Semplicemente dovevo e volevo restituire un mio debito.
Aleksej
Bel debito! È al Marchese che li dovete?
Polina
Che domanda irritante! Oggi siete insopportabile.
Aleksej
(accalorandosi)
Ascoltatemi, io sono assolutamente convinto che quando comincerò a giocare per conto mio vincerò. Allora potrete prendere da me tutto quello che vi occorre.
Polina
(con stupore e disprezzo)
Da voi?
Aleksej
Non adiratevi per questa mia proposta: io sono vostro schiavo, perciò non dovete vergognarvi della proposta di uno schiavo. Gli schiavi non possono offendere.
Polina
Tutte stupidaggini! Non sopporto questa vostra teoria della schiavitù.
Aleksej
Vincerò, so che devo vincere. È la mia unica via di uscita.
Polina
Da dove vi viene questa fanatica sicurezza?
E a che cosa vi servono i soldi?
Aleksej
I soldi sono tutto! Se ne avessi, anche voi mi trattereste in modo ben diverso. Altro che schiavo!
Polina
Avete detto che essere schiavo per voi è un piacere. Anch’io penso che sia così...
Aleksej
Anche voi pensate che sia così! Ah, che bella innocenza! Sì, è vero, essere vostro schiavo è un piacere. Esiste un piacere nello scendere fino all’ultimo gradino dell’umiliazione e della bassezza. Ma forse aspiro anche ad altri piaceri. Può darsi, per esempio, che abbia una gran voglia di menare il Marchese per il naso davanti a voi!

(Aleksej si allontana da Polina e si scontra con il Marchese che entra per dare al fattorino telegramma e soldi. Aleksej guarda il Marchese con odio, il Marchese lo guarda con disprezzo. Subito si separano: il Marchese si allontana, Aleksej torna verso Polina.)
Marchese
(allontanandosi, borbotta tra sé)
Ah, il maestrino!
Polina
Per il naso?
Aleksej
(con tono sofferente)
Non riesco più a concepire un solo pensiero degno di un uomo. Tutto in me si è fermato. E voi sapete perché. Non so più cosa succede nel mondo, che cosa succede da noi in Russia. Vedo solo voi dappertutto, tutto il resto mi è indifferente. Non riesco più a capire se siete bella, nemmeno di viso. Forse avete un cuore cattivo e una mente crudele.
Polina
Per questo forse volete comprarmi col denaro, perché non credete alla mia nobiltà d’animo?
Aleksej
No, non è così... Vi ho detto che mi riesce difficile spiegarmi. Voi mi schiacciate. Quando sono lassù, nella mia stanzetta, mi basta ricordare il fruscio del vostro vestito per cadere nella più nera disperazione. Sapete che un giorno vi ucciderò? Non perché abbia smesso di amarvi o sia geloso. Così, semplicemente per uccidervi, semplicemente perché
ogni tanto mi vien voglia di divorarvi.
Voi ridete?
Polina
(irritata)
No, non rido. Vi ordino di tacere.
Aleksej
Lo sapete che uscire insieme per noi due è pericoloso? Molte volte mi è venuta una voglia pazza di picchiarvi, sfigurarvi, strangolarvi.
Polina
(indignata)
Tacete!
Aleksej
Voi mi porterete alla pazzia. Sento di amarvi ogni giorno di più, benché sia quasi impossibile. Ricordate, due giorni fa in montagna vi mormorai: “Dite una sola parola e io mi butto nel burrone”. Se voi in quel momento aveste detto quella parola, certamente mi sarei buttato. Possibile che non lo crediate?
Polina
E perché avrei dovuto costringervi a buttarvi nel burrone? Per me sarebbe stata una cosa inutile.
Aleksej
(agitato)
“Inutile”! Straordinario! Avete detto apposta la parola “inutile” per schiacciarmi. Io vedo dentro di voi. Oh, state rischiando!
Polina
(vedendo il Generale che si avvicina)
Per ora siete voi che rischiate. Vi rendete conto che il mio patrigno potrebbe sentire le vostre parole?

(Entrano il Generale e il Marchese.)
Generale
(riponendo del denaro nel portafoglio)
Vi sono grato di tutto cuore.
Marchese
(con servile gentilezza)
Sono lieto di potervi essere utile ancora. Ecco la ricevuta. Firmatela, per regolarità.
Generale
Volevo ricordarvelo io stesso.
(Guarda la ricevuta, con stupore.)
Qui c’è scritto dieci? Ma voi mi avete dato...
Marchese
Cinque.

(Scena muta tra il Generale e il Marchese.)
Generale
(vedendo Aleksej)
A proposito, mio caro, eccovi una banconota da mille.
(indicando l’albergo)
Andate a cambiarla in cassa ma... ma non pagate il conto.

(Il Generale si volta verso il Marchese. La scena muta si ripete.)
Dunque vi devo firmare la ricevuta.

(Esce con il Marchese.)
Polina
(ad Aleksej)
Se io vi dicessi: uccidete quell’uomo, voi lo uccidereste?
Aleksej
Chi, il Marchese?
Polina
Chi vorrò io. Voglio sapere se ora avete parlato seriamente.
Aleksej
Ma ditemi una buona volta, che cosa sta succedendo qui?
Polina
Vi ho fatto una domanda. Rispondete.
Aleksej
Si capisce, l’ucciderei; chiunque mi ordinerete di uccidere lo ucciderò. Ma potreste darmi un ordine simile?
Polina
Pensate che possa avere pietà di voi? Vi darò l’ordine e me ne starò in disparte. Ma potrete sopportare tutto questo? Ah, ah, ah. Vedete quella signora grassa? È la baronessa Wurmerhelm. Perché ci guarda con tanta insistenza? Andate subito, accostatevi alla Baronessa, toglietevi il cappello e ditele qualche parola in francese.
Aleksej
Perché?
Polina
Mi avete giurato che vi sareste buttato nel burrone; mi avete giurato che avreste ucciso, se ve lo avessi ordinato. Invece di tutte queste tragedie, mi è venuta voglia di ridere. Andate, voglio vedere come il Barone vi colpirà col suo bastone.
Aleksej
Mi sfidate?
Polina
Sì, vi sfido! Andate!
Aleksej
Va bene, vado. Ma che assurda fantasia offendere una donna!
Polina
Non siete altro che un chiacchierone! Avete ragione, perché mai offendere una donna... Non farete a tempo ad aprir bocca che già il Barone vi avrà rotto il suo bastone sulla testa.

(Aleksej, lanciando uno sguardo furioso a Polina, si volta con impeto e si accinge a eseguire l’ordine. L’inchino di Aleksej che fa un gesto con il cappello sembra quasi non attirare l’attenzione della Baronessa, che continua ad avvicinarsi a lui. Solo il Barone aggrotta appena le sopracciglia.)
Aleksej
(staccando le sillabe)
Madame la Baronne, j’ai...
(Gesto sorpreso del Barone.)
oui... j’ai l’honneur d’être votre esclave.
Barone
(schiarendosi la voce)
Hein?

(Altro inchino, atteggiamento rispettoso e sorriso di Aleksej.)
Barone
(schiarendosi ancora più decisamente la voce)
Hein?
Aleksej
Jawohl!
Barone
(agitando il bastone, ma cominciando ad avere paura)
Sind sie rasend?
Aleksej
(con tutta la sua forza)
Jawohl!

(I passanti cominciano a fermarsi. Il Barone e la Baronessa si allontanano in fretta.)
ATTO SECONDO

Hall del Grand Hôtel. Il Generale, di fronte a lui Aleksej. In una poltrona, con un giornale in mano, il Marchese.
Generale
(furioso)
Egregio signore, che cosa avete combinato?
Aleksej
State evidentemente alludendo al mio incontro con un tedesco?
Generale
(arrossendo di rabbia)
Con un tedesco? Questo tedesco è il barone Wurmerhelm, un personaggio molto importante. E voi vi siete comportato scorrettamente con lui e con la Baronessa.
Aleksej
Ma niente affatto.
Generale
Voi li avete spaventati, egregio signore.Avete suscitato un autentico scandalo!
Aleksej
Lo nego assolutamente. Fin da quando ero a Berlino, mi aveva colpito quel disgustoso “Jawohl!”. Quando li ho incontrati nel viale, non so perché, mi è tornato in mente quel “Jawohl!” e l’ho ripetuto qualche volta.
Generale
Mi sta prendendo in giro? Marchese, questo signore vuole a tutti i costi ficcarsi nei pasticci.
Marchese
(da dietro il giornale)
Ah, ah!
Aleksej
La mia azione non è stata certamente bella. Può esser considerata perfino stupida, rozza. Ma negli ultimi tempi sono così irritabile, così nervoso.
(Si rivolge bruscamente al Marchese.)
Davvero, talvolta ho una gran voglia di rivolgermi al Marchese...
Marchese
Che cosa?
Aleksej
Ma non vorrei che si offendesse. In poche parole, questi sono sintomi di una malattia. Non so se la Baronessa vorrà considerare questa circostanza, quando le presenterò le mie scuse.
Generale
Basta, egregio signore! Basta! Non presenterete le scuse alla Baronessa.
Aleksej
Ma io...
Generale
Non le presenterete! Le vostre scuse per lei saranno solo umilianti.
Aleksej
Signor Generale!
Generale
(continua)
Troppo umilianti! Io, io sono stato costretto a chiedere scusa al Barone, e gli ho dato la mia parola che immediatamente, oggi stesso, verrete cacciato. Addio. Da voi non ho avuto altro che fastidi e seccature. Ho l’onore di congedarmi da voi.
Aleksej
Signor Generale, la cosa non può finire così. Come avete potuto pensare di arrogarvi il diritto di rispondere per me di fronte al Barone? Non sono vostro figlio, non sono sotto la vostra tutela. Ho venticinque anni, sono laureato, sono nobile, e per voi sono assolutamente un estraneo. Soltanto il mio grande rispetto per voi mi trattiene dal pretendere ora da voi soddisfazione per esservi arrogato il diritto di rispondere per me.
Generale
(allargando le braccia per lo stupore)
Come? Marchese, avete sentito, a momenti mi sfida a duello...
Marchese
(da dietro il giornale)
Ah, ah!
Aleksej
Ma non ho intenzione di perdonarla, al Barone: domani esigerò da lui una spiegazione formale delle cause per le quali egli, avendo una questione con me, si è rivolto, lasciandomi da parte, a un’altra persona.
Generale
(perdendo il controllo)
Che cosa state farneticando? Badate, egregio signore, badate... o vi giuro che io... io... con il mio grado... e anche il Barone... con una parola vi faremo arrestare... arrestare per impedirvi di compiere qualche reato.
Aleksej
(tranquillo)
Signor Generale, non si può arrestare per un reato che non è stato commesso.
Generale
(prendendo Aleksej per un braccio)
Per amor di Dio, Aleksej Ivanovic, lasciate stare queste assurdità! Di nuovo seccature, di nuovo scandali! Cercate di capire, Aleksej Ivanovic,
(Guarda con inquietudine in direzione di Blanche, che passa in fondo alla scena.)
io devo mantenere un particolare contegno, soprattutto in questo momento.
Aleksej
(ritirandosi)
Non temete.
Generale
(quasi teneramente)
Aleksej Ivanovicˇ... Mi ricordo di quando eri bambino...
Aleksej
Tutto andrà nel modo più corretto e conveniente.
(Aleksej esce.)
Generale
Marchese, Marchese, che fare? Davvero farà qualche stupidaggine, e ne verrà fuori un terribile scandalo! Uno scandalo!
(con tono confidenziale, ma allusivo)
Uno scandalo che anche per voi non sarebbe auspicabile.
Marchese
Per farvi piacere, cercherò di mettere una buona parola... o di trovar qualcuno che possa mettere una buona parola con quel ragazzo. Quanto a voi, caro Generale, a proposito di quella cambiale, che mi avete dato...
Generale
(con grande amabilità)
Mio caro Marchese, appena le circostanze...
(Escono sottobraccio.)
Aleksej
(rientra)
Non volevo assolutamente irritare il Generale. Ma Polina si è comportata con me con tanta crudeltà e mi ha spinto su una strada così stupida che vorrei obbligarla a chiedermi di fermarmi.

(Entra Mister Astley.)
Ah, Mister Astley, sono passato da voi.
Astley
Voi da me e io da voi. Come vi vanno le cose dopo l’incontro col Barone?
Aleksej
Possibile che tutti lo sappiano?
Astley
Oh no, non tutti. E non vale neppure la pena che lo sappiano tutti. Che cosa avete intenzione di fare ora? Io vi sono amico e per questo stavo appunto venendo da voi.
Aleksej
Siete molto caro, Mister Astley. Ditemi il vostro parere: perché, quando ho minacciato di riaprire quella faccenda, il Generale si è così allarmato? Ma ha avvertito che in questo momento deve mantenere un particolare contegno. “Un particolare contegno”!
Non vi sembra che tutto ciò sia un po’ troppo “particolare”?
Astley
La questione riguarda la fidanzata del Generale.
Astley
La fidanzata del Generale?
Astley
Non credo sia un segreto.
Aleksej
Blanche?
Astley
Blanche.
(Astley invita Aleksej a sedersi. Si siedono.)
Due anni fa ella era già qui... con un certo principe italiano. Un bel giorno rimase senza principe.
Blanche
(entra precipitosamente)
Mister Astley! Dove si è cacciato il Generale?
(Tutti e due si alzano.)
Aleksej
È andato in albergo.
Blanche
(ignorando Aleksej, si rivolge ad Astley)
Non lo avete visto?
Astley
È andato in albergo.
Blanche
(tornando verso l’albergo)
Merci.

(Esce. I due uomini si siedono.)
Aleksej
(ricordando ad Astley la frase con cui si era interrotto)
Rimase senza principe.
Astley
Nella sala da gioco, vedendo vicino a sé il barone Wurmerhelm, mademoiselle Blanche si rivolse a lui con il suo abituale sorriso e gli chiese di puntare per lei dieci luigi d’oro sul rosso.
(Aleksej agitato picchia il pugno sul tavolo.)
In conseguenza di ciò, su denuncia della Baronessa, fu allontanata dalla sala.
Aleksej
Non può essere!
Blanche
(uscendo di corsa dall’albergo)
Mister Astley! Non ho trovato il Generale!

(Entrambi si alzano.)
Aleksej
(di nuovo intervenendo non richiesto)
Ma è andato in albergo!
Blanche
(ad Astley, ignorando Aleksej)
Non l’ho trovato...
Astley
Ma è andato in albergo!
Blanche
Merci.
(vedendo il Generale)
Eccolo.
(Lo chiama.)
Generale!
(Si dirige verso di lui.)
Aleksej
(ad Astley, ripetendogli l’ultima frase)
Fu allontanata dalla sala.
Astley
Il resto lo capite da solo. Mademoiselle Blanche vuol diventare moglie del Generale e fino al matrimonio non vorrebbe attirare su di sé l’attenzione della Baronessa.
Aleksej
Altrimenti questa volta la allontanano dall’albergo.
Astley
Proprio così.
Aleksej
(diventando molto serio)
E Polina, che si fa vedere dappertutto, al parco, a destra e a manca, con questa Blanche sottobraccio? Come è possibile?
Astley
Ma Blanche è la fidanzata del Generale. Muore la nonna moscovita, si apre il testamento, il Generale si sposa, e il Marchese riavrà i suoi soldi. È l’unica cosa che aspettano.
Aleksej
L’unica cosa? Lo credete veramente? No, quel marchesuccio aspetta anche lui l’eredità: così Polina avrà la dote e, una volta avuta la dote, gli si getterà al collo. Al collo! Capite, si getterà al collo di quel farabutto! Polina è capace soltanto di amare appassionatamente e niente più. Osservatela, soprattutto quando siede immersa nei suoi pensieri. Ha qualche cosa di fatale, inesorabile, maledetto! Essa è capace di tutti gli orrori della vita e della passione, essa... essa...

(Aleksej si interrompe, vedendo entrare il Marchese. Pausa.)
Mar*chese
Vengo da voi per un affare.
Astley
(ad Aleksej)
Arrivederci.

(Si inchina al Marchese ed esce. Il Marchese, non sapendo da dove cominciare, è imbarazzato, cerca le parole.)
Marchese
(tra i denti)
Il Generale mi ha mandato per pregarvi di desistere dal vostro proposito. Certo, tutto ciò che avete combinato è molto spiritoso, ma egli mi ha pregato di farvi notare che...
Aleksej
Parlate chiaramente: il Generale vi ha mandato qui per cercar di sapere quali sono i miei prossimi passi.
Marchese
Dio mio! Se il Generale si interessa tanto, è naturale che voglia sapere! Voi architettate tutto questo apposta per far indispettire il Generale. Ma in nome di quella famiglia in cui vi hanno accolto come un parente, vi hanno amato, rispettato...
Aleksej
Scusate, ma sono stato cacciato.
Marchese
Siete stato cacciato?
Aleksej
Sì, sono stato cacciato. E per di più in vostra presenza.
Marchese
(con le braccia incrociate sulla schiena, comincia a camminare avanti e indietro a piccoli passi)
Bene. Benissimo. Benissimo. Se le cose stanno così... Benissimo. Se le cose stanno così, se nessun richiamo ha su di voi alcun effetto... Benissimo. Perfetto. Se nessun richiamo ha effetto, verranno presi provvedimenti. Qui esistono delle autorità. Vi cacceranno via oggi stesso.
(imbestialito)
Al diavolo! Un lattante come voi vuol sfidare a duello... Chi? Un alto dignitario come il Barone. Possibile che non vi sfiori il sospetto che il Barone vi faccia semplicemente cacciare da un domestico?
Aleksej
(addirittura stupito)
Ma non ci andrò io personalmente! Sarà Mister Astley ad andare per conto mio dal Barone, e il Barone lo riceverà. Mister Astley è parente di un lord, di un autentico lord, lo sanno tutti; e fra l’altro il lord è qui. Provi il Barone a non riceverlo...
Marchese
Sembra proprio che vi faccia piacere far nascere uno scandalo! Ve l’ho detto, tutta la faccenda sarà forse divertente, spiritosa... Ma... insomma... Sono venuto per portarvi due parole da parte di una persona. Leggete e datemi una risposta.
Aleksej
(aprendo il biglietto)
Da Polina?
(Legge.)
“Siete irritato e cominciate a commettere ragazzate. Smettetela, vi prego di ascoltarmi e, se è necessario, ve lo ordino.”
Marchese
(osservandolo)
Perfino le labbra gli si sbiancano.
Aleksej
Va bene... dite a... a... mademoiselle... mademoiselle... che stia tranquilla... stia tranquilla... E poi, invece di raccontare schiocchezze, avreste dovuto, mi pare, cominciare con questo!
Marchese
(con tono fintamente innocente)
Sì, avrei voluto... del resto... non sapevo che cosa c’era nel biglietto.
Aleksej
Capisco: è stata vostra l’idea del biglietto, ma vi è stato ordinato di darmelo solo in caso estremo. Non è così?
Marchese
Peut-être.
Aleksej
(si allontana; fra sé, trattenendosi a stento)
Noi due faremo ancora i conti! Faremo i conti... Marchesuccio... farabutto... certo, Polina è in suo potere! Ha accettato obbediente di scrivere su ordinazione il biglietto per me.

(Esce amareggiato.)
Blanche
(entra, venendo dall’albergo, in tenuta da amazzone, con in mano un frustino)
Marchese!
Marchese
Sto proprio cercando il Generale.
Blanche
(chiamandolo)
Generale! Venite presto.
Generale
(entra al sèguito di Blanche; anche lui è vestito per una cavalcata)
Caro Marchese, amico e benefattore.
Marchese
(gentilmente)
Sono sempre a vostra disposizione.
Generale
(abbassando la voce)
Allora, avete piegato quel testardo?
Marchese
(con tono soddisfatto)
Ah, ah!
Generale
(rallegrandosi)
Davvero?
Blanche
La-la-la! Il Marchese è il nostro diplomatico.
L’ho sempre detto.
Generale
(afferrando la mano del Marchese)
Vi sono così...
Marchese
Cosa dite, Generale!
Generale
Vi sono così riconoscente.
Marchese
(evitando i segni di gratitudine)
Da Mosca nessuna risposta?
Blanche
(dolcemente)
La nonnetta!
Generale
Questa mattina ho fatto il conto delle ore: sì, amici, oggi riceveremo il telegramma... Questa sera!
Blanche
(con tono seducente)
Morirà?
Generale
(categorico)
Senza alcun dubbio.
Marchese
Bravo!
Generale
(senza prestare attenzione alle grida)
Pace all’anima sua.

(La nonnetta compare in scena, trasportata a spalla su una poltrona. Potapyc, una cameriera, Fëdor e un secondo Fëdor la accompagnano. La servitù dell’albergo si agita intorno a lei. Accorre il capocameriere. Vengono trascinati in scena bauli e valigie in quantità incredibile. La nonnetta chiama disperatamente Aleksej che ha visto all’interno dell’albergo.)
Nonna
Aleksej Ivanovic! Aleksej Ivanovic!

(Il Generale, vedendo la nonna, comincia a girar su se stesso. Poi, privo di forze, si lascia cadere su una panca ed estrae un fazzoletto. Aleksej, attonito, compare dall’interno dell’albergo.)

Perché te ne stai lì davanti a me con gli occhi spalancati? Non sai più nemmeno darmi ilbenvenuto? O forse non mi riconosci? Potapyc, non mi riconosce. Mi avevano già sotterrata, mi avevano già sotterrata! So tutto, io!
Generale
(balbettando)
No... no... no... no... nonnetta, non-net-ta, non-net-ta, com’è che siete arrivata?
Nonna
E le ferrovie a che cosa servono? Qui voi avevate già deciso tutto: la vecchia ha tirato le cuoia e vi ha lasciato l’eredità? E invece io, gambe in spalla: ed eccomi qua. E questo chi è, il Marchese?
Marchese
(accorre verso di lei e si protende verso la poltrona)
Oui, Madame, et croyez-moi, je suis charmé.
C’est un miracle! Un vrai miracle!
Nonna
Sì, sì, charmé... Ti conosco, vecchio chiacchierone! Non credo neanche un briciolo
(Fa segno col mignolo.)
di quello che dici.

(ad Aleksej, indicando Blanche che, con le sopracciglia alzate e la bocca spalancata, guarda sconcertata la nonnetta)

E quella chi è?
Aleksej
Mademoiselle Blanche.
Nonna
Un tipetto allegro?
(Gesto di sorpresa di Aleksej.)
Bonjour!
Blanche
(fa un inchino molto cerimonioso ed elegante, mostrandosi stupita per una simile domanda)
Bonjour, Madame.
Nonna
(osservando Blanche)
È leziosa, piena di complimenti, abbassa gli occhi, si vede subito che tipo è. Una qualche attrice...

(I servi depongono la poltrona per terra; rivolgendosi al Generale)
Mi stabilisco al piano di sotto. Sei contento o no?
Generale
Nonnetta! Credete ai miei sinceri sentimenti! Eravamo così agitati per la vostra malattia. Abbiamo ricevuto telegrammi così preoccupanti.
Nonna
Frottole, frottole, tutte frottole!
Marchese e Generale
Faremo di tutto per rendervi gradito il soggiorno...
Nonna
(battendo il bastone)
Su, basta. Tutte chiacchiere. So da sola come passare il tempo.
(Entra Polina.)
Salve, Praskov’ja.Tu che fai qui?
Polina
Cara nonnetta! È molto che siete in viaggio?
Nonna
Ecco, questa mi ha fatto la domanda più intelligente: tutti gli altri non hanno fatto che esclamare ah, oh!
(a Polina)
Ecco com’è andata: sono stata a letto un bel po’, e medicine su medicine; poi, un bel giorno ho cacciato via tutti i dottori e ho chiamato il sagrestano di San Nicola. Aveva guarito una donna da una malattia come la mia con tritume di fieno. Be’, insomma ha fatto bene anche a me.
Marchese
(sottovoce ma infuriato)
Questa strega è rimbambita!
Generale
(cercando conforto in Blanche)
Blanche, sono... sconvolto, non... capisco più niente...
Blanche
I vostri telegrammi erano fasulli. Voi certo a Mosca avete un complice. Che morte e morte! Questa campa cent’anni!
Generale
(ancora stordito)
È un fulmine a ciel sereno!
Marchese
(interrompendo Blanche)
Bando alle chiacchiere.
(al Generale, severamente)
Con voi parleremo poi.
(con tono concreto)
Ora bisogna salvare la situazione. Amici: pazienza, attenzione, affetto per la nonnetta.
Generale
Ora parlerò con lei.
Nonna
Dopo due giorni mi sono coperta di sudore e poi mi sono alzata. Ho preso la mia cameriera, Potapyc, il servo Fëdor e l’altro Fëdor. Prendo uno scompartimento riservato, di facchini ce ne sono dovunque...
Generale
(con tono dolce)
Nonnetta...
Nonna
Probabilmente ti sarai mangiato tutto alla roulette!
Generale
(confuso)
Alla rou...lette? Io, con la mia posizione?
Nonna
Frottole! Sarà impossibile staccartene.
Generale
Con la mia posizione!
Nonna
(con disprezzo)
Con la tua posizione! Ti dai arie da generale, ma generale lo sei diventato con la pensione, prima eri colonnello. Andrò oggi stesso a vedere questa famosa roulette. E chi è quello mingherlino con gli occhiali?
Polina
(a voce bassa)
Il principe Nil’skij, nonna...
Nonna
Ah, un russo... Credevo che non capisse. Forse non ha sentito.
(a Polina)
Gìrati un po’. Cos’hai, dei riccioli finti?
Polina
No, nonna, sono miei.
Nonna
(esaminando Polina)
Bene. Sei molto bella. Se fossi un uomo mi innamorerei di te, Praskov’ja. Sei una ragazza in gamba, migliore di tutti loro, ma hai un caratterino che te lo raccomando. Una vespa! D’altra parte, anch’io come carattere non scherzo. Dov’è questa roulette? Io qui voglio vedere tutto.
(al Generale)
Mi cedi Aleksej Ivanovic?
Generale
Per tutto il tempo che vorrete! Ma siamo tutti a vostra disposizione, io, Polina, il Marchese, Blanche...
Marchese
(con entusiasmo)
Sarà un tale piacere...
Nonna
(al Marchese)
Come sei buffo, amico mio! Portatemi nel mio appartamento. Prima mi riposo, poi vado a vedere questa roulette.

(La poltrona con la nonna viene sollevata e portata nell’albergo.)
Nonna
(voltandosi verso il Generale con un gran gesto)
Ma di soldi non te ne darò.

(Polina, Aleksej e l’attonito Generale seguono la nonna all’interno dell’albergo. Blanche esce al braccio del principe Nil’skij.)

ATTO TERZO

Un piccolo salotto adiacente alla sala da gioco. Dalla porta passano di tanto in tanto dei giocatori.
Generale
(agitatissimo, cammina avanti e indietro per il salotto)
La vecchia continua a giocare, continua a giocare... giocare... Ha già sperperato quindicimila fiorini. Quindicimila! E continua a giocare, giocare, e punta... e punta continuamente sullo zero. Rammollimento cerebrale! La vecchia ha cacciato via tutti: me, il Marchese, perfino Blanche... Blanche! Come si può cacciare Blanche? Chi sa perché, si tiene accanto solo quel ragazzino di Aleksej. Vecchia strega! Da persona onesta, avrei voluto trattenerla, ma lei ha afferrato il suo bastone: “Di soldi non te ne darò”. E... con i debiti? E... e Blanche? Sublime Blanche, straordinaria Blanche!

(Il Marchese esce dalla sala da gioco, molto agitato.)
Generale
Allora?
Marchese
Ora la vecchia comincia a cambiare i tagli grossi. Si è giocata quarantamila fiorini!
Generale
(spaventato)
Quaranta?
Marchese
(con sofferenza)
Quaranta!
Generale
Quaranta!
Marchese
Quaranta!
Generale
Alla polizia!
Marchese
(non capendo)
Perché... alla polizia?
Generale
Per metterla sotto tutela: con gli anni è rimbambita.
Marchese
Non è vero!
Generale
Come un bambino, si sta giocando tutto.
Marchese
Non è una questione che riguarda la polizia.
Generale
(senza ascoltare il Marchese)
Che la arrestino!
Marchese
(irritandosi)
Che sciocchezze!
Generale
In manicomio!
Marchese
Voi vaneggiate!
Generale
Incatenarla bisogna, quella vecchia pazza!
Marchese
(spazientito)
Siete voi, da incatenare.

(Il Generale, vedendo Blanche, si lancia verso di lei.)
Generale
Blanche, Blanche, Blanche!

(Si ferma poiché dietro Blanche compare il principe Nil’skij, con cui Blanche è molto compiacente. Il principe Nil’skij si dirige verso la sala da gioco. Blanche, vedendo infine il Generale, si precipita verso di lui.)
Generale
(timidamente)
Blanche...
Blanche
Ecco dov’è finita la vostra eredità!
Generale
Amore mio...
Blanche
(indicando con la mano la sala da gioco)
Sta girando sulla ruota...
Generale
Amore mio, càlmati.
Blanche
E la vostra decrepita nonnetta? Respira appena, sta ormai morendo.
Generale
Non arrabbiarti, c’è ancora qualche speranza.
Blanche
E voi... Ah, ah! Voi non siete altro che un miserabile vecchietto.
Generale
(afferrandosi la testa)
Abbi un po’ di pietà!
Blanche
Tanto peggio per voi! Non riuscite a trattenerla?
Generale
Ho cercato.
Blanche
Tutti continuate a ripetermi che la vecchia vi ama.
Generale
È vero, mi ama.
Blanche
Sarà, ma vi ha cacciato col bastone.
Generale
Falsità.
Blanche
Falsità? Eppure il bastone era verissimo, l’ho visto coi miei occhi, con la punta di gomma e il manico a becco.
Generale
Abbi un po’ di pietà, angelo mio! Tutto si sistemerà.

(Entra Aleksej.)
Marchese
(fermando il Generale)
Silenzio. Non è il momento per la poesia.
(al Generale in un orecchio, indicando Aleksej)
Cercate di parlare con lui, di convincerlo. Forse, può avere qualche influenza.
Generale
(avvicinandosi ad Aleksej con aria decisa)
Aleksej Ivanovic!
(Non sa cosa dire.)
Aleksej Ivanovic!
Aleksej
Signor Generale?
Generale
Aleksej Ivanovic! Permettetemi di dire che è strano, è davvero strano...
(Assume un tono sempre più sicuro.)
insomma il vostro comportamento nei miei confronti e nei confronti della mia famiglia...
Marchese
Non così, non così!
Blanche
Non così!
Marchese
(ad Aleksej, con tono affettuoso)
Mio caro, il nostro Generale voleva dirvi, cioè avvertirvi... o meglio chiedervi di non rovinarlo del tutto.

(Il Generale fa un gesto di protesta. Il Marchese si accorge con disperazione che anche lui si sta confondendo.)

Sì, di non rovinarlo.
Aleksej
Ma come?
Marchese
Come? Non vi siete forse presa la responsabilità di quella povera vecchia, che sta perdendo tutto? Voi stesso avete visto come gioca.
Generale
(incapace di tacere)
Come gioca...
Marchese
Da quando ha cominciato a perdere, è lì inchiodata al tavolo da gioco per cocciutaggine, per cattiveria, e continuerà a giocare e continuerà a giocare...
Generale
(parlando contemporaneamente al Marchese)
Continuerà a giocare, continuerà a giocare...
Marchese
E allora...
Generale
E allora, allora... voi mandate tutti noi alla rovina.

(Trascina Aleksej in un angolo.)

Vi dico sinceramente: la mia situazione è disperata, assolutamente disperata... Ci sono delle cambiali...

(Abbraccia Aleksej.)

Aleksej Ivanovic, salvateci, salvateci, mio caro!
Aleksej
(quasi commosso)
Ma come, signor Generale?
Generale
Lasciatela, smettete di aiutarla.
Aleksej
Ne troverà un altro.
Marchese
Non così!
Blanche
Non così!
Marchese
(si avvicina rapidamente ad Aleksej)
Non così! No, non la lasciate, ma consigliatela, convincetela, distraetela, insomma, non permettete che perda troppo.
Aleksej
(ingenuamente)
Se voi stesso, signor Marchese, vi occupaste di questa faccenda...

(Il Marchese, senza ascoltare Aleksej, scambia uno sguardo veloce e significativo con Blanche.)
Blanche
(avvicinandosi ad Aleksej e prendendolo per le braccia)
Oh, mon cher monsieur Alexis, soyez assez bon!
Generale
(con sentimento)
Aleksej Ivanovic, vi scongiuro!
Marchese
Ve lo chiediamo per piacere!
Generale
M’inchino davanti a voi alla russa, io e Blanche, io e Blanche...
Blanche
(supplichevole)
Monsieur Alexis!

(Dalla sala da gioco esce il principe Nil’skij.)
Principe Nil’skij
(con noncuranza)
Dicono che la vecchia abbia perso centomila.
Blanche, Marchese e Generale
Ah!
Principe Nil’skij
(si siede e dondola una gamba)
Altri dicono cinque milioni.

(Il Generale cade riverso sul divano.)
Marchese
Ha avuto un colpo?
Principe Nil’skij
(con tono sicuro)
Sì, un colpo.
Blanche
(chinandosi su di lui con curiosità)
Un colpo?
Generale
(balzando in piedi)
Presto, andiamo!

(Corre nella sala da gioco, trascinando per mano il Marchese.)
Blanche
(prendendo per mano il principe Nil’skij)
Caro principe.

(Escono.)
Aleksej
(solo, immerso nei suoi pensieri)
Sì, la soluzione si avvicina. Che catastrofe! Che sarà di loro? Che strano: sono in un paese straniero, senza lavoro, senza mezzi, senza prospettive, e tuttavia non sono preoccupato. Non ci fosse di mezzo Polina, tutto questo mi sembrerebbe una commedia e mi farei matte risate!
(Cammina avanti e indietro.)
Ma Polina... Polina... Se potessi vivere accanto a lei, nella sua aureola, nel suo riflesso per l’eternità. Ah, Polina, Polina!
Polina
(entra senza esser notata da Aleksej)
Perché pronunciate il mio nome così ad alta voce?

(Silenzio. Aleksej cerca di calmarsi.)
Aleksej
Dov’è il Marchese?
Polina
A che vi serve il Marchese?
Aleksej
Prima vi accompagnava sempre. Come mai adesso non è con voi?
Polina
(con una strana voce)
Perché è un farabutto.
Aleksej
(guarda Polina con meraviglia; agitato)
Polina, ormai mi è chiaro che sta avvicinandosi la soluzione che coinvolgerà anche voi. Per una volta ancora, per l’ultima volta ditemi, Polina, rispondetemi: vi serve o non vi serve il mio aiuto, vi serve o non vi serve la mia vita? Se solo vi servisse, sia pur... sia pur per una qualsiasi cosa, allora...
Polina
Per piacere, smettete! Comunque vi ringrazio.
La nonnetta...

(Portano la nonna. La vecchia siede in poltrona del tutto esausta e sofferente. Voce e tono della nonna sono palesemente cambiati. Vedendo Aleksej, la nonna ordina ai portatori di fermarsi.)
Nonna
(chinando la testa con gesto lento e grave)
Salve, Aleksej Ivanovic. Perdonate questa vecchia se vi importuna ancora una volta. Ho perduto tutto, amico mio. Non voglio indugiare un minuto di più, me ne vado alle nove e quarantotto. Ho mandato a cercare quel tuo inglese, Astley o come si chiama. Voglio chiedergli un prestito di cinquemila franchi per il viaggio. Ditegli che non me li rifiuti. Sono ancora abbastanza ricca, amico mio, ho tre tenute e due case.
(a Polina)
E tu, Praskov’ja, lascia tutto e vieni con me! A Mosca, tu lo sai, vivo in palazzo. Posso metterti a disposizione un intero piano. Se il mio carattere non ti va, puoi non scendere da me per intere settimane. Accetti o no?
Polina
Nonna, vi sono riconoscente; credetemi, verrò, e forse anche molto presto... Ma in questo momento ci sono ragioni... importanti... per cui mi è impossibile decidere subito.
Nonna
Ah, Praskov’ja, sta’ attenta! Quel marchesuccio non può che nuocerti.

(Gesto di Polina.)
Aleksej
(a parte)
Lo sanno tutti!
Nonna
Ora addio. Perdonate questa vecchia idiota.
(Sollevano la poltrona con la nonna.)
Appena sarò a casa, farò costruire una chiesa.

(La nonna esce. Polina e Aleksej la seguono.)
Generale
(esce in fretta dalla sala da gioco; ha un’aria distrutta; dice frasi sconnesse)
Sì! Sì! Sì! Ha svergognato la mia famiglia. La vecchia pazza ha coperto di vergogna davanti ai tedeschi il buon nome russo. Essa... essa... ha perduto tutto...

(Vuole entrare nell’appartamento della nonna, ma Potapyc gli sbarra la strada.)

Tu che ci fai qui?
Potapyc
Ho l’ordine di non farvi entrare.
Generale
Ma ti ha dato di volta il cervello?
Potapyc
(si agita, ma non cede)
Ho l’ordine tassativo...
Generale
Come osi?
Potapyc
Ho l’ordine... l’ordine tassativo...
Generale
(dimenticandosi di Potapyc)
E Blanche? Alla vigilia delle nostre nozze se ne va sottobraccio con quel principe, non mi degna più di uno sguardo, mi insulta! Una così deliziosa boccuccia, e d’improvviso parole così volgari!

(Si dirige con decisione verso la porta della nonna. Potapyc, agitatissimo, sbarra la porta, ma inultimente perché il Generale, dimenticando porta e Potapyc, con la stessa decisione va in un’altra direzione.)

Ah, vecchia strega! Si è giocata tutta la mia eredità. Ma da noi in Russia le autorità esistono. Da noi in Russia ci si può difendere.

(Afferra una sedia e con un movimento brusco la pone di fronte a sé; rivolgendosi alla sedia)

Sì, rispettabile signore, sì, ancora non lo sapete? E allora ve lo dico io, ve lo dico io, rispettabile signore. Da noi vecchie come queste le cacciano in galera. In galera! In galera! In galera! In galera, egregio signore!

(Di nuovo si dirige verso l’appartamento della nonna e si scontra con Potapyc; rivolto a Potapyc, con ira)

Che cosa diavolo vuoi?
Potapyc
Ho l’ordine di non far passare il Generale.
Generale
Cosa? Non farmi passare?
Potapyc
Scusate, ma ho l’ordine.
Generale
Sei ubriaco!
Potapyc
Così ha ordinato la mia padrona, la Generalessa.

(Il Generale afferra la sedia, con cui ha parlato poco prima, e minaccia Potapyc. Sulla porta della camera compaiono, in aiuto di Potapyc, la cameriera, Fëdor e l’altro Fëdor, che si difendono dal Generale agitando le mani e le gonne della nonna che stanno mettendo in valigia.)
Generale
Va’ all’inferno!
Potapyc
Spiacente, ma ho l’ordine. La Generalessa è stanca. Ho l’ordine... l’ordine tassativo... Spiacente, ho l’ordine tassativo...
Generale
(allontanandosi)
È una cosa abominevole!
Potapyc
Ho l’ordine...

(Continua ad agitarsi ancora per un po’, anche se il Generale se ne è già andato. Il Generale non pensa più a Potapyc.)
Generale
(agitatissimo, si rivolge a Blanche assente)
Che fare, dimmi, Blanche? Blanche! Te ne vai con quel principe, con quel mostruoso mingherlino. Che ingratitudine... titudine... dine...
(gridando)
ih, ih, ih, ih, ah!

ATTO QUARTO

Quadro I

La cameretta di Aleksej.

(Entra Aleksej, pensieroso.)
Aleksej
Ho accompagnato la nonna alla stazione. La vecchia se ne torna a Mosca. Mentre il Generale... il Generale...

(Improvvisamente, nella penombra, nota una figura seduta su una sedia nell’angolo. Si avvicina e riconosce Polina; a voce bassa)

Polina?
Polina
(con uno strano tono di voce)
Sì, certo, sono io.
Aleksej
Come “certo”? Che ci fate qui, da me?
Polina
Quando vengo, vengo “tutta”.
Aleksej
Polina!
Polina
Lo vedrete. Accendete la luce.

(Aleksej accende una luce. Polina si avvicina al tavolo e vi appoggia una lettera aperta.)

Leggete.
Aleksej
È del Marchese!
Polina
Del Marchese.
Aleksej
(legge ad alta voce)
“Circostanze spiacevoli mi costringono a partire immediatamente, impedendomi di nutrire ulteriori dolci speranze...” “Dolci speranze”!
Polina
Continuate a leggere.
Aleksej
“Avendo perso quasi tutto il mio denaro nei prestiti fatti al vostro patrigno, sono costretto a chiedere ai miei amici di Pietroburgo che prendano le necessarie disposizioni per la vendita della proprietà ipotecata a mio favore.” C’era da aspettarselo!
Polina
(gli suggerisce il testo)
“Essendo al corrente però...”
Aleksej
“Essendo al corrente però che il vostro patrigno ha dilapidato anche il denaro di vostra proprietà, ho deciso di condonargli cinquantamila franchi cosicché voi ora vi trovate nella possibilità di riavere tutto ciò che avete perso. Spero, con questo gesto, di compiere il mio dovere di uomo onesto, corretto.” Farabutto! Farabutto! Farabutto! Farabutto!
Polina
(con emozione)
Oh, non è più l’uomo di prima, adesso, è mille, mille volte peggio! Con quale soddisfazione gli sbatterei in faccia ora tutti quei maledetti soldi!
Aleksej
Certo, prendete questo biglietto e rimandatelo al Marchese...
Polina
Ma no, non è giusto.
Aleksej
Già, e dove prendere i soldi da restituire al Marchese? Potreste forse chiederli alla nonna. Certo non ve li rifiuterà.
Polina
Non posso andare da lei e poi non voglio chiedere perdono a nessuno.
Aleksej
E tuttavia bisogna rispondere a quel farabutto restituendogli quei maledetti soldi.
(con sofferenza)
Dove, dove trovarli? Sentite: e Mister Astley?
Polina
(con un lampo negli occhi)
Ma come? Proprio tu vuoi che ti lasci e vada da lui?

(Per l’agitazione ha un capogiro e si lascia cadere sul divano come svenuta.)
Aleksej
Polina! Polina! Come posso credere? Sei venuta da me, Polina, da me, soltanto da me?

(Improvvisamente un folle pensiero gli attraversa la mente.)

No! Sì! Che idea... No, è il destino. Aspettami qui... Io subito... che idea... Aspettami e vedrai... Rimani qui! Rimani!

(Fugge dalla stanza come un pazzo.)

Intermezzo I

Quadro II

La sala da gioco fortemente illuminata. Al proscenio il primo tavolo con la roulette. In fondo il secondo. Il pubblico non è molto numeroso, vista l’ora tarda.

(Aleksej entra di corsa nella sala e in un primo momento è abbacinato dalla luce.)
Primo croupier
Les jeux sont faits...
Aleksej
(punta al primo tavolo)
Sul rosso!
Giocatore accanito
(punta, seduto al primo tavolo)
Un fiorino sul ventisette.
Giocatore sfortunato
(al primo tavolo)
Lascio tutto sul nero.
Vecchio giocatore
(punta al primo tavolo)
Sulla seconda dozzina.
Giocatore morboso
Anch’io.
Primo croupier
Rien ne va plus.

(Tutti i giocatori intorno al primo tavolo seguono la pallina che rotola.)

Dix-neuf.
Aleksej
(riceve la vincita)
Sul rosso!
Vecchio giocatore
(segnalando al croupier la sua vincita)
Pagatemi il triplo.
Giocatore morboso
(fa lo stesso)
A me cinquanta.
Terzo giocatore
A me un fiorino.
Signora insignificante e Vecchio giocatore
Lascio.
Primo croupier
Messieurs, faites vos jeux.
Signora rispettabile
Sul rosso.
Giocatore sfortunato
Un fiorino sul dispari.
Aleksej
Ancora sul rosso.
Giocatore accanito
Ora comincia una serie colorata.
Signora insignificante
Non credo.
Primo giocatore
Non credo.
Vecchio giocatore
Non credo. È più probabile che esca la double intermittence.
Signora pallida
Un fiorino sul nero.
Inglese grasso
(al proscenio, osservando Aleksej)
Guardate che espressione!
Inglese alto
Completamente folle.
Primo croupier
Les jeux sont faits.

(I giocatori si affrettano a puntare.)
Inglese grasso
Son quelli i tipi che perdono.
Inglese alto
Oh, yes!
Signora insignificante
Cinquanta sul dispari.
Primo croupier
Rien ne va plus.
Inglese grasso
E che poi si sparano.
Inglese alto
Oh, yes!
Giocatore sfortunato
È inutile che io...
Giocatore accanito
Che importa!
Giocatore sfortunato
Non dovrei...
Giocatore accanito
Tacete!
Vecchio giocatore
(indicando la pallina)
Ecco!
Primo croupier
Seize.
Aleksej
Rosso! Lo sapevo che la fortuna ora mi avrebbe favorito. Ho sempre aspettato la felicità da te, roulette. Tutto, tutto, tutto sulla prima dozzina. Il triplo, il triplo, mi pagheranno il triplo.
Giocatore gobbo
(al secondo tavolo; picchia il pugno sul tavolo)
Madame, avete preso la mia posta.
Vecchietta infida
(al secondo tavolo)
L’ho messa io con le mie mani.
Giocatore gobbo
Quei quattro fiorini sono miei.
Vecchietta infida
No, sono miei.
Giocatore gobbo
Sono miei. Li ho puntati sul sessanta.
Vecchietta infida
Sono io che li ho puntati sul sessanta.
Giocatore sfortunato
(insieme al vecchio giocatore si è spostato al secondo tavolo all’inizio dell’incidente)
Ho visto io.
Vecchietta infida
No, voi non avete visto!
Vecchio giocatore
Sul sessanta, l’ho visto io.
Signora rispettabile
Croupier!
Vecchietta infida
Croupier!
Giocatore gobbo
Croupier, croupier!
Giocatore sfortunato
È intollerabile!
Giocatore morboso
Come in una bettola.
Primo croupier
Messieurs, faites vos jeux.
Giocatore accanito
(punta)
Venticinque sul traversal.
Signora insignificante
Croupier, mettete questi sulla dozzina di mezzo.
Primo giocatore
Cento sul dispari.
Quinto giocatore
Cento sul nero.
Terzo giocatore
Anch’io.
Primo croupier
Les jeux sont faits.

(Dal secondo tavolo si allontana un gruppo di giocatori, agitati dall’incidente.)
Giocatore sfortunato
A cosa pensa il croupier?
Signora rispettabile
Gente così bisognerebbe cacciarla.
Giocatore morboso
È una vergogna.
Giocatore sfortunato
Figuratevi, quattro fiorini.
Giocatore morboso
Moltiplicateli per trentasei.
Giocatore sfortunato
Che vergogna!
Signora rispettabile
Che scandalo!

(Si avvicina al primo tavolo.)
Giocatore sfortunato
Punto sullo zero.
Inglese grasso
(di nuovo al proscenio)
La percentuale di bari da noi a Manchester è inferiore.
Inglese alto
Decisamente inferiore.
Primo croupier
Rien ne va plus. Dix.
Aleksej
La dozzina!
Giocatore accanito
La prima dozzina.
Aleksej
Ho vinto! Un colpo dopo l’altro. Ora mi posso considerare un vincitore!
Vecchio giocatore, Quinto giocatore e Sesto giocatore
Che fortunato!
Giocatore sfortunato
Puntare come lui?
Giocatore accanito
Puntate dove punta lui.
Signora rispettabile
Dove punta lui.
Giocatore sfortunato
Dove punta lui?
Vecchio giocatore
Puntate dove punta lui.
Primo croupier
Les jeux sont faits.
Aleksej
(nascondendo parte del denaro)
Questi li metto da parte, questi sulla dozzina di mezzo.
(Punta.)
Giocatore accanito
Puntate come lui.
Giocatore sfortunato
Puntate come lui, sulla dozzina di mezzo.
Primo croupier
Rien ne va plus.
Giocatore sfortunato
Ho puntato troppo...
Giocatore accanito
Avete fatto benissimo.
Primo croupier
Zéro.
Sei giocatori
(con un grido di disperazione)
Ah!
Vecchio giocatore
Zero!
Giocatore accanito
Zero!
Giocatore sfortunato
Che sfortuna!
Aleksej
(desolato)
Come è successo? Io devo, devo, devo vincere.

(Il giocatore accanito e il giocatore sfortunato si allontanano dal tavolo e, litigando, nascondono Aleksej.)
Giocatore sfortunato
Con i vostri consigli ho perso tutto. Quante volte ho giurato di non ascoltarvi.
Giocatore accanito
Ho perso anch’io.
Vecchio giocatore
(punta)
Sul ventotto.
Giocatore morboso
Cinque fiorini sul dispari.
Primo croupier
Les jeux sont faits.
Aleksej
Tutto, tutto, tutto quel che mi è rimasto sul rosso.
(Punta.)
Primo croupier
Rien ne va plus.
Aleksej
(riavendosi, con un sussulto di tremenda agitazione)
Dio mio, quanto ho puntato. Che posta! Su  questa posta c’è tutta la mia vita!

(Aleksej va verso la roulette. La ruota gira molto a lungo. Tutto il gruppo di giocatori del primo tavolo resta ipnotizzato, con lo sguardo fisso sulla pallina.)
Primo croupier
Trois.

(Aleksej vince.)
Giocatore accanito e Giocatore sfortunato
Rosso!
Sei giocatori
Rosso! Che fortunato!
Giocatore accanito
E che fortuna!
Giocatore sfortunato
E che fortuna!
Inglese grasso
Guarda, quello non perde un colpo.

(Il terzo e il quinto giocatore scambiano opinioni con il vecchio giocatore.)
Terzo giocatore
Un fiuto speciale.
Quinto giocatore
Un intuito per il colore.
Vecchio giocatore
Ci sono giocatori che sembra vedano dove si ferma la pallina. Lui sembra intuirlo.
Inglese alto
Vincerà un po’!
Quinto giocatore
Ha un fiuto speciale.
Terzo giocatore
Ha un talento speciale.
Primo croupier
Les jeux sont faits.
Giocatore accanito
(trascina da parte il giocatore sfortunato)
Dobbiamo puntare ogni volta dove punta lui.
Aleksej
Ho puntato su tutto: sul colore, sulla dozzina, perfino sul numero.
Vecchio giocatore
Come lui, sul colore.
Giocatore morboso
Come lui, sulla dozzina.
Signora insignificante
Come lui, sul numero.
Primo croupier
Rien ne va plus.
Giocatore accanito
Esce! Esce!
Giocatore sfortunato
Non esce! Non esce!
Signora vistosa
Guardate!
Primo croupier
Sept.
Sei giocatori
Incredibile! Che fortuna!
Giocatore sfortunato e Vecchio giocatore
Che fortuna!
Giocatore accanito
Che fortuna pazzesca!
Sei giocatori
Una fortuna pazzesca! Una fortuna pazzesca!
Inglese grasso
Puntate come lui.
Inglese alto
Oh, no.
Inglese grasso
Per puro divertimento.
Inglese alto
Neanche per sogno.
Giocatore accanito, Giocatore sfortunato, Vecchio giocatore e sei giocatori
Allora? Croupier, croupier, croupier!
Primo croupier
Monsieur ha vinto sessantamila, perciò dobbiamo chiudere questo tavolo fino a domani mattina.
Giocatore accanito
(trionfante)
Giusto.
Sei giocatori
Bravo!
Vecchio giocatore
Bravo!
Giocatore sfortunato
Bravo!
Signora vistosa, Signora insignificante, Signora rispettabile e Vecchietta infida
Bravo!
Giocatori
Giusto, giusto, ah, ah, ah, ah, ah, ah, ah, ah!
Finalmente t’è andata male, roulette!
Giocatore morboso
Dovremmo tutti prendere esempio da lui.
Giocatore accanito
In gamba!
Giocatore sfortunato
Ecco un esempio, ecco un esempio, la fortuna sta solo con gli audaci.
Inglese grasso
Straordinario!
Inglese alto
Magnifico!
Sei giocatori
Bravo!
Aleksej
Dov’è l’altro tavolo?

(Raccoglie un mucchio di soldi e, ficcandoli nelle tasche, si dirige al secondo tavolo. Molti, fra cui la signora pallida e i sei giocatori, lo seguono. Entra il direttore, severo e altero. Lo hanno chiamato per la chiusura del tavolo. La sua figura attira a tal punto l’attenzione che molti giocatori si fermano a guardarlo.)
Primo croupier
(corre verso il direttore in grande agitazione, temendo di perdere il posto)
È la prima volta che mi succede. Ha fatto saltare il banco.
Direttore
E adesso dov’è?
Primo croupier
È andato a quel tavolo.
Giocatore sfortunato
Tenta ancora la fortuna.
Inglese grasso
Non può smettere.
Inglese alto
Non può smettere.
Giocatore accanito
(con aria di sfida)
Tenta ancora la fortuna.
Direttore
(con aria soddisfatta)
Tenta ancora la fortuna? Allora tutto è chiaro. Di tipi come lui, ne ho visti molti.
Giocatore accanito
Tenta!
Signora pallida
(accorre, agitata, dal secondo tavolo)
È fuori di sé. Ha il volto alterato, trema tutto...
Direttore
(tra sé, ascoltando con un orecchio le parole della signora pallida)
Certo.
Inglese grasso
(con tono di disapprovazione)
Oh!
Inglese alto
(con tono di disapprovazione)
Oh!
Signora pallida
Ha la fronte tutta coperta di sudore...
Inglese grasso
Oh!
Inglese alto
Oh!
Signora pallida
(rivolgendosi ora all’uno ora all’altro, perfino al direttore)
Salvatelo! Salvatelo, morirà, salvatelo!
Inglese grasso
Ha perso?
Signora pallida
Ma no, al contrario, vince tutte le poste!
Giocatore accanito
Tutte le poste!
Signora pallida
Io gli ho detto: andatevene!
Giocatore sfortunato
Non se ne va.
Giocatore accanito
No, non se ne va.
Signora pallida
È dolce, è buono, ma non sa che la fortuna può cambiare.
Giocatore sfortunato
(cupo)
Io lo so per mia esperienza.
Vecchio giocatore
Anch’io...
Giocatore gobbo
(da lontano)
Anch’io...
Giocatore morboso
(più lontano)
Anch’io... anch’io...
Sei giocatori
(al secondo tavolo)
Bravo! Bravo! Bravo! Bravo!
Inglese grasso
(al secondo tavolo)
Che fortuna!
Inglese alto
(al secondo tavolo)
Che fortuna!
Vecchio giocatore
Che succede?
Giocatore accanito
(al secondo tavolo)
Ah, ah, ah, ah, ah, ah, ah, ah!
Giocatore sfortunato
Che è successo?
Primo croupier
Che è successo?
Signora rispettabile
Silenzio.
Giocatore sfortunato
Silenzio.
Primo croupier
Silenzio.
Direttore
Possibile che anche qui...

(Il croupier del secondo tavolo si alza.)
Secondo croupier
Il banco è saltato, il tavolo è chiuso fino a domani.
Giocatore accanito
Così!
Giocatore sfortunato
Bravo!
Vecchio giocatore
Bravo!

(Una parte del pubblico del secondo tavolo si unisce al gruppo che è al proscenio. Tutt’e due i croupier si fermano ai due lati del Direttore.)
Sei giocatori
Urrah!
Direttore
Una fortuna inaudita.
Signora pallida
Ma dov’è lui? Se n’è andato?
Giocatore accanito
Non è di quelli che se la svignano.
Giocatore gobbo
Forse se n’è andato.
Inglese grasso
Un caso straordinario.
Inglese alto
Bravo, bravo! Davvero un caso straordinario.
Sei giocatori
Non è di quelli...
Giocatore accanito
È andato a cercar fortuna al trente et quarante.
Inglese grasso
Al trente et quarante.
Sei giocatori
Là ci sono più probabilità.
Giocatore accanito
Là c’è più spazio per la fortuna.
Signora pallida
È ancor più terribile...
Vecchio giocatore
È ancor più terribile...
Direttore
(tra sé; vedendo il giocatore morboso che ritorna dalla seconda sala da gioco)
Anche per la sfortuna.
Giocatore gobbo
(sentendo le parole del Direttore)
È così?
Sei giocatori
Che succede? Come va di là?
Giocatore accanito
Ha vinto ancora?
Secondo croupier
Come va di là?
Primo croupier
O ha perso?
Signora pallida
Insomma, parlate!
Sei giocatori
O ha perso?
Giocatore gobbo
Insomma, parlate.
Giocatore morboso
(senza fiato)
Una simile fortuna ce l’hanno solo i pazzi.
Giocatore sfortunato
Ne ha tutta l’aria.
Giocatore morboso
Ha giocato tutto sul rosso.
Sei giocatori
Sul rosso.
Signora pallida
Solo sul rosso.
Inglese grasso
Ha un gran coraggio.
Giocatore gobbo
Colore maledetto: ci ho perso tutto il mio patrimonio.
Giocatore sfortunato
E io sul nero. Colore maledetto.
Direttore
Rosso... nero... Qui non ci sono altri colori.
Vecchio giocatore
Ha un gran coraggio.

(La signora vistosa, il vecchio giocatore, l’inglese grasso rientrano dall’altra sala da gioco.)
Inglese grasso
Ha un gran coraggio.
Vecchio giocatore
Ha un coraggio diabolico.
Signora vistosa
Un gioco simile non s’è mai visto. Continua a giocare tutto sul rosso.
Vecchio giocatore
Gioca tutto sul rosso. E vince! Vince!
Sei giocatori
Favoloso! Favoloso!
Giocatore morboso
Chi avrebbe potuto prevederlo?
Giocatore gobbo
(ironico)
Che sconfitta per la roulette!
Giocatore sfortunato
(ironico)
Che sconfitta per la roulette!
Giocatore accanito
(al Direttore)
Avete abbastanza soldi?
Giocatore sfortunato
(al Direttore)
Ne avete abbastanza?

(Il Direttore tace con aria sdegnata.)
Signora pallida
(si lancia verso l’Inglese alto che torna dal trente et quarante)
Dite, cosa gli succede? Cosa gli succede?
Vecchio giocatore
Un po’ di silenzio!
Inglese alto
Un triste spettacolo.
Signora pallida
(alzando le braccia)
Lo sapevo!

(Corre verso la sala da gioco, seguìta dalla signora vistosa.)
Sei giocatori
Ha perso tutto!
Direttore
Si credeva ricco e ora si è svegliato.
Primo croupier
Il Direttore ha ragione.
Inglese alto
Ma no, non mi avete capito. Ha sempre più fortuna.
Secondo croupier
Ha fatto un bel sogno.
Primo croupier
Ora si è svegliato.
Secondo croupier
Succede sempre così.
Sei giocatori
Allora?
Vecchio giocatore
Che succede?
Primo croupier
Che succede?
Inglese alto
Non ha più niente di umano: ridicolo e spregevole.
Giocatore gobbo
Che originale questo inglese!

(Nella sala adiacente rumori e applausi.)
Signora vistosa
Ah, che fortuna!
Signora pallida
Duecentomila!
Vecchietta infida, Signora insignificante e Giocatore morboso
Bravo! Bravo! Bravo! Bravo!
Giocatore sfortunato
Che fortuna! Che fortuna!
Giocatore sfortunato
Che fortuna!
Sei giocatori
Che succede di là?
Primo e Secondo croupier
Che è successo?
Giocatore accanito
Duecentomila! Puntate ancora! Fate saltare il banco anche qui! Puntate!
Signora vistosa
Duecentomila! Puntate ancora! Sì! Ah! Su, puntate!
Signora pallida
Ritiratevi, ritiratevi, ritiratevi!
Vecchietta infida
Ritiratevi adesso: pensate! Duecentomila!
Giocatore morboso
Ritiratevi adesso! Pensate! Duecentomila!
Inglese grasso e Inglese alto
Oh!
Signora rispettabile e Giocatore gobbo
Ha vinto!
Primo e Secondo croupier
Ha perso!
Signora rispettabile e Giocatore gobbo
No! Ha vinto!
Vecchio giocatore
No! Ha vinto!
Sei giocatori
No! Ha vinto!
Direttore
(al proscenio, con il volto contratto)
Non è possibile!
Giocatore accanito
Ha vinto duecentomila! Ha fatto saltare il banco!
Tutti
Ha vinto duecentomila! Duecentomila! Duecentomila!
Signora pallida
(entra gridando)
Ha vinto duecentomila!
Tutti
Ha vinto duecentomila! Ha vinto duecentomila!
Giocatore sfortunato
Duecentomila?
Giocatore morboso
Duecentomila?
Giocatore accanito, Giocatore morboso e Giocatore sfortunato
Duecentomila! L’ho visto coi miei occhi.
Signora vistosa,Vecchietta infida e Signora insignificante
Ha vinto duecentomila!
Primo e secondo croupier
(rivolgendosi a quelli che accorrono)
Duecentomila? Non ci credo!
(alzando le braccia)
È impensabile!
Giocatore gobbo, Giocatore morboso e Giocatore sfortunato
(commentando il gioco)
Duecentomila...
Inglese grasso e Inglese alto
Eccolo, sta uscendo!
Giocatore sfortunato, Giocatore accanito, Vecchietta infida e Signora pallida
Eccolo!

(Dal fondo della scena arriva Aleksej. Ha le tasche gonfie di soldi, cammina incerto per il peso dell’oro. Perde monete d’oro senza accorgersene. I personaggi che esclamano “Fortunato!” sono disposti in vari punti della scena.)
Giocatore accanito
Fortunato...
Giocatore gobbo, Giocatore sfortunato, Vecchietta infida, Vecchio giocatore, Giocatore morboso e Signora pallida
Fortunato...
Giocatore accanito
(aggredendo il Direttore)
Ha vendicato molti.
Direttore
Ancora non è detto!
Giocatore accanito
Non vi è bastato?
Primo croupier
(al giocatore accanito)
Lo rivedremo certamente domani.
Direttore
Ora non se ne andrà. È perduto.

Intermezzo II

(Voci dietro il sipario o in orchestra.)
Soprani e Mezzosoprani
Ha vinto duecentomila! Ha vinto duecentomila!
Tenori e Baritoni
Ha vinto duecentomila!
Tenori
Il banco è saltato, e il tavolo è chiuso fino a domani.
Soprani
Ha vinto duecentomila!
Tutto il coro
Ha vinto duecentomila!
Tenori
Il banco è saltato, e il tavolo è chiuso fino a domani.
Coro
Bravo! Bravo! Bravo! Bravo!
Tenori e Baritoni
Che fortunato!
Contralti e Bassi
Puntate come lui! Puntate come lui! Puntate come lui, puntate!
Mezzosoprani e Baritoni
Che fortunato!
Tenori
Les jeux sont faits.
Bassi
Esce ancora il rosso, sempre il rosso.
Coro
Sempre il rosso, sempre il rosso.
Voci femminili
Sempre il rosso. Su questa posta c’è tutta la mia vita. Una fortuna pazzesca! Una fortuna pazzesca!
Voci maschili
Su questa posta c’è tutta la mia vita!
Soprani, Tenori, Baritoni e Bassi
Il banco, il banco, il banco è saltato, e il tavolo è chiuso, chiuso fino a domani.
Soprani
Duecentomila!
Voci maschili
Ha vinto duecentomila! Una fortuna pazzesca!
Soprani e Mezzosoprani
Che fortuna! Che fortuna!
Voci femminili
Duecentomila! Ha vinto duecentomila!
Tutto il coro
Duecentomila!

Quadro III

Di nuovo la stanzetta di Aleksej.

(Aleksej entra e comincia a buttare sul tavolo un mucchio di soldi. Ha un aspetto stanco, sconvolto. Polina è sullo stesso divano. Immobile, lo guarda fissa, ma lui non si ricorda della sua presenza.)
Aleksej
(gettando rotoli di monete d’oro e pacchi di banconote sul tavolo)
Io… io… io… io… io ho vinto… ho vinto moltissimo.
(afferrando grandi fasci di banconote)
Ecco… questi… questi… questi sono sessantamila. L’intero banco del primo tavolo. Ecco altri sessantamila. Anche il secondo ho sbancato. Ah! Triste era l’aspetto della roulette dopo l’assalto dell’ “orda tatara”!

(Aleksej resta immobile, con un sorriso, ricordando, come incantato, le grida dei croupier.)
Secondo croupier
(in quinta, abbastanza lontano)
Il banco è saltato, il banco è saltato, e il tavolo è chiuso fino a domani.
Primo croupier
(in quinta)
E il tavolo è chiuso fino a domani.
Aleksej
Proprio così.
(imitando l’inglese grasso)
“Un caso straordinario!”
(imitando l’inglese alto)
“Oh, yes, un caso straordinario!”
(trasalendo improvvisamente)
La porta non è chiusa.

(Si lancia verso la porta e la chiude. Poi torna verso il tavolo, coperto di soldi, e cerca con gli occhi un posto dove nasconderli. Perla prima volta si ricorda di Polina e improvvisamente si rivolge a lei:)

Nasconderli nella valigia?

(Polina rimane seduta, immobile, e segue attentamente i movimenti di Aleksej. Sul suo viso compare un’espressione strana, non buona. Aleksej si avvicina velocemente a lei con in mano dei soldi.)

Polina, eccovi cinquantamila. Prendeteli, e buttateglieli in faccia.

(Silenzio.)

O se preferite, glieli porterò io stesso domani mattina. Va bene?

(Polina comincia improvvisamente a ridere. Aleksej la guarda con stupore e una certa irritazione.)
Polina
(smettendo di ridere, aggrottando le sopracciglia)
Non prendo i vostri soldi.
Aleksej
Polina, perché mai?
Polina
Io… io gratuitamente non li prendo.
Aleksej
Ve li offro da amico.Vi offro la mia vita!
Polina
(lo guarda con uno sguardo scrutatore e d’improvviso sorride ironicamente.)
Voi, amico mio, mi date troppo: l’amante del Marchese non costa cinquantamila.
Aleksej
Polina, come potete parlare così?
Polina
(bruscamente)
Io vi odio! Vi odio!
Aleksej
Polina… cosa vi succede?
Polina
(scoppia in convulsi singhiozzi)
E allora comprami! Su, comprami! Lo vuoi?
Aleksej
Polina…
Polina
Lo vuoi?
Aleksej
Per amor di Dio…
Polina
Cinquantamila, come il Marchese…
Aleksej
Per amor di Dio…
Polina
Come il Marchese!

(Ha una crisi di nervi.)
Aleksej
(in ginocchio davanti al divano, agitatissimo)
Smettila, Polina… Dimentica il passato…

(La crisi isterica diminuisce.)
Polina
Ascoltami: tu mi ami? Mi ami? Mi amerai? Per amor mio ti volevi battere col Barone?

(Qualche cosa di divertente e tenero le balena in mente.)

E nel parco, con la baronessa, com’eri buffo! E come ti ripugnava avvicinarti a quei tedeschi…
(afferrandosi ad Aleksej)
Ce ne andremo? Ce ne andremo? Ce ne andremo, non è vero?
Aleksej
Domani ce ne andremo.
Polina
E raggiungeremo la nonna, che ne pensi? La raggiungeremo a Berlino? Che dirà quando ci vedrà comparire?
Aleksej
E soprattutto comparire insieme …
Polina
Ebbene, che ci veda! Perché d’ora in poi tu mi difenderai, perché tu mi sei caro, fedele, sei tutto per me.
Aleksej
… perché d’ora in poi noi staremo sempre insieme. Tu ora sei mia, Polina… Polina!

(Abbraccia Polina.)
Polina
(allontana Aleksej e si alza dal divano)
Ora dammi i miei cinquantamila.
Aleksej
Polina! Sempre la stessa storia!
Polina
O ci hai ripensato? O forse adesso ti dispiace?
Aleksej
(porgendole un fascio di banconote)
Polina, eccoli.
Polina
Così, adesso sono miei? Adesso sono miei? Miei?
Aleksej
Sono sempre stati tuoi.
Polina
Ah, se è così… se dunque è così…

(Con un gesto ampio butta il fascio di soldi ad Aleksej.)

Eccoli, i tuoi soldi!

(Il fascio, colpendo dolorosamente Aleksej in viso, si sparge per terra. Polina esce di corsa dalla stanza.)
Aleksej
Polina!
(con voce disperata)
Polina… Eppure… eppure… Non è possibile… Chi poteva immaginarselo… Venti volte di fila è uscito il rosso! Ah, ah!

Traduzione italiana di Fausto Malcovati


(1) Testo tratto dal programma di sala del Teatro alla Scala,
Milano, Teatro alla Scala, 16 giugno 2008

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Ultimo aggiornamento 8 settembre 2013
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